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Posts Tagged ‘festa’

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Ultimo  giorno  dell’anno: auguri  a  tutti, auguri  per  un  2016  ricco  di  serenità. 🙂

Auguri  a  chi  è  solo  e  a  chi  invece  si  trova  in  buona  compagnia. Auguri  a  chi  sta  ancora  cercando  la  sua  strada, affinché  possa  trovarla. Auguri  a  chi  vorrebbe  voltare  pagina  rivoluzionando  la  sua  vita, con  l’auspicio  che  possa  riuscire  in  questa  impresa. Ma  auguri  anche  a  chi  non  desidera  altro  se  non  conservare  il  proprio  stato.

Auguri  a  chi  non  ha  mai  il  coraggio  di  dire  di  no, perché  impari  finalmente  a  farlo. Auguri  a  chi  ha  perso  il  lavoro, l’amore, la  salute, perché  possa  ritrovare  tutto  e  ricominciare. Auguri  a  chi  non  si  lamenta  mai, a  chi  vorrebbe  gridare al  mondo  la  sua  rabbia, a  chi  è  stanco  di  tutto  e  a  chi  è  annoiato.

Auguri  a  chi  sa  pensare, a  chi  è  generoso, a  chi  non  abbandona  le  persone  in  difficoltà. Auguri  a  chi  ama  l’arcobaleno, il  sovrumano  silenzio  dei  boschi  d’autunno  e il  mare  d’inverno. Auguri  a  chi  ha  dimenticato, a  chi  ricorda  ancora, a  chi  conosce  la  vita  e  a  chi  sa  essere  gentile  nonostante  tutto.

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Il  25  dicembre, verso  l’ora  di  pranzo, ha  telefonato  un  amico  di  mio  padre. Si  trovava  in  appennino,  in  un  ristorante, per  il  tradizionale  pranzo  di  Natale; ma, siccome  non  era  contento  di  stare  insieme  ai  suoi  parenti – in  particolar  modo  insieme  a  sua  sorella  e  a  suo  cognato – ha  chiamato  mio  padre  per  un  piccolo  sfogo.

Un  episodio  banale, possono  pensare  in  molti. Eppure, nella  sua  banalità, è  emblematico  di  tanti  malumori  che  spesso  accompagnano  le  riunioni  di  famiglia  forzate, quelle  a  cui  non  si  vorrebbe  partecipare  neppure  sotto  tortura  ma  che, in  realtà, non  possono  essere  evitate, perché  a  Natale  si  fa  così, perché  insomma, non  ci  si  può  rifiutare, perché  sono  i  miei  parenti  e  quindi  come  faccio  a  dire  di  no? Tutte  ragioni  comprensibili, ovviamente: la  vita  è  fatta  anche  di  compromessi  e  tanti  dissapori  sono  senz’altro  superabili  con  un  po’  di  pazienza  e  di  saggezza. Ma  quando  certe  situazioni  sono  insopportabili, quando  le  relazioni  familiari  sono  un  autentico  castigo – un  opprimente  intreccio  di  rivalità, forti  risentimenti, invidie  e  dispetti – è  meglio  evitare  compromessi  e  ipocrisie: un  bel  taglio  netto  ai  rami  secchi  non  può  fare  altro  che  bene.

Con  Santo  Stefano, le  feste  non  sono  finite, anche  se  per  molti  sono  (finalmente)  finiti  gli  obblighi  di  pranzi  e  cene  coi  parenti. E  non  occorre  attendere  la  sera  di  San  Silvestro  per  parlare  di  festa, perché  anche  l’intervallo  fra  Natale  e  Capodanno  è  un’occasione  di  festa, almeno  per  chi  non  deve  andare  a  lavorare: ci  si  può  rilassare, si  può  passeggiare  senza  fretta  in  un  bel  parco – perché  i  parchi, d’inverno, hanno  un  fascino  particolare -, si  può  leggere  con  calma  qualche  bel  libro, si  può  oziare  un’oretta  sul  divano  senza  sentirsi  in  colpa  e  altro  ancora.  In  fondo, per  creare  un  po’  di  magia  basta  poco: basta  lasciare  fuori  dalla  porta  preoccupazioni  e  persone  moleste, dedicandosi  a  se  stessi, cioè  volendosi  bene.

 

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febbraio

Ieri, 31  gennaio, è  stata  la  festa  del  nostro  santo  patrono, San  Geminiano. Come  ogni  anno, si  è  ripetuto  il  rito: grande  fiera  in  centro  storico, cioè  sotto  casa  mia, e  spensieratezza, desiderio  di  approfittare  dell’occasione  per  respingere  i  pensieri  legati  alla  quotidianità  e  per  trastullarsi  un  po’  come  bambini  o  adolescenti.

