Foglie, fango e pioggia

meteo-e-proprio-autunno-nuvole-pioggia-e-primi-freddi-per-tutto-il-weekend_4010db14-6915-11e5-a376-1cafd3749e80_998_397_big_story_detail

Oggi  è  una  splendida, grigia, malinconica  giornata  di  ottobre. La  pioggia  ininterrotta, i  colori  spenti  e  i  lunghi  intervalli  nei  quali  il  silenzio  regna  indisturbato  sono  uno  dei volti  più  belli  e  indecifrabili  dell’autunno. E  il  silenzio, austero  ma  non  opprimente, si  fa  discorso  quando, cedendo  a  un  impulso  momentaneo, ci  si  ferma  e  ci  si  pone  in  ascolto. Così, finalmente  è  la  voce  interiore  a  parlare, mentre  le  foglie, il fango, la  pioggia – un  abbraccio  di  toni  cupi  indistinguibili – sembrano  entrare  dentro  di  noi  e  suggerirci  nuovi  percorsi. Oppure  risolvere  ciò  che  è  rimasto  sospeso.

 

L’autunno più intenso

01180023

Sono  le  16:56. Nonostante  le  persiane  aperte, ho  dovuto  accendere  la  luce. Non  è  cosa  da  poco; al  contrario, è  un  segno  importante: con  il  ritorno  dell’ora  solare  e  con  il  grigio  diffuso  di  questa  giornata  spenta, si  avverte  che  stiamo  procedendo  verso  la  seconda  fase  dell’autunno, quella  in  cui  lo  sfacelo  della  natura, le  brume  e  l’oscurità  smorzano  ogni  illusione  di  luce.

Inizia  l’autunno  più  intenso, quello  profondamente  malinconico, l’autunno  ricco  di  enigmi  ma  anche  capace  d’inaspettati  sorrisi. Intanto, ottobre  ci  prepara  a  quello  che  accadrà; e  lo  fa  con  cautela, quasi  con  pudore. Ci  mostra  il  prevalere  delle  ombre  sulla  luce, ci  immerge  a  poco  a  poco  in  un’atmosfera  a  tratti  incolore  e  ci  indica  le  vie  per  resistere  al  gelo  che  verrà: pace  fra  le  mura  domestiche, lento  ritiro  nel  caldo  confortevole  di  una  stanza  allegra, placide  conversazioni  mentre  fuori  piove. Nell’insieme, permane  quel  senso  di  dolcezza  che  sempre  accompagna  l’autunno, anche  nelle  giornate  stanche  e  cupe.

Magia d’inverno

inverno10

Oggi  è  una  giornata  freddissima, tanto  che  starsene  in  casa, tranquilli  e  al  caldo, è  una  vera  benedizione. Questo  è  il  privilegio  che  ci  regala  l’inverno.

Anche  d’estate, quando  l’afa  soffocante  tortura  le  città, ci  si  deve  rifugiare  in  casa, unica  possibile  via  di  salvezza; però, a  volte, questa  forzata  reclusione  diventa  un  peso, perché  l’accecante  luminosità  dell’esterno  è  un  invito  a  uscire  o  a  pensare  alle  vacanze, ai  monti, al  mare. Ci  si  sente  allora  insoddisfatti  e  talvolta, in  alcune  circostanze,  si  può  sprofondare  in  uno  stato  di  insidiosa  malinconia. Troppo  forte, insomma, è  il  contrasto  fra  gli  interni  scuri  di  un’abitazione  con  le  persiane  chiuse  e  la  prepotente  luce  del  mondo  esterno.

D’inverno, invece, quando, oltre  i  vetri  appannati  delle  finestre  chiuse, domina  il  grigio cupo  di  giornate  tetre  e  senza  sfumature, la  casa  acquista  un  valore  nuovo, insostituibile  e  preziosa   amica  a  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte. La  casa, le  pareti  spesse, le  stanze  chiuse. E  se   a  invaderci  è  lo  strano  silenzio  che  sempre  accompagna  le  fitte  nevicate, la  magia  può  considerarsi  completa: è  l’inverno  vero, senza  compromessi, senza  sotterfugi, senza  ipocrisia.

Pomeriggio di ottobre

autunno ottobre

Ore  16:40. La  giornata  è  stata  bellissima, almeno  finora.  Sole  alto  e   luminosità  dolce  alternata  a  qualche  raro  momento  di  pallidissimo  grigio  chiaro: è  uno  dei  risvolti  più  tipici  di  ottobre, quel  lento  procedere  verso  ombre  più  intense  con  elegante  disinvoltura, con  ammirevole  discrezione, con  classe  inarrivabile.

