Luglio e il divenire

L’esistenza si snoda come una somma di problemi da risolvere o aggirare, come un percorso a ostacoli costanti. Qualche volta arriva anche il riposo, l’attimo di quiete e, con esso, l’illusione che il flusso inarrestabile, il mutamento perpetuo intrinseco al procedere nel mondo, si sia dissolto – per nostra fortuna, incomparabile fortuna.

Ma non è così, non è mai così. E, in un mese estremo come luglio, capita di essere felici nel pensare che la vita sia un divenire costante, e che questo movimento sia destinato a proseguire, sebbene ora sia un procedere come di nascosto, come se si dovesse attraversare un passaggio stretto, di quelli che ti fanno mancare il fiato.

A luglio, col sole rovente – a luglio inospitale.

Una finestra aperta

Marzo, tempo di primavera. È il mese di passaggio per eccellenza, insieme a settembre. Ma settembre è un lentissimo, sereno declino, avvolto da impercettibili chiaroscuri e velato da ombre improvvise. Settembre è un ritirarsi adagio, un pacato affievolirsi di ogni eccesso, un’attesa che sa di non essere vana.

Marzo, invece, ha l’irruenza sfrontata e ingenua della prima giovinezza. Inaffidabile e malizioso, marzo sorprende e sconvolge, irrita e diverte. Certe sue piogge inaspettate ricordano l’inverno – l’inverno tetro, quello pieno di rancore; però, quando i giorni diventano sereni, marzo è un compagno allegro, un amico entusiasta, una finestra aperta su un orizzonte luminoso.

Fine settimana

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In  fondo, se  consideriamo  che  ieri  è  stata  l’Epifania, possiamo  pensare  che  questo  fine  settimana  sia  una  sorta  di  prolungamento  delle  festività  natalizie. Allora,  l’immagine  con  le  tazze  così  decorate  è  ancora  adatta  all’occasione. Buon  riposo, buon  divertimento, buon  tutto.

Verso il nuovo anno

Questi  ultimi  giorni  del  2016  sono  freddi  ma  estremamente  luminosi: qui  il  sole  ha  dominato  nonostante  la  stagione, determinando  così  un’atmosfera  diversa  da  quella  che  mi  attendevo  e  che  è  tipica  di  questo  periodo. In  genere, le  giornate  che  separano  il  Natale  dall’inizio  del  nuovo  anno  sono  grigie  se  non  estremamente  cupe, oltre  che  silenziose – quel  silenzio  che  segna  il  riposo  prima  di  nuove  feste  e  nuovi  eccessi. E  silenzio  e  oscurità, mentre  l’anno  si  sta  dissolvendo, hanno  il  merito  di  contribuire  a  creare  un’atmosfera  particolare, quasi  uno  stato  di  sospensione  che  non  ha  eguali  in  altri  momenti  e  in  altre  stagioni.

Ma  questo  sole  insistente – questa  luce  fredda  ma  costante – non  parla  di  sospensione, di  magica  attesa, di  misteriosa  ambiguità  durante  l’inevitabile  passaggio. Il  sole, che  tutto  illumina  e  rallegra, spoglia  le  strade, gli  oggetti  e  le  persone  di  quel  velo  che  rende  arcano  e  attraente  persino  ciò  che  attraente  non  è. E  allora  quella  vertigine  dell’anima  che  sempre  avverto  mentre  l’anno  fugge  via, adesso  è  assente.

Intanto, però, vorrei  augurare  Buon  Anno  a  tutti  coloro  che  faranno  una  passeggiata  su  questo  blog. Ciò  che  auguro, al  di  sopra  di  ogni  cosa, è  che  ciascuno  possa  trovare  la  propria  strada  se  l’ha  smarrita  o  ritiene  di  non  averla  ancora  incontrata. Trovare  la  propria  strada  significa  anche  comprendere  bene, in  profondità, ciò  che  si  desidera  veramente  e  ciò  di  cui  bisogna  liberarsi. I  passaggi, infatti, a  volte  richiedono  coraggio  e  tagli  netti: non  basta  imboccare  un  sentiero  e  percorrerlo  sperando  di  raggiungere  una  meta; a  volte,  occorre  liberarsi  da  fardelli  inutili  e opprimenti  per  poter  procedere  meglio  nel  proprio  cammino.

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E  poi  sì, che  il  nuovo  anno  sia  scintillante, pieno  di  sorprese, di  bei  pensieri, di  ottimismo  e  di  capacità  di  andare  avanti. 🙂

 

 

Così, come dovrebbe essere

Il  mattino  tiepido, con  la  luce  un  poco  stanca  eppure  viva; il  pomeriggio  lungo  e  sereno, ancora  splendente  ma  un  po’  smorzato, senza  l’incontenibile  entusiasmo  della  mezza  estate; poi  la  sera, più  rapida  a  calare  sulle  strade  e  sulla  nostra  intimità. E  un  giorno  qualsiasi, d’improvviso, la  pioggia: fitta, costante  ma  leggera, riguardosa  e  cortese  nonostante  la  sua  intensità.

