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Posts Tagged ‘foglie’

Il sole sta accompagnando questi ultimi giorni d’autunno, dopo la pioggia che ha trasformato ogni cosa. A predominare è il giallo delle foglie sui marciapiedi, lungo i viali del parco, sugli alberi che ancora non sono spogli. Ma il rosso è ormai quasi scomparso, quel rosso acceso che riveste i cespugli durante il mese di ottobre, quando l’autunno è un’armonia di sfumature audaci e l’inizio di un mistero infinito.

Alla fine di novembre, l’autunno assume un tono solenne e un umore quasi tetro. Se ne comprende tutta l’importanza, se ne afferra tutta la grandezza; eppure il suo enigma resta intatto, come fosse un richiamo verso l’eternità.

Ma ora è dicembre, il mese della festa. Il centro storico è addobbato come non mai: sembra un gioiello prezioso quando l’oscurità del pomeriggio si affanna a ricoprirlo, e le luci si accendono per sfidare la notte e il gelo. Natale comincia mentre l’autunno si dissolve adagio, una mattina dopo l’altra, fra la nebbia o la pioggia. E si dissolve composto, calmo, silenzioso, così com’è arrivato.

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Il cielo è affaticato: a dominare è un senso di precarietà – sentirsi deboli e disorientati, in bilico fra il presente e l’eterna incertezza di ciò che avverrà.

Ottobre è la saggezza di saper tacere quando la voce è superflua – quando le foglie iniziano a coprire l’asfalto a poco a poco, incuranti di fronte all’indifferenza degli uomini.

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Scorcio d’autunno

Il  freddo  intenso  ha  fatto  la  sua  comparsa: in  appennino  la  neve  è  alta  e  qui  in  pianura  le  mattine  e  le  notti  sono  gelide. Eppure  l’atmosfera  resta  autunnale: quando  le  giornate  sono  quiete  e  luminose, camminare  lungo  i  viali  ancora  ricoperti  di  foglie  dorate  diventa  poesia, una  poesia  calata  nella  banalità  del  quotidiano. Ed  è  questa  la  magia  dell’autunno, quella  magia  che  le  altre  stagioni  non  possono  vantare: l’autunno, generoso, riesce  a  trasformare  persino  la  via  più  insignificante  e  l’angolo  più  oscuro  in  uno  scorcio  indimenticabile.

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L’autunno  assume  ora  un  tono  solenne, sebbene  privo  dell’opprimente  severità  invernale. Le  incantevoli  armonie  di  ottobre, raro  equilibrio  di  serenità  e  di  tristezza, vengono  meno  per  lasciare  spazio  a  ombre  più  scure, a  nebbie  più  dense, a  cieli  più  tetri.

I  pomeriggi  si  accorciano  di  giorno  in  giorno, le  foglie  cadono  incessantemente, le  piogge  diventano  quasi  ossessive. L’autunno, ormai,  non  può  più  celare  la  sua  lentissima  agonia:  è  il  momento, questo, di  un  profondo  desiderio  di  raccoglimento. E, mentre  scende  la  sera, a  invaderci  è  soltanto  un  indescrivibile  senso  di  pace.

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Ottobre e silenzio

Sotto  questo  cielo  indefinito  e  stanco – pallida  incertezza  di  grigio  e  di  bianco -,  ottobre  è  il  silenzio, l’austero  silenzio  che  accompagna  ogni  passo. Lungo  i  viali, tra  le  foglie  impassibili  e  il  ricordo  confuso  di  ciò  che  eravamo.

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Ottobre  è  l’intenso  grigio  di  giornate  malinconiche  eppure  serene, giornate  spente  eppure  vitali – stupefacenti  nella  loro  placida  solennità.

Ottobre  è  la  pioggia  che  invita  alla  saggezza, la  saggezza  di  stanze  chiuse, di  mura  spesse  e  di  case  vecchie – e  la  dignità  d’interminabili  silenzi.

Ottobre  è  il  sole  lieve  di  giorni  chiari  e  senza  affanni, giorni  di  foglie  colorate  lungo  le  strade  assorte  e  mute, giorni  di  quiete  e  di  ricordi,  di  memorie  che  trapassano  il  cuore – mentre  la  sera cala  misteriosa  a  custodirle.

Ottobre  è  uno  scrigno, un  oggetto  polveroso  chiuso  a  lungo  in  una  soffitta  buia. Ma  arriva  un  giorno, un  giorno  particolare; arriva  un  giorno  in  cui  si  sale  in  quella  soffitta  e  si  cerca  quello  scrigno,  per  aprirlo, per  comprenderlo, per  coglierne  ogni  segreto. E  allora  si  scopre  un  tesoro, un  insieme  di  oggetti  di  squisita  fattura – e  poi  lettere, vecchie  cartoline, qualche  foto  ingiallita, il  passato  che  ritorna  e  che  invoca  attenzione.

Ottobre  è  la  verità, la  verità  che  emerge  adagio, con  garbo, con  infinita  grazia – per  non  ferire.

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Buon mercoledì

Ricordo  che, quando  avevo  quindici  o  sedici  anni, chiamavo  il  mercoledì  giorno  di  transito, perché  non  mi  piaceva  troppo  a  causa  della  sua  posizione: essendo  a  metà  della  settimana, il  mercoledì  mi  appariva  anonimo, quasi  insignificante, privo  di  dimensione  e  di  carattere. Adesso, invece, mi  è  più  simpatico, anche  se  ne  ignoro  le  ragioni. A  parte  queste  amenità, siccome  oggi  è  un  mercoledì  mite  e  soleggiato, mi  piace  accompagnarlo  con  l’immagine  di  un  bel  picnìc  autunnale:

Non  ho  mai  partecipato  a  un  picnìc  durante  l’autunno. Però  mi  sembra  un’ottima  idea, con  le  prime  foglie  ingiallite  sull’erba  e  la  pacata  luminosità  delle  giornate  non  ancora  troppo  brevi. Intanto, buon  mercoledì  a  tutti.

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.10elol.it/tag/ricetta/page/2/)

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