Buon inizio d’autunno

Quest’anno l’autunno astronomico comincerà il 23 settembre alle ore 3.04 italiane, ma la prima, grave rottura dell’estate si è già verificata, per cui la nuova stagione è già qui.

Noi amanti dell’autunno formiamo un club particolare. Qualcuno ci definirebbe strani, qualche altro, poco incline alla pietà, non avrebbe riguardi e ci chiamarebbe disadattati, depressi e malinconici senza speranza. Eppure non siamo pochi; solo che tendiamo al silenzio e siamo schivi, riservati, pensierosi, talvolta sognatori.

Forse, nonostante i nostri sforzi, non apparteniamo del tutto a questo mondo – non interamente, almeno, non abbastanza. C’è qualcosa, in noi, che oltrepassa il comune sentire, l’essere pieni di vita e spenti nel medesimo istante, senza poterlo spiegare, senza poterlo raccontare. Siamo un mistero, proprio come questa splendida stagione.

Buon inizio d’autunno a tutti e a tutte.

Mentre l’estate scivola via

Ci troviamo in un momento assai particolare: l’estate sta giungendo alla fine, adagio, certo, e con qualche intemperanza. Che lo voglia o no – conoscendola, direi di no – i suoi giorni sono contati. Ma i trapassi, si sa, recano con sé fatiche e dolori, scoppi d’ira e il desiderio di farcela a qualsiasi costo. Che, per l’estate, significa restare qui il più a lungo possibile.

Io sono eretica, quest’anno, e strana e di vita piena nonostante l’afa – non so perché, ma è un fatto, e di fronte ai fatti mi arrendo, alzo le mani. Sono strana, dicevo, perché un po’ mi spiace che la bella stagione vada ad addormentarsi, che scivoli via nonostante il suo carattere prepotente, quell’insopportabile arroganza che racconta storie di gioventù, follie e desideri soffocati a stento. Ma così è. E vedremo un’altra stagione, più profonda e intensa e misteriosa.

Intanto, mentre assaporiamo questo lento passaggio, guardiamo qualche immagine, qualche traccia di agosto, agosto che è appena finito e vuole che qualcuno lo ricordi. Pubblico allora quattro foto che mi ha inviato mio cugino Fabio.

Questo è il Lago di Vico, in provincia di Viterbo:

Narni, in provincia di Terni:

Colle dell’Asino a Rocca di Papa, in provincia di Roma:

Colori estivi

La giornata è caldissima ma vestita di puro splendore. Non si può fare a meno di esultare per le tinte e i giochi di luce fra gli alberi:

Sono contenta senza ragione apparente, senza un motivo cui aggrapparmi, senza giustificazioni. Felice e basta, forse la forma più bella di esultanza o la più spericolata, irrazionale, bizzarra allegria che possa capitare.

Le cicale cantano ininterrottamente, le persone camminano adagio, il tempo sembra quasi arrestarsi e, in alcuni momenti, penso all’autunno che verrà. Ma intanto lascio che l’estate mi abbracci e mi faccia divertire e sognare con i suoi colori:

L’acqua che scorre

Sarà colpa del cambiamento, dell’arrivo della nuova stagione, del fatto che tutto muta e nulla possiamo per arrestarne il flusso. Sia quel che sia, non mi sono ancora abituata a questo passaggio, all’estate, ai nuovi ritmi – serate lunghissime, desiderio di uscire, stanchezza, stupore.

Ma voglio cominciarla così, la nuova stagione, con l’immagine dell’acqua che scorre impetuosa, incurante dei nostri pensieri, indifferente alle nostre preoccupazioni. L’acqua che dà la vita, che rinfresca, che regala sollievo e che racconta l’infinito.

Il mutamento

Il mutamento è inevitabile: stiamo per salutare la dolcissima stagione dei fiori. Bisogna abituarsi a nuovi colori, ad altre intensità, a giornate lunghissime e roventi, al desiderio di fuggire e al dovere di restare – di farsene una ragione.

Durante le fasi di passaggio, si oscilla fra l’ansia e il desiderio. Si vorrebbe dominare il futuro, costringerlo entro limiti e recinti, scrutarlo, indovinarne potenzialità e direzioni, sapere cosa ci porterà – cosa ci porterà l’estate, al di là del calore e delle nottate insonni.

Che rechi con sé con qualche dono, che sia clemente, che moderi un poco il suo narcisismo – questo speriamo.

Stagioni e saggezza esistenziale

Accadde tanti anni fa, quando frequentavo le scuole elementari. In una fredda mattina di novembre, presi un quaderno e cominciai a descrivere tutti i mesi dell’anno per mezzo di disegni e frasi o frammenti di frasi. Dei disegni, ricordo soltanto una sciarpa colorata che, nella mia immaginazione infantile, rappresentava una delle caratteristiche fondamentali di novembre, insieme a un ombrello. E così, per un’intera mattinata di un giorno festivo, mi divertii a definire mesi e stagioni ricorrendo a colori e a pensierini sparsi.

Oggi, ripensandoci, mi accorgo che questo blog è la riproposizione, in forme diverse, di quel piccolo svago di tanti anni fa, uno svago che rispondeva a un’esigenza profonda, a un modo di afferrare la realtà e d’interpretarla che non è svanito col tempo, ma si è riaffermato ora in tutta la sua urgenza. Perché nel corso degli anni tutti noi cambiamo, è vero, ma la nostra essenza più profonda non va perduta.

