Le prime margherite

Scoprire d’improvviso qualche margherita, quando febbraio è soltanto all’inizio, suscita stupore, infantile meraviglia. Ma la giornata è tiepida, quasi un preludio della stagione che verrà, e le margherite fanno parte dell’insieme, di questo inatteso messaggio primaverile.

Probabilmente tornerà il gelo invernale, e febbraio precipiterà di nuovo fra le braccia del grigio e del marrone intenso; ma intanto apprezziamo questo delicato intervallo di quiete.

Vento di fine estate

C’è questo vento, questo vento feroce che stordisce, che costringe a chiudere le finestre – una prigione, un enigma, tanta stanchezza. Ma è vento di fine estate, e ieri anche la pioggia, e il cielo d’inchiostro, e l’aria fredda nella sera precipitata addosso d’improvviso, come a voler chiudere una giornata senza senso – e chiuderla in fretta, cacciarla in un abisso scuro.

C’è questo vento, e questa sadica soddisfazione nello scorgere l’estate ormai atterrita, e l’arroganza destinata al fallimento – l’estate piegata, il suo ritrarsi a poco a poco. Resisterà ancora, tenace, per poi svanire fra le braccia di settembre.

Ricominciamo la settimana

Oggi è lunedì, l’inizio della settimana. Si pone dunque il problema del ricominciare, dopo la pausa della domenica. E allora facciamolo con allegria, attraverso un’immagine delicata, poetica e dolcissima: la teiera e il rosa che domina l’insieme possono regalarci un po’ di pace e rasserenarci. A volte basta davvero poco per illuminare una giornata.

Foglie, fango e pioggia

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Oggi  è  una  splendida, grigia, malinconica  giornata  di  ottobre. La  pioggia  ininterrotta, i  colori  spenti  e  i  lunghi  intervalli  nei  quali  il  silenzio  regna  indisturbato  sono  uno  dei volti  più  belli  e  indecifrabili  dell’autunno. E  il  silenzio, austero  ma  non  opprimente, si  fa  discorso  quando, cedendo  a  un  impulso  momentaneo, ci  si  ferma  e  ci  si  pone  in  ascolto. Così, finalmente  è  la  voce  interiore  a  parlare, mentre  le  foglie, il fango, la  pioggia – un  abbraccio  di  toni  cupi  indistinguibili – sembrano  entrare  dentro  di  noi  e  suggerirci  nuovi  percorsi. Oppure  risolvere  ciò  che  è  rimasto  sospeso.

 

L’autunno più intenso

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Sono  le  16:56. Nonostante  le  persiane  aperte, ho  dovuto  accendere  la  luce. Non  è  cosa  da  poco; al  contrario, è  un  segno  importante: con  il  ritorno  dell’ora  solare  e  con  il  grigio  diffuso  di  questa  giornata  spenta, si  avverte  che  stiamo  procedendo  verso  la  seconda  fase  dell’autunno, quella  in  cui  lo  sfacelo  della  natura, le  brume  e  l’oscurità  smorzano  ogni  illusione  di  luce.

Inizia  l’autunno  più  intenso, quello  profondamente  malinconico, l’autunno  ricco  di  enigmi  ma  anche  capace  d’inaspettati  sorrisi. Intanto, ottobre  ci  prepara  a  quello  che  accadrà; e  lo  fa  con  cautela, quasi  con  pudore. Ci  mostra  il  prevalere  delle  ombre  sulla  luce, ci  immerge  a  poco  a  poco  in  un’atmosfera  a  tratti  incolore  e  ci  indica  le  vie  per  resistere  al  gelo  che  verrà: pace  fra  le  mura  domestiche, lento  ritiro  nel  caldo  confortevole  di  una  stanza  allegra, placide  conversazioni  mentre  fuori  piove. Nell’insieme, permane  quel  senso  di  dolcezza  che  sempre  accompagna  l’autunno, anche  nelle  giornate  stanche  e  cupe.

Magia d’inverno

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Oggi  è  una  giornata  freddissima, tanto  che  starsene  in  casa, tranquilli  e  al  caldo, è  una  vera  benedizione. Questo  è  il  privilegio  che  ci  regala  l’inverno.

Anche  d’estate, quando  l’afa  soffocante  tortura  le  città, ci  si  deve  rifugiare  in  casa, unica  possibile  via  di  salvezza; però, a  volte, questa  forzata  reclusione  diventa  un  peso, perché  l’accecante  luminosità  dell’esterno  è  un  invito  a  uscire  o  a  pensare  alle  vacanze, ai  monti, al  mare. Ci  si  sente  allora  insoddisfatti  e  talvolta, in  alcune  circostanze,  si  può  sprofondare  in  uno  stato  di  insidiosa  malinconia. Troppo  forte, insomma, è  il  contrasto  fra  gli  interni  scuri  di  un’abitazione  con  le  persiane  chiuse  e  la  prepotente  luce  del  mondo  esterno.

D’inverno, invece, quando, oltre  i  vetri  appannati  delle  finestre  chiuse, domina  il  grigio cupo  di  giornate  tetre  e  senza  sfumature, la  casa  acquista  un  valore  nuovo, insostituibile  e  preziosa   amica  a  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte. La  casa, le  pareti  spesse, le  stanze  chiuse. E  se   a  invaderci  è  lo  strano  silenzio  che  sempre  accompagna  le  fitte  nevicate, la  magia  può  considerarsi  completa: è  l’inverno  vero, senza  compromessi, senza  sotterfugi, senza  ipocrisia.

Pomeriggio di ottobre

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Ore  16:40. La  giornata  è  stata  bellissima, almeno  finora.  Sole  alto  e   luminosità  dolce  alternata  a  qualche  raro  momento  di  pallidissimo  grigio  chiaro: è  uno  dei  risvolti  più  tipici  di  ottobre, quel  lento  procedere  verso  ombre  più  intense  con  elegante  disinvoltura, con  ammirevole  discrezione, con  classe  inarrivabile.

A  quest’ora  del  pomeriggio  la  mente  è  un’altra, calma, serena  e  disposta  a  perdersi  in  qualche  sogno – fuggevole  ma  gradito. Si  è  presenti  e  lontani  nello  stesso  tempo, distesi  e  soddisfatti  grazie  all’indefinibile  quiete  di  ottobre, enigmatica  ma  colma  di  tenerezza, come  un  abbraccio  morbido  e  suadente  che  rivela  mondi  sconosciuti. Ci  si  ferma  volentieri, anche  solo  per  dieci  minuti; ci  si  ferma  volentieri  e  ci  si  ascolta  in  profondità, si  avverte  ciò  che  non  sarà  mai  pronunciato,  il  vero  dentro  di  noi, quello  che  nessuno  potrà  mai  afferrare. E  per  un  attimo – un  attimo  soltanto – sembra  di  esistere  nell’altrove  e  nell’eterno.

 

Voi che fareste?

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Si  provi  a  immaginare  la  situazione: ottobre, giornata  grigia  ma  non  troppo  scura,  pioggia  lenta  ininterrotta, malinconica  ma  tranquilla; e  tanto  tempo, libertà  totale  di  starsene  in  casa  o  di  uscire  senza  alcun  dovere  da  svolgere. Voi  che  fareste? Come  impieghereste  una  giornata  del  genere?