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Posts Tagged ‘fiori’

A  pensarci  bene, la  primavera  si  riduce  a  un  indomabile, prepotente, implacabile  desiderio  di  evadere, di  perdersi  fra  prati  verdi  e  fiori  colorati  dopo  la  monotona, piatta  oscurità  invernale: è  il  desiderio  di  lasciarsi  alle  spalle  ogni  catena  e  ogni  stanca  ripetizione  per  correre  verso  il  nuovo, verso  il  sole, verso  la  luce.

La  primavera  è  un  aprirsi  al  mondo, ammesso  che  si  desideri  farlo  o  che  se  ne  abbia  davvero  la  possibilità, quella  possibilità  che  non  sempre  ci  appartiene. Un  aprirsi  al  mondo  che  diventa  sogno  o  impotenza  o,  ancora  una  volta,  ripetizione. E  allora  si  vorrebbe  che  la  primavera  fosse  magia  pura, che  il  suo  vento  leggero  recasse  messaggi, parole, divertimento, allegria – tutto  in  maniera  inaspettata, casuale, come  fosse  un  dono  del  cielo  e  perciò  infinitamente  caro.

Certo  è  che  le  mezze  stagioni, con  le  loro  incertezze, le  loro  delicatezze  e  le  loro  tante  screziature, hanno  il  pregio  di  non  opprimere, di  non  irritare  e  di  saper  sorprendere. Magari  con  poco.

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D’estate, quando  nel  primo  pomeriggio  ogni  voce  svanisce  dissolta  dall’afa, le  colline  splendono  senza  alcun  timore  sotto  il  sole  rovente.  Noi  ci  chiudiamo  in  stanze  scure,  mentre  là, oltre  le  pareti  spesse  di  una  vecchia  casa  in  mezzo  ai  campi, i  sentieri, i  fiori, i  prati  e  gli  alberi  si  abbandonano  con   fiducia  al  sole  restando  immobili, sereni, più  che  mai  vivi – e  senza  cedimenti. Estate,  carezza  ardente  per  le  colline  che  nulla  temono, che  aspettano, che  tutto  sanno  e  tutto  comprendono.

 

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È il tempo

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Oggi  è  una  vera  giornata  di  maggio, chiara,  luminosa, allegra  ma, nel  contempo, attraversata  da  un  lieve  senso  di  pace.  Pace  senza  profondità, priva  di  solennità, spensierata, infantile  e  un  po’  superficiale: è  la  pace  di  primavera.  S’indovinano   infiniti    campi  oltre  l’orizzonte, campi  percorsi  da  un  vento  leggero, quasi  un  canto  sommesso  eppure  colmo  di  vita, quasi  una  danza  senza  posa  di  fiori  e  fili  d’erba. È  il  tempo  delle  illusioni, del  non  voler  pensare, dell’aderire  al  presente  per  assaporarne  ogni  screziatura.  È  il  tempo  dell’attesa  e  della  tenerezza, è  il  tempo  in  cui  il  nulla  sembra  qualcosa.

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Quando  le  giornate  iniziano  a  parlare  di  primavera, ci  si  sente  afferrati  da  un  groviglio  di  pensieri,  sogni,  sensazioni  che, talvolta, ci  fanno  quasi  arrossire: si  diventa  bambini  e  adolescenti  a  un  tempo, si  vorrebbe  correre, gridare, gettare  via  le  convenzioni. E  poi  cogliere  quei  fiori  che  non  sono  mai  stati  colti, e  riprendersi  con  fierezza  tutto  quello  che  ci  è  stato  rubato.

È  la  rinascita, la  vita  che  chiama  anche  se  siamo  stanchi, la  vita  che  s’impone  e  pretende  di  essere  guardata  senza  ammettere  rifiuti, la  vita  che  lusinga  e  illude, la  vita  che   racconta  e  promette. Terminato  il  comodo  alibi  delle  nebbie  dense  e  delle  mattine  scure – pietosi  veli  a  nascondere  dolori  e  insoddisfazioni – non  resta  che  adattarsi  ai  cieli  tersi  e  alle  voci  scomposte  lungo  le  strade.

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Evasione

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In  queste  giornate  afose, la  città  diventa  uno  squallido  caos  di  grigio  e  di  odori  molesti, uno  spazio  ostile  e  monotono, una  prigione  malsana  da  cui  evadere. E  allora  si  sogna: montagne, prati, fiori, laghi, spazi  immersi  nel  silenzio  e  percorsi  da  un  vento  leggero, complice  di  lunghi  riposi  pomeridiani, di  riflessioni  calme, di  conversazioni  intelligenti, di  amore  per  il  presente. E  tutto  senza  turbamenti.

C’è  un’infinita  dignità, un’aristocratica  bellezza  senza  tempo  nelle  montagne  accarezzate  dal  sole  di  luglio.

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moreniche

Estasi  di  fiori  aggrappati  ai  campi  nell’ora  che  toglie  il  respiro. Poi  l’orizzonte, immobile;  e, sulle  colline,  il  profumo  dei  ricordi.

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donna  al  balcone

A  quest’ora, nel  primo  pomeriggio, le  colline  sembrano  assopite  sotto  il  sole  stanco,  privo  d’entusiasmo  eppure  tranquillo. Il  silenzio, il  profumo  dei  fiori  e  l’aria  distratta  formano  uno  strano  incantesimo: si  guarda  in  lontananza, si  guarda  oltre  l’apparenza  e  si  coglie  l’invisibile. Questo  è   il  privilegio  di  chi  non  ha  mai  smesso  di  sognare.

(Nell’immagine  il  dipinto  Donna  al  balcone, di  Federico  Zandomeneghi)

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