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Posts Tagged ‘pomeriggio’

Rito di primavera

Ricomincio  a  scrivere  volentieri  dopo  giorni  pieni  di  impegni  e  di  tanta, tanta  stanchezza. E  voglio  ricominciare  in  sintonia  col  clima  sereno  e  luminoso  di  questo  marzo  così  felice, quasi  del  tutto  privo  di  capricci, inaspettatamente  allegro  e  disponibile. Cominciamo  allora  con  una  bella  merenda, importante  rito  pomeridiano  per  chi  può  permetterselo. Se  il  tè  invernale  è  un  momento  di  conforto  e  di  calore  chiamato  a  combattere  l’oscurità  e  l’oppressione  della  stagione  fredda, durante  la  primavera  diventa  invece  una  pausa  leggermente  frivola  e  giocosa, ma  indispensabile  per  scandire  il  ritmo  della  giornata, per  conferirle  un  senso, per  non  renderla  un  piatto  rincorrersi  di  ore  sempre  identiche  a  se  stesse:

In  primavera, i  fiori  prevalgono  in  ogni  occasione, anche  durante  il  rito  del  tè. E  ci  rasserenano  donandoci  tranquillità  e  benessere. In  fondo, alla  primavera  si  chiede  questo: un  po’  di  allegria  e alcuni  momenti  di  quieta  leggerezza. Buon  pomeriggio  a  tutti. 🙂

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.pensieriepasticci.ifood.it/2013/02)

 

 

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E poi la sera

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Riflessi di giorni  lontani –  stralci  di  oro  e  di  azzurro. Il  pomeriggio  intona  un  canto  sommesso,  dissolvendosi  nell’oscurità  fredda  e  disfatta. Scompaiono  le  foglie, desolati  frammenti  sotto  la  pioggia  stanca – e  poi  la  sera  e  i  volti  deformi  celati  dietro  il  fragile  velo  dei  ricordi.

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le_foglie_autunno

Questo  post  è  “in  divenire”: sarà  aggiornato  a  poco  a  poco, come  un  diario. Il  diario  di  una  giornata  di  ottobre  scura  e  malinconica.

Ore 15:32. Poco  fa  il  cielo  è  diventato  così  scuro  da  incutere  timore, se  non  vero, autentico  terrore: è  difficile  vedere  una  giornata  d’ottobre  tanto  cupa  e  disperata. Ma  questa  improvvisa  oscurità  è  stata  il  segnale  di  un  temporale  imminente. E  infatti  adesso  piove  a  dirotto, piove  come  se  non  dovesse  smettere  mai  più, piove  mentre  i  tuoni  accompagnano  il  rumore  delle  gocce  che  cadono  fitte. Ottobre  sta  piangendo.

Ore 16:41. Piove  intensamente  anche  se  i  tuoni  non  si  avvertono  più. Adesso  l’estate  è  davvero  un  ricordo  molto  lontano. La  strada  non  è  soltanto  cupa: è  straziata  dal  tempo, straziata  dal  grigio  scuro  che  si  è  riversato  su  di  noi  d’improvviso. Ma  è  ancora  giorno  e  il  pomeriggio  scorre  quieto  nonostante  tutto.

Ore 17:41. Apprezzare  una  giornata  come  questa  è  uno  sforzo  non  da  poco, persino  per  me  che  porto  l’autunno  nel  cuore. Però  mi  sento  serena, qui, nella  mia  stanza  illuminata,  mentre  fuori  il  cielo  continua  a  soffrire  e  a  piangere  lacrime  disperate.

Ore 19:20. Continua  a  piovere  e  l’atmosfera  è  decisamente  malinconica, se  si  ha  l’ardire  di  guardare  fuori  dalla  finestra. Ma  preferisco  evitare  e  concentrarmi  sull’interno, che  è  molto  più  piacevole  e  gaio.

Ore 22:02. Finalmente  un  po’  di  pace  e  di  riposo. Continuo  a  sentire  la  voce  della  pioggia, delicata, suggestiva, triste. La  notte  sarà  lunga.

