Brevissimo intermezzo

L’ultimo  post  che  ho  scritto  risale  alla  scorsa  domenica. Ma  il  mio  silenzio  di  questi  ultimi  giorni  non  è  tanto  dovuto  all’assenza  di  tempo, quanto  piuttosto  all’emergere  di  molti  pensieri, di  un  flusso  continuo  di  riflessioni, immagini, suggestioni  che  non  ho  voluto  trasferire  per  iscritto. In  sintesi, capita  che, quando  si  ha  troppo  da  dire, si  scelga  di  tacere.

In  attesa  della  nuova  settimana  che  sta  per  cominciare  e  che  mi  vedrà  all’opera  anche  su  questo  blog, auguro  a  tutti  una  buona  domenica.

 

Scorrono le ore

primavera 2

Misterioso  grigio  perla,  mentre  il  pomeriggio  corre  lento  verso  la  sera. Quasi  taglienti, nella  loro  limpidezza, certi  pensieri, certi  volti, certi  non-detti. Il  mosaico  è  quasi  terminato: ogni  colore, ogni  frase, ogni  suggestione  ha  trovato  il  suo  posto. Eppure  è  maggio, eppure  è  primavera, eppure  bisogna  sorridere. Scorrono  le  ore  e  tutto  muta  e  tutto  resta  uguale.

Passaggio d’aprile

primavera  corrado  ferrari

L’atmosfera  è  di  una  bellezza  quasi  lancinante. È  il  tipico,  tardo  pomeriggio  di  aprile; è  il  momento, lento  e  misterioso, del  passaggio  verso  la  sera. Ed  è  una  di  quelle  giornate  che  rappresentano  al  meglio  la  primavera, con  i  suoi  toni  delicatamente  ambigui, sfumati  oltre  ogni  possibile  immaginazione: nonostante  il  sereno, infatti, si  percepisce, con  l’avanzare  delle  ombre, un  mutamento, un’incrinatura, un  malumore  lievissimo. Si  comprende  che  forse  arriverà  la  pioggia, magari  domani  o  un  altro  giorno  ancora; ma, a  confonderci, è  la  compostezza  che  accompagna  questo  sfiorire, come  un  velo  impalpabile  che  cala  adagio  e  accarezza  il  mondo  intorno  senza  coprirlo.

Non  è  l’estenuante, enigmatico, stanco  morire  dell’autunno; è  la  pausa  dopo  lo  splendore  di  una  rinascita  colma  d’ingenua  vivacità. È  un  intervallo   necessario  ma  non  per  questo  privo  di  senso: in  fondo, è  un  invito  a  fermarsi  restando  sereni  e  raccogliendo  i  propri  pensieri. Ma  aprile  non  pretende  la  profondità  che  richiede  ottobre; la  sua  ambiguità  conserva  sempre  un  tono  lieve, una  grazia  un  po’  immatura  che  non  rinnega  mai  spensieratezza  e  fantasie  bizzarre. Allora,  ci  si  sente  sospesi  ma  non  troppo, calmi  anche  se  concentrati, seri  ma  non  severi.

 

(La  foto  è  di  Corrado  Ferrari  ed  è  tratta  da  qui)

 

Gioia d’inverno

inverno8

Sono  scivolata  con  soddisfazione  nell’atmosfera  invernale, abituandomi  alle  mattine  gelide  e  alla  necessità  di  ripararsi  il  più  possibile. Sono  giorni  intensi, questi, giorni  di  frenetiche  attività  e  d’infiniti  pensieri. Sono  i  giorni  della  devastante  bellezza  invernale, una  bellezza  che  inquieta  e   stordisce  ma, nel  contempo, regala  l’intensa  gioia  legata  alla  ricerca  dell’intimità, delle  stanze  chiuse, del  calore. Si  agisce, si  riflette, si  conosce, si  comprende, si  guarda  indietro  e  si  passa  anche  oltre. Soprattutto, si  attendono  altri  doni: i  doni  dell’inverno, talvolta  ammantati  di  splendore  puro  e  senza  screziature.

Il giardino

in  giardino

Poi  c’è  il  giardino. Raccolto, quasi  dimenticato, in  silenziosa  attesa. Il  giardino  dei  pensieri  che  non  troveranno  mai  voce, dei  segreti  che   resteranno  tali, dei  sogni  che  nessuno  ha  intenzione  di  ascoltare. Il  giardino  entro  cui  trovare  pace, il  giardino  che  custodisce  ogni  parola, il  giardino  che  non  tradisce. E  non  importa  la  stagione: che  sia  autunno  o  primavera, inverno  oppure  estate, il  giardino  resta  lì, muto  e  costante, disponibile  e  comprensivo  anche  quando  è  spoglio,  sferzato  dal  vento  gelido  o  ricoperto  di  candida  neve. Approdo  sicuro  dopo  troppe  fatiche, incantesimo  dorato  in  un  mondo  privo  di  magie.

(Il  dipinto  nell’immagine  è  In  giardino, di  Plinio  Nomellini)

La vita che chiama

details

Il  tempo  passa  in  fretta  e  una  pausa  di  dieci  giorni  sembra  soltanto  un  frammento  rubato  all’infinito. Talvolta  non   scrivo  non  per  mancanza  d’argomenti, ma, al  contrario,  per  sovrabbondanza  d’idee  e  pensieri,  o  per  un  eccesso  di  pudore  e   discrezione; poi  ci  sono  anche  quei  momenti  molto  bizzarri  in  cui  si  è  afferrati  da  un  certo  non-so-che  paralizzante. Forse  indecifrabile, forse  no.

