La neve, dicembre e il blog

Questa mattina mi sono svegliata così, con la neve a fare compagnia agli alberi del parco sotto casa, alberi che si stanno lentamente trasformando in scheletri, perché l’inverno è qui, a combattere ferocemente contro le ultime, eroiche forze dell’autunno che muore. Sto ripensando alle magnifiche giornate di ottobre, luminose e dolci, e al fatto che si sono dissolte troppo in fretta. Pazienza. Bisogna abituarsi al nuovo, al mutamento incessante, al costante divenire che in ogni momento accompagna il nostro passaggio in questo mondo tanto imperfetto.

Avrei voluto aspettare un po’ prima di modificare la grafica del blog, ma l’arrivo della neve e del gelo mi ha convinta a cambiare gli abiti a questo piccolo spazio. Ed ecco qui allora gli addobbi natalizi a rallegrare i post, perché il blog desidera vestirsi a festa e accogliere lettori e lettrici al meglio. Anche questo è un modo per affrontare la nuova stagione: opporre tanti colori caldi alla sua crudele severità. Perché la verità, per quanto banale e modesta, è una soltanto: il mondo non cambia e tocca a noi dover cambiare, doverci reinventare, dover creare le condizioni di possibilità della nostra esistenza. Anche nella freddissima oscurità invernale.

Che sia un bel dicembre per tutte e per tutti. 🙂

L’estate adesso

Oggi ho cambiato la veste grafica del blog perché comincia l’estate meteorologica; per quella astronomica, invece, dobbiamo aspettare il prossimo 20 giugno. La giornata è calma e serena, e il vento leggero è soltanto un’increspatura senza importanza, un vezzo della primavera che sta per dissolversi nella nuova stagione.

Questi passaggi, questo mutare continuo, questo adattarsi – e il non potersi fermare, e il non poter rifiutare il divenire: quante catene, quante prigioni, quante stanze chiuse a chiave, quanti sforzi. Perché il trascorrere delle stagioni è faticoso – come portare un fardello e non sapersene disfare.

Blog e categorie

Probabilmente quasi nessuno se ne sarà accorto, ma, alcuni mesi fa, ho inaugurato una nuova categoria del blog: chiacchiere da salotto. In apparenza può sembrare inutile, dato che esiste da anni la categoria frivolezze, trastulli e amenità; tuttavia, la distinzione fra le due categorie esiste, sebbene sottile. Le chiacchiere da salotto sono discorsi spensierati su argomenti poco impegnativi, spesso riguardanti i ritmi della vita quotidiana, discorsi leggeri fatti in confidenza, proprio come avverrebbe in un salotto fra amici; frivolezze, trastulli e amenità, invece, raccoglie i post più ironici, scherzosi e folli che io possa concepire.

Lo so, qualcuno potrebbe pensare: e quindi? Ci scrivi pure un post, su ‘ste cose? Be’, sì, lo scrivo apposta pur di inserirlo nella categoria delle chiacchiere da salotto. Ma lo scrivo anche per ricordare che le categorie, nei blog, sono importanti; non sono mere etichette aggiunte a caso tanto per pubblicare qualcosa, ma sono chiavi indispensabili per la corretta comprensione dei post e del blog tutt’intero. In un’epoca di social e di chiacchiere da bar a profusione, certe puntualizzazioni diventano ancora più pressanti, quasi urgenti. Perché un blog, anche quando si prefigge lo scopo d’intrattenere e di regalare un po’ di sogni, è una cosa seria. Una cosa piccola, sia chiaro; ma con un significato, ecco.

Io resto a casa (nonostante l’umarell trasgressore)

Questo post nasce da un’iniziativa presa insieme all’amico Toni, autore del blog City lights, e a Ehypenny, autrice del blog Il mondo delle parole. Abbiamo pensato di invitare chiunque lo vor a scrivere qualcosa sull’importanza di stare in casa in questo momento particolare della nostra vita: occorre elaborare un post sull’argomento, utilizzando l’immagine qui allegata. Potete ovviamente creare il vostro post quando volete e nel modo che preferite: basta anche soltanto un pensiero sintetico, o una citazione celebre o una semplice frase. 

Sotto casa mia, come sa chi mi segue da tempo, c’è un piccolo parco che collega due strade. Per fortuna è un luogo tranquillo, percorso sempre da poche persone e spesso vuoto o quasi, soprattutto perché è abbastanza isolato e perché, in questo quartiere, vi sono altri parchi molto più grandi.

