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Posts Tagged ‘autunno’

Cristiano Banti, Un tranquillo riposo, olio su tela (non datato, XIX secolo)

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La nebbia

Ieri, per la prima volta, la città è stata invasa da una nebbia molto fitta. Dopo giorni di sole, infatti, il tempo è bruscamente mutato e l’inverno ha rivelato uno dei suoi aspetti più malinconici.

Con l’autobus, alle sei della mattina, ho percorso un tratto di campagna fuori città, e sono rimasta colpita dalla densità della nebbia, che celava quasi completamente i campi scuri. Quando poi è arrivato il giorno, la nebbia non è scomparsa, ma ha continuato a ricoprire strade, case, persone, sfumando contorni e rendendo misterioso ciò che tale non è.

La nebbia autunnale è spesso differente. A volte, è soltanto un velo quasi trasparente, chiamato a impreziosire lo splendore dei colori caldi smorzandoli con grazia, persino con affetto – senza alcun furore. La nebbia autunnale ammorbidisce, accompagna, protegge; la nebbia invernale, invece, s’impone con forza e senza alcun riguardo – insensibile, indifferente, egocentrica.

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Un caro ricordo

Negli ultimi dieci giorni, sono stata trascinata in un vortice di impegni improvvisi, scadenze e contrattempi che mi hanno impedito di scrivere sul blog. Ma oggi ricomincio con gioia, perché non mi piace trascurare questa povera creatura.

La giornata è bellissima, luminosa ma assai fredda. L’inverno ha cancellato ogni traccia della dolcezza autunnale, che ormai si è trasformata in un caro ricordo, una struggente memoria da rivivere nel prezioso scrigno dell’interiorità. Ed è una memoria che riscalda ogni pensiero e che si fonde con altri ricordi, creando nuovi spazi, indicando nuovi sentieri, lasciando emergere la parte migliore di se stessi, compressa dai rigidi schemi del vivere quotidiano.

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Sono giornate freddissime ma limpide, come capita spesso all’inizio di dicembre. Nel tardo pomeriggio, uscirò per andare alla ricerca di alcuni regali. Sarà buio, sarà già notte e il freddo accompagnerà la mia passeggiata. Preferirei un’altra compagnia, meno aggressiva e più docile, come le nebbie autunnali non troppo fitte, gli umori incerti di ottobre, le quiete malinconie dell’inizio di novembre: la dolcezza al posto dell’arroganza, la delicatezza al posto dell’invadenza.

Ma la stagione è un’altra e bisogna sopportarla. Si tratta di chiamare a raccolta tutta la propria forza interiore per sfidare il gelo e l’oscurità. In fondo, le feste giungono anche per questo.

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Il freddo invernale è arrivato e, con esso, l’atmosfera natalizia ha invaso la città: alberi, addobbi, luci, mercatini, trenino e pista di pattinaggio su ghiaccio sono tutti elementi destinati, come ogni anno, a creare il clima festivo che accompagna il mese di dicembre e che rallegra il centro storico.

L’inizio dell’inverno è sempre il principio di una nuova stagione, di nuovi toni e di nuovi umori, e l’autunno, con la sua agonia, ci ha preparati a questo mutamento. Anche il blog oggi è cambiato, ha mutato i  suoi vecchi, bellissimi abiti autunnali per rivestirsi di altri panni, quelli adatti a dicembre e al Natale. E sono nuovi colori, caldi, brillanti, intensi, sebbene privi della indecifrabile complessità delle sfumature autunnali.

Per me, dicembre inizia con una piccola novità: il mio amatissimo computer – quello da cui ora sto scrivendo – sta per andare in pensione. Poverino, ha lavorato moltissimo, mi ha assistita con pazienza, tenacia e complicità, ma ormai è molto stanco: è lento e non è più in grado di sostenere il peso di un antivirus. Da una settimana, ormai, sto navigando senza protezione: solo in questo modo, infatti, il mio computer riesce a connettersi alla rete. Malattie della vecchiaia, insomma.

Il tecnico, che ho contattato giorni fa, mi sta preparando un bel portatile ed è in attesa dell’hard disk di questo pc per trasferire tutti i miei file sul computer nuovo. Domani mattina, quindi, spegnerò per sempre il mio amato compagno di tante avventure. Non so quanti giorni trascorreranno prima che io possa avere il computer nuovo: considerando che venerdì è festa e poi arriva il week-end, tendo a pensare che potrò ricominciare a scrivere sul blog la prossima settimana.

In ogni caso, non bisogna preoccuparsi: tornerò senz’altro a incombere sui miei lettori nell’arco di pochi giorni. 😀

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I pomeriggi continuano ad accorciarsi, mentre il freddo lambisce le strade e novembre non cela più la sua tristezza. Il lento sfaldarsi dell’autunno, con le sue nebbie, le sue mattine gelide e le sue tante piogge, è un venir meno silenzioso, destinato a sfuggire agli sguardi più distratti: troppo austero e dignitoso per colpire, troppo cauto e riservato per farsi amare. Ma in questi pomeriggi dalla luce rarefatta, in queste sere che giungono in fretta ad attutire voci e pensieri, vi è una bellezza indefinibile, quasi ci si trovasse a un confine: si dissolve una stagione ed è un abbraccio infinito con l’altrove.

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Scorcio d’autunno

Il  freddo  intenso  ha  fatto  la  sua  comparsa: in  appennino  la  neve  è  alta  e  qui  in  pianura  le  mattine  e  le  notti  sono  gelide. Eppure  l’atmosfera  resta  autunnale: quando  le  giornate  sono  quiete  e  luminose, camminare  lungo  i  viali  ancora  ricoperti  di  foglie  dorate  diventa  poesia, una  poesia  calata  nella  banalità  del  quotidiano. Ed  è  questa  la  magia  dell’autunno, quella  magia  che  le  altre  stagioni  non  possono  vantare: l’autunno, generoso, riesce  a  trasformare  persino  la  via  più  insignificante  e  l’angolo  più  oscuro  in  uno  scorcio  indimenticabile.

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