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Posts Tagged ‘estate’

Sto  arrivando. Ma  ho  un  po’  di  febbre  e  non  mi  sento  benissimo, per  cui  preferisco  inondare  il  blog  con  un  po’  di  bei  colori:

donna

Pierre-Auguste Renoir, Donna  con  l’ombrello  in  un  giardino, 1873.

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boscoautunno

Ogni  stagione  ha  un  proprio, inconfondibile  silenzio. D’inverno, il  silenzio  assume  coloriture  inquietanti: è  il  nulla  delle  strade  vuote  a  causa  del  gelo  e  dei  passi  rapidi  per  cercare  un  riparo. Durante  la  primavera, il  silenzio  è  un  intervallo  ricco  di  aspettative, un  breve  momento  di  pace  in  attesa  della  luce  e  delle  ingenue  esplosioni  di  entusiasmo  della  vita  che  ritorna. D’estate, il  silenzio  è  l’intermezzo  che  precede  la  festa  e  il  riposo  prima  dell’allegria  o  delle  chiacchiere  vuote  e  inconsistenti. E  non  è  mai  lungo, tetro  e  saggio  come  quello  invernale.

Durante  l’autunno, invece, il  silenzio  è  un  richiamo  solenne – educato, serio  ma  privo  di  severità. Non  s’impone  come  quello  invernale, ma  s’insinua  adagio  nelle  stanze, lungo  le  strade  e  perfino  dentro  di  noi. S’insinua  adagio  come  l’incerta  oscurità  di  alcune  giornate  di  ottobre, quando  il  grigio  del  cielo  è  presagio  di  freddo, di  pioggia, di  nuove  malinconie.

Il  silenzio  d’autunno  è  tutto  ciò  che  non  abbiamo  mai  raccontato  ad  anima  viva: memorie, segreti, frammenti  d’incontenibili  passioni, vane  attese, speranze  infinite. Il  silenzio  d’autunno  siamo  noi  quando, mentre  lenta  scende  la  sera  e  fuori  piove, decidiamo  di  ricominciare.

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Chi  ama  l’estate  è  felice  della  serenità  che  spesso  accompagna  i  primi  giorni  di  settembre, del  permanere  del  caldo, del  verde  intenso  che  sembra  voler  restare  all’infinito. In  fondo, i  primi  giorni  di  questo  mese  sono  soltanto  un’estate leggermente  smorzata, un  poco  stanca  dopo  tanti  eccessi, forse  pentita  della  sua  arroganza.

Ma  poi, mentre  procede, settembre  a  poco  a  poco  svela  l’inarrestabile  declino  del  sole, della  luce, del  verde  intenso. I  colori  iniziano  a  mutare  adagio, in  maniera  impercettibile; persino  noi  mutiamo, al  principio  quasi  senza  rendercene  conto. E  quando  arriva  la  prima, vera  pioggia – quella  che  dura  quasi  un  giorno  intero, se  non  di  più-, comprendiamo  che  qualcosa  si  è  spezzato, fuori  e  dentro  di  noi. Ma  è  una  benedizione: è  un  dolcissimo  richiamo  alla  serietà  dopo  la  frivolezza, un  richiamo  fatto  con  garbo  perché  settembre  non  sa  offendere, perché  settembre  è  cortese.

Settembre  conserva  qualcosa  della  leggerezza  dell’estate, ma  senza  la  sua  irritante  superficialità. La  spensieratezza  che  sembra  accompagnare  alcune  giornate  di  settembre  non  è  altro  che  il  volto  gentile  di  un  mese  che, per  quanto  possibile,  vuole  rendere  indolore  il  passaggio  a  un’altra  stagione. E  i  suoi  malumori  conservano  sempre  una  grazia  che  riesce  a  renderceli  cari. Anche  quando  la  pioggia  è  fitta  e  il  cielo  scuro  soffre  osservando  i  nostri  dolori.

accumoli

(Accumoli, provincia  di  Rieti)

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Il cielo stanco

Fermo  il  cielo  bianco – asfittico, irresoluto, stanco. Stremati  i  muri  delle  case  vuote,  chiuse, in  attesa. Stremati  i  campi, povere  anime  indifese  al  sole; immobili  i  monti,  taciturni  e  quasi  felici, ubriachi  di  luce, sazi  di  agosto.

Talvolta, quando  in  città  il  pomeriggio  prosegue  con  lentezza  esasperante, a  invaderci  è  soltanto  una  quiete  senza  colore, senza  alcun  tono  degno  di  nota. Ma  è  pur  sempre  qualcosa.

abetone

(La  foto  è  tratta  da: http://www.turismo.intoscana.it/allthingstuscany/aroundtuscany/tuscan-travel-dreams/)

 

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Essendo  terminato  luglio, ricomincio  a  scrivere  con  gioia  nonostante  il  caldo. Non  che  agosto  ci  stia  riservando  un  clima  gradevole; tuttavia, questo  è  il  mese  che  precede  settembre  e  ciò  significa  che  ci  stiamo  lentamente  avvicinando  al  declino  dell’estate, cioè  del  forno. Perché  di  forno  si  tratta.

