Estate, cielo e mutamento

Forse è un bene che oggi il cielo sia distratto, l’azzurro scomparso sotto il peso di un colore indefinito. L’estate ha deciso di riposarsi un poco, dormire qualche ora per tornare a splendere radiosa.

Forse è un bene, dicevo, perché s’intravede la possibilità del mutamento. Dell’estate, infatti, molti amano le certezze, quello sfolgorio quotidiano di luce indomita e il brillare degli alberi al sole, giorno dopo giorno, come a proseguire in eterno. Così, il cielo riluttante e sbiadito di un pomeriggio di luglio qualsiasi ci racconta che persino l’estate, prima o poi, sarà costretta a oltrepassare l’orizzonte.

La nostra primavera

Il pomeriggio scorre radioso, di luce chiara che inonda le strade e sugli alberi brilla – la nostra primavera, quella che non ricordi.

Il pomeriggio scorre, passeggia assorto verso il tramonto; poi tace e s’addormenta, s’addormenta fra le morbide braccia della sera, tra le fitte pieghe nere del suo mantello stanco – poi s’addormenta, è vero, ma tu non riposi.

Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

Primavera e mutamenti

Dopo una notte insonne, cui si aggiungono gli effetti dell’odiosa ora legale, mi è precipitata addosso una terribile spossatezza, contro la quale cerco di combattere in ogni modo. Detesto dormire di pomeriggio, anche se oggi ne avrei bisogno; così ho deciso di uscire, e adesso – sono circa le 15:30 – mi trovo nel piccolo parco sotto casa, impegnata a non addormentarmi e ad ammirare la radiosità di questa domenica primaverile. Non posso allontanarmi, un po’ a causa della zona rossa, un po’ per colpa della stanchezza. Devo accontentarmi di restare in questo minuscolo angolo di mondo.

Adesso il parco è vuoto, e ciò significa che è tutto per me, soltanto mio; così mi lascio avvolgere dal timido splendore dell’inizio di primavera:

Ogni anno mi colpisce il rapido mutare del paesaggio, quella trasformazione silenziosa che testimonia il costante pulsare della vita. In pochi giorni sono cambiati i colori, e il bianco e il rosa delle splendide fioriture di marzo si sono dissolti per lasciare spazio ad altri toni. Sono le immagini a parlare, il loro confronto a raccontarci la meraviglia della nuova stagione. Quindici giorni fa:

Oggi:

E ancora quindici giorni fa:

Oggi:

Questi sono ormai scomparsi, raggiungendo la rarefatta dimensione del ricordo:

Mentre il vento di fine marzo, gentile, mi sfiora appena, la memoria torna a due mesi fa, alla morte dell’inverno, al suo incedere tetro, ai suoi occhi di ghiaccio; e allora il mutamento appare sorprendente, quasi un miracolo:

Le sere d’autunno

Passeggiare nel tardo pomeriggio, in un sabato di novembre, col buio e un velo di nebbia sottile, è un’impresa che richiede un po’ di coraggio, specialmente in viale Buon Pastore, una strada dotata da sempre di scarsa illuminazione. Ammetto di essermi sentita a disagio camminando da sola nell’oscurità di questa fredda sera di fine autunno, lungo il viale semideserto; ma non ho saputo resistere al desiderio di passeggiare prima di cena e di starmene tranquilla con i miei pensieri.

Le sere d’autunno sono le più poetiche e avvolgenti, un abbraccio silenzioso e commosso, il sacro che interviene nel mondo per consolarci. Perciò non so resistere al loro richiamo.

Ottobre finisce ed è un capolavoro

Ultimo giorno d’ottobre: il mese più indecifrabile dell’anno sta per dissolversi; deve lasciare il posto a novembre, allo sfaldarsi definitivo della vita, a giornate più brevi e dense di malinconia. Però oggi è sabato e il pomeriggio è luminoso e immobile come se fosse estate, ma un’estate buona, compassionevole, ricca di sentimento.

La verità è che le giornate si creano, non si subiscono, e basta poco per trasformarle in piccoli gioielli. Un lungo, splendido racconto gotico è l’ideale per questo pomeriggio lento e misterioso, che tra non molto si lascerà avvolgere dalle ombre della sera: scelgo di rileggere Il giro di vite di Henry James, scelgo di immergermi in una vicenda ambigua, disturbante e morbosa, enigmatica come certe giornate d’autunno incolori e rarefatte.

Rendiamole un capolavoro, queste ultime, indimenticabili ore d’ottobre.

Una giornata di ottobre

Oggi  è  stata  una  splendida  giornata  di  ottobre: il  primo  mattino  ha  mostrato  un  volto  freddo  e  cupo, con  un  cielo  scuro  e  severo  che  lasciava  presagire  soltanto  malinconia  e  sgomento; poi, prima  di  mezzogiorno, il  grigio  si  è  dissolto  al  sole, un  sole  pallido  e  incerto, timoroso  e  infinitamente  stanco. Dopo, nel  pomeriggio, la  svolta: la  luce  si  è  fatta  più  intensa  e  le  ore  sono  trascorse  tranquille, pervase  dalla  delicata  serenità  autunnale – smorzata, quieta, rispettosa.

Ottobre  è  questo: un  fluire  di  umori  inaspettati. E  poi  dissonanze, stupori, chiaroscuri.

Sera di ottobre

Il  giorno  si  spegne  a  poco  a  poco, il  pomeriggio  sfuma  adagio  nell’oscurità. Le  sere  di  ottobre  giungono  con  pacatezza, cogliendoci  quasi  di  sorpresa  con  la  grazia  del  loro  incedere  silenzioso. In  quei  momenti, mentre  le  ombre  sfiorano  i  vetri  delle  finestre  e  si  addormentano  nelle  stanze  mute, sembra  che  sia  ottobre  ad  avvolgerci, per  donarci  parte  della  sua  magia – e  quel  suo  sguardo  profondo, enigmatico, comprensivo.

Quando l’autunno

A  settembre, l’autunno  manifesta  la  sua  presenza  con  estrema  discrezione. Il  suo  procedere  cauto  e  rispettoso  è  uno  spettacolo  ammaliante, ma  soltanto  per  gli  sguardi  più  attenti, quelli  che  si  soffermano  con  silenziosa  gioia  a  osservare  la  luce  stanca  del  tardo  pomeriggio, e  quella  penombra  che  invade  le  stanze  ben  prima  dello  svanire  del  giorno.

Così, non  si  può  fare  a  meno  di  immaginare  ciò  che  accadrà  quando  l’autunno  abbandonerà  il  suo  riserbo, quando  inizieranno  i  giorni  in  cui  le  foglie  cadranno  insieme  alla  pioggia, deboli  ma  non  ancora  stremate, e  noi  potremo  guardarle  dietro  a  una  finestra  chiusa, stupefatti  proprio  come  se  fosse  la  prima  volta, come  se  non  avessimo  mai  visto  prima  la  pioggia, le  foglie  e  il  vento  abbracciarsi, piangere, sorridere.

Luce di maggio

Chiara, ferma  e  talvolta  indecisa, lievemente  turbata – ma  solo  per  un  attimo, solo  per  un  frammento  di  questo  tempo  infinito. E  poi  la  pace, il  complicato  mosaico  dei  pensieri, i  segreti  dell’anima  che  vacilla,  mentre  il  pomeriggio  scorre, freme, vive  a  dispetto  di  tutto  e  di  tutti.