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Posts Tagged ‘grazia’

primavera  corrado  ferrari

L’atmosfera  è  di  una  bellezza  quasi  lancinante. È  il  tipico,  tardo  pomeriggio  di  aprile; è  il  momento, lento  e  misterioso, del  passaggio  verso  la  sera. Ed  è  una  di  quelle  giornate  che  rappresentano  al  meglio  la  primavera, con  i  suoi  toni  delicatamente  ambigui, sfumati  oltre  ogni  possibile  immaginazione: nonostante  il  sereno, infatti, si  percepisce, con  l’avanzare  delle  ombre, un  mutamento, un’incrinatura, un  malumore  lievissimo. Si  comprende  che  forse  arriverà  la  pioggia, magari  domani  o  un  altro  giorno  ancora; ma, a  confonderci, è  la  compostezza  che  accompagna  questo  sfiorire, come  un  velo  impalpabile  che  cala  adagio  e  accarezza  il  mondo  intorno  senza  coprirlo.

Non  è  l’estenuante, enigmatico, stanco  morire  dell’autunno; è  la  pausa  dopo  lo  splendore  di  una  rinascita  colma  d’ingenua  vivacità. È  un  intervallo   necessario  ma  non  per  questo  privo  di  senso: in  fondo, è  un  invito  a  fermarsi  restando  sereni  e  raccogliendo  i  propri  pensieri. Ma  aprile  non  pretende  la  profondità  che  richiede  ottobre; la  sua  ambiguità  conserva  sempre  un  tono  lieve, una  grazia  un  po’  immatura  che  non  rinnega  mai  spensieratezza  e  fantasie  bizzarre. Allora,  ci  si  sente  sospesi  ma  non  troppo, calmi  anche  se  concentrati, seri  ma  non  severi.

 

(La  foto  è  di  Corrado  Ferrari  ed  è  tratta  da  qui)

 

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C’è  un  po’  di  ottobre  in  questa  giornata  senza  colore  che  segna  il  termine  di  aprile. C’è  un  po’  del  suo  languore, della  sua  dolce  malinconia  che  non  si  dissolve  in  cupa  tristezza  ma  resta  sempre  pacata  e  forse  anche  pigra. La  pioggia  che  arriva  e  se  ne  va  per  poi  tornare  timida  e  silenziosa, la  strada  grigia  eppure  chiara, le  voci  che  si  smorzano –  tutto  come  capita  all’inizio  dell’autunno, quando  il  tempo  sembra  sospeso  in  attesa  dell’ignoto.

Tornano  anche  i  ricordi, tornano  come  d’autunno, tornano  persino  se  li  si  vuole  respingere: vogliono  farsi  ascoltare, vogliono  narrare  trame  rimaste  oscure – e  poi  indicare  orizzonti, dissolvere  illusioni, regalare  consapevolezze, infondere  speranze. Ma  tutto  con  grazia, con  sguardo  sereno  nonostante  un  lieve  affanno.

C’è  un  po’  di  ottobre  in  questa  giornata  spenta  che  chiude  il  percorso  d’aprile. C’è  un  po’  di  passato  e  di  presente, uno  strano  intreccio  di  sensazioni, emozioni, ricordi  che  ci   chiamano  –  sfumati  fantasmi  che  chiedono  udienza  prima  di  dissolversi  nel  caldo  sole  di  maggio.

 

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D’improvviso, con grazia e leggerezza. Senza ombre, senza affanni, senza malinconia.

(Nell’immagine il dipinto Passeggiata sotto la pioggia, di Cristiano Banti)

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Cambia la luce, lentamente, senza ostentazione, con grazia quasi sovrumana. Settembre, si sa, non è vanitoso: fa il suo ingresso con l’invidiabile calma di chi non conosce furori e folli passioni e insopportabili dolori.

I giardini sono tiepidi e dorati, le giornate s’accorciano, i tramonti sono vertigini di ricordi. Quando la pioggia avrà bagnato le strade, il passaggio sarà finalmente compiuto.

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La grazia


La grazia è un incanto discreto che sfugge agli occhi del mondo. È un calmo sorriso accennato al tramonto, è uno sguardo che parla d’emozioni remote, è una mano protesa a raccogliere un fiore.
La grazia è un incanto discreto che passa fra nuvole stanche.

(Nell’immagine il dipinto Paesana toscana, di Cristiano Banti)

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Tutto tace e allora è facile pensare. Un muro rosa, una finestra chiusa, i fiori in attesa: chissà perché evocano in me ricordi d’infanzia e d’una casa che non m’apparteneva.

Il giardino era abbastanza grande, circondato da alberi e protetto da una lunga rete verde, mentre la sobria villetta aveva una grazia indefinibile. Il cane si chiamava Kim ed era tremendo. Neppure io, che amavo gli animali, riuscivo ad avere simpatia per lui perché non faceva altro che abbaiare minacciosamente quando qualcuno, uscendo dal palazzo, era obbligato a passare davanti a quella rete. Era un cane antipatico perché il suo compito era soltanto quello di difendere la villetta, il giardino e le due sorelle che vivevano lì.

Le due sorelle…Da un po’ di tempo il loro ricordo sfiora la mia mente spesso, facendomi sussultare. Mi sovvengono i loro visi come avvolti da una nebbia che ne confonde i lineamenti: è la nebbia dei tanti anni trascorsi, è una nebbia che mi colpisce e che talvolta mi commuove.
Quando le due sorelle invadono i miei pensieri chiedendo di essere ricordate, affiorano immagini di giornate autunnali malinconiche e lente, della strada silenziosa percorsa dal vento, delle foglie morenti sull’asfalto. Poi rivedo i loro sorrisi e resto incantata.

Le due sorelle erano così, creature differenti. Sembravano provenire da un altro mondo. La loro cortesia era immutabile e i loro sorrisi non conoscevano ombre. Erano sorrisi che nascevano dal cuore, riflesso d’una gentilezza d’animo priva d’incrinature. Per me, che, sebbene bambina, comprendevo con estrema facilità chi era falso e chi era sincero, quelle due donne rappresentavano un enigma. Avvertivo la loro bontà, ma all’inizio quasi non volevo credere a ciò che vedevo perché non ero abituata a tanta grazia, a tanta luminosa serenità e costante dolcezza.
Non vi era mai neppure un velo di diffidenza e di malizia nei loro sguardi, non vi era mai nulla che interrompesse quella soave benevolenza che le rendeva uniche.

Sembra strano che, dopo tanti anni, tante esperienze e tante conoscenze, la mia mente torni a loro, che altro non furono se non vicine di casa con le quali non ebbi mai rapporti stretti. Eppure non posso farne a meno perché, né prima né dopo, ho mai incontrato volti così. Quei sorrisi radiosi, perenni primavere colorate di rosa, restano scolpiti in me come ricordi indelebili. E continuo a pensare, guardandomi intorno ogni giorno e facendo impietosi paragoni, che fossero davvero creature d’un altro mondo. Come bellissimi fiori nati nel fango.

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Giornate d’autunno

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Certe tiepide, soleggiate giornate autunnali hanno la rara e preziosa bellezza di antichi oggetti ormai quasi introvabili, oppure celati in chissà quale remoto angolo di qualche vecchia soffitta.
Sono giornate brevi, eppure intense e colme di grazia, la grazia della modestia, senza pretese né stravaganze. Si lasciano osservare con stupore, miti e sottomesse, prima di essere travolte dal cupo furore dell’inverno.

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