Settimana di primavera

Ci auguriamo che sia così: una settimana d’intensa primavera, la primavera degli inizi, quella ancora bambina, inebriante di colori delicati e di sogni. È una bellezza fragile, quasi ultraterrena, e a lungo non sa resistere. Occorre ammirarla ora, adesso che il tempo suo si compie in un battito di ciglia, come dall’alba al tramonto – come lo spegnersi d’improvviso. E senza molestarla, perché a tanto splendore si deve solo rispetto – e silenzio, silenzio per ascoltare.

Di bellezza e saldi valori

Per non lasciarsi trascinare dal caos del mondo, dalla volgarità dilagante e dagli umori maligni delle persone moleste, bisogna cercare la bellezza e restare ancorati ai propri valori, ammesso che se ne abbiano.

Nei momenti di crisi, nei periodi complicati, il ricorso alla bellezza e ai nostri principi più profondi sono l’unico mezzo per salvarci. La bellezza è declinata in tanti modi e tocca a ciascuno di noi coglierla: i colori del tramonto, i fiori primaverili che sbocciano per lasciarsi ammirare, la pioggia sottile che sembra cantare, la rugiada del mattino, un buon libro, la musica di quel tempo lontano; e poi ascoltare il silenzio, scoprire sentieri nascosti, parlare alla luna, afferrare ciò che sfugge a molti. Chi ritiene che ciò significhi accontentarsi, non ha compreso nulla della vita.

Oltre alla bellezza, sono indispensabili i valori, quelli cui aggrapparsi quando infuria la tempesta, i principi nei quali crediamo e che danno un senso a tutti i gesti quotidiani: sono loro a definire in modo chiaro le cose che non faremmo mai, quelle che nessuno può obbligarci a fare. Se si è talmente forti e saggi da attraversare il mondo saldamente legati ai propri valori, si troverà sempre una via d’uscita.

La teoria del pascolo, i fatti, la vanga terapeutica e la bellezza

Come fare per vivere al meglio ogni giorno della nostra vita? Quali comportamenti adottare per non cadere nelle tante trappole che certuni amano disseminare sul nostro cammino? Cosa fare per cogliere i piccoli doni che il mondo ci offre ogni giorno? Che strategie adottare per diventare persone migliori? Non ho la bacchetta magica né so fare incantesimi, ma qualcosa posso scrivere. A modo mio, s’intende, ché si possono raccontare tante verità anche sorridendo.

La teoria del pascolo. No, non bisogna associarlo alle mucche, anche se loro, al pascolo, ci vanno davvero. La teoria del pascolo, da me elaborata in tempi non sospetti, prevede la necessità di mandare a pascolare in fretta, senza indugio, le persone negative. Mollarle, chiudere loro le porte in faccia, alzare altissimi muri inespugnabili. Sembra banale, ma non lo è, perché gli esseri umani trascorrono buona parte della loro breve vita invischiati in rapporti terrificanti o mediocri o umilianti. Le ragioni sono tante e qui non mi ci soffermo; dico solo che, per un effetto combinato di educazione familiare, pressioni ambientali e mancata conoscenza dell’animo umano, tante persone, vittime di schemi disfunzionali, s’impantanano in amicizie, relazioni varie e matrimoni orripilanti. E sono persino convinte che vada bene così, che sia giusto lasciarsi manipolare e martoriare da soggetti sadici o malintenzionati o semplicemente insulsi. Posso svelare un segreto? No, non è obbligatorio farsi rovinare la vita. Lo so, in tanti vi hanno detto che bisogna sopportare (soprattutto alle donne, lo dicono), a scuola alcuni vi hanno persino insegnato che bisogna stare al proprio posto (fini pedagogisti, sì) e mamma e papà, poi, non se ne parli, ché vi vogliono integratissimi e uguali a tutti gli altri. Ho semplificato e banalizzato molto, ovvio; ma mi sembra che il concetto sia chiaro. E c’è un problema: hanno torto marcio, tutti quanti. La vita è breve e complicata e, in genere, si muore molto, molto male. Perciò non vi è alcuna ragione di sprecare la propria esistenza sopportando narcisisti patologici, sfruttatori di ogni risma, gente complessata che vuole scaricare le sue frustrazioni su di voi e casi umani assortiti. Sto esagerando? No, sono soltanto sincera e ho persino ragione. Perciò la teoria del pascolo, da associare sempre al rasoio di Occam, è una condizione fondamentale per vivere in modo sano, gratificante e dignitoso. Pertanto: muoversi in fretta, galoppare rapidamente e mandare al pascolo subito gli individui sopra descritti. Chiuderli fuori dalla propria esistenza, insomma.

