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Posts Tagged ‘tempo’

E  finalmente, nella  tarda  mattinata  di  questo  primo  sabato  di  settembre, la  pioggia  è  arrivata  davvero, decisa  e  incerta  al  tempo  stesso, a  tratti  molto  intensa, a  tratti  debole  e  insicura. Ma  il  cielo  è  rimasto  triste  e  confuso, senza  poter  tornare  a  splendere  d’azzurro. Questo  umore  titubante, questa  pioggia,  che  cade  e  poi  si  ferma  e  poi  ricomincia  a  scendere,  è  un  primo,  sbiadito  messaggio  d’autunno.

Si  torna  allora  a  vivere, perché  comincia  a  dissolversi  l’intollerabile  arroganza  della  stagione  estiva  per  lasciare  spazio all’alternarsi  di  luci  e  di  ombre, alla  dolcezza  del  tempo  grigio  ma  privo  di  cattiveria, alla  bellezza  dei  toni  smorzati  e  opachi, alla  serenità  che  sempre  accompagna  il  procedere  calmo, rispettoso  e  lento  dell’autunno. Una  stagione  che  non  pretende  di  annientare, sottomettere, intimorire, ma  che  vuole  soltanto  accompagnare, dialogare  e  sorprendere.

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Giugno  è  arrivato. Ogni  anno, quando  inizia  questo  mese, sono  invasa  da  un  vortice  di  memorie  e, se  anche  volessi, non  potrei  disfarmene. Sono  ricordi  di  un  tempo  in  cui  giugno  rappresentava  la  nascita  di  un  periodo  completamente  nuovo: le  vacanze, la  fine  della  scuola, la  fine  della  prigione, la  libertà. Non  era  soltanto il  principio  dell’estate, ma  un  vero  e  proprio  passaggio  verso  un’altra  dimensione. E  il  sole, i  pomeriggi  lunghissimi  e  le  notti  brevi  erano  quanto  di  più  bello  potesse  esistere.

In  montagna, le  giornate  apparivano  quasi  senza  fine: lunghe  le  mattine, interminabili  i  pomeriggi, lunghe  anche  le  sere. Ricordo  sempre  con  stupore  un  giorno  particolare, credo  un  lunedì. Io  e  le  mie  cugine  avevamo  finito  di  pranzare  ed  eravamo  rimaste  in  cucina  a  chiacchierare. A  un  certo  punto, mi  sembrò  che  fosse  trascorso  molto  tempo, mi  sembrò  che  le  nostre  chiacchiere  fossero  durate  troppo  e  che  fosse  il  momento  di  uscire  da  casa. Così  guardai  l’orologio  e  rimasi  sbalordita: erano  soltanto  le  13:40. Davanti  a  noi, avevamo  un  pomeriggio  infinito.

Il  ricordo  che  ho  di  quelle  estati  è  il  ricordo  della  mia  percezione  del  tempo: lo  avvertivo  quasi  fosse  qualcosa  di  concreto, di  vivo, dotato  di  un’anima  propria; e  ne  sentivo  persino  lo  scorrere, lentissimo, cauto, sornione. Il  tempo  era  un  amico, un  compagno  silenzioso  e  costante, un  alleato. Certo, spesso  mi  annoiavo  e  desideravo  che  fosse  più  veloce; ma  era  il  tempo  estivo, il  tempo  della  libertà  e  delle  piccole  follie. Perciò  era  bene  che  fosse  tanto pacato. In  fondo, mi  stava  facendo  un  regalo, anche  se  non  me  ne  accorgevo.

E  poi  lo  sguardo, lo  sguardo  sul  mondo. Non  era  soltanto  la  percezione  del  tempo  a  essere  così  peculiare, ma  anche  il  modo  in  cui  guardavo  tutto  l’insieme, cose  e  persone. Lo  so, è  un’affermazione  che  sembra  banale, perché  si  tratta  di  un  fatto  scontato. Però  è  il  ricordo  di  quello  sguardo  che  assume  contorni  particolari  e  che  non  può  essere  descritto  con  facilità: sarebbe  come  voler  catturare  l’immagine  di  un  arcobaleno  di  colori  che  si  trasforma  adagio – sempre  in  movimento – fino  ad  assumere  sfumature  sorprendenti, sfumature  con  le  quali  occorre  imparare  a  convivere.