Così  dovrebbe  essere  settembre, così  vorremmo  vederlo  giungere  a  noi  per  annunciarci  il  mutamento  e  per  regalarci  la  meraviglia  del  passaggio – l’atmosfera  sospesa, pallida  e  rarefatta  dell’intermezzo.

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Il volto gentile di settembre

Chi  ama  l’estate  è  felice  della  serenità  che  spesso  accompagna  i  primi  giorni  di  settembre, del  permanere  del  caldo, del  verde  intenso  che  sembra  voler  restare  all’infinito. In  fondo, i  primi  giorni  di  questo  mese  sono  soltanto  un’estate leggermente  smorzata, un  poco  stanca  dopo  tanti  eccessi, forse  pentita  della  sua  arroganza.

Ma  poi, mentre  procede, settembre  a  poco  a  poco  svela  l’inarrestabile  declino  del  sole, della  luce, del  verde  intenso. I  colori  iniziano  a  mutare  adagio, in  maniera  impercettibile; persino  noi  mutiamo, al  principio  quasi  senza  rendercene  conto. E  quando  arriva  la  prima, vera  pioggia – quella  che  dura  quasi  un  giorno  intero, se  non  di  più-, comprendiamo  che  qualcosa  si  è  spezzato, fuori  e  dentro  di  noi. Ma  è  una  benedizione: è  un  dolcissimo  richiamo  alla  serietà  dopo  la  frivolezza, un  richiamo  fatto  con  garbo  perché  settembre  non  sa  offendere, perché  settembre  è  cortese.

Settembre  conserva  qualcosa  della  leggerezza  dell’estate, ma  senza  la  sua  irritante  superficialità. La  spensieratezza  che  sembra  accompagnare  alcune  giornate  di  settembre  non  è  altro  che  il  volto  gentile  di  un  mese  che, per  quanto  possibile,  vuole  rendere  indolore  il  passaggio  a  un’altra  stagione. E  i  suoi  malumori  conservano  sempre  una  grazia  che  riesce  a  renderceli  cari. Anche  quando  la  pioggia  è  fitta  e  il  cielo  scuro  soffre  osservando  i  nostri  dolori.

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(Accumoli, provincia  di  Rieti)

Verso il passaggio

E  così  anche  agosto  se  ne  sta  andando. Però, almeno  qui, sembra  di  trovarsi  ancora  a  luglio. Oggi  le  temperature  sono  molto  alte  e  l’umidità  non  dà  tregua, tanto  che, mentre  sto  scrivendo, le  persiane  della  mia  stanza  sono  chiuse. Ma  resta  il  fatto  che  l’ultimo  mese  d’estate  sta  scivolando  via, mentre  le  giornate  continuano  ad  accorciarsi  regalandoci  il  segnale  di  un  passaggio  inevitabile.

Non  è  facile  cogliere  quel  delicato, sfuggente  declino  che  ci  accompagna  adagio  verso  la  stagione  delle  foglie  morte – la  stagione  più  misteriosa  e  commovente  dell’anno. Ma  alcuni  di  noi  sanno  osservare, quasi  sempre  in  silenzio, le  suggestioni  più  remote  che  annunciano  l’autunno. E  allora  si  immagina  ciò  che  sarà: il  progressivo  contrarsi  dei  pomeriggi, la  luce  del  giorno  sempre  più  fioca  eppure  generosa, i  viali  dignitosi  e  muti  mentre  le  foglie  se  ne  vanno  senza  alcun  lamento. E  poi  il  vento, la  pioggia, la  nebbia, i  ricordi.

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(Amatrice  durante  l’autunno. L’immagine  è  tratta  da: siviaggia.it)

Dissolvenze ad aprile

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Al  principio  di  aprile, quando  le  giornate  soffrono  ancora  di  un  umore  incerto  e  di  ingenua  timidezza, la  primavera  si  colora  di  un’atmosfera  speciale. Soprattutto  quando  il  lungo  pomeriggio  si  dissolve  nel  tramonto, ci  si  può  lasciare  avvolgere  e  incatenare  e  perfino  sedurre  dal  misterioso  passaggio  verso  la  sera: bastano  il  silenzio,  una  finestra  semi-aperta, il  vento  leggero  che  muove  le  tende  adagio  e  il  cielo  grigio  chiaro  a  richiamare  un  brivido  improvviso, un  ricordo, un’indecifrabile  attesa. Poi  ci  si  sente  sospesi, sia  pure  per  qualche  istante; ci  si  sente  sospesi  ed  eterni  a  un  tempo, ci  si  sente  qui  ma  anche  altrove. E  passato, presente, futuro  si  fondono  a  richiamare  l’infinito.

Forse  è  un  bene  che  certi  momenti  siano  tanto  brevi.