Ricordo  le  mattine, i  pomeriggi  e  le  sere  d’agosto  in  montagna  e  in  un  passato  ormai  remoto. All’epoca, era  difficile  riempire  le  giornate  perché  sembravano  infinite, un  flusso  inarrestabile  di  ore  che  si  susseguivano  adagio, così  adagio che, talvolta, avevo  quasi  l’impressione  che  il  tempo  si  fermasse.

È  ancora  nitido  nella  mia  mente  il  ricordo  di  un  pomeriggio  di  agosto. Avevamo  pranzato  e, insieme  alle  mie  cugine, eravamo  rimaste  in  cucina  a  parlare. A  un  certo  punto, credendo  che  fosse  trascorso  parecchio  tempo  perché  la  conversazione  era  stata  molto  lunga, guardai  l’orologio  posto  su  una  mensola  e  vidi  che  erano  le  13:50. Rimasi  di  stucco, quasi  non  volendo  credere  ai  miei  occhi: perché  il  tempo  era  trascorso  con  tanta, esasperante  lentezza? Avevamo  ancora  un  intero  pomeriggio  da  inventare. Perché  sì, era  proprio  questione  d’inventarselo, il  pomeriggio: occorreva  trovare  passatempi,  divertirsi  e  cercare  di  non  sprecare  tutto  quel  sole, quella  luce, quell’impetuoso  desiderio  di  vivere – lo  sconcertante  fiume  in  piena  che  è  l’adolescenza.

Per  fortuna, arriva  un’età  in  cui  il  fiume  non  è  più  in  piena, ma  scorre  placido  e  tranquillo, saggio  e  disincantato. E  allora  anche  agosto  non  è  più  lo  stesso, ma  assume  un  volto  differente: agosto  è  l’estate  matura, al  culmine  del  suo  splendore  e  perciò  vicina  ai  primi, lievissimi  segni  di  decadenza. Segni  impercettibili, che  sfuggono  ai  più  e  che  possono  essere  catturati  soltanto  dagli  sguardi  più  intensi, dagli  occhi  infaticabili  di  chi  sa  osservare  in  profondità.

fiume

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Pace di luglio

Questa  mattina, dopo  altri  giorni  di  caldo  torrido  e  notti  infernali, piove. Ma  è  quella  pioggia  silenziosa  e  sottile, quasi  impalpabile, adatta  a  certe  giornate  primaverili  miti  eppure  incerte, insicure  e  vagamente  malinconiche. Una  pioggia  del  tutto  fuori  luogo  nel  clima  di  questo  luglio  che  lentamente  volge  al  termine; una  pioggia  inadeguata  a  questa  stagione, una  pioggia  che  probabilmente  aumenterà  l’oppressione  dell’afa  che  non  intende  scomparire. Ogni  tanto, però, entra  un  poco  di  vento  dalle  finestre  aperte – un  vento  cauto, debolissimo, quasi  sfinito, sfinito  dal  caldo  proprio  come  noi.

Ma  il  silenzio  è  quello  delle  giornate  più  belle: è  sabato, è  luglio, tempo  di  vacanze  e  di  fughe  dalle  città. E  allora  si  avverte  un  senso  di  pace. Non  ha  nulla  a  che  vedere  con  quella  profonda  quiete  che  trapassa  l’anima  quando  le  strade  sono  invase  dai  silenzi  d’autunno, e  ci  si  sente  al  centro  di  un  mistero  solenne –  chiamati  a  decifrare  l’ignoto  e  ad  attendere  rivelazioni  impreviste. Adesso, nel  torrido  pomeriggio  di  un  sabato  di  luglio, il  senso  di  pace  è  soprattutto  un’attesa, un  tentativo  di  risparmiare  le  forze, uno  sguardo  che  si  sforza  di  essere benevolo  verso  il  sole  arrogante  e  le  giornate  troppo  lunghe.

cabianca

(Vincenzo  Cabianca, Al  sole, 1866)

 

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Tempo d’estate

Torno  sul  blog  dopo  una  pausa  dovuta  al  caldo  eccessivo: tra  l’afa, le  notti  in  bianco  e  tanti  impegni, oltre  a  qualche  piccolo  problema  di  salute, non  avevo  l’umore  giusto  per  scrivere. Ma  oggi  la  giornata  è  splendida, oggi  l’estate  è  quella  che  dovrebbe  sempre  essere: cielo  limpido, vento  leggero  e  gradevole, pochissima  umidità. Mentre  scrivo, una  finestra  della  mia  stanza  è  persino  aperta, nonostante  siano  le  15:07  del  pomeriggio. Questo  è  un  privilegio  raro  per  un  mese  inclemente  come  luglio, e  perciò  ne  sono  particolarmente  felice.

L’estate  che  non  offende, che  non  infierisce, che  non  costringe  alla  fuga. L’estate  che  diventa  un  sogno  di  luce, un’occasione  per  disegnare  progetti, guardare  al  futuro, inventarsi  una  nuova  esistenza. Mi  chiedo  come  sarà  il  prossimo  autunno. Vorrei  che  diventasse  un’estasi  di  colori, sapori, memorie, struggimenti, misteri.

Ma  non  è  ancora  il  momento. Adesso  siamo  in  piena  estate: è  il  tempo  della  luce, dell’assenza  di  sfumature, della  vita  talmente  innamorata  di  se  stessa  da  non  saper  raccontare  storie, suggerire  trame, svelare  l’impossibile, ascoltare.

colline

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