Sono  meravigliose  giornate  di  primavera, queste; sono  giornate  di  una  mitezza  che  scalda  il  cuore, che  induce  a  pensieri  dolci, che  fa  emergere,  dalle  profondità  oscure  dell’anima,  infantili  desideri  di  corse  all’aria  aperta, di  risate  scomposte  nei  prati  colmi  di  vita, di  emozioni  nuove. Con  la  primavera, l’adolescente  che  si  cela  in  ciascuno  di  noi  alza  la  voce, chiede  di  essere  ascoltato, s’impone  con  ingenua  prepotenza  senza   ammettere  rifiuti. Spesso  madamigella  Saggezza  interviene  per  farlo  tacere, per  ricondurlo  con  fermezza  al  suo  posto, là,  nell’oscurità  di  quelle  memorie  cui  non  si  vorrebbe  attingere; ma  l’adolescente, si  sa, non   obbedisce, si  ribella, s’indispettisce, non  tollera  freni. Così,  madamigella  Saggezza  non  ne  esce  sempre  vincente: talvolta  deve  cedere  e  lo  sfrenato  adolescente  si  scatena.

In  fondo  è  giusto  così. Quando  la  vita  chiama  bisogna  rispondere, e  la  primavera  è  una  formidabile  amica  che  ci  risveglia,  facendoci  riscoprire  forze  ed  energie  sopite.

Il pomeriggio

firenze

Il  pomeriggio  è  lungo, luminoso, calmo. Il  pomeriggio  è  un  groviglio  di  pensieri   mentre  la  primavera  pervade  gli  angoli  più  remoti  delle  strade. Si  deve  uscire, si  deve  andare  incontro  alla  primavera, si  deve  coltivare  l’illusione.

(Nell’immagine  il  dipinto  Dintorni  di  Firenze, di  Odoardo  Borrani)

Talvolta

ventana

Si  aspettano  tante  cose, si  osservano  molti  dettagli. Si  scosta  una  tenda, si  vede  un  mondo  intero. Pensieri  su  pensieri  e  il  tramonto  del  sole  e  la  sera  che  si  avvicina. Talvolta  basterebbe  una  parola  per  rendere  tutto  più  lieve.

(Nell’immagine  il  dipinto  Alla  finestra, di  Federico  Zandomeneghi)

 

Buon anno

Fare  gli  auguri  di  buon  anno  è, per  me, la  cosa  più  difficile. Perché? Perché  vorrei  scrivere  tante  cose  ma  ho  poco  tempo  e  perciò  non  le  ricordo  tutte, perché  so  che  finirò  per  dire  le  solite  parole, perché  non  provo  entusiasmo  particolare  per  questa  festa, anche  se  sono  serena. Ma  non  posso  restare  in  silenzio.

Si  spera  sempre  che  il  nuovo  anno  sia  migliore, sotto  tutti  i  punti  di  vista. Allora,  speriamo  che  porti  a  tutti  la  realizzazione  di  qualche  desiderio, tanti  momenti  di  allegria, tanti  cieli  azzurri. E  la  capacità  di  attraversare  le  ombre  e  i  sentieri  scuri  trovando  sempre  un  ponte  d’arcobaleno  ad  attenderci. Buon  2013. 🙂

addobbi(2)

Tornano immagini

La  giornata  è  squallida, umida, fredda. Eppure  questo  è  il  clima  migliore  per  scrivere. Oscurità  persino  al  mattino, pochissime  voci, silenzi  interminabili, la  nebbia  a  sfumare  i  contorni: ci  si  rifugia  in  se  stessi, è  inevitabile. Ed  è  una  fortuna  saperlo  fare. Ecco  perché  in  questa  stagione  mi  sento  tanto  privilegiata.

Tornano  immagini  senza  che  io  le  abbia  cercate. Tornano  da  sole, prepotenti  o  forse  soltanto  sagge. Da  bambina, quando  guardavo  fuori  dalla  finestra  in  una  cupa  giornata  di  novembre, provavo  infinita  tristezza  e  sognavo  la  primavera, le  violette  nei  prati, il  sole  e  le  nuvole  irrequiete  di  marzo  e  aprile. Adesso, invece, sogno  i  sentieri  di  collina  invasi  dalle  foglie  dorate  e  i  monti  in  silenzio, devastati  dalla  malinconia  di  queste  ore. Ma  anche  le  grigie  strade  di  città  hanno  un  loro  fascino  strano, quasi volessero  raccontare  nuove  storie  e  aprire  varchi  inaspettati.

Adesso  la  sera  cala  presto  e, così,  si  diventa  più  austeri. Severi  no, la  severità  giunge  solo  con  l’inverno;  ma  si  diventa  più  austeri  per  rispettare  l’atmosfera  e  rispettare  se  stessi  – e  avere  pensieri  a  farci  compagnia.

Ormai  sono  chiare  tante  cose, forse  troppe. Anche  le  foglie  sanno  e  acconsentono.