La  giornata  è  stata  bellissima, nonostante  il  freddo, e  ciò  mi  ha  consentito  di  fare  il  giro  d’ordinanza  alla  fiera. Che  in  questa  occasione  si  metta  mano  al  portafoglio  è  cosa  ovvia: qualcosa  si  compra, qualcosa  bisogna  comprare,  altrimenti  non  ci  si  sente  soddisfatti, altrimenti  è  come  se  non  ci  fosse  stata  alcuna  festa. Io  ho  comprato  un  bellissimo  mobiletto  portachiavi  in  stile  shabby  chic  e  due    graziosi  cuscini  color  lavanda. Poi, come  al  solito, non  ho  resistito  e  ho  acquistato  un  bel  gatto  grigio  e  bianco  di  peluche,  che  va  ad  aumentare  la  mia  nutrita  collezione  di  bestiole  simili.

Come  scrissi  anche  lo  scorso  anno, in  queste  cose  non  conosco  il  concetto  di  vergogna, sono  letteralmente  spudorata: non  m’interessa  se  qualcuno  può  ritenermi  infantile  o  strana  o  altro  ancora. A  me  piacciono  gli  animali  di  peluche  e  me  li  compro, nonostante  l’età  adulta. E  quando  li  compro mi  sento  felice, il  che  significa  che  continuerò  su  questa  lieta  strada.

Anche  oggi  la  giornata  è  stata  luminosa, con  un  bel  cielo  azzurro  che  fa  pensare  alla  primavera. Però   mi  dispiace  parecchio  vedere  che  le  giornate  si  stanno  allungando. So  di  essere  impopolare, ma  rimpiango  quei  bei  pomeriggi  dei  primi  giorni  di  dicembre, quando  alle  diciassette  è  già  buio; senza  contare  che  oggi  è  iniziato   febbraio, che  considero  insignificante  e  che  non  ho  mai  amato, e  ciò  aumenta  il  mio  dispiacere. Ma, non  potendo  eliminare  questo  mese  dal  calendario, farò  in  modo  di  sopportarlo  e  di  vedere  se  riuscirà  a  regalarmi  qualche  emozione, magari  breve  ma  intensa. Intanto, buon  inizio  di  settimana  a  tutti.

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Tanti, tantissimi  auguri  a  tutti: buona  fine, buon  principio, buon  divertimento. 🙂

anno

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Oggi  si  avverte  il  silenzio  tipico  dei  giorni  che  precedono  le  feste: una  pigra  quiete, in  parte  misteriosa, e  pensieri calmi, sinuosi  e  lenti. Questi  sono  momenti  propizi  per  lasciarsi  afferrare  dal  ritmo  del  presente  abbandonando  ogni  altro  pensiero: le  gocce  di  pioggia  che  cadono  sommessamente, l’orologio  che  scandisce  i  minuti  senza  fare  rumore, la  bellezza  di  essere  con  se  stessi  senza  fastidiose  intrusioni. Inoltrarsi  dentro  di  sé, percorrere  i  tortuosi  sentieri  del  proprio  io, gioire  del   privilegio  di  saper  pensare, di  non  temere  la  forza  della  riflessione, di  non  aver  bisogno  di  nulla  per  sentirsi  sereni. Essere  sereni  e  basta, essere  sereni  perché  è  aprile, perché  la  primavera  è  uno  stato  dell’anima, perché  i  fiori  non  sono  mai  stati  tanto  azzurri.

Buona  Pasqua  a  tutti. Buona  primavera.

pasqua

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santoScrivo  beatamente  rilassata  perché  oggi  è  San  Geminiano, grande  festa  qui  a  Modena, ricorrenza  molto  sentita  e  alla  quale  nessun  cittadino, nativo  o  adottato  che  sia, vuole  rinunciare. Il  centro  storico  è  letteralmente  invaso  da  una  marea  di  ambulanti  provenienti  non  solo  dall’Emilia  ma  anche  dalle  regioni  limitrofe. L’atmosfera  è  festosa  nonostante  il  freddo  rigidissimo, e  anch’io questa  mattina, con  impareggiabile  ardimento  e  sfidando  le  intemperie, mi  sono  tuffata  in  mezzo  alla  folla  per  guardare  e  divertirmi. In  queste  occasioni, non  conosco  il  significato  della  parola  vergogna, e  così  ho  comprato  una  bellissima  volpe  di  peluche, bianca  e  marroncina, con  una  coda  meravigliosa. No, no, non  devo  regalarla  e  nessun  infante: l’ho  comprata  per  tenerla  tutta  per  me, nonostante  la  mia  età  non  sia  consona  a  simili  trastulli. Ma, come  ho  scritto  sopra, in  certe  cose  non  conosco  il  concetto  di  vergogna, per  cui  la  magnifica  volpe  va  ad  aggiungersi  alla  mia  nutrita  collezione  di  animali  di  peluche.