Parlare delle stagioni non è soltanto un’occasione per suscitare emozioni, ricordi e fantasie. Il flusso delle stagioni è parte integrante del mondo della natura, di cui noi siamo frammenti; osservare le stagioni, allora, significa anche osservare se stessi e comprendere molto di ciò che si è.

Dalle stagioni possiamo ricavare numerosi insegnamenti sul modo migliore per compiere il viaggio della vita, pericoloso, ambiguo, irto di complicazioni ma affascinante.

Primavera: inizi, entusiasmo, semplicità

La primavera è il principio, il necessario inizio, perché, si sa, tutto comincia. E l’inizio reca con sé grande entusiasmo, un’energia istintiva e un po’ scomposta. La primavera è il camminare incerto fra timori e curiosità, fra l’osare e il trattenersi, tra l’andare avanti e il tornare bruscamente indietro. Ne sono prova le giornate miti e serene che d’improvviso si fanno cupe, il sole alto che si ritrae di colpo a causa della pioggia, il caldo e il freddo che si rincorrono in maniera caotica.

Il grande insegnamento della primavera è il valore della semplicità, rappresentato dai suoi fiori di campo, bellissimi e modesti, e dai suoi colori freschi, vivi e un po’ ingenui. Basta poco per essere felici: il cielo sereno, un bel campo verde, un albero rigoglioso, le margherite, il rumore della pioggia sui tetti. Non occorre affannarsi a cercare lontano: è tutto lì, davanti ai nostri occhi.

Estate: divertimento, spensieratezza, eccesso

L’estate è un desiderio profondo, una necessità cui non si sfugge: è la voglia di abbracciare il mondo senza riserve, di divertirsi, di fare baccano, di tralasciare imposizioni e doveri. L’estate è il giorno che vince sulla notte, il vivere randagio a scapito della permanenza, l’insofferenza alle regole, lo scherzo e la follia di una serata magica. L’estate è la giovinezza dopo l’adolescenza, il calore intenso delle passioni che bruciano fino a consumarci, la presunzione del sentirsi immortali, il bisogno di esagerare. L’estate è ostentazione, vacanza, senso di onnipotenza che sa trasformarsi in crudeltà.

L’estate c’insegna il valore del mondo esterno e della fisicità. C’è un momento in cui bisogna uscire nel mondo, osare, scontrarsi con esso, fare qualche follia. E non pensare troppo.

Autunno: introspezione, mistero, complessità

Ormai il mondo si è svelato, con le sue luci abbaglianti e le sue pochezze. Così, il fuoco dell’estate è destinato a spegnersi adagio, giorno dopo giorno. Scompaiono superficialità e ardori momentanei, e subentra la riflessione, lenta ma decisiva. L’autunno è il ripiegarsi per capire, chiedere spiegazioni, cogliere sfumature e differenze. È il piacere intenso dell’introspezione, ma senza severità, è il senso profondo del mistero che ci avvolge tutti, la vita indissolubilmente legata alla morte e la sensazione che non è tutto qui e ora. Adesso si cominciano a chiudere alcune porte e ad apprezzare le ombre, la nebbia, le distanze.

L’autunno c’insegna il valore della complessità. Dopo l’ebbrezza del mondo esterno, è indispensabile rientrare in se stessi e soffermarsi a capire, senza stancarsi, andando fino in fondo.

Inverno: severità, rigore, autosufficienza

Con l’inverno tutto è ormai compiuto: l’introspezione ha portato i suoi frutti, la comprensione è definitiva, le incertezze sono scomparse. Il freddo è molto intenso, i giorni sono scuri: adesso bisogna difendersi. L’inverno è rigore, severità, giudizio tagliente e senza appello, decisione irrevocabile. Non si può più procrastinare. È il momento di bastare a se stessi, di affilare le proprie armi, di preparare strategie per non farsi trovare impreparati.

Bisogna liberarsi di tutto ciò che è inutile e che impedisce di procedere, bisogna fare pulizia e conservare soltanto l’essenziale, per camminare senza fardelli. Tutto è chiaro e affilato come una lama lucente, che ci chiede di tagliare, tagliare subito e senza tentennamenti. Ora le porte sono davvero tutte chiuse.

L’inverno c’insegna il valore dell’autosufficienza, che è la condizione indispensabile per vivere senza farsi troppo male. Per essere sereni a dispetto di tutto.

Pensieri all’inizio di maggio

Chissà perché è successo. Sarà l’inizio di maggio, la dolcezza della primavera con i suoi umori altalenanti e le sue tenere incertezze – non lo so, non posso dirlo; ma per qualche giorno non ho scritto, pur desiderandolo. Ho lasciato che il tempo scorresse, che aprile finisse il suo cammino, e mi sono arresa all’assenza, la mia assenza. Ma ho fotografato il principio, il primo giorno di maggio, le tracce della stagione che avanza, e i campi macchiati di giallo e le nuvole in cielo e il turbamento che precede la pioggia:

La primavera è questa, la bellezza semplice dell’erba alta e dei fiori che nascono spontanei, per colorare i prati e lasciarsi guardare.