Frammenti di ottobre

Mi piacerebbe trovarmi in collina e abbandonarmi all’autunno interamente, fra la morbida dolcezza dei campi ondulati e i colori dei tramonti; ma vivo in città e devo accontentarmi. D’altro canto l’autunno regala piccole e grandi magie anche agli angoli più banali e monotoni, e ottobre rivela una generosità rara. Prima che questo mese finisca, prima che tanta meraviglia si arrenda allo scorrere del divenire, lascio qui qualche immagine affinché l’incanto non si perda. Le foto sono state scattate nel mio quartiere.

Viale Buon Pastore dorato e mite:

Via Padova, che mi sorprende ogni anno con la forza impetuosa del giallo sugli alberi e sull’asfalto:

Il parco vicino a casa mia, piccolo, semplice e defilato, ma capace di regalare intense sfumature, mentre il sole ci sta osservando:

E poi, inatteso, compare il simpatico tigrotto, che si guarda intorno cauto, in cerca di avventure. Un gatto è sempre un valore aggiunto, un piccolo miracolo di bellezza e di candore.

Dove finisce la città (2)

Toccata e fuga. Oggi sono uscita da casa alle 15 e sono rientrata alle 16:20, dopo essere stata al Parco dei Caduti della Fanfara Olandese, nella parte ovest della città, là dove l’area urbana incontra la campagna. Naturalmente ho preso l’autobus, il 5, che per fortuna passa vicino a casa mia, e ho affrontato un bel viaggetto lungo venticinque minuti.

Era da tempo che desideravo passare attraverso il quartiere Madonnina, che visitai soltanto una volta, quando avevo sei anni, e al quale si arriva percorrendo via Emilia Ovest. Non è uno dei quartieri migliori di Modena: il traffico, l’inquinamento, alcune parti decisamente degradate e la presenza della criminalità rendono quest’area un po’ meno vivibile rispetto ad altre zone della città, almeno in generale.

Sono scesa dall’autobus in via d’Avia. La strada è ordinata e pulita, piena di villette a schiera e di belle palazzine, e il parco è grande e molto curato. So che sono i volontari, per lo più anziani, a occuparsene, e il risultato è ottimo:

Come si può notare in questa parte del quartiere non ci sono tracce di degrado, ma soltanto molta quiete e belle case. Uscendo dal parco lungo via Don Zeno Saltini, la città termina la sua corsa affannosa per lasciarsi lambire dalla campagna:

Tracce di stagioni

Ottobre merita di essere colto nella sua bellezza senza indugi. Ogni giorno, infatti, l’autunno avanza, si trasforma, muta le sue innumerevoli sfumature, che rischiano di passare inosservate se non si ha la prontezza di afferrarle. Due scatti lungo via Vedriani ci raccontano l’anima di ottobre, quella serena e dolce che si vorrebbe prolungare all’infinito:

Poi arrivano i confronti, senza i quali nessuna stagione può essere compresa nelle sue pieghe più sottili, nelle sue screziature. Ecco allora un parco in viale Buon Pastore, lo stesso identico scorcio catturato nelle diverse stagioni a partire dall’inverno. Sono quattro storie differenti, quattro modi di essere nel mondo, quattro stati d’animo in apparenza incompatibili fra loro. Ma, osservandoli insieme, se ne rintraccia il senso profondo, la loro unità, la loro rilevanza fuori e dentro di noi:

Autunno e case in rovina

Esistono case abbandonate, case in disfacimento. A volte le incontriamo lungo strade silenziose ed eleganti, che non sembrano adatte a ospitare dimore in rovina. Ma lo sfacelo vive ovunque, non lo si può rimuovere, è parte dell’esistenza. E capita che d’autunno l’atmosfera sia quella giusta, quella che, più di altre, si adatta a certe ville:

La dolcezza di ottobre è la vita che si oppone alla decadenza, la bellezza che resiste al tempo, la grazia che non si rassegna all’incuria. Fra quelle vecchie mura, lunghe conversazioni e incontri e feste – e il buio dei giorni tristi. In quei giardini passeggiano ancora fantasmi, celati dalle ombre inquiete dell’autunno.

