Lungo questa via

Le prime foglie gialle cadono sospinte dal vento, e brillano al sole del mattino. Tu mi passi accanto, fantasma che non cede al tempo, anima disorientata lungo questa via silenziosa e stanca, di cui nulla t’importava, di cui quasi ignoravi l’esistenza.

Mi sfuggono le tue parole, mi sfugge il senso di questo camminare, eppure è qui che spero di vederti. Le persiane e il cancello sono chiusi, ma le rose d’ottobre resistono nel giardino immobile, come assopito e disfatto – lui sa che l’attesa sarà lunga.

Torneremo con la neve, a stringerci nei ricordi.

A giugno

È bello cominciare il lunedì con questo tempo incerto, con questa pioggia che desidera arrivare ma, per insondabili ragioni, d’improvviso si chiude in se stessa, come in attesa di non si sa cosa, lasciando il cielo disorientato e stanco. Così giugno scorre, i giorni passano e l’estate tarda a esplodere, cosa che mi rallegra e mi fa sperare. E poi queste giornate così lunghe, queste giornate che sembrano infinite, la luce che non vuole dissolversi – che colpo al cuore, e che sogni, e che fantasie.

A giugno bisognerebbe starsene in un bel giardino, dopo cena, quando la notte tarda ad abbracciarci.

L’estate in giardino

Lunedì, giorno controverso. Anzi, il giorno controverso per eccellenza, spesso anche molto detestato. E poi siamo all’inizio di giugno, il verde e i fiori intorno a noi ci chiamano; e così, a volte, vorremmo annullare tutto e lasciarci andare ai sogni, ai sogni di prima estate proprio come facevamo durante l’infanzia e l’adolescenza. L’estate distrae, questo è il problema.

Io l’estate la vedo in giardino, senza costrizioni, senza quattro mura intorno; in giardino e fra i colori, a dimenticare il grigio che ci si porta addosso, a splendere di nuovo, come se il tempo non avesse fatto alcun danno.

Il gatto e l’estate

Vive nel palazzo di fronte e, data la bella stagione, preferisce trascorrere molto tempo all’aria aperta. Ma il cortile del suo condominio è pieno di ghiaia e senza piante, poco piacevole durante le afose giornate estive; così, svelto e silenzioso, attraversa la strada e s’infila sotto il cancello del palazzo in cui vivo io: qui, infatti, c’è un giardino con cespugli e alberi che garantiscono ombra e riparo, e lo splendido gattone se ne approfitta per sdraiarsi accanto alle piante e riposarsi a sazietà.

Bello e grasso – il tipico felino viziato e sereno -, ha un carattere estremamente aperto, dolce e socievole: appena qualcuno gli si avvicina, si sdraia con le zampe all’insù e mostra la pancia per farsi accarezzare. A volte, poi, quando apriamo il portone, lui sguscia veloce nell’atrio e ci segue fino all’ascensore, mai abbastanza pago di coccole e complimenti. Capita anche di vederlo trotterellare rapido lungo la via per infilarsi nel parco qui accanto, e lanciarsi in chissà quali avventure.

Credo che, se potesse parlare, dichiarerebbe tutto il suo amore per questa stagione.

Tra i fiori del giardino

Vorrei  scrivere  molto, vorrei  scrivere  a  proposito  di  vari  argomenti, ma  preferisco  evitare  di  trasferire  sul  blog  i  miei  attuali  umori  che, dato  il  clima  rovente –  38  gradi  circa -, non  sono  inclini  all’entusiasmo  più  sfrenato.

E  allora  lascio  un’immagine  quieta, rassicurante, serena.

Silvestro  Lega, Tra i fiori del giardino, 1862.

Blog e primavera

rose-colorate

In  questa  tarda  primavera  così  mite, dolce  e  priva  di  fastidiosi  eccessi, mi  piace  scrivere  a  quest’ora, mentre  il  lunghissimo  pomeriggio  si  sfalda  a  poco  a  poco  lasciandosi  travolgere  dall’avanzare  lento  dell’oscurità. Mi  sento  calma  senza  conoscerne  i  motivi, mi  sento  serena  nonostante  tutto, immagino  campi  e  fiori  e  colline  stanche  in  attesa  del  riposo  notturno.