A  quest’ora  del  pomeriggio  la  mente  è  un’altra, calma, serena  e  disposta  a  perdersi  in  qualche  sogno – fuggevole  ma  gradito. Si  è  presenti  e  lontani  nello  stesso  tempo, distesi  e  soddisfatti  grazie  all’indefinibile  quiete  di  ottobre, enigmatica  ma  colma  di  tenerezza, come  un  abbraccio  morbido  e  suadente  che  rivela  mondi  sconosciuti. Ci  si  ferma  volentieri, anche  solo  per  dieci  minuti; ci  si  ferma  volentieri  e  ci  si  ascolta  in  profondità, si  avverte  ciò  che  non  sarà  mai  pronunciato,  il  vero  dentro  di  noi, quello  che  nessuno  potrà  mai  afferrare. E  per  un  attimo – un  attimo  soltanto – sembra  di  esistere  nell’altrove  e  nell’eterno.

 

Voi che fareste?

f

Si  provi  a  immaginare  la  situazione: ottobre, giornata  grigia  ma  non  troppo  scura,  pioggia  lenta  ininterrotta, malinconica  ma  tranquilla; e  tanto  tempo, libertà  totale  di  starsene  in  casa  o  di  uscire  senza  alcun  dovere  da  svolgere. Voi  che  fareste? Come  impieghereste  una  giornata  del  genere?

Racconti d’autunno

Autunno-Foglie-768x1366

Spenta, malinconica, immobile: è  stata  così  questa  giornata  d’ottobre, incolore  e  insoddisfatta, asfittica  e  lenta. Come  un  autunno  molto  incerto, di  umore  indecifrabile, vago  e  intermittente.  Ci  si  chiede  allora  quali  saranno  le  sue  sorprese, quali  i  suoi  racconti.

Di  sera, quando  si  tolgono  gli  abiti  di  scena, quando  le  porte  chiuse  consentono  di  spegnere  il  sorriso, quando  si  è  abbastanza  appartati  da  potersi  abbandonare  a  ogni  sorta  di  pensiero, soltanto  in  quel  momento   si  ascoltano  i  racconti  di  ottobre. Saggezza, consigli, parole, frammenti  di  memorie: ottobre  cerca  il  dialogo  sommessamente, tenta  di  spiegare, regala  suggestioni, ammorbidisce  i  toni. E  l’oscurità  della  notte, le  assenze, le  inevitabili  nostalgie  diventano  segni, parole  di  un  linguaggio  che  dà  forma  a  una  storia, che  narra, che  indica  nuovi  sentieri  e  addolcisce  l’esistenza.

I  racconti  di  ottobre  sono  racconti  d’autunno, sono   strade  colme  di  foglie  che  non  smettono  di  cadere, di  stupire, di  farsi  ammirare, di  chiedere  attenzione. C’è  un  mondo  intero, sotto  quelle  foglie, che  attende  di  essere  trovato.

Come d’autunno a primavera

glicine4

C’è  un  po’  di  ottobre  in  questa  giornata  senza  colore  che  segna  il  termine  di  aprile. C’è  un  po’  del  suo  languore, della  sua  dolce  malinconia  che  non  si  dissolve  in  cupa  tristezza  ma  resta  sempre  pacata  e  forse  anche  pigra. La  pioggia  che  arriva  e  se  ne  va  per  poi  tornare  timida  e  silenziosa, la  strada  grigia  eppure  chiara, le  voci  che  si  smorzano –  tutto  come  capita  all’inizio  dell’autunno, quando  il  tempo  sembra  sospeso  in  attesa  dell’ignoto.

Tornano  anche  i  ricordi, tornano  come  d’autunno, tornano  persino  se  li  si  vuole  respingere: vogliono  farsi  ascoltare, vogliono  narrare  trame  rimaste  oscure – e  poi  indicare  orizzonti, dissolvere  illusioni, regalare  consapevolezze, infondere  speranze. Ma  tutto  con  grazia, con  sguardo  sereno  nonostante  un  lieve  affanno.

C’è  un  po’  di  ottobre  in  questa  giornata  spenta  che  chiude  il  percorso  d’aprile. C’è  un  po’  di  passato  e  di  presente, uno  strano  intreccio  di  sensazioni, emozioni, ricordi  che  ci   chiamano  –  sfumati  fantasmi  che  chiedono  udienza  prima  di  dissolversi  nel  caldo  sole  di  maggio.