Dove finisce la città

Domenica mattina, ore 9:52. Prendo l’autobus, il 3, da viale Medaglie d’oro, quartiere Sant’Agnese. La mia meta è lontana, è la fine della città, quartiere Torrazzi, area industriale e popolare. L’autobus arriva al capolinea in via Portorico dopo 17 fermate. Ma è domenica, il traffico è ridotto e così il viaggio è rapido: in meno di un quarto d’ora raggiungo via Portorico, una strada tranquilla costellata da villette con giardini e palazzine minuscole. Eccola:

Il parco dei Torrazzi è raggiungibile in fretta, all’incrocio con via Cuba. Se il parco della Resistenza è una fedele ricostruzione della campagna nella prima periferia della città, il parco dei Torrazzi è invece un tipico parco cittadino che però si estende ai margini della campagna, confondendosi con essa. Gli alberi sono belli e alti, le panchine sono nuove, i viali ghiaiati sono larghi. Il parco è molto grande e poco frequentato, un’oasi di verde ideale per chi voglia perdersi nei propri pensieri e allontanarsi dal caos cittadino. Nell’insieme, però, si respira un’aria di abbandono: qui si è davvero ai margini della città e si sente, si avverte dentro. Qualche foto:

Ecco la campagna che si dispiega accanto al parco:

Come ho già scritto altrove, io non amo le pianure perché m’infondono un gran senso di morte. E la pianura modenese non fa eccezione. Fatico a descrivere il senso di desolazione che provo di fronte a questi paesaggi, per cui evito di farlo e passo volentieri oltre. Tornata in via Portorico per prendere l’autobus, ho fotografato la chiesa di via Argentina, parrocchia di S. Anna:

In questo piccolo viaggio sono stata fortunata. La pioggia, infatti, è giunta dopo il mio ritorno a casa e renderà piacevole il mio pomeriggio di festa.

Ville abbandonate

Ne ho già accennato. Sant’Agnese vecchia è un quartiere signorile contiguo al centro storico e al Buon Pastore. Ospita le più belle ville della città, spesso in stile liberty, e palazzi di notevole pregio. Alcune vie sono un susseguirsi ininterrotto di splendide case: via Vedriani, via Prampolini, via Valdrighi, via Savelli, viale Moreali, via Andreoli, via Contri, viale Nicola Fabrizi e altre strade ancora.

Nonostante ciò, compaiono anche segni di degrado sparsi qua e là, pochi ma molto appariscenti, soprattutto perché lo splendore dell’insieme fa risaltare la triste decadenza di alcuni angoli. Ogni tanto s’incontrano persino palazzine con gli scuri delle finestre quasi a pezzi, e ci si chiede come possano resistere in mezzo a tanto lusso.

Oggi, però, mi concentro soltanto su due bellissime ville abbandonate, due gioielli lasciati a se stessi, addormentati dentro giardini incolti. Qui sotto la casa è in via Prampolini:

In via Valdrighi all’angolo con viale Moreali, ecco una villa in cui i segni dell’abbandono e dell’incuria sono molto più evidenti:

E sì, queste foto si addicono all’autunno, perché l’autunno è anche declino, nostalgia, abbandono. Perciò immagino questa villa in sfacelo avvolta dalla nebbia di novembre, in una mattina tetra e silenziosa. Credo che le donerebbe, la nebbia fitta, un po’ come certi abiti dai toni cupi e smorzati si addicono ad alcune persone, rendendole uniche, figure antiche precipitate in questo mondo per ragioni in apparenza incomprensibili.

Il passaggio stretto

Stupore, gioia, entusiasmo. Questo è ciò che ho provato ieri, intorno alle 19, quando sono entrata in via Tiraboschi. Di ritorno da un breve giro di esplorazione nel quartiere Sant’Agnese vecchia, per rientrare a casa ho deciso di passare lungo viale Carlo Sigonio. Superata una bellissima villa liberty, ho visto d’improvviso questa strada, questa via Tiraboschi e, data la posizione, ho capito che in qualche modo mi avrebbe ricondotta a casa.

