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Posts Tagged ‘emozioni’

primavera7

I  colori  di  primavera  hanno  la  tenera  freschezza  dell’ingenuità, l’ingenuità  di  chi  è  appena  sbocciato  all’esistenza  e  mostra  il  proprio  splendore  con  fiducia  e  quieta  serenità. Poi  capita  qualcosa – capita  sempre  qualcosa -, e  quei  colori, quella  freschezza, quella  meravigliosa  apertura  all’esistenza  vengono  meno. E  allora   la  primavera  ha  il  compito  di  ricordarci  ciò  che  eravamo,  risvegliando  in  noi  qualche  emozione  profondamente  addormentata  negli  angoli  più  remoti  dell’anima.

 

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In  queste  giornate  gelide, è  la  nebbia  a  dominare  sulla  città, una  nebbia  molto  fitta, tanto  fitta  che, quando  cala  la  sera  intorno  alle  diciassette  del  pomeriggio, si  ha  la  sensazione  di  vivere  in  una  dimensione  metafisica, oltre  il  tempo  e  lo  spazio, e  si  fatica  a  distinguere  le  forme  di  cose  e  persone.  Non  è  una  situazione  così   frequente, d’inverno, almeno  qui  in  città: in  genere  la  nebbia  è  più  sfumata  e  meno  persistente. Quest’anno, invece, ha  deciso  di  stupirci  e  di  mostrarsi  in  tutto  il  suo  vigore, in  una  sorta  di  eccesso  di  vanità. E  di  sera, con  le  illuminazioni  natalizie  delle  vie  del  centro, bisogna  ammettere  che  ha  un  certo  fascino.

Scrivere  ora, di  notte, in  una  stanza  calda,  mentre  fuori  si  vedono  a  malapena  i  lampioni  immobili  lungo  la  via, è  molto  piacevole: è  un  momento  di  riposo, di  calmo  divertimento  e  di  bei  pensieri.  D’altra  parte, un  blogger  incallito  scrive  sempre, con  le  intemperie  o  senza, nelle  afose  giornate  estive  e  nelle  freddissime  serate  invernali. Il  blogger  intrepido  sfida  le  stagioni, gli  eventuali  acciacchi  e  gli  anni  che  corrono  via, sapendo  di  dover  intrattenere  i  viandanti  che, percorrendo  l’immenso  spazio  della  Rete, si  fermano  anche  solo  qualche  minuto  per  riposare  o  pensare  o  trovare  qualcosa, qualsiasi  cosa. In  un  certo  senso, il  blogger  svolge  un’azione  terapeutica. Si  sa, tutto  dipende  dal  genere  di  blog, dal  carattere  dell’individuo che  scrive, dal  tipo  di   post  e  dalle  circostanze; però, è  vero  che  talvolta  il  blogger  diventa  una  specie  di  psicologo, uno  psicologo  sui  generis, dall’aria  molto  informale, un  po’  casalinga  e  perciò  gradita. Al  blogger  ben  disposto  e  comprensivo  si  possono  confidare  pensieri, sfoghi  e  piccole  stravaganze. Il  blogger-psicologo-e-filosofo, conscio  della  complessità  dell’esistenza  e  incline  a  non  giudicare  con  leggerezza, sa  che  basta  poco  per  suscitare  un  po’  di  allegria, per  regalare  qualche  emozione  e  per  fare  un  po’  di  compagnia. Magari  poca, pochissima  compagnia, perché  i  mezzi  a  sua  disposizione  sono  molto  limitati; eppure, qualcosa  ogni  tanto  può  fare.

E  io, che  mi  autodefinisco (con  presunzione?)  blogger-filosofa,  cosa  faccio? Be’, mentre  fuori  la  nebbia  sembra  inghiottire  cose  e  persone, sto  pensando  a  quanto  sia  gradevole, con  questo  clima, il  rito  del  tè  pomeridiano:

tè

Da  prendere  con  calma, quando  non  si  ha  la  necessità  di  correre. Da  assaporare  lentamente, sprofondando  nel  colorato  mondo  dei  sogni  a  occhi  aperti.  E  guai  a  chi  disturba: nessuna  pietà  per  i  seccatori. 😀

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Dicembre  è  cominciato  regalandoci  giornate  serene  e  freddissime, accompagnate, di  mattina, da  molta  nebbia. Questo  è  il  mese  in  cui  l’autunno  muore  per  lasciare  spazio  all’inverno, ed  è  anche  il  mese  delle  feste  e  delle  corse: corse  per  organizzare  pranzi, cenoni, incontri, raduni  e  altre  cose  simili. Io  tento, nei  limiti  del  possibile, di  non  lasciarmi  travolgere  da  questo  ritmo  impazzito  e  di  continuare  con  le  mie  abituali  occupazioni.

Picnic under the Maples

Indimenticabile  autunno. Ogni  foglia  è  un  pensiero, un  ricordo, un  segreto, un  insieme  di  anni, di  emozioni, di  speranze. Sarebbe  un  sogno  starsene  lì, senza  essere  disturbati; sarebbe  un  sogno  starsene  fermi  lì, senza  dover  parlare, ridere, giustificarsi  o nascondere. Senza  recitare  la  parte  che  ci  è  stata  assegnata, senza  seguire  la  sceneggiatura  che  ci  è  stata  imposta. Starsene  lì  almeno  per  un  pomeriggio – uno  solo – e  riposare. Perché  l’autunno, sì, soltanto  lui  può  capire.

 

 

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Inizio  di  settembre, il  mese  del  cambiamento. Si  sa  che, a  un  certo  punto, avverrà  il  passaggio, con  scuri  giorni  di  pioggia  a  segnare  la  fine  dell’estate. Muteranno  il  vento, il  cielo  e  le  emozioni, e  sarà  davvero  autunno.

Intanto,  l’attesa  è  un  groviglio  d’impazienza, di  quieta  serenità  e  di  speranza. E  non  si  può  fare  a  meno  d’immaginare: si  vede  l’arrivo  dell’autunno  come  un  incedere  lento  ma  senza  timori; si  vede  la  prima, vera  sofferenza  del  sole, malato  eppure  incline  a  non  svanire. E  si  vedono  i  pomeriggi   scorrere  attraverso  il  moltiplicarsi  delle  ombre, ma  senza  tristezza, sempre  col  sorriso, sempre  con  tanta  consapevolezza. Così  ci  si  sente  più  saggi, tesi  a  intrecciare  passato  e  presente, ad  amare  stanze  chiuse  e   vetri  umidi  di  pioggia, a  scrutare  l’orizzonte  in  attesa  dell’ignoto, a  lasciarsi  rapire  dalle  prime,  caute  nebbie  del  mattino.

A  settembre, l’attesa  è  uno  strano  groviglio  di  pensieri. Non  si  può  fare  a  meno  d’immaginare, non  si  può  fare  a  meno  di  essere  felici.

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Il  sole  generoso  di  queste  ore  è  un  richiamo  a  pensieri  lievi, fatti  di  fiori  e  di  verde  senza  fine. Maggio  è  la  primavera  nel  pieno  del  suo  splendore: sicura  di  sé, quasi  spavalda, priva  dei  tanti  capricci di  marzo  e  delle  improvvise  timidezze  di  aprile.

In  queste  giornate  di  luce  e  di  risate  non  troppo  sommesse, le  rose  non  sono  soltanto  un  pensiero  o  un  ornamento, ma  una  compagnia  dolce, misteriosa  e  indulgente. Su  un  tavolo, all’ora  del  tè, raccontano  emozioni  e  ricordi  di  giardini  percorsi  dai  segreti  del  cuore.

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Frammenti di ricordi nella luce di marzo, frammenti d’emozioni sotto il cielo di primavera. E il vento fra i capelli, e il vento fra i pensieri, e il rosa dei fiori che tornano alla vita.
Era tanti anni fa; era un tempo di sogni e di viole nei prati senza fine.

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Con il trascorrere del tempo cambiano molte cose. In passato, non avrei mai pensato che sarei arrivata ad apprezzare persino la nebbia. Ma forse il verbo “apprezzare” è eccessivo. In realtà continuo a ritenerla antipatica e deprimente; tuttavia in alcuni casi la considero affascinante, come quando, leggera e forse timida, accompagna certe mattine d’ottobre fredde e senza pioggia, regalando all’autunno un’atmosfera rarefatta e quasi magica.

Poi c’è la nebbia fitta e opprimente di alcune giornate di novembre scure, squallide e quasi disperate. Sono giornate impossibili da amare perché suscitano pensieri malinconici e spenti, cancellando senza pietà le tinte pastello di certe profonde emozioni.
Eppure, quando cala la sera e si è tanto fortunati da avere un riparo, intravedere a fatica i lampioni, accesi lungo le strade nere, è un incanto che sa di tenebre chiamate a proteggere i ricordi.

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