Luci e oscurità

Quando cala la sera, mi piace guardare le luci colorate – le luci di Natale – che fendono l’oscurità. Al di là dei vetri, al di là della portafinestra della cucina, lo spettacolo è coinvolgente e rassicurante: sui balconi dei palazzi e delle villette tanti colori, diverse armonie, intermittenze rosse, argento, oro, verde e blu salutano le feste e l’inverno, trionfano sul gelo e sulla nebbia. Sono il segno della festa, della nostra vitalità dirompente nonostante il gelo.

Soprattutto prima di cena, quando in genere esco per una breve passeggiata, mi piace vedere questo sfolgorio di luci mentre attraverso Viale Buon Pastore e i passanti sono rari, a parte le automobili che invece non mancano mai. L’inverno è duro, tutte le meraviglie dell’autunno sono scomparse: gli alberi sono soltanto scheletri rigidi e scuri, le poche foglie sui marciapiedi sono secche – miseri frammenti della stagione ormai dissolta -, ed è la monotonia del grigio scuro a dominare lungo le strade. Ma queste luci,  questo fremere audace di colori nella notte interrompe la severità dell’inverno. Come fosse un bel regalo.

Sera di aprile

Due ore fa il freddo, nel parco, era quello autunnale, nonostante gli alberi ricoperti di foglie, e il verde brillante tutt’intorno, e il rosa superbo di certi fiori in lontananza.

Ma adesso piove, piove a dirotto, e, nell’oscurità della sera, gli alberi sono soltanto ombre nere immobili: il verde è scomparso, la primavera non esiste più, aprile si è sfaldato sotto il peso opprimente del suo dolore. Resta la luce malata dei lampioni, stanca e indifferente, e il timore – quello sì – di non poter vedere.

Ora l’autunno

Questa  mattina  il  cielo  era  soltanto  uno  sguardo  triste  e  inquieto; poi, quasi  d’improvviso,  è  arrivato  il  sole, il  sole  di  ottobre  con  la  sua  dolcezza – e  quell’atmosfera  che  parla   soltanto  di  quiete  e  di  poesia.

Ora  il  pomeriggio  sta  declinando  e, fra  poco,  la  sera  ammorbidirà  i  contorni  delle  case  e  delle  strade. L’autunno  è  ormai  un  cammino  incessante  verso  ombre  più  scure  e  brividi  più  intensi.

Sera di ottobre

Il  giorno  si  spegne  a  poco  a  poco, il  pomeriggio  sfuma  adagio  nell’oscurità. Le  sere  di  ottobre  giungono  con  pacatezza, cogliendoci  quasi  di  sorpresa  con  la  grazia  del  loro  incedere  silenzioso. In  quei  momenti, mentre  le  ombre  sfiorano  i  vetri  delle  finestre  e  si  addormentano  nelle  stanze  mute, sembra  che  sia  ottobre  ad  avvolgerci, per  donarci  parte  della  sua  magia – e  quel  suo  sguardo  profondo, enigmatico, comprensivo.

Le foglie d’autunno

Dopo  una  bellissima  giornata  di  sole  e  di  freddo  intenso, il   pomeriggio  si  dissolve  nelle  ombre  della  sera  con  infinita  grazia  e  senza  malinconia: è  la  pacata, generosa, discreta  serenità  dell’autunno. E, mentre  l’oscurità  avanza,  le  foglie  cadono – perché  le  foglie  continuano  a  cadere  anche  al  buio, le  foglie  abbandonano  gli  alberi  anche  quando  nessuno  può  guardarle. E  lo  fanno  silenziosamente, senza  un  lamento, senza  recriminare. Sono  maestre  di  vita, le  foglie  d’autunno.

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Di autunno e oscurità

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Ore 17:04. Cala  la  sera: questo  cupo, freddo  giorno  di  novembre  si  sta  consumando – si  sta  sfaldando  adagio  nella  quieta  severità  del  buio  autunnale. È  un  trapasso  austero, un  mutamento  che  impone  calma  e  perseveranza  e  capacità  di  adattamento. Nel  tardo  autunno, l’oscurità  diventa  fonte  di  serenità  e  saggezza: svaniscono  i  pensieri  più  frivoli, scende  il  silenzio  a  proteggere  memorie  e  speranze. Perché  l’autunno  è  un  abbraccio  complice  e  un  consigliere  gentile.

