Il nostro lato infantile

Oggi è arrivata la pioggia, abbastanza intensa. Ma adesso il cielo si sta schiarendo e l’atmosfera non è opprimente né malinconica. Il vento, però, non se ne va, segno di profonda inquietudine.

Anche nel mondo onirico il vento è simbolo di metamorfosi. Quando arriva, infatti, spezza un equilibrio, mette in discussione l’esistente, produce una trasformazione. Le cose cambiano, non possono restare sempre immobili. Questo ci racconta il vento.

In primavera, il vento ci affascina perché lo colleghiamo al carattere mutevole di questa bellissima stagione. Non potremmo neppure immaginare una primavera senza vento e nuvole che si rincorrono in cielo e umori altalenanti. Che la primavera sia capricciosa, come i bambini e gli adolescenti, è parte del suo fascino, che risiede nella sua ingenua vitalità, nei suoi indomabili impulsi, nel suo ottimismo. Come resisterle? Chi di noi non avverte, in questo periodo, il desiderio di tornare adolescente e di riuscire ancora a sognare? Chi di noi non vorrebbe fare una breve vacanza nel passato per rivivere certe ore magiche o apparentemente tali? La primavera suscita tutti questi desideri, e la voglia di correre, di fare marachelle, di scherzare, di parlare a lungo anche del nulla.

La primavera stuzzica il nostro lato infantile e, così facendo, stimola anche la nostra creatività.

Di sera e all’orizzonte

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Verso  le  venti, nuvole  scure  nel  cielo  malinconico; poi   qualche  goccia  di  pioggia. E  il  silenzio. Cupo, scuro, audace  nel  suo  distendersi  sulle  strade  quasi  vuote. Sembra  una  breve, fugace  premessa  d’autunno, quasi  un  avvertimento – non  una  minaccia.

Trascorre  il  tempo, trascorre  la  sera, non  si  fermano  i  pensieri. C’è  qualcosa  d’insolito  all’orizzonte, qualcosa  d’inspiegabile; e  l’estate  trema, i  colori  sbiadiscono  e   il  buio  è  quello  di  tanti  anni  fa, quello  sui  monti, quando  l’anima  ancora  cantava  alle  stelle.

Sogni ad aprile

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Oggi  è  il  tipico, lungo, sereno  pomeriggio  d’inizio  primavera: dalle  finestre  entra  una  luce  piacevole, gaia  ma  non  eccessiva, confortante  nella  sua  dolcezza. Non  amo  il  passaggio  all’ora  legale, ammetto  che  m’infastidisce. Però  si  tratta  di  abituarsi: tutti  i  passaggi  richiedono  qualche  aggiustamento, qualche  ripensamento  e  un  po’  di  fatica.

Domani  sarà  aprile. Mese  affascinante, è  l’essenza  stessa  della  primavera, almeno  quando  decide  di  recitare  il  suo  copione  migliore: mattine  tiepide, lunghi  pomeriggi  accarezzati  da  un  sole  che  non  vuole  stordire  ma  solo  accompagnare, qualche  brusco  cambiamento  d’umore  fatto  di  pioggia  lenta  e  di  grigio  perla, e  poi  di  nuovo  il  sole, la  luce, le  nuvole  allegre  a  rincorrersi  nel  cielo, i  sogni  a  occhi  aperti.

Ad  aprile  dispiace  essere  adulti  e  avere  tutte  le  giornate  colme  d’impegni. Talvolta, ad  aprile  si  vorrebbe  tornare  adolescenti  per  poter  correre  fuori  quasi  ogni  pomeriggio, perdersi  nei  prati, chiacchierare  in  libertà  con  qualcuno  raccontando  ciò  che, col  tempo, non  si  racconta  più  neppure  a  se  stessi. E  poi  dipingere  la  realtà  con  i  colori  un  po’  folli  della  fantasia  e  aspettare  la  sera, lentamente, credendo  che, dopo  tutto, al  tramonto  giungerà  l’inatteso.

 

La grazia


La grazia è un incanto discreto che sfugge agli occhi del mondo. È un calmo sorriso accennato al tramonto, è uno sguardo che parla d’emozioni remote, è una mano protesa a raccogliere un fiore.
La grazia è un incanto discreto che passa fra nuvole stanche.

(Nell’immagine il dipinto Paesana toscana, di Cristiano Banti)

Sarà un pomeriggio


Non si sa dove condurrà il sentiero, ma il sole è un invito al cammino. Nuvole bianche percorrono il cielo e osservano compiaciute.

Sarà un pomeriggio interminabile: saranno l’attesa, e la voce del vento oltre le colline, e le infinite parole che non abbiamo mai pronunciato.

(Nell’immagine, il dipinto Abetelle pistoiesi di Raffaello Sernesi)

Tutto è cambiato


Questa mattina la pioggia era leggera, quasi delicata, una carezza lieve sui capelli e sulle mani. Ma il cielo e l’atmosfera intorno parlavano d’autunno.

Tutto è cambiato e fra poco muteremo anche noi: trascorreremo le ore libere in maniera diversa rispetto all’estate, in compagnia di serate lunghe e di ombre sempre più scure, di nuvole irritate e di altri giorni di pioggia. Ma lo sfacelo della natura si farà poesia, ragalandoci infiniti colori e struggenti ricordi.

Dentro se stessi


Quando d’improvviso giungono le nuvole e, minacciose, iniziano a percorrere il cielo oscurando l’azzurro, è inutile fingere di non vederle: occorre alzare lo sguardo con coraggio, fissarle e osservarne tutte le sfumature senza lasciarsi sfuggire nulla. Soltanto così, quando gli occhi torneranno a posarsi sulla terra, avranno una luce differente.

Si possono scoprire allora verità inaspettate, sconosciute ai più. Si può scoprire che l’intensità di un dolore regala all’esistenza sfumature sorprendenti, un groviglio d’emozioni prezioso nella sua straordinaria unicità. Si può scoprire che la disperazione è la via verso la comprensione, e che non bisogna temere di sapere, d’interrogarsi e di procedere oltre. Si può scoprire che raccontarsi favole per eludere i colori della realtà è un errore di cui, prima o poi, si pagheranno le conseguenze.
Infine si può scoprire che niente vale quanto la conoscenza di se stessi e il rispetto per ciò che si è.

(In foto Le nuvole di John Constable)

La vita a primavera

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Un prato fiorito per ricordare che siamo in primavera. E che primavera! Tempo variabile, vento, cielo improvvisamente grigio e con nubi cariche di pioggia, rasserenamenti altrettanto inaspettati.
La primavera sa essere dolce e violenta nello stesso tempo, ma persino quando piove s’intuisce, in essa, l’esplosione della vita. Persino nei giorni più cupi siamo consapevoli che prima o poi tornerà il sole, che il monotono grigio di certe giornate da dimenticare non prelude allo sfacelo della natura, ma alla sua gioiosa rinascita.