 

Di neve fitta

inverno7

Siamo  passati  da  una  giornata  come  quella  di  ieri, con  un  sole  splendente  quasi  primaverile, a  un  venerdì  cupo  e  aspro  nel  suo  grigiore  senza  speranza: un  contrasto  sconcertante  per  un  inverno  enigmatico  e  stanco.

Talvolta, quando  l’oscurità  è  troppo  opprimente, si  vorrebbe  dormire, dormire  d’un  sonno  profondo  e  senza  interruzioni, persino  senza  sogni, per  poi  svegliarsi  in  un  mattino  invaso  dalla  strana  voce  del  silenzio  e  accorgersi, guardando  oltre  una  finestra, che  sta  nevicando. Dovrebbe  essere  neve  fitta, generosa, decisa  a  cadere  per  ore; e  bisognerebbe  avere  la  possibilità  di  starsene  in  casa  per lasciarsi  avvolgere  da  una  sensazione  di  stupefatta  serenità, come  rapiti  da  un  incantesimo  e  sospesi  oltre  noi  stessi, oltre  il  mondo, oltre  le  apparenze.  E  poi  sedersi, guardare  il  cielo  incolore, osservare  la  neve  scendere  monotona  e  senza  interruzioni, e  capire  che  la  vita  è  anche  questa.

Al calar del sole

wallpaper_natale_1

Ore  16:48. Con  una  tazza  di  tè  bollente  e  una  fetta  di  ciambellone  accanto, inizio  a  scrivere  questo  post. Il  sole  è  tramontato  e  fra  non  molto, oltre  la  finestra, sarà  tutto  buio. Intanto  il  blog  ha  assunto  l’aspetto  tipico  del  periodo  festivo: poverino, deve  tirare  la  carretta  anche  lui, adeguandosi  non  solo  ai  cambiamenti  di  stagione  ma  anche  alle  varie  feste  che  spezzano  il  ritmo  dell’anno. In  altri  termini, pure  il  blog  lavora, si  dà  da  fare, si  affanna  per  allietare  il  più  possibile  chi  si  troverà  a  passare  da  queste  parti.

Ore  16:54. Fuori  si  addensano  ombre, il  giorno  sta  scivolando  via  lentamente. Oggi  il  freddo  è  intensissimo, è  davvero  inverno, inverno  giunto  di  colpo, senza  troppi  preamboli, com’è  tipico  del  suo  carattere  severo  e  aspro. Mentre  scrivo  queste  parole, m’interrompo, bevo  il  tè, guardo  fuori  dalla  finestra: sono  le  16:57  e  le  ombre  appaiono  ancora  più  marcate, di  minuto  in  minuto. Sto  immaginando  che  tipo  d’inverno  sarà: avremo  la  neve? e  quanta? Sebbene  il  sogno  di  molti – anche  il  mio – preveda  l’arrivo  di  un’abbondante  nevicata  il  25  dicembre, la  realtà  non  vuole  saperne: qui  non  ho  mai  visto  la  neve  il  giorno  di  Natale. In  genere, se  si  degna  di  comparire  durante  le  feste, la  neve  comincia  a  fioccare  il  31  dicembre, per  la  tanto  odiata  o  amata  festa  di  S. Silvestro.

Ore  17:06. La  sera  è  calata. Non  è  ancora  buio, ma  manca  molto  poco. La  mia  pausa  sta  per  terminare: ho  i  minuti  contati. Ma  sono  felice  di  averla  trascorsa  su  questo  blog.

Buon  proseguimento  di  giornata  a  tutti. 🙂

P.S. Sono  le  17:10: adesso  è  quasi  buio.

E sarà

237058_les_-derevya_-osen_-zakat_-polyana_-lavochka__1920x1200_(www.GdeFon.ru)

Oggi  è  stata  la  prima, vera  giornata  autunnale: un  autunno  appena  accennato, molto  schivo, silenzioso, cauto  come  soltanto  lui  sa  essere.  Cielo  grigio, pioggia  sottile, aria  fresca: niente  più  di  questo.

E  allora  sarà  un  declinare  lento  e  pensoso, sarà  uno  sprofondare,  a  poco  a  poco  e  senza  asprezze, nell’insondabile  oscurità  dell’inverno. Saranno  la  fine  e  l’inizio, sarà  un  coinvolgimento  appassionato  e  morboso, saranno  parole  che  non  ho  mai  detto.