Frammenti di un pomeriggio d’inverno

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Questo  sarà  un  post  molto  particolare, un  post  ‘in  divenire’:  lungo  tutto  l’arco  del  pomeriggio  pubblicherò  pensieri, più  o  meno  brevi, a  mano  a  mano  che  li  scriverò.

Ore  15:36. La  giornata  è  luminosa  e  un  po’  meno  fredda, almeno  rispetto  a  ieri. Per  ora  non  ho  neppure  bisogno  di  accendere  la  luce, e  questo  è  un  privilegio: è  bello  scrivere  accarezzata  dalle  ombre  del  pomeriggio, stranamente  ambigue  e  delicate  come  quelle  autunnali. Il  silenzio  è  magico.

Ore  16:37. Adesso  tramonta  il  sole. Ieri, 15  dicembre, il  sole  è  tramontato  alle  16:36. Avverto  sempre  il  fascino  di  questo  passaggio, di  questi  pomeriggi  che  si  dissolvono  in  fretta  tra  le  morbide  braccia  del  buio. Mi  sembra  d’indovinare, in  essi, una  composta  solennità, una  dignità  infinita.

Ore  16:54. Il  vuoto. Si  scrive  ma  si  tace, si  scrive  e  non  si  racconta  nulla. Anche  questo  è  scrivere, anche  questo  è  comunicare.

Ore  17:19. Buio  d’inchiostro  oltre  i  vetri. La  felicità  che  sento  ora  è  indescrivibile,  impalpabile – un  velo  steso  a  proteggere, sostenere, confortare. La  pienezza  dell’essere, l’allegria  che  non  si  traduce  in  risate  ma  che  riempie  l’anima, sorreggendola.

Ore  18:13. Mi  fermo. Scrivo  e  poi  cancello. Trascorre  un  minuto, lungo, intenso – sembra  eterno. Mi  fermo  ancora. Un  altro  minuto  se  ne  va.

Ore  18:15. In  fondo, non  è  importante  ciò  che  si  scrive, ma  ciò  che  le  parole  scritte  evocano  in  chi  le  legge.

Ore  20:00. Il  pomeriggio  se  ne  è  andato. Ma  il  buio  è  lo  stesso, fitto, denso – buio  d’inverno. Ci  si  prepara  per  ore  calme, ci  si  prepara  per  ore  liete. Buona  serata  a  tutti.

Chiacchiere d’inverno

Dal  titolo  del  post  si  comprende  facilmente  che  non  ho  intenzione  di  soffermarmi  su  argomenti  troppo  seri. Ma  non  sarò  neppure  frivola. Anzi, a  dire il  vero  non  so  come  sarò: desidero, infatti, scrivere  quello  che  capita, liberamente, mentre  digito  sulla  tastiera  in  questa  tarda  serata  d’inverno. Il  freddo  è   pienamente  invernale, almeno  qui, ma  il  paesaggio  conserva  ancora  toni  autunnali, caldi  e  affascinanti.

E  mentre  l’autunno  sta  per  congedarsi, è  piacevole  ricordarlo  e  celebrarlo, ringraziandolo  per  la  sua  immancabile  tenerezza:

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Le  giornate  autunnali  luminose  e  dorate  sono  uno  spettacolo  quasi  insuperabile. E  si  vorrebbe  che  non  avessero  fine, che  splendessero  un  giorno  dopo  l’altro. Ma  torneranno, fra  un  anno  saranno  ancora  con  noi.

Adesso  ci  attende  il  Natale. Ognuno  lo  vive  in  base  al  proprio  carattere, alla  forza  dell’abitudine, all’età  e  alle  situazioni  del  momento. Io  ho  già  preparato  i  miei  alberi  e  ho  addobbato  con  diligenza  tutto  ciò  che  dovevo  addobbare. Ma  mi  sto  annoiando  molto – l’ammetto – nel  pensare  al  Natale; lo  sto  vivendo  come  un  obbligo  o  un  fastidio, qualcosa  di  cui  farei  volentieri  a  meno. Insomma, non  mi  entusiasma. Ma  siccome  non  amo  lamentarmi  e  preferisco  invece, quando  posso, trovare  soluzioni  concrete  per  vivere  al  meglio  anche  ciò  che  detesto, ho  deciso  che  trascorrerò  le  feste  leggendo  e  scrivendo  molto, attività  che  mi  piacciono  e  che, nelle  giornate  dedicate  alle  liete  libagioni, potrò  fare  con  calma, senza  guardare  l’orologio.

E  poi  verranno  gli  ultimi  giorni  dell’anno, quelli  fra  Natale  e  San  Silvestro, quei  magnifici  giorni  sospesi, caratterizzati  da  un  silenzio  anomalo, quasi  solenne, giorni  in  cui  tutto  appare  sfumato, diluito, quasi  inconsistente – desideri, passioni, sentimenti, aspettative, ansie, gioie  e  tristezze. Sono  giorni  misteriosi  e  forse  tra  i  più  affascinanti  dell’anno. A  voi  piacciono?