Ogni  anno, quando  giugno  compare  e  annuncia  la  nuova  stagione, sono  il  tempo  e  lo  sguardo  ad  attraversare  i  miei  pensieri – e  a  parlarmi  e  a  raccontarmi  sempre  qualche  nuovo  dettaglio.

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Luce di maggio

Chiara, ferma  e  talvolta  indecisa, lievemente  turbata – ma  solo  per  un  attimo, solo  per  un  frammento  di  questo  tempo  infinito. E  poi  la  pace, il  complicato  mosaico  dei  pensieri, i  segreti  dell’anima  che  vacilla,  mentre  il  pomeriggio  scorre, freme, vive  a  dispetto  di  tutto  e  di  tutti.

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Richiami

Si  alza  il  vento, silenzioso, cauto. Il  cielo  appare  inquieto, vago, quasi  in  affanno. Sembra  che  il  tempo, misteriosamente, si  sia  fermato  almeno  un  istante. Adesso, a  dominare  è  l’attesa,  in  questa  atmosfera  evanescente, di  azzurro  opaco  diluito  e  stanco.

Sono  sbiaditi  frammenti  d’eternità – muti, furtivi. Mentre il  vento  agita  le  tende  e  parla, quasi  fosse  un  richiamo  da  un  altro  mondo.

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diario

Esattamente  dieci  anni  fa, cioè  il  12  gennaio  del  2007,  iniziai  la  mia  avventura  con  questo  blog  scrivendo  un  brevissimo, scarno  post  di  presentazione. All’epoca  gestivo  anche  un  altro  spazio, un  blog  dedicato  all’attualità  politico-sociale  aperto  nell’agosto  del  2006; così, Oltre  il  cancello  doveva  essere, nelle  mie  intenzioni, un  piccolissimo  luogo  di  svago, un’isola  di  quiete  senza  alcuna  pretesa, le  pagine  cui  avrei  affidato  pensieri  lievi, a  volte  persino  frivoli, in  contrasto  con  la  serietà  del  mio  blog  principale.

Ma  nel  gennaio  del  2009  chiusi  definitivamente  il  blog  incentrato  sull’attualità  e  decisi  di  dedicarmi  soltanto  a  questo. Scelsi, cioè, lo  svago, il  disimpegno, la  quiete, la  fantasia, la  bellezza, la  serenità. In  un  certo  senso, scelsi  il  distacco  dal  mondo. E  non  me  ne  sono  pentita.

Come  ho  detto  altre  volte, questo  blog  ha  l’unico  scopo  di  intrattenere  i  lettori, regalando  un  po’  di  divertimento, alcune  emozioni, qualche  spunto  di  riflessione, belle  immagini, bei  colori. Ho  scritto  con  continuità  per  dieci, lunghi  anni; perciò, chi  legge  probabilmente  può  pensare  che  io  non  abbia  mai  attraversato  periodi  di  crisi, momenti  di  stanchezza  in  cui  avrei  voluto  chiudere  quest’esperienza. In  realtà, varie  volte  sono  stata  sul  punto  di  interrompere  tutto; ma  poi  non  l’ho  fatto  perché  sono  molto  affezionata  a  questa  mia  creatura,  e  alla  cura  con  cui  ho  cercato  di  trattarla  nonostante  il  poco  tempo  a  disposizione.

Adesso, riandando  con  la  mente  a  quel  lontano  gennaio  del  2007, ricordo  con  strana  precisione  i  sentimenti  che  provai  allora, mentre  mi  accingevo  a  cominciare  questo  percorso. Ricordo  la  gioia, l’entusiasmo, il  divertimento  con  cui  scrissi  i  primi  post, sentendomi  leggera  e  spensierata  mentre  affrontavo  argomenti  così  lievi, così  impalpabili, per  qualcuno  forse  inutili. Era  inverno, era  freddo, era  gennaio  e  io  mi  divertivo  moltissimo  a  scrivere  di  feste, di  neve  e  di  Holly  Hobbie  ignorando  come  sarebbe  andata  a  finire. Insomma, non  avrei  mai  pensato  che  dieci  anni  dopo  sarei  stata  qui  a  rievocare  quei  momenti. Ma  di  questo  devo  ringraziare  tutti  coloro  che  hanno  letto, in  silenzio  o  commentando, le  tante, tantissime  parole  che  ho  scritto  nel  corso  degli  anni. Se  sono  ancora  qui  è  anche  merito  di  tutti  i  singoli  lettori  che  mi  hanno  accompagnata  in  questo  lungo  cammino. 🙂

Oltre  il  cancello, allora, resta  aperto: questo  giardino  è  disponibile  ad  accogliere  chiunque  voglia  perdersi  fra  i  suoi  viali, i  suoi  prati, le  sue  siepi, i  suoi  angoli  bui  e  i  suoi  fiori. Mentre  le  stagioni  passano  una  dopo  l’altra.

