Oggi pomeriggio

No, non sta nevicando. Oggi pomeriggio, dopo una mattina moderatamente soleggiata, il cielo √® stato opaco, senza colore, quasi un’assenza. Ma a gennaio capita di sognarla, la neve, d’immaginarla cadere fitta, senza esitazioni, assoluta padrona del mondo – e noi in casa, a guardarla dietro a una finestra, avvolti dall’ambiguo silenzio dell’inverno.

Ricordi a gennaio

Sono state giornate fredde, queste, ma anche soleggiate. Da sabato, per√≤, l’umore del cielo √® cambiato, e l’inverno ha assunto i suoi toni consueti. Mi chiedo se verr√† la neve.

Nel tardo pomeriggio, al buio e con i lampioni accesi, camminare nel parco significa entrare in se stessi, guardare il mondo da un’altra prospettiva, porsi domande, cercare risposte e, soprattutto, vedere ci√≤ che la luce del giorno dissolve.

E infatti qualcosa √® accaduto: per la prima volta, venerd√¨ scorso, passando davanti alla casa della mia infanzia,¬†ho visto¬†me stessa nell’atto di uscirne durante una freddissima mattina di gennaio di tanti anni fa. Era la mattina in cui, con la mia famiglia, mi trasferii in centro storico. Ricordo che fui la prima a lasciare la casa e che, mentre mi allontanavo dal cancello, stava cominciando a nevicare.

Ecco, mi sono improvvisamente rivista proprio come allora – ho quasi sentito la me stessa di allora – mentre camminavo voltando le spalle a quella casa, senza provare alcun sentimento di tristezza.

Non so perché, ma sono contenta di aver vissuto nuovamente quella scena.

Cronaca di una mattina d’inverno

 

Durante l’inverno, alle sei della mattina, il buio avvolge ogni cosa. La citt√† dorme tranquilla, come se non ci fosse un domani, come se fosse destinata a un sonno eterno. E fuori piove. Piove con fredda ostinazione, quasi con cattiveria, o forse soltanto per capriccio. Piove come se non volesse smettere, come se non ci fosse un’altra stagione pronta a lottare contro il gelo e l’oscurit√†.

Chiss√† perch√© talvolta si avverte quasi timore camminando sull’asfalto lucido, nel maestoso silenzio della notte invernale. Ma forse √® soltanto un senso di vuoto o un brivido inaspettato. A guidare i passi in questa confusione d’acqua e di oscurit√† sono le fioche luci dei lampioni, e il verde e il rosso dei semafori. Loro non conoscono sonno – non si assopiscono mai – , ed √® un conforto vederli immobili, fissi al loro posto, fari di luce buona nonostante la pioggia e l’umidit√† del mattino troppo scuro.

Ma non c’√® squallore, non c’√® alcuna sofferenza. La pioggia continua a correre sull’asfalto, il buio non vuole dissolversi; eppure, in questo remoto angolo di mondo, √® un misterioso senso d’intimit√† a insinuarsi, √® un sommesso colloquio con le strade, le case e il silenzio a dominare la scena – un comprendersi improvviso, passato e presente che si abbracciano per dire che nulla √® stato vano.

Strano come sia confortante osservare le gocce di pioggia che percorrono questi vetri mentre sfrecciamo via, quasi furtivi, sotto un cielo che non sembra distratto, sotto un cielo forse pentito della sua troppa indifferenza. E mentre fuggiamo nel buio di un mattino che non vuole destarsi, la pioggia diventa neve, bianco regalo d’inverno dopo giorni di sole e poi di nebbia e poi di nuvole inquiete.

La neve e il silenzio

Che l’inverno piaccia a poche persone √® cosa nota, e ci√≤ non desta stupore. Un mio amico diceva spesso che, durante l’inverno, gli sarebbe piaciuto andare in letargo e svegliarsi poi a primavera, evitando cos√¨ di dover combattere contro il gelo, l’oscurit√† e l’atmosfera tetra. Ma √® davvero soltanto questo, l’inverno?

Una finestra e la neve che cade. Per alcuni √® uno spettacolo privo di interesse, un dettaglio insignificante, il semplice, banale dispiegarsi di un fenomeno tipicamente invernale; per altri, soffermarsi un poco a osservare la danza ininterrotta di un’intensa nevicata √® una parentesi piacevole, e nulla pi√Ļ; per altri ancora, si tratta invece di un evento importante: la neve, il silenzio e gli alberi imbiancati diventano un universo di umori, pensieri e ricordi. Cos√¨, anche l’inverno acquista una sua magia, un particolare sapore, un volto pi√Ļ umano.