I fatti, i fatti: soltanto i fatti contano. Tutti amiamo le belle parole, i sorrisi, le vocette languide e dolci. Peccato però che, a volte, dietro a questo miele seducente si nascondano serpenti a sonagli, manipolatori di ogni genere, persone con pessime intenzioni. Come riconoscere costoro? C’è un metodo infallibile: osservare la corrispondenza tra le parole e i fatti. Se le azioni sono in contrasto con le parole, deve scattare la teoria del pascolo, enunciata qui sopra. Banalizzo al massimo: se Tizio mi fa un complimento ma, subito dopo, mi sferra un pugno, conta il pugno e non il complimento. Solo che la mente umana tende a consolarsi attaccandosi all’idea che le è più favorevole, in questo caso il complimento. Semplifico ancora: Tizio fa un bel complimento a Caia, subito dopo le sferra un pugno e Caia, vittima di una dissonanza cognitiva, ossia in preda alla confusione, tende a giustificarlo o a perdonarlo perché la sua mente corre al bel complimento. Questo meccanismo fa la gioia di tutti gli individui più meschini e disgustosi che esistono, e miete vittime ogni giorno. È in questo modo che si trascinano per anni rapporti tremendi o si cade vittime di truffatori di ogni genere. Ma davvero vogliamo lasciare che costoro prosperino? Ma davvero vogliamo regalare un minuto della nostra vita a gente simile? Ripeto: basta osservare se le parole corrispondono ai fatti. Perché la verità è che costoro si tradiscono sempre. Solo che bisogna avere il fegato – sì, il fegato – per ascoltarli bene e guardarli mentre agiscono. Realismo, razionalità e attenzione ai fatti ci salvano l’esistenza. Provare per credere.

La teoria della vanga terapeutica, ovvero: muovere le mani, please. Coltivare la mente è una condizione indispensabile per imparare a ragionare e quindi per muoversi bene nel mondo: se si può – non tutti possono – bisogna leggere, leggere, leggere e studiare. Però, nello stesso tempo, è opportuno dedicarsi sempre a qualche lavoro manuale, qualsiasi esso sia. Il lavoro manuale è un modo straordinario per restare ancorati alla realtà e per imparare a rispettare il prossimo. Dedicarsi a un piccolo lavoro manuale significa arrivare a comprendere l’importanza di tutti i mestieri, anche i più umili, senza i quali questo mondo non potrebbe sussistere e certi soloni, chiusi nella torre d’avorio dei loro privilegi, non potrebbero neppure aprire la porta di casa ogni mattina. Inoltre, il lavoro manuale combatte l’apatia e quel particolare senso di rassegnazione che qualche volta ci pervade. Il lavoro manuale, poi, aumenta l’autostima, perché è bellissimo creare qualcosa con le proprie mani e vedere il prodotto finito. Io, ad esempio, amo lavorare a maglia e pitturare sedie e mobili vecchi, ridando loro nuova vita. Ecco, è proprio questo il punto: regalare vita, recuperare ciò che sarebbe gettato via o dimenticato. Un lavoro manuale si trova sempre: basta inventarselo. E sì, è davvero terapeutico.

Che la bellezza sia sempre con noi. È tutta una questione di sguardo, nulla più di questo. Ma bisogna saperlo usare e avere cuore per farlo. La bellezza è vicina a noi, sempre: un magnifico tramonto, un fiore che spunta in mezzo al fango, una strada dimenticata dai più, un cane o un gatto che giocano sull’erba, il mattino che compare adagio. E poi un libro, una spiaggia, le colline d’autunno e a primavera, qualche parola improvvisa a portare conforto, la luna d’estate, i luoghi della memoria. Ciascuno può afferrarla dove vuole, la bellezza; ma non si dica che è impossibile, perché dipende da noi.

Un pensiero

Un blog come questo, piccino e casalingo, disperso nell’immenso oceano di internet, ha un suo scopo, anch’esso molto modesto: dispensare un po’ di bellezza, declinata in tante forme. Bei colori, bei paesaggi, armonie di parole e di pensieri. Questo perché, ogni giorno, siamo soffocati da bruttezze di ogni tipo e volgarità e insipienza.

