L’estate mia

Mi piace l’estate randagia, quella in cui decidi di andartene, andartene senza rendere conto a nessuno della tua esistenza, l’estate per vivere, vivere e basta – e che tutto vada in malora, senza sensi di colpa.

Mi piace l’estate in cui ti alzi presto una mattina, per infilarti in fretta in un sentiero e perderti fra gli alberi e i monti, e arrivare là, dove non sai, per tornare indietro o parlare col primo che capita – ché io non faccio distinzioni.

Mi piace l’estate in cui sentirmi il vento addosso, quello intollerabile dei giorni torridi – Dio, quanto li odio! -, ma gli abiti sono leggeri, il corpo mio una meraviglia e niente, niente costrizioni.

Mi piace quella smania di partire, di sapere, di fuggire – e ci provassero a trattenermi, vedrebbero ciò di cui sono capace, tutte le tempeste che so scatenare.

Mi piace l’estate vera, quella in cui ti siedi al tavolino di un bar in un posto che chissà come si chiama – ammesso che ce l’abbia, un nome – e aspetti il caffè, ti senti in pace con il mondo intero e ignori cosa ti porterà la notte – e chissà se ci ritorni, a casa.

Mi piace l’estate delle cene in giardino, del telefono spento, delle distanze, della libertà assoluta – quella che fanno in modo di toglierti per metterti in catene. Ma, cari miei, no, non mi avrete mai.

Questo splendore

La primavera è radiosa persino quando il cielo diventa di grigioazzurro tutto scuro, perché non è questo il tempo della fine, dello smorzarsi lento, ma siamo soltanto all’inizio, e il vento furioso e la pioggia e i nostri pensieri cupi nulla possono – e nulla sanno.

Dobbiamo arrenderci a questo splendore e tornare adolescenti, dobbiamo sentire che il temporale è un momento, il passaggio di un’ombra destinata a svanire in fretta – il sole sarà qui a breve, che tu lo voglia o meno.

Marzo e primavera

Cambiano in fretta, i colori. Basta affacciarsi a una finestra per cogliere tutta la fatica del passaggio, le tracce dell’inverno che non vogliono sparire, i rami spogli, quel marrone freddo che racconta storie di morte. Eppure, proprio lì accanto, altri colori, altri umori, la vita che ricomincia:

Basta uscire di mattina, il sole ancora incerto, il giorno che stenta a cominciare; ma il rosa e il bianco della primavera ci attendono per accompagnarci lungo il cammino:

E ogni anno è sempre la prima volta, sempre la stessa emozione, quel ricominciare fra incertezze e lampi di splendore, e quelle tinte fresche e generose – correre incontro al mondo con entusiasmo:

Adesso infuria il vento e ci costringe alla resa, chiusi in casa, in attesa che finisca. Ma si continua a sognare, a intravedere i giorni che saranno, l’azzurro sempre più intenso e il mistero della pioggia sottile sul verde brillante delle foglie – e il non sapere dove siamo, e il tornare indietro, e chiudersi in casa in attesa di tempi migliori.

Tempo di febbraio

Dopo giorni di luce quasi frenetica, febbraio è tornato sui suoi passi. Venerdì è comparsa la nebbia e i rami degli alberi spogli hanno ritrovato un senso, un’appartenenza – l’inverno e il suo umore tetro:

La nebbia, i rami contorti e i cancelli regalano al parco un’atmosfera rarefatta – come passare altrove in un attimo e stupirsene e non volersene più andare:

Oggi, invece, il vento rende inquieta la giornata – un brivido improvviso, un’incertezza. Ma fuori, proprio sotto casa, s’intravede il rosa sugli alberi sfiniti:

Il mistero di ottobre

Ottobre. Il cielo azzurro, che sembra raccontare favole di primavera, si accompagna all’aria fredda del mattino; i pomeriggi brillano di luce chiara, che a volte si spegne in fretta per l’arrivo del vento o della pioggia, o per uno sbalzo d’umore inatteso. E le foschie, i silenzi improvvisi, quel venir meno che dura solo un istante, quando il mattino fatica ad aprire gli occhi – e quasi non siamo.

