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Posts Tagged ‘giardino’

Vorrei  scrivere  molto, vorrei  scrivere  a  proposito  di  vari  argomenti, ma  preferisco  evitare  di  trasferire  sul  blog  i  miei  attuali  umori  che, dato  il  clima  rovente –  38  gradi  circa -, non  sono  inclini  all’entusiasmo  più  sfrenato.

E  allora  lascio  un’immagine  quieta, rassicurante, serena.

Silvestro  Lega, Tra i fiori del giardino, 1862.

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Sto  arrivando. Ma  ho  un  po’  di  febbre  e  non  mi  sento  benissimo, per  cui  preferisco  inondare  il  blog  con  un  po’  di  bei  colori:

donna

Pierre-Auguste Renoir, Donna  con  l’ombrello  in  un  giardino, 1873.

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Claude  Monet, Il sentiero delle rose, Giardino di Giverny (1920-22).

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rose-colorate

In  questa  tarda  primavera  così  mite, dolce  e  priva  di  fastidiosi  eccessi, mi  piace  scrivere  a  quest’ora, mentre  il  lunghissimo  pomeriggio  si  sfalda  a  poco  a  poco  lasciandosi  travolgere  dall’avanzare  lento  dell’oscurità. Mi  sento  calma  senza  conoscerne  i  motivi, mi  sento  serena  nonostante  tutto, immagino  campi  e  fiori  e  colline  stanche  in  attesa  del  riposo  notturno.

Può  sembrare  strano, ma  in  questa  stagione  anche  il  blog  mi  appare  investito  da  un’atmosfera  diversa, come  se  brillasse  di  una  luce  particolare. Non  è  semplice  spiegarlo, perché  è  una  sensazione  che  avverto  in  maniera  irrazionale  o  una  proiezione  del  mio  atteggiamento  nei  confronti  della  primavera: il  blog  assume, per  me, coloriture  nuove, quasi  fosse  un  giardino  pieno  di  alberi  e  di  fiori  di  ogni  tipo, intensamente  vivo  eppure  quieto – a  volte  trasognato, a  volte  persino  malizioso.

Verde, sole, monti, mare, vacanze, estenuanti  ore  di  luce, caldo: anche  il  blog  avverte  tutto  questo  e, ogni  anno, si  adegua. Con  immagini, parole  e  tinte  adatte  a  questi  mesi  che  si  vorrebbero  spensierati  anche  quando  tali  non  sono.

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garden

Arriva  luglio  e  non  si  può  fare  nulla  per  impedirlo. Non  possiamo  eliminarlo  dal  calendario, esiste, c’è, bisogna  accettarlo. Mese  splendido  per  chi  abbandona  la  città  e  si  tuffa  nel  ritmo  spensierato  delle  vacanze, ma  insopportabile  per  chi  in  città  deve  restare. E  in  effetti  io  non  lo  sopporto  più.

C’è  stato  un  tempo, però, in  cui  l’ho  amato: era  il  periodo  in  cui  lo  trascorrevo, almeno  in  parte, in appennino. A  quell’epoca, consideravo  luglio  magnifico  perché  mi  consentiva  di  starmene  quasi  tutto  il  giorno  fuori  casa  a  correre, passeggiare, inventare  passatempi, chiacchierare  e  fare  innocue  stravaganze. Il  momento  più  magico  era  il  mattino, subito  dopo  aver  fatto  colazione, perché  il  giardino  aveva  uno  splendore  tutto  suo, difficile  da  descrivere, con  quel  verde  brillante  che  sembrava  ancora  più  verde  del  solito. Ai  miei  occhi, era  come  se  la  notte  appena  trascorsa  avesse  donato  una  freschezza  particolare  alle  piante, che  apparivano  particolarmente  vive  e   vivaci  – forse  quasi  bambine.

Di  pomeriggio, subito  dopo  pranzo, l’atmosfera  cambiava  e  il  giardino  diventava  ai  miei  occhi  più  maturo, più  adulto, forse meno  vivace  ma  placido  e  sereno, quasi  rassicurante. Poi, dopo  cena, quando  le  prime  ombre  della  sera  comparivano, il  giardino  si  trasformava  in  un  vecchio  saggio  o  in  un  discreto, intelligente  e  affidabile  consigliere: era  giunto  il  momento  del  riposo  e  del  raccoglimento. Certo, era  un  riposo  tipicamente  estivo, dal  quale  erano  banditi  i  pensieri  più  opprimenti  o  profondi. A  volte, con  le  mie  cugine, ascoltavamo  musica  fino  a  mezzanotte  e  danzavamo  sotto  le  stelle  e  la  luna, sotto  un  cielo  immenso  che  non  finiva  di  stupirmi, che  mi  lasciava  frastornata  e  felice, che  mi  faceva  sognare  l’impossibile.

Naturalmente, spesso  mi  annoiavo. Adesso, quando  ripenso  a  quei  momenti, scelgo  solo  di  selezionare  le  memorie  più  belle; ma  la  realtà  era  anche  un’altra, come  frequentemente  accade  in  simili  casi. Solo  che  ora, trascorrendo  luglio  in  città, certi  ricordi  tornano  spontaneamente  con  una  luminosità  particolare  dalla  quale  sono  sedotta. E  intanto, mentre  ricordo, spero  che  per  me  questo  mese  passi  in  gran  fretta.

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sola

Sommesso, sazio  di  vento, trasognato  e  forse  stanco. È  un  mattino  d’inverno  aspro  e  incolore, un  mattino  d’inverno  e  un  desiderio  profondo, mai  davvero  sopito  e  opportunamente  celato: dormire, dormire  a  lungo, dormire  e  non  sapere  altro, dormire  e  non  vedere  altro –  dormire  soltanto  e  poi  dimenticare.

È  un  mattino  d’inverno  rigido  e  spento, è  un  giardino  coperto  da  neve, è  il  nulla  del  bianco  che  avvolge  e  nasconde, il  nulla  del  bianco  che  travolge  e  nasconde – e  la  verità  che  non  lascia  scampo.

È  un  mattino  d’inverno  rigido  e  stanco, è  un  mattino  d’inverno  senza  alcuna  importanza.

 

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in  giardino

Poi  c’è  il  giardino. Raccolto, quasi  dimenticato, in  silenziosa  attesa. Il  giardino  dei  pensieri  che  non  troveranno  mai  voce, dei  segreti  che   resteranno  tali, dei  sogni  che  nessuno  ha  intenzione  di  ascoltare. Il  giardino  entro  cui  trovare  pace, il  giardino  che  custodisce  ogni  parola, il  giardino  che  non  tradisce. E  non  importa  la  stagione: che  sia  autunno  o  primavera, inverno  oppure  estate, il  giardino  resta  lì, muto  e  costante, disponibile  e  comprensivo  anche  quando  è  spoglio,  sferzato  dal  vento  gelido  o  ricoperto  di  candida  neve. Approdo  sicuro  dopo  troppe  fatiche, incantesimo  dorato  in  un  mondo  privo  di  magie.

(Il  dipinto  nell’immagine  è  In  giardino, di  Plinio  Nomellini)

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