Non conoscevo via Tiraboschi, non l’avevo mai percorsa prima nonostante sia vicina a casa mia. Ma siccome in questi ultimi tempi mi sto dedicando a esplorare la città in lungo e in largo, non ci ho pensato due volte e ho svoltato a sinistra. La via appariva tranquilla e silenziosa, la classica strada residenziale tipica del mio quartiere; procedendo, mi sono però accorta che era senza uscita, perché vedevo tanto verde in fondo alla strada e una villa a fare da barriera. Tuttavia non mi sono scoraggiata, il mio istinto mi ha invitata a proseguire, a guardare meglio, ad andare avanti; e così ecco la sorpresa:

Eccolo qui il passaporto per la mia felicità: un bel cartello a segnalare una stradina per pedoni. La mia immaginazione si è subito accesa e mi sono tuffata dentro al percorso con un lieve batticuore. Tutto qui? Ti entusiasmi per roba simile? Conosco queste obiezioni e ammetto che sono ragionevoli, ma io appartengo una minoranza strana: trovare un passaggio stretto in città, a pochi metri da un viale costantemente trafficato, è per me un dono, una sorpresa, una piccola magia. E poi – che meraviglia! – ho scoperto che non è neppure brevissima, questa via striminzita e solitaria:

Come si vede nella foto sopra, qui il passaggio si allarga e via Tiraboschi torna alle sue normali proporzioni. Eccola tutt’intera:

Finita la stradella, finito l’incanto. Ma adesso questa via è entrata ufficialmente nel complicato gioco dei miei itinerari urbani.

Il parco della Repubblica

Durante l’infanzia, quando vivevo in via Savani, ogni tanto mia madre mi portava al parco della Repubblica. Era molto lontano da casa nostra: vi entravamo da via Cividale, che all’epoca era quasi alla fine della città. Adesso, invece, l’area urbana si è estesa notevolmente, ben oltre quella strada.

Il parco era grande e ospitava due stagni melmosi e un po’ inquietanti. L’atmosfera che vi si respirava era quella tipica di una palude prosciugata, e io non ho mai sopportato questo genere di paesaggi. Non mi piacciono, non li tollero, m’infondono un grande, grandissimo senso di morte.

Ebbene, lo scorso 25 aprile ho superato la mia antipatia per quel parco e ho deciso di visitarlo. A distanza di decenni ha finalmente perso un po’ quell’aria malsana che lo pervadeva tutto, ma continua a non piacermi. Pubblico però qualche foto, anche come ricordo di primavera. In fondo, a qualcuno potrebbe ispirare sentimenti diversi dai miei.

Da notare, qui sopra, i tavoli posti sotto al sole, lontani dall’ombra degli alberi. Considerando che d’estate il caldo è terrificante, mi sembra una scelta molto intelligente. Da premio Nobel.

Un altro parco a fine agosto

A fine agosto ho visitato il parco Vittime dell’Olocausto, che è contiguo al parco della Resistenza. Nell’insieme è maggiormente trascurato rispetto al suo gemello più nobile: mancano i vitigni e alcune parti sono decisamente decadenti. Però ho fotografato un bel campo:

In effetti questo spazio verde non offre altro, e assomiglia a un pezzo di campagna lasciata un po’ a se stessa. Ho però deciso di voler visitare due parchi nell’estrema periferia della città, là dove i cartelli segnaletici indicano la fine della realtà urbana e l’inizio della campagna: il parco dei Torrazzi e il parco Oristano. Mai visti in vita mia: non sospettavo neppure che esistessero. 😲

Parchi in città

Oggi ho finalmente visitato, per la prima volta nella mia vita, il parco di villa Ombrosa. Non che sia un evento di capitale rilevanza; però da mesi avevo quest’idea, questo piccolo tarlo, un domandarmi spesso perché non me ne fossi interessata prima, perché non l’avessi cercato, questo povero parco. E così è nato il desiderio di vederlo, pur sapendo che è piccolo – poco più di 9000 mq -, defilato e lontano da casa mia. Mi piace pensare che sia stato lui, il parco, a chiamarmi d’improvviso, a insinuarsi nella mia mente per motivi incomprensibili.

All’andata ho preso l’autobus, il 3, soltanto per fare un percorso nuovo, soltanto per salire su un bus a me sconosciuto. Sono scesa in via La Spezia, ho girato a sinistra lungo via Sanremo e poi ancora a sinistra, in via Levanto. Qui ho trovato un piccolo cancello dal quale si accede al parco:

Questo è il lungo viale del parco, fiancheggiato da bellissimi alberi. L’immaginazione corre rapida all’autunno, a come diventerà questo viale nella dolcissima stagione delle foglie morte:

A destra si apre l’area dedicata ai giochi per i bambini:

Si affaccia sul parco La Casa delle Donne:

Altre immagini del parco:

Al ritorno ho percorso a piedi via La Spezia per arrivare al parco della Resistenza e da lì proseguire verso casa. Di questo parco così particolare, che rievoca la campagna in città, ho già parlato qualche giorno fa. Oggi ho scattato altre foto: