Benvenuto settembre

Ogni anno l’inizio di settembre è una svolta, una metamorfosi emozionante, un mutamento necessario. Nonostante il sole e le temperature estive, infatti, il principio di settembre è un passaggio, è quella curva della strada oltre la quale incontreremo, a poco a poco, nuovi colori, nuove atmosfere, nuovi sentimenti. E alcune incognite.

Nei momenti di passaggio sono inevitabili bilanci e progetti, ansie e sogni a occhi aperti, entusiasmo e malinconia. Chi ama l’autunno pregusta ciò che sarà e si augura che la nuova stagione sia generosa, ricca di tutti quei doni che la rendono unica, che la fanno risplendere nell’interiorità di chi sa comprenderla e amarla. Perché l’autunno è uno stile di vita, un modo di essere nel mondo, una consapevolezza, un guardare sempre oltre.

Buon inizio di settembre a chiunque passi su questo blog.

Cammina silenziosa

Cammina silenziosa, la primavera, cammina verso l’estate – e i pomeriggi, i pomeriggi sono estenuanti, il nostro tramonto. Si rincorrono emozioni, frammenti di vitalità intensa, chiudere la porta di casa, afferrare i sogni – quelli sfregiati dagli anni.

Le sere erano interminabili, il giardino ascoltava – erano i nostri discorsi -, il giardino ascoltava e taceva. Ma io lo so che torneremo sotto le stelle, e sarà una notte d’agosto – come se il tempo avesse deciso di oltrepassare quella curva.

Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

E allora cosa ci aspetta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo freddo autunnale è una conquista. Svanisce quel calore opprimente che avvolge le giornate durante l’estate, svanisce quella coltre giallastra e soffocante cui si resta appesi persino con i pensieri. E la vita ricomincia: i primi pasti caldi, le ombre della sera, le coperte sulle lenzuola, oggetti d’uso comune recuperati in fretta, con avidità, freneticamente, perché è tutto vero, non ci stiamo illudendo, la stagione è un’altra.

E allora cosa ci aspetta? Cosa vorremmo che ci regalasse l’autunno? Quali rivelazioni ci attendiamo da lui? Sarà un autunno tranquillo, senza scosse, fondato soltanto sull’introspezione? O porterà con sé inattesi mutamenti, trasformazioni radicali? Quali sono i nostri sogni d’autunno?

L’estate in giardino

Lunedì, giorno controverso. Anzi, il giorno controverso per eccellenza, spesso anche molto detestato. E poi siamo all’inizio di giugno, il verde e i fiori intorno a noi ci chiamano; e così, a volte, vorremmo annullare tutto e lasciarci andare ai sogni, ai sogni di prima estate proprio come facevamo durante l’infanzia e l’adolescenza. L’estate distrae, questo è il problema.

Io l’estate la vedo in giardino, senza costrizioni, senza quattro mura intorno; in giardino e fra i colori, a dimenticare il grigio che ci si porta addosso, a splendere di nuovo, come se il tempo non avesse fatto alcun danno.

Attesa ad aprile

Nel parco l’erba è alta – il sole sulle foglie, la quiete di queste ore stanche; c’è quel sorriso di primavera, e aprile che osa trionfi, aprile che sogna innocente – e noi che guardavamo oltre le finestre e i muri, oltre le pareti spesse, come a fuggire. E non averlo fatto.

Sono pochi a passeggiare sulla strada, a confondersi in lontananza. Ma che pace, e che attesa – come se dovessi tornare.

Il blog si veste a nuovo

Lo faccio o non lo faccio? Questo l’amletico dubbio che mi sono posta, pensosa e accigliata, prima della decisione. Decisione che poi è arrivata e abbastanza in fretta. Sì, perché la giornata è uno splendore di luce, ma il freddo è gelido e la città si è già vestita a festa; così, a questo punto tocca anche al mio blog rivestirsi come da copione, e allora voilà, il gioco è fatto: ecco Oltre il cancello tutto decorato secondo lo spirito di questo mese. Lo so, Natale non è così, non lo è mai stato e mai lo sarà; però è bello immaginarlo con questi colori, con quest’atmosfera fiabesca che non ha nulla a che vedere con la realtà, ma soltanto con la dimensione dei sogni più ingenui.

Che ci sia almeno concesso sognare, mentre le giornate si accorciano e la luce muore in fretta. Buon martedì, buon inizio di dicembre, buon blog vestito a festa. 🙂

E penso a novembre

autunno 5

Quando  penso  a  novembre, la  prima  cosa  che  mi  viene  in  mente  è  la  nebbia, leggera, discreta, un  velo  quasi  impalpabile  che  addolcisce  spigoli  e  linee  troppo  dure. E  poi  penso  ai  giorni  di  sole  e  a  quelli  di  pioggia, perché   a  novembre  non  manca  mai  nulla: l’aria  fredda,  il  costante, commovente  sfacelo  di  alberi  e  foglie, la  delicata  luminosità  di  certe  mattine  prive  d’inquietudine, lo  sfinimento  di  alcune   giornate  piovose  e  tetre, che  però favoriscono  riflessioni  e  sogni  pacati.

Se  ottobre  è  un  insieme  di  ambigue  screziature  che  chiedono  sommessamente  di  essere  comprese, novembre  è  un  amico  maturo  che  parla  col  cuore  ma  non  cela  il  dolore, che  mostra  oscurità  e   squallore  senza  inventare  pietose  bugie. Novembre  è  l’autunno  ormai  maturo, che  ha  perso  ogni  illusione   ma  che  non  rinuncia  all’esistenza. E  nelle  giornate  più  cupe, quando  sembra  che  non  vi  sia  nulla  oltre  una  triste  confusione  di  pioggia  e  di  fango, mormora  parole  sagge  a  chiunque  voglia  ascoltarle.

Il giardino

in  giardino

Poi  c’è  il  giardino. Raccolto, quasi  dimenticato, in  silenziosa  attesa. Il  giardino  dei  pensieri  che  non  troveranno  mai  voce, dei  segreti  che   resteranno  tali, dei  sogni  che  nessuno  ha  intenzione  di  ascoltare. Il  giardino  entro  cui  trovare  pace, il  giardino  che  custodisce  ogni  parola, il  giardino  che  non  tradisce. E  non  importa  la  stagione: che  sia  autunno  o  primavera, inverno  oppure  estate, il  giardino  resta  lì, muto  e  costante, disponibile  e  comprensivo  anche  quando  è  spoglio,  sferzato  dal  vento  gelido  o  ricoperto  di  candida  neve. Approdo  sicuro  dopo  troppe  fatiche, incantesimo  dorato  in  un  mondo  privo  di  magie.

(Il  dipinto  nell’immagine  è  In  giardino, di  Plinio  Nomellini)

Sogni ad aprile

glicine2

Oggi  è  il  tipico, lungo, sereno  pomeriggio  d’inizio  primavera: dalle  finestre  entra  una  luce  piacevole, gaia  ma  non  eccessiva, confortante  nella  sua  dolcezza. Non  amo  il  passaggio  all’ora  legale, ammetto  che  m’infastidisce. Però  si  tratta  di  abituarsi: tutti  i  passaggi  richiedono  qualche  aggiustamento, qualche  ripensamento  e  un  po’  di  fatica.

Domani  sarà  aprile. Mese  affascinante, è  l’essenza  stessa  della  primavera, almeno  quando  decide  di  recitare  il  suo  copione  migliore: mattine  tiepide, lunghi  pomeriggi  accarezzati  da  un  sole  che  non  vuole  stordire  ma  solo  accompagnare, qualche  brusco  cambiamento  d’umore  fatto  di  pioggia  lenta  e  di  grigio  perla, e  poi  di  nuovo  il  sole, la  luce, le  nuvole  allegre  a  rincorrersi  nel  cielo, i  sogni  a  occhi  aperti.

Ad  aprile  dispiace  essere  adulti  e  avere  tutte  le  giornate  colme  d’impegni. Talvolta, ad  aprile  si  vorrebbe  tornare  adolescenti  per  poter  correre  fuori  quasi  ogni  pomeriggio, perdersi  nei  prati, chiacchierare  in  libertà  con  qualcuno  raccontando  ciò  che, col  tempo, non  si  racconta  più  neppure  a  se  stessi. E  poi  dipingere  la  realtà  con  i  colori  un  po’  folli  della  fantasia  e  aspettare  la  sera, lentamente, credendo  che, dopo  tutto, al  tramonto  giungerà  l’inatteso.