E poi la sera

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Riflessi di giorni  lontani –  stralci  di  oro  e  di  azzurro. Il  pomeriggio  intona  un  canto  sommesso,  dissolvendosi  nell’oscurità  fredda  e  disfatta. Scompaiono  le  foglie, desolati  frammenti  sotto  la  pioggia  stanca – e  poi  la  sera  e  i  volti  deformi  celati  dietro  il  fragile  velo  dei  ricordi.

Una scura, piovosa giornata di ottobre

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Questo  post  è  “in  divenire”: sarà  aggiornato  a  poco  a  poco, come  un  diario. Il  diario  di  una  giornata  di  ottobre  scura  e  malinconica.

Ore 15:32. Poco  fa  il  cielo  è  diventato  così  scuro  da  incutere  timore, se  non  vero, autentico  terrore: è  difficile  vedere  una  giornata  d’ottobre  tanto  cupa  e  disperata. Ma  questa  improvvisa  oscurità  è  stata  il  segnale  di  un  temporale  imminente. E  infatti  adesso  piove  a  dirotto, piove  come  se  non  dovesse  smettere  mai  più, piove  mentre  i  tuoni  accompagnano  il  rumore  delle  gocce  che  cadono  fitte. Ottobre  sta  piangendo.

Ore 16:41. Piove  intensamente  anche  se  i  tuoni  non  si  avvertono  più. Adesso  l’estate  è  davvero  un  ricordo  molto  lontano. La  strada  non  è  soltanto  cupa: è  straziata  dal  tempo, straziata  dal  grigio  scuro  che  si  è  riversato  su  di  noi  d’improvviso. Ma  è  ancora  giorno  e  il  pomeriggio  scorre  quieto  nonostante  tutto.

Ore 17:41. Apprezzare  una  giornata  come  questa  è  uno  sforzo  non  da  poco, persino  per  me  che  porto  l’autunno  nel  cuore. Però  mi  sento  serena, qui, nella  mia  stanza  illuminata,  mentre  fuori  il  cielo  continua  a  soffrire  e  a  piangere  lacrime  disperate.

Ore 19:20. Continua  a  piovere  e  l’atmosfera  è  decisamente  malinconica, se  si  ha  l’ardire  di  guardare  fuori  dalla  finestra. Ma  preferisco  evitare  e  concentrarmi  sull’interno, che  è  molto  più  piacevole  e  gaio.

Ore 22:02. Finalmente  un  po’  di  pace  e  di  riposo. Continuo  a  sentire  la  voce  della  pioggia, delicata, suggestiva, triste. La  notte  sarà  lunga.

Stagioni e silenzi

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Ogni  stagione  ha  un  proprio, inconfondibile  silenzio. D’inverno, il  silenzio  assume  coloriture  inquietanti: è  il  nulla  delle  strade  vuote  a  causa  del  gelo  e  dei  passi  rapidi  per  cercare  un  riparo. Durante  la  primavera, il  silenzio  è  un  intervallo  ricco  di  aspettative, un  breve  momento  di  pace  in  attesa  della  luce  e  delle  ingenue  esplosioni  di  entusiasmo  della  vita  che  ritorna. D’estate, il  silenzio  è  l’intermezzo  che  precede  la  festa  e  il  riposo  prima  dell’allegria  o  delle  chiacchiere  vuote  e  inconsistenti. E  non  è  mai  lungo, tetro  e  saggio  come  quello  invernale.

Durante  l’autunno, invece, il  silenzio  è  un  richiamo  solenne – educato, serio  ma  privo  di  severità. Non  s’impone  come  quello  invernale, ma  s’insinua  adagio  nelle  stanze, lungo  le  strade  e  perfino  dentro  di  noi. S’insinua  adagio  come  l’incerta  oscurità  di  alcune  giornate  di  ottobre, quando  il  grigio  del  cielo  è  presagio  di  freddo, di  pioggia, di  nuove  malinconie.

Il  silenzio  d’autunno  è  tutto  ciò  che  non  abbiamo  mai  raccontato  ad  anima  viva: memorie, segreti, frammenti  d’incontenibili  passioni, vane  attese, speranze  infinite. Il  silenzio  d’autunno  siamo  noi  quando, mentre  lenta  scende  la  sera  e  fuori  piove, decidiamo  di  ricominciare.