Può  sembrare  strano, ma  in  questa  stagione  anche  il  blog  mi  appare  investito  da  un’atmosfera  diversa, come  se  brillasse  di  una  luce  particolare. Non  è  semplice  spiegarlo, perché  è  una  sensazione  che  avverto  in  maniera  irrazionale  o  una  proiezione  del  mio  atteggiamento  nei  confronti  della  primavera: il  blog  assume, per  me, coloriture  nuove, quasi  fosse  un  giardino  pieno  di  alberi  e  di  fiori  di  ogni  tipo, intensamente  vivo  eppure  quieto – a  volte  trasognato, a  volte  persino  malizioso.

Verde, sole, monti, mare, vacanze, estenuanti  ore  di  luce, caldo: anche  il  blog  avverte  tutto  questo  e, ogni  anno, si  adegua. Con  immagini, parole  e  tinte  adatte  a  questi  mesi  che  si  vorrebbero  spensierati  anche  quando  tali  non  sono.

Di luglio e ricordi

garden

Arriva  luglio  e  non  si  può  fare  nulla  per  impedirlo. Non  possiamo  eliminarlo  dal  calendario, esiste, c’è, bisogna  accettarlo. Mese  splendido  per  chi  abbandona  la  città  e  si  tuffa  nel  ritmo  spensierato  delle  vacanze, ma  insopportabile  per  chi  in  città  deve  restare. E  in  effetti  io  non  lo  sopporto  più.

C’è  stato  un  tempo, però, in  cui  l’ho  amato: era  il  periodo  in  cui  lo  trascorrevo, almeno  in  parte, in appennino. A  quell’epoca, consideravo  luglio  magnifico  perché  mi  consentiva  di  starmene  quasi  tutto  il  giorno  fuori  casa  a  correre, passeggiare, inventare  passatempi, chiacchierare  e  fare  innocue  stravaganze. Il  momento  più  magico  era  il  mattino, subito  dopo  aver  fatto  colazione, perché  il  giardino  aveva  uno  splendore  tutto  suo, difficile  da  descrivere, con  quel  verde  brillante  che  sembrava  ancora  più  verde  del  solito. Ai  miei  occhi, era  come  se  la  notte  appena  trascorsa  avesse  donato  una  freschezza  particolare  alle  piante, che  apparivano  particolarmente  vive  e   vivaci  – forse  quasi  bambine.

Di  pomeriggio, subito  dopo  pranzo, l’atmosfera  cambiava  e  il  giardino  diventava  ai  miei  occhi  più  maturo, più  adulto, forse meno  vivace  ma  placido  e  sereno, quasi  rassicurante. Poi, dopo  cena, quando  le  prime  ombre  della  sera  comparivano, il  giardino  si  trasformava  in  un  vecchio  saggio  o  in  un  discreto, intelligente  e  affidabile  consigliere: era  giunto  il  momento  del  riposo  e  del  raccoglimento. Certo, era  un  riposo  tipicamente  estivo, dal  quale  erano  banditi  i  pensieri  più  opprimenti  o  profondi. A  volte, con  le  mie  cugine, ascoltavamo  musica  fino  a  mezzanotte  e  danzavamo  sotto  le  stelle  e  la  luna, sotto  un  cielo  immenso  che  non  finiva  di  stupirmi, che  mi  lasciava  frastornata  e  felice, che  mi  faceva  sognare  l’impossibile.

Naturalmente, spesso  mi  annoiavo. Adesso, quando  ripenso  a  quei  momenti, scelgo  solo  di  selezionare  le  memorie  più  belle; ma  la  realtà  era  anche  un’altra, come  frequentemente  accade  in  simili  casi. Solo  che  ora, trascorrendo  luglio  in  città, certi  ricordi  tornano  spontaneamente  con  una  luminosità  particolare  dalla  quale  sono  sedotta. E  intanto, mentre  ricordo, spero  che  per  me  questo  mese  passi  in  gran  fretta.

Mattino d’inverno

sola

Sommesso, sazio  di  vento, trasognato  e  forse  stanco. È  un  mattino  d’inverno  aspro  e  incolore, un  mattino  d’inverno  e  un  desiderio  profondo, mai  davvero  sopito  e  opportunamente  celato: dormire, dormire  a  lungo, dormire  e  non  sapere  altro, dormire  e  non  vedere  altro –  dormire  soltanto  e  poi  dimenticare.

È  un  mattino  d’inverno  rigido  e  spento, è  un  giardino  coperto  da  neve, è  il  nulla  del  bianco  che  avvolge  e  nasconde, il  nulla  del  bianco  che  travolge  e  nasconde – e  la  verità  che  non  lascia  scampo.

È  un  mattino  d’inverno  rigido  e  stanco, è  un  mattino  d’inverno  senza  alcuna  importanza.