Scrivere d’autunno

Oggi  il  cielo  è  grigio  e  non  mi  dispiace: così  dev’essere  in  autunno, un  alternarsi  di  sole  e  di  oscurità. E  possiamo  essere  certi  che  avremo  ancora  giornate  luminose  e  serene, specialmente  a  ottobre. Giornate  come  questa:

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D’autunno, in  casa, si  avverte  sempre  un  profondo  e  misterioso  senso  d’intimità, forte, avvolgente, quasi  come  se  avesse  consistenza  fisica. Quest’atmosfera  fatta  di  quieta  serenità  è  perfetta  per  il/la  blogger, un  animale  strano  e  sconosciuto  che, oltre  a  voler  condividere  i  propri  pensieri  con  persone  distanti, ha  avocato  a  sé  anche  il  compito  di  regalare  un  po’  di  svago  ai   naviganti  disorientati  nell’immenso  mare  della  rete.

Avete  mai  provato  a  immaginare  il/la  blogger  intento/a  a  scrivere? Quest’animale,  comparso  da  pochi  anni  nel  mutevole  scenario  del  mondo,  in  genere  scrive  dalla  propria  abitazione. Il  blogger  opera  in  una  dimensione  casalinga  e  ciò  si  riflette  sulla  sua  scrittura, che  ha  il  sapore  e  i  colori  dell’esistenza  quotidiana. In  fondo, un  blogger  che  scrive  assiduamente,  e  cura  con  attenzione  il  proprio  spazio,  non  fa  altro  che  curare  una  casa  virtuale  con  una  porta  sempre  aperta  per  chi  desidera  entrarvi. E  ciascuno  vi  entra  a  proprio  modo, in  base  al  proprio  carattere: c’è  chi  è  timido  e  desidera  entrare  ma  teme  di  disturbare  o  di  restare  deluso dall’ambiente; c’è  chi  è  più  sicuro  di  sé  ed  entra  senza  timori,  lasciandosi  trascinare  dalla  curiosità; e  poi  c’è  chi  resta  fuori, celandosi  dietro  una  finestra  aperta  per  guardare  senza  essere  visto. Magia  dei  blog.

D’autunno  occuparsi  del  proprio  blog  diventa  particolarmente  piacevole, una  sorta  di  prolungamento  di  se  stessi, perché  si  tende  a  stare  in  casa  volentieri  a  causa  del  clima,  e  perché  la  malinconica  bellezza  della  stagione  è  fonte  inesauribile  di  pensieri, fantasie, memorie. L’autunno  è  un’ininterrotta  conversazione  col  proprio  spirito, un  lungo  sogno  fra  immagini  sfocate  e  pallidi  ricordi, un  richiamo  verso  le  profondità  più  remote  della  propria  coscienza. Così, mentre  le  giornate  progressivamente  si  accorciano, scrivere  diventa  un  omaggio  a  se  stessi  e  agli  altri, un  dialogo  con  la  propria  anima, un  ponte  edificato  verso  l’infinito.

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Sono giornate

Sono  giornate  miti, di  una  bellezza  che  trascende  ogni  possibilità  di  descrizione: le  mattine  grigie  ci  ricordano  che  è  autunno  e  i  pomeriggi  pieni  di  luce  ci  raccontano  che  ottobre  è  un  mese  ricco  di  sfumature, delicato  e  complesso  come  pochi. Un  mese  che  entra  nell’anima, che  seduce  con  grazia, che  non  conosce  ostentazione. Saggio, un  po’  introverso, generoso, consapevole, sereno  anche  nei  tormenti.

Sono  giornate  miti  persino  quando  piove – e  le  notti  sembrano  troppo  scure.

Di neve e silenzio


Ieri ha deciso di arrivare, muta, costante, serena: cade da ore ininterrottamente, senza pause, senza stanchezza, senza cedimenti. E ha portato con sé il suo dono più grande: il silenzio. Un magico, enigmatico, profondissimo silenzio. Un silenzio che invade l’anima, che abbraccia cose e pensieri, che chiede soltanto di essere ascoltato.

Ascoltare il silenzio. Senza provare sgomento, senza temere abissi di solitudine, senza invocare voci stridule e rumori insensati. Ascoltare il silenzio comprendendo la benedizione di ore che trascorrono lente, che impongono sguardi su angoli oscuri, che s’inebriano di sogni e speranze.

La neve continua a cadere, misteriosa e tranquilla. Verranno giorni di quiete assoluta e sarà preludio di primavera.

Senza tempo


Venerdì di sole e di freddo per uno splendido ottobre che, purtroppo, volge al termine. Il verde, il marrone, il rosso cupo e l’oro accompagnano l’agonia di questi giorni che si rincorrono senza tregua: l’autunno è un passaggio sempre troppo breve, ma la sua struggente intensità invade l’anima per non lasciarla più.

Esistono sentieri senza tempo cui affidare le nostre speranze più remote.

Saggezza


Oggi pomeriggio ho letto il quattordicesimo capitolo del Libro I dei Saggi di Michel de Montaigne. Ogni tanto cito questo autore perché mi è capitato più volte di doverlo studiare. Colpita in modo particolare da un concetto che condivido, lo trascrivo.

Per giudicare delle cose grandi ed elevate è necessaria un’anima analoga, altrimenti attribuiamo ad esse il difetto che è in noi.

Omaggio d’aprile


È una benedizione riuscire a sentirsi così, ancora bambini nonostante tutto. È un dono d’aprile, un omaggio di primavera, un regalo che non turba e non abbaglia, ma invade l’anima silenziosamente inondandola di luce.

È il giallo dei fiori, il verde della campagna intorno, l’alba accompagnata dal riposo tranquillo, il vento leggero che sussurra ai ricordi. È il tramonto screziato di rosa, che promette sogni e custodisce segreti.

Di saggezza e disincanto


Non si tratta soltanto di esaltare i propri pregi. Vi è una ragione molto più profonda, che cela una saggezza infinita: non si possono mostrare a chiunque le ferite dell’anima, l’inevitabile stanchezza dopo le notti insonni, il disincanto che pervade ogni pensiero.

(Nell’immagine il dipinto L’ultima occhiata, di Federico Zandomeneghi)