Nel  mio  giro  di  ricognizione, ho  notato  un  massiccio  assalto  alle  bancarelle  piene  di  cibarie, soprattutto  a  quelle  con  grandi  porchette  esibite  in  tutto  il  loro  splendore: la  porchetta, si  sa, ha  il  suo  fascino  ed  è  difficile  resisterle.

A  mezzogiorno, con  partenza  da  corso  Duomo, c’è  stata  la  tradizionale  sfilata  delle  autorità  cittadine. Dopo  la  messa  nella  cattedrale, dove  ogni  anno, esibite  al  pubblico,  ci  sono  le  spoglie  del  povero  santo – cioè  di  quel  che  resta  di  lui  ed  è  ben  poco, quasi  niente – il   nostro  caro  sindaco-umarell, altri  vari  soggetti  in  fascia  tricolore  e  i  valletti  comunali  in  livrea  e  parrucca  bianca  hanno  sfilato  per  le  vie  del  centro  dietro  alla  banda: un  rito  che  si  ripete  identico  a  se  stesso  anno  dopo  anno  e  perciò  molto  rassicurante, il  segno  inequivocabile  che, in  fondo, tutto  cambia  per  non  mutare  mai, che  siamo  sempre  gli  stessi  nonostante  il  trascorrere  del  tempo. La  recita, insomma, è  riuscita  bene.

Dopo  aver  preso  parte  anch’io, come  tutti, alla  rappresentazione  collettiva, me  ne  sto  ora  buona  buona  nella  mia  stanza, al  calduccio, contenta  di  potermi  riposare  un  po’  dopo  giorni  alquanto  travagliati. Buon  fine  settimana  a  tutti! Ci  si  risente  a  febbraio. 😀

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Ieri  c’è  stata  la  tradizionale  fiera  di  S. Antonio, appuntamento  irrinunciabile  per  la  città  che  lo  vive  con  piacere  e  con  un  pizzico  d’entusiasmo. La  giornata  era  freddissima  e  attraversata  da  un’umidità  pungente  a  tratti  insopportabile; ma, nonostante  ciò, non  ho  mancato  all’appuntamento,  soprattutto  perché  la  fiera  si  svolge  in  centro  storico, cioè  nel  mio  quartiere. A  partire  dalle  diciassette  del  pomeriggio, ho  percorso  in  lungo  e  in  largo  le  vie  piene  di  bancarelle, peraltro  sempre  le  stesse  ogni  anno e  sempre  poste   nei  medesimi  luoghi, tanto  che, se  si  è  in  cerca  di  qualcosa, si  sa  a  priori  dove  dirigersi. Ma  questa  fiera  è  soltanto  la  premessa  per  quella  del  31  gennaio, in  cui  la  città  festeggia  il  suo  santo  patrono: il  31  gennaio  a  Modena  non  si  lavora  e  si  va  alla  tradizionale  fiera, che  è  una  replica  di  quella  del  17  gennaio, forse  con  qualche  bancarella  in  più. A  volte, il  31  gennaio  ci  regala  un  bel  sole  invernale, altre  volte  ci  fa  precipitare  nel  grigio  più  squallido  e  spento, altre  volte  ci  porta  la  neve. Chissà  cosa  accadrà  quest’anno!

A  dire il  vero, un  po’  di  neve  mi  piacerebbe, magari  in  un  fine  settimana, quando  non  si  è  obbligati  a  uscire  in  fretta  da  casa: una  bella  fioccata  costante  e  decisa, accompagnata  da  quel  silenzio  ovattato  che  sempre  caratterizza  le  giornate  nevose, e  che  suscita  un  senso  di  pace  raro,  quasi  proiettandoci  in  un’altra  dimensione. Senza  neve, l’inverno  non  è  davvero  tale, almeno  secondo  me.

Nel  gennaio  del  2009  abbiamo  avuto  una  nevicata  meravigliosa.  Ricordo  che  uscii  durante  la  tormenta  per  fotografare  la  città, che  sembrava  placidamente  addormentata  sotto  quel  manto  candido:

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Ma  per  ora  l’inverno  c’intrattiene  con  nebbia  e  con  pioggia. E  noi  che facciamo? Ovvio: ci  accontentiamo. 🙂

 

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