Il mistero di ottobre riposa fra gli alberi che mutano colore, le foglie verdi e rosse, le parole non dette, il fango scuro dei giorni piovosi.

Scuro ad agosto

Viale Muratori questa mattina. L’ombra lieve dell’autunno è comparsa furtiva, un’ora di pioggia e il vento a passeggio lungo le strade a rammentarci ciò che sarà. Un’ora di respiro e l’acqua sulla pelle, le gocce frenetiche sugli alberi e l’ombrello aperto, quasi un sogno. Poi l’estate è tornata fiera e audace, perché agosto è soltanto suo. Ma quell’intermezzo, quel rapido passaggio, che emozione.

Largo Aldo Moro, centro storico.

Sere di luglio

Me le ricordo tutte, quelle sere estive, le sere trascorse a parlare e a dire troppo, ciò che non si doveva; e poi il vento sui capelli e il non voler dormire – la notte, promessa di vita eterna. Me le ricordo tutte le sere sotto le stelle e le canzoni senza fine e i nostri scherzi – e il giorno dopo, e ricominciare.

Me le ricordo tutte, io, quelle sere, e so che torneranno, perché non è finita.

Ore 21:30

ore 21:50

Aprile, vento e pioggia

E sì, sono stata esaudita, quasi una benedizione dal cielo: oggi pomeriggio aprile è incerto, un poco irrequieto, emotivamente labile – però dolce, un ragazzino infreddolito e stanco. Il cielo oscilla fra l’azzurro e il grigio chiaro, il vento compare d’improvviso poi s’assopisce, per ritornare dopo poco; e la pioggia sottile è quasi soltanto un’idea di pioggia, un pianto sommesso, educato.

Fra lo stormire delle foglie, sotto agli alberi, non si è più qui – trascinati altrove, come rapiti. Il tempo si ferma un istante o forse una vita intera; di ieri non resta nulla – e nulla, nulla conta.

Buona Pasqua, buon fine settimana, buona primavera.

Equinozio di primavera

L’equinozio di primavera è un’emozione profonda che si rinnova ogni anno: è la vita che si affaccia tremante sulla scena del mondo, la vita che torna a fremere dopo la morte dell’inverno, dopo quel lungo sonno che è soltanto un’illusione, una pausa – un nascondersi alla nostra vista in attesa di tornare.

La primavera arriva oggi accompagnata dal freddo e dal vento, come abbracciata alla vecchia stagione, come a non potersi separare subito da ciò che è stato – il mutamento, passato e presente insieme. Eppure, a dispetto del gelo, la primavera passeggia lungo le strade, timorosa e forse sbalordita – quegli angoli polverosi e spenti, quelle vie cupe da accarezzare e la luce, la luce che promette dolcezze infinite.

La primavera sorride innocente sopportando il vento, accoccolata fra i cespugli – i sogni, quelli che saprà regalare.

Verso la primavera

Di solito, quando l’inverno finisce, cambio la grafica del blog all’inizio di marzo. Ma quest’anno scelgo di farlo oggi, 27 febbraio, perché la nuova stagione sembra avanzare con sicurezza, come se la forza dell’inverno si fosse sfaldata bruscamente per ragioni ignote. Anche il vento improvviso, che infuria ora sulle strade, sembra uno dei tanti volti della primavera.

Mi chiedo allora come sarà. Spero che la stagione dei fiori possa dispiegare tutte le sue sfumature, che possa commuoverci con le sue incertezze e le sue ingenuità, che possa farci arrabbiare con i suoi scoppi d’ira inattesi e i suoi capricci ingiustificati; e mi auguro che riesca a trasmetterci la sua inesauribile vitalità, il suo costante ottimismo, le sue tante illusioni. Spero che la primavera sia, quest’anno, come un arcobaleno dopo la tempesta.