A causa delle disposizioni  emanate per fronteggiare la pandemia che ci è piombata addosso, il grazioso parchetto è stato chiuso attraverso delle semplici strisce di delimitazione. Ebbene, questa mattina, guardando fuori dalla finestra della sala, ho visto un umarell in bicicletta che, con serena disinvoltura e senza scomporsi, ha alzato la striscia ed è uscito sulla strada, ovviamente dopo aver percorso tutto il parco. Sono rimasta stupita, perché non mi sarei mai aspettata nulla di simile da parte di un tranquillo, flemmatico umarell. Insomma, mai avrei immaginato che potesse esistere un innocuo umarell  bici munito in vena di trasgressioni; eppure è accaduto, e quindi devo rivedere le mie ingenue idee in proposito.

La storia è vera, non ho inventato nulla, e certamente può strappare più di un sorriso. Ma io l’ho scritta per ricordare, una volta di più, la necessità di stare in casa, se non si hanno questioni urgenti o importanti da portare a termine. In fondo, come ho scritto altrove, restare a casa significa avere la fortuna di non trovarsi in un ospedale, di poter fare tutto ciò che si desidera e di poter immaginare il proprio futuro, magari anche preparandolo concretamente.

Aggiornamento 24/3/2020: e proprio un minuto fa, ho visto una ragazza alzare con tranquilla fermezza la striscia di delimitazione del parco per poi uscire sulla strada: evidentemente l’ha percorso tutto, il nostro benedetto parco, e con sé aveva anche un cane. Stupore.

Il quaderno delle idee

 

Ho un bel quaderno, uno di quei quaderni con la copertina colorata e romantica, tutta a fiori, uno di quei quaderni un po’ fuori moda, che forse non interessano a nessuno. Le pagine sono celesti e di carta riciclata, né a righe né a quadretti. L’ho chiamato il quaderno delle idee, perché vi annoto tutte le suggestioni che attraversano la mia mente in fretta, rapide ospiti destinate a dileguarsi in pochi secondi. Sono gli appunti per elaborare i post del blog, brevi frasi che risalgono improvvise da profondità insondabili, dall’inconscio, dall’io, dallo spirito – chiamatelo come volete, perché non importa: quello è.

Brevi frasi, dicevo. Arrivano mentre cammino lungo una strada stretta, mentre guardo in lontananza nelle sere di nebbia fitta, mentre compio un gesto banale, anonimo, senza alcuna rilevanza. E siccome giungono inattese, hanno la consistenza di veli trasparenti, destinati a lacerarsi subito, in un battito di ciglia. Così afferro il mio quaderno e scrivo di getto, anche soltanto poche parole, e poi lo metto da parte perché so che lui, quelle parole, le custodisce gelosamente.

No, col computer non sarebbe la stessa cosa e neppure con qualche altro dispositivo. Conservo ancora un approccio tutto fisico alla scrittura, quel desiderio impetuoso di abbassare il volto e tuffarlo sulle pagine e abbracciare il quaderno tutt’intero, come se fosse un essere vivente – il più caro, l’amore più grande. Appartengo a un’altra epoca, lo so, comincio già a essere fuori moda, comincio già a essere un po’ fuori da questo mondo. Ma io lo amo, il mio quaderno delle idee, e ne sono persino fiera. È il mio ponte col passato, ciò che ero e che sono rimasta, la continuità che resiste nonostante l’inarrestabile fuga del tempo.

Sul quaderno scrivo anche le liste di libri che leggo. Le scrivo con diligenza, quasi fosse un impegno sacro, e non potrei mai farlo su word, non potrei riuscirci – ho tentato ma fallito. Sono fuori moda, lo so, un po’ all’antica. Ma è così – e altro non riesco a fare.

 

Natale 2019

Il periodo che precede le feste natalizie è sempre caotico: si corre in continuazione, ci si muove come trottole impazzite e, spesso, non si comprende neppure il perché di tanto agitarsi. Si arriva così al benedetto 24 dicembre con ansie, paturnie di vario tipo e tanto inutile stress: si teme sempre di dimenticare qualcosa, di non essere abbastanza efficienti e di restare vittime di terribili imprevisti proprio all’ultimo minuto, quando tutto dovrebbe essere perfetto.

