Lunedì e solstizio: si ricomincia

Si fatica, di lunedì, si fatica a riprendere il solito ritmo, soprattutto d’estate. Ma occorre ricominciare, non bisogna fermarsi, la realtà preme senza ammettere deroghe o improvvisazioni, e anche il blog richiede qualche attenzione. Riprendo dunque a scrivere con calma, come si addice a un caldissimo lunedì estivo – e pensare che questo è persino il solstizio. 🍹🌝🔥

Mi limito ad alcune foto. D’estate via Solieri è verdissima, un angolo cittadino sconosciuto ai più e a soli cinque minuti a piedi dal centro storico:

Lo stesso scorcio a gennaio, con una nebbia molto leggera:

E poi il parco sotto casa mia. Adesso:

A primavera:

D’inverno:

Estate, confronti e mutamenti

L’estate è davvero qui, con tutta se stessa. Oggi è una domenica di luce e splendore ovunque, senza sfumature, senza titubanze, senza misteri – nulla bisogna indovinare. I mesi sono passati e questo percorso ha lasciato tracce che ho fermato nel tentativo di cristallizzare il tempo, nell’illusione di dominarlo almeno un poco. I confronti sono allora inevitabili, sono la forma materiale e concreta di questo incessante divenire.

Lo scorso gennaio – il freddo, il fango, la desolazione dell’inverno:

Lo scorso aprile – la dolcezza, la grazia, la benevolenza della primavera:

Oggi, giugno, estate – il trionfo della luce:

Lo stesso sentiero, lo stesso insignificante, minuscolo angolo di mondo trasformato dall’incedere delle stagioni.

E ora, di pomeriggio, sono avvolta dal silenzio, il silenzio profondo delle domeniche estive, una pausa salutare cui mancano la sobria solennità delle domeniche d’inverno e la misteriosa quiete di quelle autunnali.

Ma questo è soltanto l’inizio, perché l’estate è un cammino e una strana incognita. Come sempre avviene quando si apre un nuovo ciclo, ci si sente travolti da un confuso intreccio di speranze e diffidenze, come fosse un enigma irrisolvibile, un groviglio informe. L’estate resterà qui per circa tre mesi, che sono pochi, eppure sembrano un’eternità – doverli attraversare tutti e comprendere e tollerare.

Alla fine diventeremo altro, ciò che ora non immaginiamo – e davvero, davvero sarà una stagione per ricominciare.

Le rose e il silenzio

Le rose sono il regalo più bello dell’ultimo mese di primavera, il tratto peculiare di maggio, la sua essenza profonda. Compaiono nei giardini a infrangere la monotonia del verde – compaiono maliziose, quasi sfrontate. E intorno tutto muta. Si affacciano vanitose ai cancelli delle case, lasciandosi ammirare; e ci accompagnano, ci guardano affettuose mentre attraversiamo le strade, mentre pensiamo a tutto fuorché alla primavera, mentre rischiamo di smarrirci.

Le rose non temono il cielo sbiadito dei giorni più stanchi e il nostro umore spento, la nostra debolezza, quel voler camminare e non sapere dove. Le rose ci accolgono in silenzio e di silenzio vivono – e in quei giardini loro, le rose, prima nascono e poi scompaiono.

Ho scattato la prima foto in via Barbieri e tutte le altre in via Solieri.

Nebbia a fine aprile

Questa mattina, aprendo le finestre, ho trovato la nebbia, una nebbia fitta, densa, una nebbia autunnale alla fine di aprile. Soltanto gli alberi verdi mi hanno ricordato che siamo in primavera.

La sorpresa è stata grande, perché non ho mai visto una nebbia simile in questo periodo dell’anno; però ne sono stata lieta, quasi fosse un regalo, un dono indecifrabile, l’ultimo atto di un aprile splendido nelle sue tante, delicate screziature.

Adesso il sole sta trionfando, sta imponendo le sue ragioni, mentre io avverto una fitta al cuore nel pensare che aprile se ne sta andando, e che per lunghi mesi dovrò rinunciare alla sua gioia infantile e alle sue commoventi tenerezze.

