Grazia di primavera

Ci si sveglia sotto un cielo scialbo – ma non esiste il cielo; e la pioggia, la pioggia primaverile, quella trasparente – si stenta a indovinarne la presenza. La grazia di aprile è tutta qui, nel canto delle foglie bagnate, lungo i viali che non osano parlare – le voci sono niente.

Noi c’incontriamo sotto gli alberi – e dimmi che è vero.

Aprile, vento e pioggia

E sì, sono stata esaudita, quasi una benedizione dal cielo: oggi pomeriggio aprile è incerto, un poco irrequieto, emotivamente labile – però dolce, un ragazzino infreddolito e stanco. Il cielo oscilla fra l’azzurro e il grigio chiaro, il vento compare d’improvviso poi s’assopisce, per ritornare dopo poco; e la pioggia sottile è quasi soltanto un’idea di pioggia, un pianto sommesso, educato.

Fra lo stormire delle foglie, sotto agli alberi, non si è più qui – trascinati altrove, come rapiti. Il tempo si ferma un istante o forse una vita intera; di ieri non resta nulla – e nulla, nulla conta.

Buona Pasqua, buon fine settimana, buona primavera.

Il vento ad aprile

Raffiche di vento improvvise, le foglie degli alberi sferzate, un acquazzone violento, la strada allagata. Ma è stata soltanto una parentesi, perché siamo ad aprile, mese dolce, fragile, un po’ infantile, incapace di cattiveria. La burrasca si è placata dopo pochi minuti, e il sole è tornato a invadere il cielo.

Adesso resta il vento, resta il vento a raccontarci che questa meraviglia – quest’abbraccio di colori brillanti e di insicurezze – è ancora qui con noi, anche se per poco. E lo rimpiangeremo, aprile, lo rimpiangeremo per la sua ingenua vitalità, le sue molte fantasie, la sua commovente tenerezza.

Attesa ad aprile

Nel parco l’erba è alta – il sole sulle foglie, la quiete di queste ore stanche; c’è quel sorriso di primavera, e aprile che osa trionfi, aprile che sogna innocente – e noi che guardavamo oltre le finestre e i muri, oltre le pareti spesse, come a fuggire. E non averlo fatto.

Sono pochi a passeggiare sulla strada, a confondersi in lontananza. Ma che pace, e che attesa – come se dovessi tornare.

Talvolta aprile

Questa mattina il freddo era quello autunnale, così come il pallore del cielo; intorno il silenzio, un silenzio profondo – e poi un brivido improvviso.

Talvolta aprile imita ottobre, forse per noia, forse per divertirsi, forse perché non sa che altro fare. E ci lascia così, quasi disorientati, persino disfatti – come a non voler capire.

Un sereno giorno di pioggia

La  delicata  pioggia  di  aprile  è  un  tocco  di  grazia  che  si  aggiunge  alla  fresca  bellezza di  questa  stagione. È  una  pioggia  che  non  invade,  ma  che  si  limita  ad  accompagnare, evocare, suggerire, accogliere. Basta  accostarsi  a  una  finestra, guardare  fuori  e  rendersi  conto  della  verità  che  ci  racconta, della  quiete  che  ci  regala, della  serenità  che  riesce  a  trasmettere  nonostante  il  cielo  incolore.

Intermittenze

Il  pomeriggio  è  lungo, tipicamente  primaverile. Il  pomeriggio  è  lungo, luminoso, quieto,  ma  d’improvviso  attraversato  da  una  lieve  incertezza, da  un  mutamento  dell’umore  nel  quale  si  riconosce  uno  dei  volti  più  belli  di  aprile. Non  si  tratta  dell’incertezza  autunnale, quella  che  prelude  alla  comparsa  di  ombre  scure  e  dolenti; questa  è  un’esitazione che  sa  di  timidezza  o  di  lieve  stanchezza  o  forse  di  timore. Ma  senza  drammi, senza  tristezze, senza  il  buio  di  profondità  inesplorate.

È  uno  dei  quei  momenti  che  rendono  aprile  un  mese  speciale, diverso  dagli  altri: la  luce  se  ne  sta  andando  adagio, mentre  nella  stanza  si  accentua  qualche  ombra. Tutto  sembra  parlare  di  una  pausa, di  un  istante  di  quiete  o  persino  di  interi  minuti  di  silenzi  e  di  pacatezza. E  vi  è  qualcosa  di  sfuggente, qualcosa  di  elusivo  in  questa  atmosfera  indefinibile – né  malinconica  né  allegra, chiara  e  scura  nello  stesso  tempo.

Poi  si  avvertono  tuoni, tuoni  in  lontananza, anch’essi  incerti, vaghi  o  forse  soltanto  riguardosi. Aprile  ci  sta  ricordando  che  sempre, in  qualsiasi  stagione, giunge  il  momento  in  cui  è  bene  ritirarsi, chiudere  alcune  porte, tacere.

Pioggia in un giorno di aprile

Esitante, silenziosa, calma, malinconica: è  la  pioggia  di  certe  giornate  di  aprile, giornate  che  sembrano  ripiegate  su  se  stesse, indefinite, incompiute; giornate  che  sono  e  non  sono, che  esistono  e  non  esistono – ferme, irresolute, forse  un  po’  stanche. Ed  è  strana  l’assenza  di  voci  o  il  loro  spegnersi  a  poco  a  poco, come  se  l’atmosfera  riuscisse  a  imporre  lo  smorzarsi  di  ogni  eccesso. Così, si  è  improvvisamente  riconsegnati  a  quei  momenti  di  sospensione  che  soltanto  le  mezze  stagioni  sanno  regalarci: tregue  fatte  di  omissioni, di  pensieri  profondi  e  di  irripetibili  alchimie; tregue  che, a  poco  a  poco, senza  clamore, lasciano  emergere importanti  verità.

Scuro di fine aprile

primavera pioggia

Persino  a  primavera  capita  che  il  cielo  non  voglia  sorridere: d’improvviso,  aprile  dimentica  la  sua  consueta  cordialità  per  incupirsi  e  chiudersi  in  se  stesso, muto  e  tetro  nella  sua  inaspettata  malinconia. Ma  non  si  tratta  dell’oscurità  dei  giorni  d’autunno, quella  che  induce  a  ripiegarsi  e  ad  accettare  il  misterioso  sfacelo  della  vita. Ad  aprile, il  grigio  non  è  mai  così  profondo  da  imporsi  sugli  altri  colori, i  colori  delle  fantasie  più  intime  evocate  da  questa  luce  obliqua  che  sembra  trapassare  l’anima – trapassarla  e  condurla  là,  dove  non  esistono  né  grigi  né  confini.