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Posts Tagged ‘pace’

Luce di maggio

Chiara, ferma  e  talvolta  indecisa, lievemente  turbata – ma  solo  per  un  attimo, solo  per  un  frammento  di  questo  tempo  infinito. E  poi  la  pace, il  complicato  mosaico  dei  pensieri, i  segreti  dell’anima  che  vacilla,  mentre  il  pomeriggio  scorre, freme, vive  a  dispetto  di  tutto  e  di  tutti.

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Buona Pasqua

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Natale  sta  arrivando, ormai  è  qui. E  allora  Auguri: che  possa  essere  un  momento  di  serenità,  di  armonia  e  di  pace; che  possa  essere  un  intervallo  tranquillo  chiamato  a  inondare  di  luce, calore  e  speranza  la  rigida  stagione  invernale.

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E  così, in  un’alternanza  di  giorni  luminosi  e  di  giorni  di  pioggia, novembre  sta  scivolando  via   per  dissolversi  nel  freddo  e  nella  nebbia  che  preludono  all’inverno. Nell’immaginario  dei  più, questo  mese  è  l’emblema  dello  squallore  e  della  tristezza, della  vita  che  si  sfalda  senza  celare  la  sua  agonia, incurante  dell’insensibilità  del  mondo, quasi  martire  dell’indifferenza  altrui.

In  realtà, novembre  è  anche  quiete, dolcezza, poesia. Quando  il  cielo  è  sereno  e  il  sole  riesce  a  splendere, si  avverte  un  calore  particolare, una  gioia  talmente  profonda  da  non  poter  essere  raccontata. È  il  momento  del  passato  e  del  presente  che  si  fondono  creando  nuovi, inaspettati  colori, è  il  momento  della  consapevolezza  che  si  trasforma  in  serenità, è  la  pace  che  niente  e  nessuno  può  scalfire.

La  verità  è  che  il  freddo  e  lo  squallore  esterno  possono  brillantemente  convivere  con  la  serenità  interiore.

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(La  visita, Silvestro  Lega, 1868)

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Il  25  dicembre, verso  l’ora  di  pranzo, ha  telefonato  un  amico  di  mio  padre. Si  trovava  in  appennino,  in  un  ristorante, per  il  tradizionale  pranzo  di  Natale; ma, siccome  non  era  contento  di  stare  insieme  ai  suoi  parenti – in  particolar  modo  insieme  a  sua  sorella  e  a  suo  cognato – ha  chiamato  mio  padre  per  un  piccolo  sfogo.

Un  episodio  banale, possono  pensare  in  molti. Eppure, nella  sua  banalità, è  emblematico  di  tanti  malumori  che  spesso  accompagnano  le  riunioni  di  famiglia  forzate, quelle  a  cui  non  si  vorrebbe  partecipare  neppure  sotto  tortura  ma  che, in  realtà, non  possono  essere  evitate, perché  a  Natale  si  fa  così, perché  insomma, non  ci  si  può  rifiutare, perché  sono  i  miei  parenti  e  quindi  come  faccio  a  dire  di  no? Tutte  ragioni  comprensibili, ovviamente: la  vita  è  fatta  anche  di  compromessi  e  tanti  dissapori  sono  senz’altro  superabili  con  un  po’  di  pazienza  e  di  saggezza. Ma  quando  certe  situazioni  sono  insopportabili, quando  le  relazioni  familiari  sono  un  autentico  castigo – un  opprimente  intreccio  di  rivalità, forti  risentimenti, invidie  e  dispetti – è  meglio  evitare  compromessi  e  ipocrisie: un  bel  taglio  netto  ai  rami  secchi  non  può  fare  altro  che  bene.

Con  Santo  Stefano, le  feste  non  sono  finite, anche  se  per  molti  sono  (finalmente)  finiti  gli  obblighi  di  pranzi  e  cene  coi  parenti. E  non  occorre  attendere  la  sera  di  San  Silvestro  per  parlare  di  festa, perché  anche  l’intervallo  fra  Natale  e  Capodanno  è  un’occasione  di  festa, almeno  per  chi  non  deve  andare  a  lavorare: ci  si  può  rilassare, si  può  passeggiare  senza  fretta  in  un  bel  parco – perché  i  parchi, d’inverno, hanno  un  fascino  particolare -, si  può  leggere  con  calma  qualche  bel  libro, si  può  oziare  un’oretta  sul  divano  senza  sentirsi  in  colpa  e  altro  ancora.  In  fondo, per  creare  un  po’  di  magia  basta  poco: basta  lasciare  fuori  dalla  porta  preoccupazioni  e  persone  moleste, dedicandosi  a  se  stessi, cioè  volendosi  bene.

 

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Dallo  scorso  giovedì, sono  vittima  di  un  fastidioso  raffreddamento  e  di  una  forte  irritazione  alla  gola. Il  dato  comico  è  che, oltre  a  un  notevole  abbassamento  di  voce,  ho  anche  una  strana  modificazione  della  stessa, che  è  diventata  ridicolmente  stridula, in  netto  contrasto  con  la  mia  voce  normale. Quando  devo  parlare, mi  vergogno  e, nel  contempo, mi  viene  da  ridere  perché  con  questa  vocetta  assurda  non  mi  riconosco  più.

Avrei  fatto  volentieri  a  meno  di  tale  malanno  nell’imminenza  delle  feste, ma  tant’è: devo  rassegnarmi. Intanto  auguro  a  tutti  un  Natale  sereno, senza  troppe  preoccupazioni, un  Natale  che  sia  un  momento  di  riposo  e  di  tranquillità  per  accogliere  l’inverno  appena  arrivato.

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Poi  c’è  il  giardino. Raccolto, quasi  dimenticato, in  silenziosa  attesa. Il  giardino  dei  pensieri  che  non  troveranno  mai  voce, dei  segreti  che   resteranno  tali, dei  sogni  che  nessuno  ha  intenzione  di  ascoltare. Il  giardino  entro  cui  trovare  pace, il  giardino  che  custodisce  ogni  parola, il  giardino  che  non  tradisce. E  non  importa  la  stagione: che  sia  autunno  o  primavera, inverno  oppure  estate, il  giardino  resta  lì, muto  e  costante, disponibile  e  comprensivo  anche  quando  è  spoglio,  sferzato  dal  vento  gelido  o  ricoperto  di  candida  neve. Approdo  sicuro  dopo  troppe  fatiche, incantesimo  dorato  in  un  mondo  privo  di  magie.

(Il  dipinto  nell’immagine  è  In  giardino, di  Plinio  Nomellini)

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