A dicembre

Sono in ritardo con l’aggiornamento del blog e mi dispiace. Ma a volte capita che gli impegni si rincorrano con particolare frenesia, in una girandola di azioni e di corse che sembrano quasi infinite. Dicembre è spesso così, almeno per me. Mi sento una trottola impazzita e strana in attesa di un intervallo di calma.

In attesa di meglio, lascio qualche foto, debolissime tracce di alcuni miei passaggi in centro storico. La torre Ghirlandina in parte nascosta dalla nebbia:

In piazza Mazzini è comparso un presepe napoletano:

Poi farò un post decente, giuro.

Sera di agosto

Ieri il sole è tramontato alle 20 e 36 e, in circa mezz’ora, l’ombra scura della notte è calata su di noi, come un abbraccio silenzioso dopo la giornata afosa. Di agosto amo questo, la luce che comincia a indebolirsi adagio e a cedere minuti preziosi alla sera, ormai più forte e appagata – la furia di luglio si è spenta.

(La torre bianca in lontananza, nell’ultima foto, è la Ghirlandina, in centro storico)

Cena estiva

Si sa, d’estate la sera compare tardi, come se non volesse saperne di arrivare; così, si apparecchia per una cena all’aperto quando il giorno è ancora trionfante e sembra non dover finire. Questa è una bellezza tutta estiva, un dono, cenare in compagnia di alberi e di fiori, mentre la luce si stempera adagio nella notte – e lunghe conversazioni, e noi che non possiamo dormire.

La nostra primavera

Il pomeriggio scorre radioso, di luce chiara che inonda le strade e sugli alberi brilla – la nostra primavera, quella che non ricordi.

Il pomeriggio scorre, passeggia assorto verso il tramonto; poi tace e s’addormenta, s’addormenta fra le morbide braccia della sera, tra le fitte pieghe nere del suo mantello stanco – poi s’addormenta, è vero, ma tu non riposi.

Di stagioni, atmosfere e umori

Era lo scorso 3 gennaio, una giornata cupa e nebbiosa. Viale Buon Pastore era straziato dallo squallore dell’inverno, inospitale e tetro:

Stasera, prima di cena, grazie alla delicata luminosità della fine di marzo, quello squallore è svanito, consegnato alla dimensione della memoria e del futuro che verrà. Adesso il viale si è trasformato:

Ad aprile gli alberi del viale si tingono di viola e diventano uno spettacolo emozionante; ma se ne possono già cogliere le premesse:

E torno ancora indietro nel tempo, torno al 3 gennaio, quando il parco del viale era solo un pianto:

Stasera, verso il tramonto, non sembrava neppure lo stesso :

Alcune tracce dell’inverno restano, ma sono frammenti, cattivi umori destinati a dissolversi nel corso del mese che sta arrivando: aprile, l’essenza profonda della primavera.

Di sera, con la nebbia

Non so neppure perché l’ho fatto, uscire di sera col gelo che mi salta addosso – e le mani intirizzite, i guanti che non bastano a proteggerle. Ma, nella nebbia e nell’oscurità, è un camminare attraverso – e quell’angolo di mondo ferito dalla notte invernale, un gorgo, un ponte verso i sogni.

Viale Buon Pastore

Il parco del viale:

Poi via Pagliani, lunga e tortuosa:

E a sinistra si entra nel parchetto da cui torno a casa:

Ho allungato il mio cammino. Avrei potuto, infatti, svoltare prima per arrivare a casa, ma in genere preferisco insinuarmi silenziosa nel piccolo parco e lasciarmi avvolgere dal silenzio.

Adesso l’inverno

Adesso sì, adesso l’inverno si è impadronito della città. Il piccolo parco sotto casa è un lungo sentiero di fango e rami secchi; restano soltanto le foglie sull’erba a evocare il delicato splendore dell’autunno ormai fuggito.

L’inverno non sa essere cortese e detesta gli ornamenti. Non sceglie mai le parole giuste, quelle adeguate alle circostanze, egoista e insensibile senza rimorsi – gli occhi gelidi, il niente dentro; ma talvolta regala il sole e il cielo azzurro, nonostante i brividi del freddo e i pomeriggi troppo affranti, che stentano a tenerci compagnia.

La sera arriva in fretta, prepotente e forse piena di rancore; ma le luci natalizie, dalle finestre e dai balconi, sono quasi una speranza, un debole conforto – e noi, temerari, che sappiamo resistere.

Le sere d’autunno

Passeggiare nel tardo pomeriggio, in un sabato di novembre, col buio e un velo di nebbia sottile, è un’impresa che richiede un po’ di coraggio, specialmente in viale Buon Pastore, una strada dotata da sempre di scarsa illuminazione. Ammetto di essermi sentita a disagio camminando da sola nell’oscurità di questa fredda sera di fine autunno, lungo il viale semideserto; ma non ho saputo resistere al desiderio di passeggiare prima di cena e di starmene tranquilla con i miei pensieri.

Le sere d’autunno sono le più poetiche e avvolgenti, un abbraccio silenzioso e commosso, il sacro che interviene nel mondo per consolarci. Perciò non so resistere al loro richiamo.

Ottobre finisce ed è un capolavoro

Ultimo giorno d’ottobre: il mese più indecifrabile dell’anno sta per dissolversi; deve lasciare il posto a novembre, allo sfaldarsi definitivo della vita, a giornate più brevi e dense di malinconia. Però oggi è sabato e il pomeriggio è luminoso e immobile come se fosse estate, ma un’estate buona, compassionevole, ricca di sentimento.

La verità è che le giornate si creano, non si subiscono, e basta poco per trasformarle in piccoli gioielli. Un lungo, splendido racconto gotico è l’ideale per questo pomeriggio lento e misterioso, che tra non molto si lascerà avvolgere dalle ombre della sera: scelgo di rileggere Il giro di vite di Henry James, scelgo di immergermi in una vicenda ambigua, disturbante e morbosa, enigmatica come certe giornate d’autunno incolori e rarefatte.

Rendiamole un capolavoro, queste ultime, indimenticabili ore d’ottobre.

E allora cosa ci aspetta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo freddo autunnale è una conquista. Svanisce quel calore opprimente che avvolge le giornate durante l’estate, svanisce quella coltre giallastra e soffocante cui si resta appesi persino con i pensieri. E la vita ricomincia: i primi pasti caldi, le ombre della sera, le coperte sulle lenzuola, oggetti d’uso comune recuperati in fretta, con avidità, freneticamente, perché è tutto vero, non ci stiamo illudendo, la stagione è un’altra.

E allora cosa ci aspetta? Cosa vorremmo che ci regalasse l’autunno? Quali rivelazioni ci attendiamo da lui? Sarà un autunno tranquillo, senza scosse, fondato soltanto sull’introspezione? O porterà con sé inattesi mutamenti, trasformazioni radicali? Quali sono i nostri sogni d’autunno?