A gennaio

L’anno¬† √®¬† cominciato¬† luminoso¬† e¬† soleggiato¬† ma¬† freddo. E¬† il¬† gelo¬† dovrebbe¬† aumentare¬† domani¬† e¬† dopodomani, quando¬† arriver√†¬† l’Epifania. Non¬† c’√®¬† da¬† stupirsi: siamo¬† a¬† gennaio, severissimo¬† mese¬† d’inverno, impietoso¬† e¬† anche¬† un¬† po’¬† sadico. Ma¬† questo¬† √®, prendere¬† o¬† lasciare.

E¬† allora, che¬† inverno¬† sia: che¬† venga¬† il¬† grigio¬† scuro¬† ad¬† appannare¬† i¬† contorni¬† delle¬† strade, delle¬† case¬† e¬† delle¬† persone; che¬† venga¬† la¬† nebbia¬† fitta¬† ad¬† abbracciare¬† le¬† strette¬† vie¬† del¬† centro, per¬† celarle, proteggerle, renderle¬† evanescenti; che¬† venga¬† la¬† neve¬† a¬† nascondere¬† angoli, spigoli, pensieri¬† e¬† fantasie. Perch√©¬† l’inverno¬† √®¬† il¬† trionfo¬† della¬† casa, delle¬† mura¬† domestiche, delle¬† stanze¬† calde¬† e¬† confortanti:

stanza

Talvolta, mentre  fuori  piove  e  la  giornata  sembra  troppo  scura, in  una  stanza  chiusa  possono  assalirci  ansie  e  tormenti  o  si  può  stare  in  attesa:

sospiri

Altre  volte, invece, si  può  conversare  serenamente:

conversazione

Poi  magari  squilla  il  telefono  e  dobbiamo  rispondere:

lettera

Oppure  usiamo  il  computer  per  comunicare  via  internet:

letterabelvedereconversazione

In¬† una¬† stanza, mentre¬† fuori¬† piove¬† oppure¬† nevica, si¬† pu√≤¬† pensare¬† a¬† tante¬† cose, ci¬† si¬† pu√≤¬† sbizzarrire¬† con¬† l’immaginazione¬† e¬† si¬† possono¬† anche¬† fare¬† molti¬† progetti. Ma¬† in¬† quest’ultimo¬† caso¬† √®¬† bene¬† non¬† essere¬† troppo¬† avventati, troppo¬† impulsivi¬† e¬† imprudenti, perch√©¬† si¬† rischia¬† di¬† commettere¬† gravi¬† errori:

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In¬† sintesi: casa, stanze, finestre¬† chiuse, luci¬† accese, intimit√†, silenzio, seriet√†, ordine, sobriet√†. L’inverno¬† ci¬† chiede¬† di¬† essere¬† maturi¬† e¬† austeri,¬† in¬† attesa¬† di¬† poter¬† tornare¬† adolescenti¬† e¬† un¬† po’¬† capricciosi¬† quando¬† arriver√†¬† la¬† primavera.

 

Pioggia a febbraio

pioggia

Questa¬† mattina, febbraio¬† ha¬† deciso¬† di¬† mostrarci¬† il¬† suo¬† volto¬† pi√Ļ¬† oppressivo: pioggia¬† a¬† dirotto, un¬† rovescio¬† di¬† lacrime¬† disperate¬† in¬† un’assenza¬† di¬† colore¬† quasi¬† minacciosa. Allora¬† torna¬† in¬† mente¬† la¬† pioggia¬† di¬† ottobre, quella¬† pioggia¬† lenta, silenziosa¬† e¬† costante¬† che¬† bagna¬† le¬† foglie¬† gialle¬† degli¬† alberi¬† malinconici¬† ma¬† ancora¬† vivi, stanchi¬† ma¬† generosi¬† di¬† toni¬† caldi¬† e¬† appassionati, in¬† quell’ambiguit√†¬† di¬† essere¬† e¬† non-essere, di¬† tristezza¬† e¬† di¬† gioia¬† che¬† percorre¬† l’autunno¬† velandolo¬† di¬† splendente¬† mistero.

La¬† pioggia¬† a¬† febbraio, invece, √®¬† tetra¬† oscurit√†¬† senza¬† alcuna¬† via¬† di¬† fuga. Per¬† fortuna, a¬† una¬† certa¬† ora¬† √®¬† arrivata ¬† la¬† neve, bianca, morbida, misteriosa¬† anch’essa,¬† sebbene¬† pi√Ļ¬† inquietante¬† rispetto¬† ai¬† tanti, insolubili¬† enigmi¬† dell’autunno. Ma¬† poi¬† la¬† neve¬† se¬† ne¬† √®¬† andata, scomparsa¬† e¬† travolta¬† da¬† altra¬† pioggia, da¬† un¬† altro¬† pianto¬† disperato¬† e¬† privo¬† di¬† senso. E¬† adesso – proprio¬† in¬† questo¬† momento – il¬† peggio¬† che¬† si¬† possa¬† vedere: pioggia¬† mista¬† a¬† neve, totale¬† assenza¬† di¬† forma¬† e¬† di¬† significato, gelo¬† estenuante¬† e¬† penosa¬† attesa. Forse¬† domani¬† arriver√† davvero¬† la¬† neve, forse¬† riuscir√†¬† a¬† sconfiggere¬† la¬† pioggia. E¬† cos√¨¬† ci¬† regaler√†¬† quel¬† luminoso¬† silenzio¬† che¬† √®¬† il¬† suo¬† dono¬† pi√Ļ¬† prezioso.

