Talvolta aprile

Questa mattina il freddo era quello autunnale, così come il pallore del cielo; intorno il silenzio, un silenzio profondo – e poi un brivido improvviso.

Talvolta aprile imita ottobre, forse per noia, forse per divertirsi, forse perché non sa che altro fare. E ci lascia così, quasi disorientati, persino disfatti – come a non voler capire.

Un sereno giorno di pioggia

La  delicata  pioggia  di  aprile  è  un  tocco  di  grazia  che  si  aggiunge  alla  fresca  bellezza di  questa  stagione. È  una  pioggia  che  non  invade,  ma  che  si  limita  ad  accompagnare, evocare, suggerire, accogliere. Basta  accostarsi  a  una  finestra, guardare  fuori  e  rendersi  conto  della  verità  che  ci  racconta, della  quiete  che  ci  regala, della  serenità  che  riesce  a  trasmettere  nonostante  il  cielo  incolore.

Intermittenze

Il  pomeriggio  è  lungo, tipicamente  primaverile. Il  pomeriggio  è  lungo, luminoso, quieto,  ma  d’improvviso  attraversato  da  una  lieve  incertezza, da  un  mutamento  dell’umore  nel  quale  si  riconosce  uno  dei  volti  più  belli  di  aprile. Non  si  tratta  dell’incertezza  autunnale, quella  che  prelude  alla  comparsa  di  ombre  scure  e  dolenti; questa  è  un’esitazione che  sa  di  timidezza  o  di  lieve  stanchezza  o  forse  di  timore. Ma  senza  drammi, senza  tristezze, senza  il  buio  di  profondità  inesplorate.

È  uno  dei  quei  momenti  che  rendono  aprile  un  mese  speciale, diverso  dagli  altri: la  luce  se  ne  sta  andando  adagio, mentre  nella  stanza  si  accentua  qualche  ombra. Tutto  sembra  parlare  di  una  pausa, di  un  istante  di  quiete  o  persino  di  interi  minuti  di  silenzi  e  di  pacatezza. E  vi  è  qualcosa  di  sfuggente, qualcosa  di  elusivo  in  questa  atmosfera  indefinibile – né  malinconica  né  allegra, chiara  e  scura  nello  stesso  tempo.

Poi  si  avvertono  tuoni, tuoni  in  lontananza, anch’essi  incerti, vaghi  o  forse  soltanto  riguardosi. Aprile  ci  sta  ricordando  che  sempre, in  qualsiasi  stagione, giunge  il  momento  in  cui  è  bene  ritirarsi, chiudere  alcune  porte, tacere.

Pioggia in un giorno di aprile

Esitante, silenziosa, calma, malinconica: è  la  pioggia  di  certe  giornate  di  aprile, giornate  che  sembrano  ripiegate  su  se  stesse, indefinite, incompiute; giornate  che  sono  e  non  sono, che  esistono  e  non  esistono – ferme, irresolute, forse  un  po’  stanche. Ed  è  strana  l’assenza  di  voci  o  il  loro  spegnersi  a  poco  a  poco, come  se  l’atmosfera  riuscisse  a  imporre  lo  smorzarsi  di  ogni  eccesso. Così, si  è  improvvisamente  riconsegnati  a  quei  momenti  di  sospensione  che  soltanto  le  mezze  stagioni  sanno  regalarci: tregue  fatte  di  omissioni, di  pensieri  profondi  e  di  irripetibili  alchimie; tregue  che, a  poco  a  poco, senza  clamore, lasciano  emergere importanti  verità.

Scuro di fine aprile

primavera pioggia

Persino  a  primavera  capita  che  il  cielo  non  voglia  sorridere: d’improvviso,  aprile  dimentica  la  sua  consueta  cordialità  per  incupirsi  e  chiudersi  in  se  stesso, muto  e  tetro  nella  sua  inaspettata  malinconia. Ma  non  si  tratta  dell’oscurità  dei  giorni  d’autunno, quella  che  induce  a  ripiegarsi  e  ad  accettare  il  misterioso  sfacelo  della  vita. Ad  aprile, il  grigio  non  è  mai  così  profondo  da  imporsi  sugli  altri  colori, i  colori  delle  fantasie  più  intime  evocate  da  questa  luce  obliqua  che  sembra  trapassare  l’anima – trapassarla  e  condurla  là,  dove  non  esistono  né  grigi  né  confini.

I campi ad aprile

primavera26

In  questi  giorni, aprile  continua  a  dispiegare  tutte  le  sue  incertezze: è  una  primavera  ancora  cauta  e  timida, la  sua, una  primavera  indecisa  perché  appena  arrivata. Così, permane  quell’atmosfera  magica  in  cui  i  grigi  chiari  del  cielo  s’incontrano  con  un  azzurro  ancora  confuso  e  pigro, che  sonnecchia  contento  in  attesa  di  un  placido risveglio.

E  dopo  saranno  campi  invasi  da  tanti  colori, campi  assetati  di  sole  e  di  vento  a  ogni  ora  del  giorno. Niente  potrà  turbarli, neppure  gli  intermezzi  di  pioggia  e  di  fango, perché  continueranno  a  splendere, a  esibirsi, a  farsi  ammirare  e, soprattutto,  a  consolarci. Con  semplicità  e  modestia, senza  chiedere  nulla  in  cambio.

