Mentre l’anno se ne va

L’inverno è arrivato ad accompagnare l’anno che sta per lasciarci. I rami degli alberi sono spogli, senza alcuna protezione, immobili sotto il gelo, e i colori hanno perso le infinite sfumature della stagione precedente.

Non è più il tempo delle dolci, struggenti emozioni autunnali, delle nostalgie improvvise, delle incertezze che diventano poesie; ora tutto è compiuto, ogni cosa è al suo posto, nitida, ferma e decisa. È, questo, il periodo del rigore, dell’essenziale: pochi, cupi, freddi colori a circondare il nostro cammino.

L’anno volge al termine e, come sempre in questo periodo, ci avvolge un’atmosfera solenne, un silenzio che ci parla di attesa e di auspici e di sogni.

Ma occorre stare in silenzio, conservare gelosamente progetti e speranze, per evitare che sfumino, che si perdano fra chiacchiere e furori.

Bisogna fare come l’inverno: comprendere, tacere, osservare. E proteggersi, proteggersi sempre.

L’autunno ancora qui

Sono felicissima perché, nonostante sia arrivato dicembre, l’autunno è ancora qui, in tutto il suo magnifico splendore, con i suoi colori e le sue atmosfere che sanno d’infinito. Per noi, che amiamo follemente questa stagione, è una gioia immensa camminare in città e incontrare certe meraviglie. Questa mattina in viale Vittorio Veneto, in centro storico, non credevo ai miei occhi:

Mi affascina da sempre, e mi avvince e mi sconvolge, il contrasto fra i tronchi degli alberi e il giallo delle foglie morte:

E ieri pomeriggio in via Valdrighi, a Sant’Agnese vecchia, sembrava di passeggiare dentro a una favola:

Fra poco tutto questo sparirà, lasciando soltanto qualche debolissima traccia del suo passaggio. Approfittiamone ora, prima che la scure dell’inverno si abbatta su di noi:

Anche il piccolo parco sotto casa mia riesce a dare il meglio di sé durante questa stagione:

Siate come l’autunno: intensi ma delicati, sempre pronti a dispiegare i vostri colori. Anche quando il cielo resta indifferente.

Io me ne vado

Io sono novembre ed eccomi qui a salutarti. Oggi me ne vado e voglio congedarmi come si deve.

Lo so, sono un mese complicato. Ho visto troppe cose, conosco il mondo – io sono saggio e assai prudente, io sono cupo e realista.

La mia bellezza è fatta di tramonti e mille sfumature, di nebbie fitte e cieli nuvolosi, di foglie morte e alberi dorati. Non voglio colpirti, non voglio sedurti d’un tratto e abbagliarti; io so avvolgerti adagio e poi abbracciarti, quando la stanchezza ti travolge e le memorie non ti danno tregua.

Io sono il confine che separa due regni, io sono il mistero e la notte profonda – e ti comprendo, non sai neppure quanto.

Tornerò fra un anno e sarà ancora come la prima volta.

Mattina di novembre

Bologna, ore 8:30, via dei Mille:

Questa mattina, novembre ci accoglie tetro e insoddisfatto. Non è un mese fatto per viaggiare, muoversi, correre; novembre richiede pazienza, contemplazione, infiniti riguardi.

Bisognerebbe guardarlo con calma da una finestra chiusa, senza preoccuparsi di nulla. Ammirare gli alberi, le foglie, la nebbia e attendere il momento giusto per uscire, per comprendere, per sapere.

Furono interi pomeriggi

La bellezza autunnale, delicata e ricca di screziature, può essere colta soltanto con calma attraverso un procedere lento. La frenesia della vita quotidiana, fatta di corse verso il nulla, sembra fatta apposta per sottrarci alla poesia di questa stagione.

D’autunno, bisogna passeggiare adagio per cogliere colori e sfumature, profumi e atmosfere – atmosfere dense di memorie e di segreti e di non detti.