Ma per fortuna questo blog è uno spazio a parte, una dimensione alternativa, una casa tranquilla, un salotto in cui riposarsi e sognare lasciando fuori dalla porta gli aspetti più avvilenti della quotidianità. Perciò ho scelto, per celebrare il Natale ormai imminente, un’immagine molto ingenua e piena di colori caldi: è un Natale che non esiste e che non è mai esistito, lo so, ma Oltre il cancello è nato anche per questo, per mostrare l’impossibile.

E allora buon Natale, buone feste, buon inverno, buon tutto. 🙂

L’inevitabile passaggio

Il passaggio da una stagione all’altra non è mai del tutto indolore, perché porta con sé la necessità di un adattamento, fisico e mentale: bisogna abbandonare una fase e accoglierne un’altra. A questo ritmo non ci si può ribellare, essendo un dato di fatto, una pura e semplice realtà. E con la realtà, prima o poi, bisogna sempre fare i conti.

Con il trascorrere degli anni, e con gli inevitabili mutamenti che questo inarrestabile flusso comporta, a volte diventa difficile accettare continue giornate piene di sole e lo splendore di un cielo azzurro senza nubi, perché ciò non sempre si adatta al nostro stato d’animo, oppure perché diventa fonte di distrazione, richiamando alla memoria scene lontane, frammenti dell’adolescenza e della prima giovinezza, momenti spensierati che non torneranno più.

Per questo blog, il passaggio da una stagione all’altra significa un cambiamento importante sul piano estetico: devo scegliere nuove immagini e nuovi sfondi, cosa che per me è sempre motivo di gioia. Modificare le immagini e l’atmosfera del blog è una sorta di rito utile ad abituarmi alla nuova stagione, ad accogliere il mutamento con maggiore consapevolezza: è una piccola celebrazione e, allo stesso tempo, una rassicurante garanzia di continuità.

E siccome il primo giugno, cioè domani, segna l’inizio meteorologico della nuova stagione, buon inizio d’estate a chiunque passi da queste parti.

P.S. Non so perché, ma erano scomparsi i link ai blog amici senza che io li avessi tolti. In ogni caso, me ne sono accorta e li ho recuperati. Mi scuso per l’inconveniente. 

Le ragioni di una breve pausa

Da qualche giorno non scrivo su questo blog. E non lo faccio perché sto vivendo un momento estremamente difficile.

Per molti anni ho assistito mia madre, vittima del morbo di Alzheimer. Chi ha vissuto la mia esperienza sa cosa significhi dover convivere con il progressivo deterioramento delle facoltà cognitive e della salute di una persona molto cara: è un dolore opprimente e uno stress mentale e fisico difficile da descrivere. Ma molto dipende anche dal legame che si ha con la persona malata; e siccome io ho avuto un legame estremamente forte con mia madre, che è la persona che ho più amato al mondo, nel corso di questi anni ho sofferto parecchio.

A partire dall’inizio di gennaio, abbiamo affrontato la fase finale della malattia. Ma non descrivo tutto quello che ho provato nell’essere costretta ad assistere a ciò cui nessuno vorrebbe assistere mai. Ho trascorso le ultime settimane sempre all’ospedale, anche se ho continuato, sia pure con qualche interruzione, ad aggiornare il blog. L’ho fatto per cercare di  avere, o  fingere di avere, un’esistenza normale nonostante tutto, e anche perché, lo si voglia o no, la vita prosegue.

Adesso che mia madre non c’è più, sono molto addolorata, stanca e frastornata. Ciò mi ha impedito, oggi, di scrivere un post diverso da questo. So che a nessuno piace sentir parlare di malattie e di dolore, però non posso fingere una serenità che non ho, non posso inventarmi nulla per celare le mie emozioni e i miei sentimenti.

Naturalmente ho intenzione di ricominciare a scrivere regolarmente e senza tornare a soffermarmi su un simile argomento. Ma, appunto, ho bisogno di qualche giorno di pausa, e anche per questo ho preferito chiarire le ragioni che mi portano a sospendere, sia pure per poco, l’aggiornamento del blog.

(Nell’immagine il dipinto Le madri, di Federico Zandomeneghi)

In attesa

Settembre  sta  per  lasciarci  e  lo  fa  con  molta  grazia: oggi  la  luce  è  un  dolcissimo  sguardo  proveniente  da  un  cielo  tranquillo.

Però  mi  fermo  qui. Avrei  voluto  scrivere  un  bel  post, ma  poi  ho  pensato  di  rimandarlo  a  domani, primo  giorno  di  ottobre, primo  giorno  del  mio  mese  favorito. Intanto  buona  giornata.