 

Dissolvenze ad aprile

finestra

Al  principio  di  aprile, quando  le  giornate  soffrono  ancora  di  un  umore  incerto  e  di  ingenua  timidezza, la  primavera  si  colora  di  un’atmosfera  speciale. Soprattutto  quando  il  lungo  pomeriggio  si  dissolve  nel  tramonto, ci  si  può  lasciare  avvolgere  e  incatenare  e  perfino  sedurre  dal  misterioso  passaggio  verso  la  sera: bastano  il  silenzio,  una  finestra  semi-aperta, il  vento  leggero  che  muove  le  tende  adagio  e  il  cielo  grigio  chiaro  a  richiamare  un  brivido  improvviso, un  ricordo, un’indecifrabile  attesa. Poi  ci  si  sente  sospesi, sia  pure  per  qualche  istante; ci  si  sente  sospesi  ed  eterni  a  un  tempo, ci  si  sente  qui  ma  anche  altrove. E  passato, presente, futuro  si  fondono  a  richiamare  l’infinito.

Forse  è  un  bene  che  certi  momenti  siano  tanto  brevi.

Passaggio d’aprile

primavera  corrado  ferrari

L’atmosfera  è  di  una  bellezza  quasi  lancinante. È  il  tipico,  tardo  pomeriggio  di  aprile; è  il  momento, lento  e  misterioso, del  passaggio  verso  la  sera. Ed  è  una  di  quelle  giornate  che  rappresentano  al  meglio  la  primavera, con  i  suoi  toni  delicatamente  ambigui, sfumati  oltre  ogni  possibile  immaginazione: nonostante  il  sereno, infatti, si  percepisce, con  l’avanzare  delle  ombre, un  mutamento, un’incrinatura, un  malumore  lievissimo. Si  comprende  che  forse  arriverà  la  pioggia, magari  domani  o  un  altro  giorno  ancora; ma, a  confonderci, è  la  compostezza  che  accompagna  questo  sfiorire, come  un  velo  impalpabile  che  cala  adagio  e  accarezza  il  mondo  intorno  senza  coprirlo.

Non  è  l’estenuante, enigmatico, stanco  morire  dell’autunno; è  la  pausa  dopo  lo  splendore  di  una  rinascita  colma  d’ingenua  vivacità. È  un  intervallo   necessario  ma  non  per  questo  privo  di  senso: in  fondo, è  un  invito  a  fermarsi  restando  sereni  e  raccogliendo  i  propri  pensieri. Ma  aprile  non  pretende  la  profondità  che  richiede  ottobre; la  sua  ambiguità  conserva  sempre  un  tono  lieve, una  grazia  un  po’  immatura  che  non  rinnega  mai  spensieratezza  e  fantasie  bizzarre. Allora,  ci  si  sente  sospesi  ma  non  troppo, calmi  anche  se  concentrati, seri  ma  non  severi.

 

(La  foto  è  di  Corrado  Ferrari  ed  è  tratta  da  qui)

 

Buona Pasqua, buona primavera

A  serene  giornate  di  tiepido  sole,  hanno  fatto  seguito  il  grigio  e  la  pioggia  di  questo  sabato  malinconico  e  spento. Ottobre  ad  aprile, inaspettato  autunno  a  primavera. Eppure,  è  piacevole  e  dolce  questo  senso  d’intimità  che  si  avverte: poche  voci  sulle  strade  calme  in  attesa  della  festa  e  tanto  desiderio  di  pace. Starsene  chiusi  in  casa  è  un  piacere: oltre  le  finestre  la  luce  resterà  ancora  per  ore, ma  si  avverte  ugualmente  il  lentissimo  declinare  del  pomeriggio – un’agonia  senza  sofferenza.

Meglio  approfittare  di  questi  tre  giorni  di  festa  per  dimenticare  un  po’, nei  limiti  del  possibile, l’orologio  che  scandisce  l’inesorabile  trascorrere  delle  ore. Meglio  riscoprire  la  calma, meglio  riscoprire  la  bellezza  del  fermarsi  anche  solo  a  pensare  senza  preoccuparsi  del  tempo  che  passa. Così, mentre  il  cielo  sconta  l’amarezza  che  segue  alla  pioggia, ci  si  sente  sereni  e  soddisfatti.

Buona  Pasqua, buon  riposo, buona  primavera. 🙂

pasqua2

Come d’autunno a primavera

glicine4

C’è  un  po’  di  ottobre  in  questa  giornata  senza  colore  che  segna  il  termine  di  aprile. C’è  un  po’  del  suo  languore, della  sua  dolce  malinconia  che  non  si  dissolve  in  cupa  tristezza  ma  resta  sempre  pacata  e  forse  anche  pigra. La  pioggia  che  arriva  e  se  ne  va  per  poi  tornare  timida  e  silenziosa, la  strada  grigia  eppure  chiara, le  voci  che  si  smorzano –  tutto  come  capita  all’inizio  dell’autunno, quando  il  tempo  sembra  sospeso  in  attesa  dell’ignoto.

Tornano  anche  i  ricordi, tornano  come  d’autunno, tornano  persino  se  li  si  vuole  respingere: vogliono  farsi  ascoltare, vogliono  narrare  trame  rimaste  oscure – e  poi  indicare  orizzonti, dissolvere  illusioni, regalare  consapevolezze, infondere  speranze. Ma  tutto  con  grazia, con  sguardo  sereno  nonostante  un  lieve  affanno.

C’è  un  po’  di  ottobre  in  questa  giornata  spenta  che  chiude  il  percorso  d’aprile. C’è  un  po’  di  passato  e  di  presente, uno  strano  intreccio  di  sensazioni, emozioni, ricordi  che  ci   chiamano  –  sfumati  fantasmi  che  chiedono  udienza  prima  di  dissolversi  nel  caldo  sole  di  maggio.