L’autunno ha la bellezza lancinante di una villa abbandonata, che si staglia, magnifica e solitaria, sotto un cielo distratto, cui nulla importa del suo destino.

Ma, ogni tanto, passa qualcuno, una persona diversa dalla media, una persona capace di scorgere l’invisibile e certe strane connessioni – e gli angoli, le foglie nascoste sotto i rami spezzati, la terra marrone bagnata di nebbia.

Furono interi pomeriggi – li ricordo ancora – ad ascoltare il vento di novembre fra le persiane chiuse, e la strada muta a non volerci abbandonare.

Ottobre si congeda

Questa immagine rappresenta forse l’essenza più profonda del mio mese favorito, ricco di sfumature sorprendenti e indefinibili, di colori vivaci e di toni spenti – la vita intera con le sue contraddizioni.

Ottobre termina oggi regalandoci un volto luminoso, pieno di gioia per ciò che è stato e per quello che verrà.

Mi dispiace non aver potuto scrivere abbastanza durante questa meraviglia. Per un blog dedicato al ciclo delle stagioni, certe assenze pesano. Ma ottobre, quest’anno, mi ha regalato un percorso pieno d’impegni e di novità cui non ho potuto sottrarmi.

Chissà quali doni porterà novembre.

E aspetto la sera

Le giornate sono un incanto, un contrasto di toni che si armonizzano e non si sa come: freddo, caldo, nebbia, sole che litigano e poi s’abbracciano – la pace torna sempre, è il miracolo di ottobre.

E poi stanotte torna l’ora solare. Quando succede, mi sento una bimbetta tutta emozionata, quasi fosse un passaggio epocale, un evento senza pari. La verità è che aspetto la sera, il buio rarefatto dell’introspezione, l’ambigua calma dell’oscurità autunnale; e poi le foglie che cadono all’imbrunire, avvertirne la presenza muta, il morire lento degli alberi – che non è mai la fine.

Persino le notti, durante l’autunno, sono dorate.

Ottobre nel cuore

Di mattina mi accompagna la nebbia, un velo ad accarezzare i pensieri, un abbraccio invisibile – ottobre sa essere lieve e dolce e cortese:

Il non detto, lo scrigno dei ricordi, perdersi per ritrovarsi, passeggiare per comprendere e sentire e tornare – là, dove sei rimasta, in attesa:

Ottobre è un enigma, quel tuo segreto scuro, il veleno che agisce lento – il destino all’angolo di una strada buia. Eppure – io lo so – non ho mai avvertito questo calore intenso.

Il mio ottobre

Ogni anno mi stupisce per il suo incedere calmo, rispettoso, per quella grazia fatta di silenzi e sguardi malinconici – le ombre dense, ieri e oggi, il tempo che si dissolve.

Ottobre è un enigma, il non sapere dove andare, il cielo che ascolta ma non risponde. Le foglie cadono adagio – e siamo noi, al tramonto.

Ottobre ci accompagna sempre, qualunque sia la strada. È un conforto dorato, la luce nonostante il buio.

Buon inizio d’autunno

Quest’anno l’autunno astronomico comincerà il 23 settembre alle ore 3.04 italiane, ma la prima, grave rottura dell’estate si è già verificata, per cui la nuova stagione è già qui.

Noi amanti dell’autunno formiamo un club particolare. Qualcuno ci definirebbe strani, qualche altro, poco incline alla pietà, non avrebbe riguardi e ci chiamarebbe disadattati, depressi e malinconici senza speranza. Eppure non siamo pochi; solo che tendiamo al silenzio e siamo schivi, riservati, pensierosi, talvolta sognatori.

Forse, nonostante i nostri sforzi, non apparteniamo del tutto a questo mondo – non interamente, almeno, non abbastanza. C’è qualcosa, in noi, che oltrepassa il comune sentire, l’essere pieni di vita e spenti nel medesimo istante, senza poterlo spiegare, senza poterlo raccontare. Siamo un mistero, proprio come questa splendida stagione.

Buon inizio d’autunno a tutti e a tutte.