Verso il tramonto

Quando nel tardo pomeriggio, ad aprile, la luce inizia a smorzarsi adagio, ci si sente avvinti da un’atmosfera rarefatta, mentre il tempo sembra sospendere la sua corsa – come a sfaldarsi.

Il tramonto è un incanto, a primavera. Per alcuni è un sollievo: gli schemi del giorno che s’infrangono, i giochi di ruolo che vengono meno – finalmente la pace, finalmente se stessi.

Resta il fatto, freddo nella sua incontestabile oggettività, che il tramonto segna il termine di una giornata, una giornata che non potrà ripetersi. Il tramonto ha in sé la forza spietata della conclusione, di tutto ciò che è irrevocabile: un giorno, col suo fardello di dolori e costrizioni, e con il suo scrigno di tesori preziosi, svanisce per sempre. Ne arriverà un altro, è vero, ma sarà diverso, non più lo stesso.

A primavera, inebriati dal verde brillante degli alberi e dalle tinte dei fiori, il tramonto è un passaggio luminoso, di morbide braccia attorno alla vita – l’accompagnarci al nuovo, noi, spegnendoci senza affanni.

Ho scattato queste fotografie verso il tramonto, al parco di viale Buon Pastore.

Verso la primavera

Di solito, quando l’inverno finisce, cambio la grafica del blog all’inizio di marzo. Ma quest’anno scelgo di farlo oggi, 27 febbraio, perché la nuova stagione sembra avanzare con sicurezza, come se la forza dell’inverno si fosse sfaldata bruscamente per ragioni ignote. Anche il vento improvviso, che infuria ora sulle strade, sembra uno dei tanti volti della primavera.

Mi chiedo allora come sarà. Spero che la stagione dei fiori possa dispiegare tutte le sue sfumature, che possa commuoverci con le sue incertezze e le sue ingenuità, che possa farci arrabbiare con i suoi scoppi d’ira inattesi e i suoi capricci ingiustificati; e mi auguro che riesca a trasmetterci la sua inesauribile vitalità, il suo costante ottimismo, le sue tante illusioni. Spero che la primavera sia, quest’anno, come un arcobaleno dopo la tempesta.

Ciò che verrà

Questa mattina, guardando fuori dalla finestra, ho visto la nebbia. Una nebbia leggera, è vero; però mi ha lasciata di stucco, tanto che, non fidandomi della mia prima impressione – mi ero appena alzata dal letto ed ero quasi in trance -, sono volata sul balcone per guardare meglio: e sì, la nebbia c’era, il panorama davanti a me era offuscato, come accade in quelle meravigliose giornate di ottobre che promettono il sole ma, nelle prime ore del mattino, preferiscono celarlo. Tutto sta mutando, ormai è chiaro.

Lasciamo allora spazio alla fantasia, immaginando ciò che verrà. Un bel picnic autunnale ci ricorda che questa stagione, specialmente all’inizio, sa essere di una dolcezza disarmante, cui è impossibile resistere.

E c’è persino un bel vaso di fiori a impreziosire l’atmosfera, arricchendola di sfumature colorate, di contrasti che alludono alla complessità della nuova stagione. Un sogno, un sogno di primo autunno.

L’estate in giardino

Lunedì, giorno controverso. Anzi, il giorno controverso per eccellenza, spesso anche molto detestato. E poi siamo all’inizio di giugno, il verde e i fiori intorno a noi ci chiamano; e così, a volte, vorremmo annullare tutto e lasciarci andare ai sogni, ai sogni di prima estate proprio come facevamo durante l’infanzia e l’adolescenza. L’estate distrae, questo è il problema.

Io l’estate la vedo in giardino, senza costrizioni, senza quattro mura intorno; in giardino e fra i colori, a dimenticare il grigio che ci si porta addosso, a splendere di nuovo, come se il tempo non avesse fatto alcun danno.

Merenda all’aperto

Una bella merenda all’aperto, e il profumo dei fiori, le foglie, gli alberi, la dolcezza del sole, il crepuscolo che tarda ad arrivare: uno scenario perfetto per lasciarsi trasportare dall’atmosfera di questa stagione.

La primavera ci abbraccia con la sua luce e ci promette meraviglie. E noi l’assecondiamo, fingendo di crederle – in fondo, restiamo sognatori e sognatrici a dispetto degli anni che passano.