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Riprendo  a  scrivere  dopo  circa  quindici  giorni  di  silenzio  dovuto  a  un  eccesso  d’impegni. Siccome  non  mi  piace  trascorrere  così  tanto  tempo  senza  pubblicare  post, ricomincio  con  gioia  e  con  un  po’  di  leggerezza.

So  di  essere  impopolare, ma  mi  spiace  che  le  giornate  si  stiano  allungando. Oggi, alle  17:15  era  ancora  giorno, e  questo ha  richiamato  in  me  un  senso  di  nostalgia  per  la  stagione  precedente. Nella  rapida  dissoluzione  della  luce  che  caratterizza  i  brevi, intensi  pomeriggi  dell’autunno  ormai  morente, colgo  una  poesia  e  un  mistero  profondi,  insondabili  e  seducenti.

autunno26

Ma  forse  è  bene  tralasciare  queste  sensazioni  e  pensare  ad  altro. Lo  scorso  12  gennaio, questo  blog  ha  compiuto  la  veneranda  età  di  nove  anni. Per  un  blog  privo  di  ambizioni  come  questo  è  un  risultato  notevole. In  genere, i  blog  sperduti  nell’oceano  di  internet  vivono  poco  ed  è  anche  normale  che  sia  così: dopo  un  po’  di  tempo, è  facile  che vengano  meno  le  motivazioni  per  continuare  a  scrivere, considerando  poi  che  la  massa  degli  internauti  preferisce  perdersi  tra  la  folla  che  si  riunisce  attorno  ai  vari  social  network. I  blog, ormai, sono  diventati  di  nicchia  o  quasi.

Ma  a  me  piace  la  nicchia. Mi  piace  soprattutto  l’idea  che  a  leggere  siano  persone  davvero  interessate  a  farlo. In  fondo, un  blog  è  una  sorta  di  casa  sul  web: il  proprietario  apre  la  porta  della  propria  casa  per  offrire  a  qualsiasi  viandante  la  possibilità  di  entrarvi, qualora  lo  desideri. Si  può  entrare  e  uscire  in  fretta, si  può  entrare  e  soffermarsi  a  lungo, si  può  passare  una  volta  e  poi  andarsene  per  sempre  o si  può  decidere  di  diventare  ospiti  abituali. E  tutto  in  un  clima  sereno  e  tranquillo, che  intendo  preservare  a  ogni  costo.

Ma  a  parte  questi  discorsi  sul  blog, mi  viene  in  mente  che  siamo  nel  periodo  di  Carnevale, e  ciò  significa  periodo  di  frappe  o  chiacchiere  o  come   volete  chiamarle  a seconda  della  vostra  provenienza  geografica. A  voi  piacciono?

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Oggi  è  la  prima, vera  giornata  d’autunno: l’atmosfera  intorno  è  grigia  e  spenta  ma  senza  l’oppressione  di  una  tristezza  priva  di  speranza; nel  frattempo,  la  pioggia  cade  lieve, silenziosa  e  costante.

È  lo  sprofondare  dolcissimo  e  lento  nella  nuova  stagione – serenamente, senza  scosse, senza  lacrime  o  rancori. Allora,  si  pensa  a  ciò  che  verrà, alla  bellezza  rarefatta  dei  giorni  che  ci  attendono, alle  brume, ai  brividi  sempre  più  intensi. Questo  è  soltanto  il principio, un  adagio  misterioso  che  incatena, seduce, accoglie  e  lusinga. È  il  tempo  per  chi  ama  i  chiaroscuri, per  chi  non  teme  la  complessità, per  chi  non  si  ferma  mai  soltanto  alle  apparenze, per  chi  guarda  sempre  oltre  e  per  chi  ha  compreso  ogni  cosa  – ma  la  custodisce  nel  prezioso  scrigno  del  silenzio.

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