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autunno27

È  arrivato  ottobre, enigmatico, sensibile  e  profondo. La  sua  delicata  complessità  sfugge  anche  allo  sguardo  più  attento: davanti  ai  nostri  occhi, ottobre  dispiega  gioia  e  malinconia, lacrime  e  sorrisi, estatiche  lentezze  e  improvvise  accelerazioni.

Il  primo  freddo  pungente  al  mattino, l’indecisione  del  cielo  fra  il  sole  e  l’oscurità, le  ombre  che  si  allungano  durante  il  pomeriggio, l’atmosfera  rarefatta. E  poi  la  nebbia, timida  e  incerta, ad  accarezzare  dolcemente  pensieri,  sentimenti  e  segreti; e  i  viali  calmi, muti  spettatori  della  vita  che  passa  e  scompare  in  fretta. Comincia  lo  spettacolo  delle  foglie  morenti – e  comincia  adagio: foglie  rosse  nei  parchi, lungo  le  strade, nelle  aiuole  che  tutti  ignorano  e  che  invece  sono  lì, anno  dopo  anno, stagione  dopo  stagione.

Talvolta, si  vorrebbe  che  quelle  foglie  parlassero, che  ci  indicassero  la  via, che  ci  suggerissero  il  sentiero  da  percorrere. Tavolta  si  percepisce  invece  qualcosa  di  oscuro, un  presagio  o  forse  il  nulla – la  fantasia  malata  dei  giorni  più  tetri  e  spenti. Eppure, ottobre  racconta  sempre  qualcosa. Magari  inaspettatamente, quando  il  crepuscolo   diventa  un  canto  misterioso  e  lento.

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Autunno e intimità

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L’autunno  è  la  stagione  che, più  di  ogni  altra, ci  fa  assaporare  il  gusto  e  il  piacere  dell’intimità. In  questa  stagione, la  casa  assume  sfumature particolari: la  luce  smorzata  che  attraversa  le  finestre  crea  nuove  ombre  nelle  stanze, ombre  arcane  e  sfuggenti. Ma  non  è  la  strana, inquietante  luce  obliqua  di  primavera, quella  luce  che, mentre  il  pomeriggio  muore, sembra  preludere  all’eternità; la  pallida  luce  d’autunno, quando  il  giorno  declina, è  piuttosto  un  invito  a  pensare, a  raccogliersi, ad  ascoltare. Ascoltare  se  stessi, ascoltare  le  parole  che  non  vogliamo  raccontarci, ascoltare  il  silenzio  e  la  sera  che  cala  adagio, nel  quieto  tepore  della  nostra  casa. Mentre  il  mondo, per  fortuna, resta  fuori.

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Il  mattino  tiepido, con  la  luce  un  poco  stanca  eppure  viva; il  pomeriggio  lungo  e  sereno, ancora  splendente  ma  un  po’  smorzato, senza  l’incontenibile  entusiasmo  della  mezza  estate; poi  la  sera, più  rapida  a  calare  sulle  strade  e  sulla  nostra  intimità. E  un  giorno  qualsiasi, d’improvviso, la  pioggia: fitta, costante  ma  leggera, riguardosa  e  cortese  nonostante  la  sua  intensità.

Così  dovrebbe  essere  settembre, così  vorremmo  vederlo  giungere  a  noi  per  annunciarci  il  mutamento  e  per  regalarci  la  meraviglia  del  passaggio – l’atmosfera  sospesa, pallida  e  rarefatta  dell’intermezzo.

settembre

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Il cielo stanco

Fermo  il  cielo  bianco – asfittico, irresoluto, stanco. Stremati  i  muri  delle  case  vuote,  chiuse, in  attesa. Stremati  i  campi, povere  anime  indifese  al  sole; immobili  i  monti,  taciturni  e  quasi  felici, ubriachi  di  luce, sazi  di  agosto.

Talvolta, quando  in  città  il  pomeriggio  prosegue  con  lentezza  esasperante, a  invaderci  è  soltanto  una  quiete  senza  colore, senza  alcun  tono  degno  di  nota. Ma  è  pur  sempre  qualcosa.

abetone

(La  foto  è  tratta  da: http://www.turismo.intoscana.it/allthingstuscany/aroundtuscany/tuscan-travel-dreams/)

 

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