Dopo una settimana piena d’impegni, che purtroppo mi hanno tenuta lontana da questo blog, ricomincio a scrivere così, affermando il nostro bisogno di bellezza, di serenità, di dolcezza.

Guglielmo. E poi le rape, il castello, il bambino e i fiori

Come fare per trascorrere il nuovo anno con qualche consapevolezza in più? Quali strategie adottare per non rovinarsi troppo l’esistenza? Si possono evitare alcuni errori? Si può fare qualcosa di buono per sé e per gli altri?

Rivolgersi a Guglielmo, prego. Mai dimenticarlo: è la condizione indispensabile per camminare nel mondo senza commettere troppi errori. Ed è gratis, non si paga proprio: Guglielmo è disponibile con tutti e non pretende nulla in cambio. È stato lui a suggerirci di pensare alle soluzioni più semplici, senza moltiplicare gli enti all’infinito. Questo principio filosofico di primaria importanza può e deve essere usato nella vita di tutti i giorni, quella in cui sembra non accadere mai nulla e invece accade tutto: ebbene sì, il rasoietto di Occam funziona sempre, ci salva e c’impedisce di schiantarci contro troppi muri. Si scelgano sempre le risposte più semplici. Tizio ti offende? No, non è una strategia per conquistarti o per celare chissà che tormenti interiori: significa soltanto che ti disprezza e che devi tagliare la corda subito, se non vuoi perdere la tua serenità. Caio viene trovato in casa sua col cranio sfondato? No, non è stato un pazzo passato per caso o un extraterrestre, ma una persona conosciuta dalla vittima. Sempronio non ti cerca mai? Significa che non ti vuole. Il rasoio di Occam è formidabile, davvero. Procedere a colpi di rasoio vuol dire limitare i danni, limitarne tanti. E non è mica una cosa da poco, in questa valle di lacrime.

No! Per favore, le rape no! Non si cava sangue da una rapa, non c’è niente da fare. Se Asdrubale è cinico e anaffettivo, resterà tale fino all’ultimo e nulla potrà mai smuoverlo. Anzi, c’è il rischio che con l’età peggiori pure. Se Pupetta ti ha tradito dieci volte, ti tradirà anche l’undicesima volta. Se Agenore è tirchio come zio Paperone, non diventerà mai generoso, ma ti farà patire le pene dell’inferno finché morte non vi separi. Tradotto in corretto italiano: perché perdere tempo prezioso ed energie con persone mediocri o addirittura pessime? E perché cercare di attirare l’attenzione dei casi umani? Ce ne sono molti, di casi umani. E qualche domanda bisogna porsela se si va alla ricerca di soggetti simili, pensando di poterli cambiare. Non sarebbe più saggio disfarsi delle rape in fretta?

Il castello, signore e signori, il castello! C’è un momento giusto per aprirsi al mondo e c’è un momento giusto per chiudersi. Quando il freddo è eccessivo, quando la tempesta infuria, quando capita l’imprevedibile, bisogna difendersi e bisogna saperlo fare da soli o quasi. Il castello è un bellissimo simbolo di chiusura e di protezione. E, a volte, chiudersi in una fortezza è indispensabile, è l’unica garanzia di sopravvivenza.

Che il bambino sia sempre con noi. Ma sì, gli anni passano, è vero; dentro di noi, però, c’è sempre una parte un po’ bambina desiderosa di giocare e di scherzare e di combinare qualche marachella, proprio come ai vecchi tempi. Non bisogna vergognarsene e non è saggio reprimerla troppo, perché può regalarci gioia, creatività ed entusiasmo. Il nostro puer interiore, che ha bisogno di essere curato e protetto, coccolato e accudito, contribuisce alla nostra evoluzione e al nostro benessere.

Con un mazzo di fiori in mano. Sono meravigliosi, i fiori, tutti quanti. Sono simboli di bellezza, grazia, tenerezza, turbamento, fragilità, dolcezza. Ecco, per vivere bene occorrerebbe dispensare un po’ di fiori anche agli altri. Un bel gesto non guasta mai, un bel gesto fatto gratuitamente, senza attendersi nulla in cambio. Qualche volta bisognerebbe imparare a dare e non pretendere soltanto di ricevere: aiutare qualcuno in difficoltà, ascoltare, soccorrere, dire una parola buona, incoraggiare. Piccole cose, minuscole, eppure in grado di lasciare una traccia positiva e addirittura di mutare qualche destino. Ci si rifletta ogni tanto, giusto per dare un po’ di significato a questo passaggio stretto chiamato esistenza.

