Nebbia a fine aprile

Questa mattina, aprendo le finestre, ho trovato la nebbia, una nebbia fitta, densa, una nebbia autunnale alla fine di aprile. Soltanto gli alberi verdi mi hanno ricordato che siamo in primavera.

La sorpresa è stata grande, perché non ho mai visto una nebbia simile in questo periodo dell’anno; però ne sono stata lieta, quasi fosse un regalo, un dono indecifrabile, l’ultimo atto di un aprile splendido nelle sue tante, delicate screziature.

Adesso il sole sta trionfando, sta imponendo le sue ragioni, mentre io avverto una fitta al cuore nel pensare che aprile se ne sta andando, e che per lunghi mesi dovrò rinunciare alla sua gioia infantile e alle sue commoventi tenerezze.

Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

Verso il tramonto

Quando nel tardo pomeriggio, ad aprile, la luce inizia a smorzarsi adagio, ci si sente avvinti da un’atmosfera rarefatta, mentre il tempo sembra sospendere la sua corsa – come a sfaldarsi.

Il tramonto è un incanto, a primavera. Per alcuni è un sollievo: gli schemi del giorno che s’infrangono, i giochi di ruolo che vengono meno – finalmente la pace, finalmente se stessi.

Resta il fatto, freddo nella sua incontestabile oggettività, che il tramonto segna il termine di una giornata, una giornata che non potrà ripetersi. Il tramonto ha in sé la forza spietata della conclusione, di tutto ciò che è irrevocabile: un giorno, col suo fardello di dolori e costrizioni, e con il suo scrigno di tesori preziosi, svanisce per sempre. Ne arriverà un altro, è vero, ma sarà diverso, non più lo stesso.

A primavera, inebriati dal verde brillante degli alberi e dalle tinte dei fiori, il tramonto è un passaggio luminoso, di morbide braccia attorno alla vita – l’accompagnarci al nuovo, noi, spegnendoci senza affanni.

Ho scattato queste fotografie verso il tramonto, al parco di viale Buon Pastore.

Grazia di primavera

Ci si sveglia sotto un cielo scialbo – ma non esiste il cielo; e la pioggia, la pioggia primaverile, quella trasparente – si stenta a indovinarne la presenza. La grazia di aprile è tutta qui, nel canto delle foglie bagnate, lungo i viali che non osano parlare – le voci sono niente.

Noi c’incontriamo sotto gli alberi – e dimmi che è vero.

Aprile, vento e pioggia

E sì, sono stata esaudita, quasi una benedizione dal cielo: oggi pomeriggio aprile è incerto, un poco irrequieto, emotivamente labile – però dolce, un ragazzino infreddolito e stanco. Il cielo oscilla fra l’azzurro e il grigio chiaro, il vento compare d’improvviso poi s’assopisce, per ritornare dopo poco; e la pioggia sottile è quasi soltanto un’idea di pioggia, un pianto sommesso, educato.

Fra lo stormire delle foglie, sotto agli alberi, non si è più qui – trascinati altrove, come rapiti. Il tempo si ferma un istante o forse una vita intera; di ieri non resta nulla – e nulla, nulla conta.

Buona Pasqua, buon fine settimana, buona primavera.

Il vento ad aprile

Raffiche di vento improvvise, le foglie degli alberi sferzate, un acquazzone violento, la strada allagata. Ma è stata soltanto una parentesi, perché siamo ad aprile, mese dolce, fragile, un po’ infantile, incapace di cattiveria. La burrasca si è placata dopo pochi minuti, e il sole è tornato a invadere il cielo.

Adesso resta il vento, resta il vento a raccontarci che questa meraviglia – quest’abbraccio di colori brillanti e di insicurezze – è ancora qui con noi, anche se per poco. E lo rimpiangeremo, aprile, lo rimpiangeremo per la sua ingenua vitalità, le sue molte fantasie, la sua commovente tenerezza.

Attesa ad aprile

Nel parco l’erba è alta – il sole sulle foglie, la quiete di queste ore stanche; c’è quel sorriso di primavera, e aprile che osa trionfi, aprile che sogna innocente – e noi che guardavamo oltre le finestre e i muri, oltre le pareti spesse, come a fuggire. E non averlo fatto.

Sono pochi a passeggiare sulla strada, a confondersi in lontananza. Ma che pace, e che attesa – come se dovessi tornare.

Talvolta aprile

Questa mattina il freddo era quello autunnale, così come il pallore del cielo; intorno il silenzio, un silenzio profondo – e poi un brivido improvviso.

Talvolta aprile imita ottobre, forse per noia, forse per divertirsi, forse perché non sa che altro fare. E ci lascia così, quasi disorientati, persino disfatti – come a non voler capire.

Un sereno giorno di pioggia

La  delicata  pioggia  di  aprile  è  un  tocco  di  grazia  che  si  aggiunge  alla  fresca  bellezza di  questa  stagione. È  una  pioggia  che  non  invade,  ma  che  si  limita  ad  accompagnare, evocare, suggerire, accogliere. Basta  accostarsi  a  una  finestra, guardare  fuori  e  rendersi  conto  della  verità  che  ci  racconta, della  quiete  che  ci  regala, della  serenità  che  riesce  a  trasmettere  nonostante  il  cielo  incolore.