Grazia di primavera

Ci si sveglia sotto un cielo scialbo – ma non esiste il cielo; e la pioggia, la pioggia primaverile, quella trasparente – si stenta a indovinarne la presenza. La grazia di aprile è tutta qui, nel canto delle foglie bagnate, lungo i viali che non osano parlare – le voci sono niente.

Noi c’incontriamo sotto gli alberi – e dimmi che è vero.

Aprile, vento e pioggia

E sì, sono stata esaudita, quasi una benedizione dal cielo: oggi pomeriggio aprile è incerto, un poco irrequieto, emotivamente labile – però dolce, un ragazzino infreddolito e stanco. Il cielo oscilla fra l’azzurro e il grigio chiaro, il vento compare d’improvviso poi s’assopisce, per ritornare dopo poco; e la pioggia sottile è quasi soltanto un’idea di pioggia, un pianto sommesso, educato.

Fra lo stormire delle foglie, sotto agli alberi, non si è più qui – trascinati altrove, come rapiti. Il tempo si ferma un istante o forse una vita intera; di ieri non resta nulla – e nulla, nulla conta.

Buona Pasqua, buon fine settimana, buona primavera.

Di aprile e mutamenti

Come ho scritto altre volte, considero aprile un mese splendido, il paradigma perfetto, la vera essenza della stagione primaverile. Aprile, infatti, non conosce eccessi: è un adolescente ottimista e vivace che si affaccia all’esistenza con entusiasmo e, nello stesso tempo, un po’ di timidezza. Talvolta è impacciato, in qualche caso è capriccioso, emotivamente instabile come si addice alla sua giovinezza; ma la sua collera è di breve durata, i suoi pianti sono intermezzi senza furori. Aprile è mite e giocoso, allegro e ingenuo, generoso e aperto al mondo. E i suoi tanti colori hanno tutta la freschezza e la radiosità di chi è soltanto all’inizio della vita.

Il suo corrispettivo, durante l’autunno, è ottobre, anch’esso avvolto da innumerevoli sfumature, anch’esso dolce e cortese; ma ottobre è aprile ormai diventato maturo, aprile che ha perso per sempre la sua ingenuità e il suo infinito entusiasmo, per trasformarsi in un signore riflessivo e saggio, disincantato eppure sereno.

Questa mattina, quando sono uscita, aprile mi ha riservato una bellissima sorpresa: il parco sotto casa mia era davvero radioso, vibrante di luce nuova. Lo so, il paesaggio è sempre il medesimo, il piccolo parco è semplice e modesto, ma stamattina sembrava brillare al sole, felice di esserci:

Lo scorso 13 marzo, dopo la pioggia, la stessa, identica parte del parco era una fusione d’inverno e di primavera, un abbraccio fra le due stagioni:

Cogliere le difformità prodotte dal mutamento del paesaggio, avvenuto nell’arco di pochi giorni, è sempre emozionante, forse persino commovente. E riandare, con la memoria e le immagini, allo scorso gennaio diventa un’esigenza insopprimibile:

Di stagioni, atmosfere e umori

Era lo scorso 3 gennaio, una giornata cupa e nebbiosa. Viale Buon Pastore era straziato dallo squallore dell’inverno, inospitale e tetro:

Stasera, prima di cena, grazie alla delicata luminosità della fine di marzo, quello squallore è svanito, consegnato alla dimensione della memoria e del futuro che verrà. Adesso il viale si è trasformato:

Ad aprile gli alberi del viale si tingono di viola e diventano uno spettacolo emozionante; ma se ne possono già cogliere le premesse:

E torno ancora indietro nel tempo, torno al 3 gennaio, quando il parco del viale era solo un pianto:

Stasera, verso il tramonto, non sembrava neppure lo stesso :

Alcune tracce dell’inverno restano, ma sono frammenti, cattivi umori destinati a dissolversi nel corso del mese che sta arrivando: aprile, l’essenza profonda della primavera.