 

(L’immagine è presa da: https://www.designmag.it/foto/arredare-un-giardino-in-stile-shabby-chic-per-la-primavera_9963.html)

Alberi in fiore

Nel parco sotto casa mia, un albero è già ricoperto di fiori bianchi. Lo guardo stupita dalla finestra della sala e, in lontananza, scorgo anche delicate tinte rosa intrecciate a rami marroni, che parlano di un altro albero in fiore. La primavera è in anticipo, mentre l’inverno si è limitato a un passaggio fugace, sotto tono, come se avesse perso, chissà per quali ragioni, tutta la sua consueta arroganza.

Ma dell’inverno abbiamo bisogno, anche soltanto per desiderare la primavera e apprezzarla, e per prepararci a nuovi ritmi; dell’inverno abbiamo bisogno per temprarci, abituarci all’essenziale, chiudere porte e finestre e imparare ad aprirle soltanto al momento giusto. Peccato allora che, quest’anno, l’inverno si sia negato. Ingeneroso, egoista o forse soltanto troppo debole per imporsi.

Pioggia di fine estate

Arriva  dopo  un’attesa  estenuante, mentre  guardiamo  il  cielo  immobile, impazienti  e  stanchi. Arriva  e  il  suo  canto  è  vita  che  finalmente  torna. E  allora  piove  sui  campi  stremati  dall’afa, piove  sui  fiori  riconoscenti  e  sereni, piove  sulle  case  silenziose  e  stupefatte, piove  sugli  alberi  quieti  e  commossi. Piove, mentre  il  pensiero  corre  al  lento  declino  dell’estate, al  suo  sfaldarsi  adagio  di  fronte  all’avanzare  di  un’altra  stagione, di  un  altro  tempo – e  di  pensieri  più  puri, oltre  l’arcobaleno.

Rito di primavera

Ricomincio  a  scrivere  volentieri  dopo  giorni  pieni  di  impegni  e  di  tanta, tanta  stanchezza. E  voglio  ricominciare  in  sintonia  col  clima  sereno  e  luminoso  di  questo  marzo  così  felice, quasi  del  tutto  privo  di  capricci, inaspettatamente  allegro  e  disponibile. Cominciamo  allora  con  una  bella  merenda, importante  rito  pomeridiano  per  chi  può  permetterselo. Se  il  tè  invernale  è  un  momento  di  conforto  e  di  calore  chiamato  a  combattere  l’oscurità  e  l’oppressione  della  stagione  fredda, durante  la  primavera  diventa  invece  una  pausa  leggermente  frivola  e  giocosa, ma  indispensabile  per  scandire  il  ritmo  della  giornata, per  conferirle  un  senso, per  non  renderla  un  piatto  rincorrersi  di  ore  sempre  identiche  a  se  stesse:

In  primavera, i  fiori  prevalgono  in  ogni  occasione, anche  durante  il  rito  del  tè. E  ci  rasserenano  donandoci  tranquillità  e  benessere. In  fondo, alla  primavera  si  chiede  questo: un  po’  di  allegria  e alcuni  momenti  di  quieta  leggerezza. Buon  pomeriggio  a  tutti. 🙂

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.pensieriepasticci.ifood.it/2013/02)

 

 

Screziature di primavera

A  pensarci  bene, la  primavera  si  riduce  a  un  indomabile, prepotente, implacabile  desiderio  di  evadere, di  perdersi  fra  prati  verdi  e  fiori  colorati  dopo  la  monotona, piatta  oscurità  invernale: è  il  desiderio  di  lasciarsi  alle  spalle  ogni  catena  e  ogni  stanca  ripetizione  per  correre  verso  il  nuovo, verso  il  sole, verso  la  luce.

La  primavera  è  un  aprirsi  al  mondo, ammesso  che  si  desideri  farlo  o  che  se  ne  abbia  davvero  la  possibilità, quella  possibilità  che  non  sempre  ci  appartiene. Un  aprirsi  al  mondo  che  diventa  sogno  o  impotenza  o,  ancora  una  volta,  ripetizione. E  allora  si  vorrebbe  che  la  primavera  fosse  magia  pura, che  il  suo  vento  leggero  recasse  messaggi, parole, divertimento, allegria – tutto  in  maniera  inaspettata, casuale, come  fosse  un  dono  del  cielo  e  perciò  infinitamente  caro.

Certo  è  che  le  mezze  stagioni, con  le  loro  incertezze, le  loro  delicatezze  e  le  loro  tante  screziature, hanno  il  pregio  di  non  opprimere, di  non  irritare  e  di  saper  sorprendere. Magari  con  poco.