Giovedì

Il giovedì mi ha sempre fatto pensare alle ombre, in qualsiasi stagione, ombre intese come un affievolirsi della luce, il lento inizio del processo che conduce al termine della settimana. Non tutto si è concluso, c’è ancora spazio per azioni e progetti, non è ancora giunto il momento di fermarsi; ma il sipario comincia a calare, lo si voglia o no. E a volte questo pensiero è un conforto.

E allora cosa ci aspetta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo freddo autunnale è una conquista. Svanisce quel calore opprimente che avvolge le giornate durante l’estate, svanisce quella coltre giallastra e soffocante cui si resta appesi persino con i pensieri. E la vita ricomincia: i primi pasti caldi, le ombre della sera, le coperte sulle lenzuola, oggetti d’uso comune recuperati in fretta, con avidità, freneticamente, perché è tutto vero, non ci stiamo illudendo, la stagione è un’altra.

E allora cosa ci aspetta? Cosa vorremmo che ci regalasse l’autunno? Quali rivelazioni ci attendiamo da lui? Sarà un autunno tranquillo, senza scosse, fondato soltanto sull’introspezione? O porterà con sé inattesi mutamenti, trasformazioni radicali? Quali sono i nostri sogni d’autunno?

Giovedì

Ogni giorno ha un suo tono particolare, una sfumatura che ne circoscrive il senso. Il giovedì è per me un giorno umbratile, ossia letteralmente ricco di ombre interiori. Un giorno che mi lascia perplessa, ma senza affaticarmi, un giorno che non mi rallegra ma neppure mi affanna.

E poi questo tempo incerto, questo vento che arriva inaspettato, questo cielo che non trova pace, mi rassicurano del fatto che l’estate, quella vera, quella che ti soffoca anche l’anima, non è ancora arrivata.

Buon giovedì.

Sera di aprile

Due ore fa il freddo, nel parco, era quello autunnale, nonostante gli alberi ricoperti di foglie, e il verde brillante tutt’intorno, e il rosa superbo di certi fiori in lontananza.

Ma adesso piove, piove a dirotto, e, nell’oscurità della sera, gli alberi sono soltanto ombre nere immobili: il verde è scomparso, la primavera non esiste più, aprile si è sfaldato sotto il peso opprimente del suo dolore. Resta la luce malata dei lampioni, stanca e indifferente, e il timore – quello sì – di non poter vedere.

A novembre

L’autunno  assume  ora  un  tono  solenne, sebbene  privo  dell’opprimente  severità  invernale. Le  incantevoli  armonie  di  ottobre, raro  equilibrio  di  serenità  e  di  tristezza, vengono  meno  per  lasciare  spazio  a  ombre  più  scure, a  nebbie  più  dense, a  cieli  più  tetri.

I  pomeriggi  si  accorciano  di  giorno  in  giorno, le  foglie  cadono  incessantemente, le  piogge  diventano  quasi  ossessive. L’autunno, ormai,  non  può  più  celare  la  sua  lentissima  agonia:  è  il  momento, questo, di  un  profondo  desiderio  di  raccoglimento. E, mentre  scende  la  sera, a  invaderci  è  soltanto  un  indescrivibile  senso  di  pace.

Ora l’autunno

Questa  mattina  il  cielo  era  soltanto  uno  sguardo  triste  e  inquieto; poi, quasi  d’improvviso,  è  arrivato  il  sole, il  sole  di  ottobre  con  la  sua  dolcezza – e  quell’atmosfera  che  parla   soltanto  di  quiete  e  di  poesia.

Ora  il  pomeriggio  sta  declinando  e, fra  poco,  la  sera  ammorbidirà  i  contorni  delle  case  e  delle  strade. L’autunno  è  ormai  un  cammino  incessante  verso  ombre  più  scure  e  brividi  più  intensi.

Sera di ottobre

Il  giorno  si  spegne  a  poco  a  poco, il  pomeriggio  sfuma  adagio  nell’oscurità. Le  sere  di  ottobre  giungono  con  pacatezza, cogliendoci  quasi  di  sorpresa  con  la  grazia  del  loro  incedere  silenzioso. In  quei  momenti, mentre  le  ombre  sfiorano  i  vetri  delle  finestre  e  si  addormentano  nelle  stanze  mute, sembra  che  sia  ottobre  ad  avvolgerci, per  donarci  parte  della  sua  magia – e  quel  suo  sguardo  profondo, enigmatico, comprensivo.

Noi e l’autunno

L’autunno  è  vita, nonostante  tutto. L’autunno  è  vita  nonostante  il  lento  sfacelo  della  natura, nonostante  il  declino  rapido  del  giorno, nonostante  il  fitto  incupirsi  delle  ombre.

L’autunno  è  un  maestro:  insegna  a  chiudere  porte, a  circoscrivere  i  propri  pensieri, a  limitare  le  proprie  parole; l’autunno  insegna  il  valore  della  discrezione, il  rispetto  per  se  stessi, la  bellezza  dei  ricordi.

L’autunno  è  un  privilegio, perché  non  tutti  riescono  ad  afferrarne  le  meravigliose  trame; non  tutti  possono  avvertirne  i  tanti  discorsi  sussurrati  mentre  fuori  piove, mentre  il  vento  freddo  trascina  via  le  foglie, mentre  la  nebbia  del  mattino  addolcisce  ogni  pensiero.

L’autunno  è  mistero, perché  il  rosso, il  giallo  e  il  marrone  trionfano  assumendo  sfumature  indecifrabili – un  enigma  senza  soluzione,  che  non  pretende  di  essere  risolto  ma  soltanto  amato, accolto, rispettato.

L’autunno  siamo  noi  quando, dopo  infiniti  percorsi, restiamo  fermi  e  sereni  ad  ascoltare  il  maestoso  silenzio  che  avvolge  le  giornate –  e  poi  le  voci, le  tante  voci  di  chi  sembra  assente  e  invece  è  sempre  qui, tra  le  foglie  che  cadono  adagio, nell’atmosfera  rarefatta  delle  mattine  incolori, nelle  stanze  accarezzate  dalla  luce  malata  del  sole, un  sole  stanco  ma  comprensivo.