Verso la primavera

Di solito, quando l’inverno finisce, cambio la grafica del blog all’inizio di marzo. Ma quest’anno scelgo di farlo oggi, 27 febbraio, perché la nuova stagione sembra avanzare con sicurezza, come se la forza dell’inverno si fosse sfaldata bruscamente per ragioni ignote. Anche il vento improvviso, che infuria ora sulle strade, sembra uno dei tanti volti della primavera.

Mi chiedo allora come sarà. Spero che la stagione dei fiori possa dispiegare tutte le sue sfumature, che possa commuoverci con le sue incertezze e le sue ingenuità, che possa farci arrabbiare con i suoi scoppi d’ira inattesi e i suoi capricci ingiustificati; e mi auguro che riesca a trasmetterci la sua inesauribile vitalità, il suo costante ottimismo, le sue tante illusioni. Spero che la primavera sia, quest’anno, come un arcobaleno dopo la tempesta.

Il nostro lato infantile

Oggi è arrivata la pioggia, abbastanza intensa. Ma adesso il cielo si sta schiarendo e l’atmosfera non è opprimente né malinconica. Il vento, però, non se ne va, segno di profonda inquietudine.

Anche nel mondo onirico il vento è simbolo di metamorfosi. Quando arriva, infatti, spezza un equilibrio, mette in discussione l’esistente, produce una trasformazione. Le cose cambiano, non possono restare sempre immobili. Questo ci racconta il vento.

In primavera, il vento ci affascina perché lo colleghiamo al carattere mutevole di questa bellissima stagione. Non potremmo neppure immaginare una primavera senza vento e nuvole che si rincorrono in cielo e umori altalenanti. Che la primavera sia capricciosa, come i bambini e gli adolescenti, è parte del suo fascino, che risiede nella sua ingenua vitalità, nei suoi indomabili impulsi, nel suo ottimismo. Come resisterle? Chi di noi non avverte, in questo periodo, il desiderio di tornare adolescente e di riuscire ancora a sognare? Chi di noi non vorrebbe fare una breve vacanza nel passato per rivivere certe ore magiche o apparentemente tali? La primavera suscita tutti questi desideri, e la voglia di correre, di fare marachelle, di scherzare, di parlare a lungo anche del nulla.

La primavera stuzzica il nostro lato infantile e, così facendo, stimola anche la nostra creatività.

Sognando la primavera

in giardino

Il  sole  di  queste  giornate, dopo  la  breve  parentesi  della  neve, è  un  invito  a  sognare  la  primavera, un  richiamo  irresistibile  verso  i  mesi  che  verranno.  Per  me, la  primavera  non  è  tanto  una  stagione  che  ogni  anno  si  rinnova  quanto  un  ricordo, il  ricordo  quasi  incantato  di  un  tempo  molto  lontano. Durante  l’infanzia  e  la  prima  adolescenza, la  primavera  era    meravigliosa, qualsiasi  cosa  accadesse, qualunque  fosse  il  mio  stato  d’animo  del  momento: era  la  vita  innamorata  di  se  stessa  che  emergeva  dalle  gelide  oscurità  della  stagione  fredda, era  il  frenetico  ottimismo  del  cielo  felice, era  la  speranza  in  un’età  in  cui  si  sperava  sempre, a  prescindere  da  tutto  e  persino  contro  ogni  evidenza.

Allora  riuscivo  a  notare  ogni  sfumatura  della  primavera  perché  la  osservavo, la  vivevo, la  sentivo  dentro, era  parte  di  me: una  magnifica, splendente, ingenua  illusione. Ricordo  che  ogni  scusa  era  buona  per  uscire  da  casa  e  correre  via,  magari  soltanto  nel  parco  più  vicino; ma  era  abbastanza  per  lasciarsi  inebriare  dalla  fremente  vitalità  della  stagione  e  gioire  di  essa. Le  giornate  di  pioggia  erano  intervalli  malinconici, che  suscitavano  rabbia  perché  spezzavano  l’allegra  danza   delle  giornate  di  sole; tuttavia, anche  allora percepivo  uno  strano  fascino  nella  pioggia  primaverile, quasi  fosse  un  momento in  cui  comunicare  con  una  dimensione  misteriosa.

Adesso,  della  primavera  apprezzo  l’assenza  di  eccessi, i  momenti  impetuosi  ma  privi  di  cattiveria, gli  sguardi  obliqui  e  curiosi, l’irrefrenabile  desiderio  di  piacere, l’ingenuità  delle   tinte  pastello  che  riescono  a  colorare  persino  le  giornate  più  spente. Ma  ho  la  spiacevole  impressione  che  se  ne  vada  sempre  troppo  in  fretta, assorbita  dalla  prepotente  personalità  dell’estate. E  poi  mancano  certe  illusioni, senza  le  quali  la  primavera  non  può  più  essere  la  stessa.

(Nell’immagine  il  dipinto  In  giardino, di  Giuseppe  De  Nittis)

Lunedì: sogni e realtà

Lunedì, per molti giorno detestato. Ricomincia la settimana e ricomincia il solito ritmo, che consiste nel destreggiarsi fra corse frenetiche e mille attività, utili o inutili a seconda dei casi, ma quasi sempre obbligatorie. E allora che fare per iniziare tutto ciò con ottimismo?
Cominciamo così, con una bella fetta di torta Costanza: 🙂

Se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, considerando la bellezza dell’insieme questa torta sembra proprio invitante, e i suoi colori suscitano serenità insieme a infiniti sogni di primavera.

Certo può sembrare strano pensare alla primavera mentre gennaio finisce e febbraio, dispettoso e gelido, ci aspetta al varco. Ma per cominciare bene la settimana, lasciarsi trasportare dalla fantasia e immaginare certi toni può essere stimolante:

Il roseto come emblema di pace e di sogni senza ombre.

Certo, ora dobbiamo continuare a sopportare il freddo, la neve e lo spettacolo degli alberi spogli. Però, a ben guardare, non è detto che sia un brutto spettacolo:

Buon inizio di settimana a tutti. 🙂

Le parole scritte


Sono sempre stata ottimista a proposito degli effetti della scrittura. Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che le parole scritte abbiano un potere immenso: possono colpire, emozionare, far riflettere, risvegliare sentimenti che credevamo sepolti o inesistenti, suscitare ricordi, rivelare il nostro io più profondo, sconvolgere, rallegrare.
Le parole scritte, poi, a differenza di quelle pronunciate oralmente, restano nel tempo, non scivolano via, non si dissolvono velocemente come i nostri pensieri: a esse si può tornare in qualsiasi momento perché sono sempre lì, pronte e in paziente attesa di ciascuno di noi anche dopo secoli dalla loro prima comparsa. Poi, si sa, i loro effetti dipendono dalla disposizione mentale delle persone che le leggono.

In genere, chi scrive non opera mai a caso. Anche quando sembra che si stia lasciando trasportare dalle emozioni del momento, in realtà è consapevole di ciò che fa e del messaggio che intende trasmettere. Tocca al lettore cogliere tale messaggio e rielaborarlo in termini personali, adattandolo al proprio stato d’animo del momento, al proprio carattere e ai propri desideri. Ecco perché un testo, breve o lungo che sia, non appartiene mai soltanto a chi lo scrive ma anche a chi lo legge. Ed ecco perché sono ottimista: so che non si scrive mai invano, neppure su un blog, perché scrivendo si comunica sempre almeno con un’altra persona e perché le parole possono essere rilette all’infinito. Le parole scritte, se hanno un senso, non sono mai inutili.