(P.S. Avevo¬† erroneamente¬† intitolato¬† questo¬† post¬† Pioggia¬† a¬† gennaio. Ho¬† corretto¬† l’errore, perch√©¬† siamo¬† a¬† febbraio. Ma¬† questo¬† mese¬† mi¬† √®¬† cos√¨¬† antipatico¬† che¬† l’avevo¬† addirittura¬† ‘rimosso’¬† dalla¬† scrittura¬† del¬† post).

Magia d’inverno

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Oggi¬† √®¬† una¬† giornata¬† freddissima, tanto¬† che¬† starsene¬† in¬† casa, tranquilli¬† e¬† al¬† caldo, √®¬† una¬† vera¬† benedizione. Questo¬† √®¬† il¬† privilegio¬† che¬† ci¬† regala¬† l’inverno.

Anche¬† d’estate, quando¬† l’afa¬† soffocante¬† tortura¬† le¬† citt√†, ci¬† si¬† deve¬† rifugiare¬† in¬† casa, unica¬† possibile¬† via¬† di¬† salvezza; per√≤, a¬† volte, questa¬† forzata¬† reclusione¬† diventa¬† un¬† peso, perch√©¬† l’accecante¬† luminosit√†¬† dell’esterno¬† √®¬† un¬† invito¬† a¬† uscire¬† o¬† a¬† pensare¬† alle¬† vacanze, ai¬† monti, al¬† mare. Ci¬† si¬† sente¬† allora¬† insoddisfatti¬† e¬† talvolta, in¬† alcune¬† circostanze,¬† si¬† pu√≤¬† sprofondare¬† in¬† uno¬† stato¬† di¬† insidiosa¬† malinconia. Troppo¬† forte, insomma, √®¬† il¬† contrasto¬† fra¬† gli¬† interni¬† scuri¬† di¬† un’abitazione¬† con¬† le¬† persiane¬† chiuse¬† e¬† la¬† prepotente¬† luce¬† del¬† mondo¬† esterno.

D’inverno, invece, quando, oltre¬† i¬† vetri¬† appannati¬† delle¬† finestre¬† chiuse, domina¬† il¬† grigio cupo¬† di¬† giornate¬† tetre¬† e¬† senza¬† sfumature, la¬† casa¬† acquista¬† un¬† valore¬† nuovo, insostituibile¬† e¬† preziosa¬†¬† amica¬† a¬† ogni¬† ora¬† del¬† giorno¬† e¬† della¬† notte. La¬† casa, le¬† pareti¬† spesse, le¬† stanze¬† chiuse. E¬† se¬†¬† a¬† invaderci¬† √®¬† lo¬† strano¬† silenzio¬† che¬† sempre¬† accompagna¬† le¬† fitte¬† nevicate, la¬† magia¬† pu√≤¬† considerarsi¬† completa: √®¬† l’inverno¬† vero, senza¬† compromessi, senza¬† sotterfugi, senza¬† ipocrisia.

Mattino d’inverno

sola

Sommesso, sazio¬† di¬† vento, trasognato¬† e¬† forse¬† stanco. √ą¬† un¬† mattino¬† d’inverno¬† aspro¬† e¬† incolore, un¬† mattino¬† d’inverno¬† e¬† un¬† desiderio¬† profondo, mai¬† davvero¬† sopito¬† e¬† opportunamente¬† celato: dormire, dormire¬† a¬† lungo, dormire¬† e¬† non¬† sapere¬† altro, dormire¬† e¬† non¬† vedere¬† altro –¬† dormire¬† soltanto¬† e¬† poi¬† dimenticare.

√ą¬† un¬† mattino¬† d’inverno¬† rigido¬† e¬† spento, √®¬† un¬† giardino¬† coperto¬† da¬† neve, √®¬† il¬† nulla¬† del¬† bianco¬† che¬† avvolge¬† e¬† nasconde, il¬† nulla¬† del¬† bianco¬† che¬† travolge¬† e¬† nasconde – e¬† la¬† verit√†¬† che¬† non¬† lascia¬† scampo.

√ą¬† un¬† mattino¬† d’inverno¬† rigido¬† e¬† stanco, √®¬† un¬† mattino¬† d’inverno¬† senza¬† alcuna¬† importanza.