Mentre ottobre se ne va

Nella tarda mattinata, mi sono seduta su una collinetta del parco Amendola nord, il mio preferito. Ne ho già parlato: io vi accedo da via Sassi e lo amo perché è un parco vecchio stile, fitto di sentieri e di alberi bellissimi, che lo rendono un rifugio ideale persino durante le più torride giornate estive. Il parco ospita anche un piccolo anfiteatro. Ciò che lo rende speciale è il fatto che, durante l’autunno, il giallo delle foglie è di un’intensità travolgente, ben più che in altri parchi cittadini. Qui si formano enormi tappeti dorati:

Guardare ottobre mentre scivola via silenzioso è un’esperienza quasi ultraterrena. Stamattina il cielo sembrava assente e si avvertiva una foschia lieve, un velo morbido – non lo si può spiegare:

Non ero l’unica persona rapita da questo spettacolo. C’erano gruppi di ragazzine con cappelli bianchi, voci allegre ed entusiaste, piccole donne intente e farsi fotografie sotto agli alberi; e poi coppie di anziani a mormorare qualcosa sullo splendore dorato e fiabesco della stagione, e persino qualche giovane uomo felice di camminare da solo sulle foglie. Accorgersi della gioia prodotta da questo splendido mese mi ha rallegrata. La bellezza di ottobre mi sconvolge ogni anno, sempre come se la scoprissi per la prima volta.

Ed ecco gli scorci più belli:

Oggi è tornata l’ora solare. Mentre ottobre si prepara a svanire, la grande notte arriva a tenerci compagnia.

Ville abbandonate

Ne ho già accennato. Sant’Agnese vecchia è un quartiere signorile contiguo al centro storico e al Buon Pastore. Ospita le più belle ville della città, spesso in stile liberty, e palazzi di notevole pregio. Alcune vie sono un susseguirsi ininterrotto di splendide case: via Vedriani, via Prampolini, via Valdrighi, via Savelli, viale Moreali, via Andreoli, via Contri, viale Nicola Fabrizi e altre strade ancora.

Nonostante ciò, compaiono anche segni di degrado sparsi qua e là, pochi ma molto appariscenti, soprattutto perché lo splendore dell’insieme fa risaltare la triste decadenza di alcuni angoli. Ogni tanto s’incontrano persino palazzine con gli scuri delle finestre quasi a pezzi, e ci si chiede come possano resistere in mezzo a tanto lusso.

Oggi, però, mi concentro soltanto su due bellissime ville abbandonate, due gioielli lasciati a se stessi, addormentati dentro giardini incolti. Qui sotto la casa è in via Prampolini:

In via Valdrighi all’angolo con viale Moreali, ecco una villa in cui i segni dell’abbandono e dell’incuria sono molto più evidenti:

E sì, queste foto si addicono all’autunno, perché l’autunno è anche declino, nostalgia, abbandono. Perciò immagino questa villa in sfacelo avvolta dalla nebbia di novembre, in una mattina tetra e silenziosa. Credo che le donerebbe, la nebbia fitta, un po’ come certi abiti dai toni cupi e smorzati si addicono ad alcune persone, rendendole uniche, figure antiche precipitate in questo mondo per ragioni in apparenza incomprensibili.

Cena estiva

Si sa, d’estate la sera compare tardi, come se non volesse saperne di arrivare; così, si apparecchia per una cena all’aperto quando il giorno è ancora trionfante e sembra non dover finire. Questa è una bellezza tutta estiva, un dono, cenare in compagnia di alberi e di fiori, mentre la luce si stempera adagio nella notte – e lunghe conversazioni, e noi che non possiamo dormire.

Sono giorni

Mentre il tempo passa, i colori di novembre si dispiegano in tutta la loro stupefacente bellezza: gli alberi sono vestiti di borgogna e di giallo, in contrasto con l’atmosfera spenta, sbiadita, evanescente che domina sulla città. Sono i giorni autunnali più intensi e misteriosi, questi; sono giorni che evocano profondità inconsuete e improvvisi abissi di solitudine. Ma sono anche i giorni dei ricordi, e degli scorci tranquilli, e della serenità che emerge orgogliosa dalle macerie; questi sono i giorni in cui finalmente chiudiamo innumerevoli porte, per trattenere soltanto l’essenziale.