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Posts Tagged ‘novembre’

E  così, in  un’alternanza  di  giorni  luminosi  e  di  giorni  di  pioggia, novembre  sta  scivolando  via   per  dissolversi  nel  freddo  e  nella  nebbia  che  preludono  all’inverno. Nell’immaginario  dei  più, questo  mese  è  l’emblema  dello  squallore  e  della  tristezza, della  vita  che  si  sfalda  senza  celare  la  sua  agonia, incurante  dell’insensibilità  del  mondo, quasi  martire  dell’indifferenza  altrui.

In  realtà, novembre  è  anche  quiete, dolcezza, poesia. Quando  il  cielo  è  sereno  e  il  sole  riesce  a  splendere, si  avverte  un  calore  particolare, una  gioia  talmente  profonda  da  non  poter  essere  raccontata. È  il  momento  del  passato  e  del  presente  che  si  fondono  creando  nuovi, inaspettati  colori, è  il  momento  della  consapevolezza  che  si  trasforma  in  serenità, è  la  pace  che  niente  e  nessuno  può  scalfire.

La  verità  è  che  il  freddo  e  lo  squallore  esterno  possono  brillantemente  convivere  con  la  serenità  interiore.

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(La  visita, Silvestro  Lega, 1868)

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Che  fare  per  cominciare  bene  una  cupa  giornata  di  novembre? Si  parte  dalla  colazione:

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A  pranzo, si  sceglie  un  buon  piatto  di  stagione, cioè  i  tortelloni  di  zucca:

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E  poi  il  rito  del  tè, che, nei  brevi  pomeriggi  autunnali, mentre  il  sole  tramonta, assume  una  connotazione  quasi  sacrale:

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Buona  giornata  a  tutti. 🙂

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Le foglie d’autunno

Dopo  una  bellissima  giornata  di  sole  e  di  freddo  intenso, il   pomeriggio  si  dissolve  nelle  ombre  della  sera  con  infinita  grazia  e  senza  malinconia: è  la  pacata, generosa, discreta  serenità  dell’autunno. E, mentre  l’oscurità  avanza,  le  foglie  cadono – perché  le  foglie  continuano  a  cadere  anche  al  buio, le  foglie  abbandonano  gli  alberi  anche  quando  nessuno  può  guardarle. E  lo  fanno  silenziosamente, senza  un  lamento, senza  recriminare. Sono  maestre  di  vita, le  foglie  d’autunno.

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Ore 17:04. Cala  la  sera: questo  cupo, freddo  giorno  di  novembre  si  sta  consumando – si  sta  sfaldando  adagio  nella  quieta  severità  del  buio  autunnale. È  un  trapasso  austero, un  mutamento  che  impone  calma  e  perseveranza  e  capacità  di  adattamento. Nel  tardo  autunno, l’oscurità  diventa  fonte  di  serenità  e  saggezza: svaniscono  i  pensieri  più  frivoli, scende  il  silenzio  a  proteggere  memorie  e  speranze. Perché  l’autunno  è  un  abbraccio  complice  e  un  consigliere  gentile.

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So  di  ripetermi, ma  non  posso  farne  a  meno: l’autunno  sta  fuggendo  via  e  io  me  ne  rammarico. Come  sempre – come  ogni  anno – ho  la  sgradevole  impressione  che  sia  stato  troppo  breve. Ma  non  voglio  insistere  su  questo  tema; preferisco  lasciare  qualche  immagine  concreta  del  mio  autunno, quello  che  ho  fotografato  nei  ritagli  di  tempo, quello  in  cui  mi  sono  immersa  durante  intervalli  troppo  brevi, sottratti  al  fluire  di  giornate  molto frenetiche.

Comincerò  da  ottobre, il  mese  in  cui  l’autunno  si  dispiega  con  estrema  dolcezza  e  sensibilità. Una  mattina  luminosa  in  Via  de’  Fogliani:

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E  poi  una  cupa  domenica  di  novembre. Senza  sole, intrisa  di  profonda  malinconia  eppure  avvolgente  e  misteriosa:

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Dopo  una  settimana  colma  d’impegni, ieri  mattina  mi  sono  concessa  il  lusso  di  una  passeggiata. Non  lunga – non  ho  mai  troppo  tempo  a  disposizione – ma  comunque  una  bella  passeggiata  d’autunno. Il  cielo  era  grigio, l’umidità  alle  stelle, la  malinconia  persistente: una  tipica  giornata  di  novembre. Per  amarla  o  sopportarla, occorre  avere  un  temperamento  particolare.

Camminare  nel  parco  è  stato  piacevole. Pochissime  persone, infinita  quiete  e  tutti  i  colori  autunnali  dispiegati  davanti  ai  miei  occhi  per  farsi  ammirare: giallo  puro, rosso  intenso, rosso-arancione  chiaro, giallo  screziato  di  rosso  e  arancione, nocciola  sfumato  di  verde, marrone  cupo, marrone  chiaro, toni  sovrapposti, poesia  della  natura  che  si  spegne. E  il  silenzio, solenne  e  cupo  nello  stesso  tempo.

Certo, con  un’atmosfera  simile  è  inevitabile  avvertire  un  vago  senso  di  tristezza. Ma  c’è  una  tale  profondità  in  questo  disfacimento  della  natura, c’è  una  tale  bellezza  in  questa  dissoluzione  lenta  ma  costante, da  rimanerne  sopraffatti. E, così,  si  comprendono  molte  cose. Allora  si  torna  a  casa  volentieri, felici  di  avere  un  rifugio, un  punto  di  riferimento, una  stanza  calda  e  tranquilla  tutta  per  noi.

 

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Di luce a novembre

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Il  mutamento  è  evidente. Nei  bellissimi  pomeriggi  di  ottobre, il  sole  entrava  dai  vetri  delle  finestre  chiuse  illuminando  le  stanze  per  ore, con  l’atmosfera  serena  e  persino  radiosa  del  primo  autunno, quando  la  vita  prevale  sullo  sfacelo  della  morte  e  il  declino  della  natura  è  soltanto  un  abbraccio  delicato, misterioso  e  un  po’  furtivo.

Adesso, invece, nonostante  le  giornate  serene, il  sole  non  riesce  più  a  illuminare  le  stanze  nello  stesso  modo: già  nel  primo  pomeriggio, le  ombre  prevalgono  sulla  luce, troppo  malata  e  stanca  per  poter  trionfare. È  la  seconda  parte  dell’autunno, quella  che  richiede  pazienza, attenzione, capacità  di  affrontare  fantasmi  e  indecifrabili  timori.

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