Nuvole e ricordi

Le previsioni meteorologiche raccontano l’arrivo imminente di un temporale, cosa che non mi dispiace; finora, però, il cielo è rimasto quieto. In attesa di ciò che accadrà, ripenso alle bellissime nuvole di primavera, quelle che precedono la pioggia e che corrono in cielo arrabbiate, quasi stessero inseguendo qualcuno. Mi piacciono talmente tanto che, quando posso, le fotografo. Queste risalgono a maggio:

I suoni della natura

Su youtube si trovano video lunghissimi – in alcuni casi durano anche dieci ore – che riproducono il rumore della pioggia e dei temporali, del vento e del mare, del fuoco nel caminetto con i tuoni in lontananza, dell’acqua delle cascate e tanto altro ancora. In sintesi, i suoni della natura. Sono molto rilassanti, tanto da favorire il riposo notturno, ma anche la concentrazione durante la lettura, lo studio o altri impegni quotidiani.

Personalmente amo molto il sottofondo con pioggia e temporale, perché crea un’atmosfera intima, raccolta, serena. Anche adesso, mentre sto scrivendo questo post, ascolto il ritmo incessante della pioggia e i tuoni, e mi diverte l’idea che sia possibile sentire il rumore della pioggia in ogni momento, magari in piena estate, con i soliti, intollerabili 40° all’ombra, il sudore che cola in modo vergognoso e il senso di soffocamento a ogni ora.

Per chi ha gusti marcatamente bucolici, esiste anche la possibilità di trastullarsi con l’ascolto delle campane al pascolo in un bel prato di primavera, inclusa la presenza di volatili. Ottima esperienza, soprattutto per provare l’ebbrezza di sentirsi come Heidi, e ti sorridono i monti e le caprette ti fanno ciao.

Di sera, il temporale

E così, stasera, guardo il temporale. In passato ho sempre sperato che, prima o poi, in un 3 luglio qualsiasi, potesse piovere. Perché il 3 luglio è il giorno del mio compleanno e di pioggia, che io ricordi, non ne ho mai vista. Naturalmente la giornata è stata afosa, ma dopo le venti e trenta qualcosa è cambiato. Qualche debolissimo tuono, in lontananza, ha narrato la storia di un temporale in arrivo; così, sono andata sul balcone della cucina, quello da cui si vede la Ghirlandina in lontananza. E ho atteso. Ho atteso mentre il vento abbracciava gli alberi sulla strada e poi li scuoteva; ho atteso con pazienza mentre le luci dei lampi si rincorrevano incerte. Poi, dopo molto tempo, un tuono ha finalmente annunciato il temporale e l’acqua ha cominciato a scendere, a cadere impetuosamente, unica padrona della via ormai vuota.

Non me ne sono andata. Sulla soglia della porta-finestra ho continuato a guardare questo spettacolo, una confusione di acqua e di cielo arrabbiato. E, mentre ora sto scrivendo, continuo a guardare la pioggia, a sentire il suo rumore sulle inferriate del balcone, a osservare le automobili in lontananza – poche, lente, quasi insicure.

Ho una grave mancanza: ora non so descrivere ciò che provo o, forse, non voglio. Ma so che mi piacerebbe trovarmi in un altro tempo, in un altro momento, in un altro 3 luglio – un 3 luglio di molti anni fa – ad ammirare lo spettacolo di un temporale davanti a me, con un cielo immenso proprio sopra di me.

Temporale a settembre

E  così  è  arrivato  anche  un  temporale: i  tuoni  e  la  pioggia  scrosciante  hanno  accompagnato  il  tardo  pomeriggio, oscurando  il  cielo. Ma  vi  è  una  strana  atmosfera  intorno, come  un  riflesso  giallastro  che  sembra  infondere  un  tono  particolare  al  grigio  che  permea  ogni  cosa.

Adesso  la  pioggia  appare  incerta. Il  suo  furore  iniziale  si  è  stemperato  in  una  danza  sinuosa  e  lenta, in  un  suono  delicato  e  misterioso. Sono  i  primi  regali  d’autunno: un  profondo  senso  di  pace, il  desiderio  di  ascoltare  se  stessi  all’infinito, il  raccoglimento  dopo  la  dispersione.

E  poi  sedersi, di  sera, mentre  la  pioggia  continua  a  cadere; sedersi  e  guardare  fuori, guardare  oltre  le  finestre, guardare  oltre  il  buio – immaginando  ciò  che  sarà.

Una scura, piovosa giornata di ottobre

le_foglie_autunno

Questo  post  è  “in  divenire”: sarà  aggiornato  a  poco  a  poco, come  un  diario. Il  diario  di  una  giornata  di  ottobre  scura  e  malinconica.

Ore 15:32. Poco  fa  il  cielo  è  diventato  così  scuro  da  incutere  timore, se  non  vero, autentico  terrore: è  difficile  vedere  una  giornata  d’ottobre  tanto  cupa  e  disperata. Ma  questa  improvvisa  oscurità  è  stata  il  segnale  di  un  temporale  imminente. E  infatti  adesso  piove  a  dirotto, piove  come  se  non  dovesse  smettere  mai  più, piove  mentre  i  tuoni  accompagnano  il  rumore  delle  gocce  che  cadono  fitte. Ottobre  sta  piangendo.

Ore 16:41. Piove  intensamente  anche  se  i  tuoni  non  si  avvertono  più. Adesso  l’estate  è  davvero  un  ricordo  molto  lontano. La  strada  non  è  soltanto  cupa: è  straziata  dal  tempo, straziata  dal  grigio  scuro  che  si  è  riversato  su  di  noi  d’improvviso. Ma  è  ancora  giorno  e  il  pomeriggio  scorre  quieto  nonostante  tutto.

Ore 17:41. Apprezzare  una  giornata  come  questa  è  uno  sforzo  non  da  poco, persino  per  me  che  porto  l’autunno  nel  cuore. Però  mi  sento  serena, qui, nella  mia  stanza  illuminata,  mentre  fuori  il  cielo  continua  a  soffrire  e  a  piangere  lacrime  disperate.

Ore 19:20. Continua  a  piovere  e  l’atmosfera  è  decisamente  malinconica, se  si  ha  l’ardire  di  guardare  fuori  dalla  finestra. Ma  preferisco  evitare  e  concentrarmi  sull’interno, che  è  molto  più  piacevole  e  gaio.

Ore 22:02. Finalmente  un  po’  di  pace  e  di  riposo. Continuo  a  sentire  la  voce  della  pioggia, delicata, suggestiva, triste. La  notte  sarà  lunga.

A fine maggio

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A  fine  maggio, il  pensiero  dell’estate  diventa  inevitabile, quasi  istintivo. Ed  è   per  me   un  pensiero  attraversato  dalla  sfolgorante  bellezza  del  cielo  terso  e  del  sole  ininterrotto  sui  prati, in  collina  e  in  montagna,  in  un  tempo  molto  lontano. Il  tempo  di  un’altra  me  stessa, forse  persino  di  un’altra  persona, perché  l’esistenza  è  incessante  fluire, trasformazione  senza  posa.

L’estate  della  memoria  e  del  sogno  a  occhi  aperti  è  l’estate  della   leggerezza, delle  risate  costanti, del  disimpegno, dell’arrendersi  alla  vita  come  semplice  adesione  al  trascorrere  lento  dei  minuti, senza  pretendere  nient’altro  che  il  presente, senza  sapere  nulla, ignorando  ogni  complicazione. L’estate  che  non  c’è, l’estate  che  non  può  essere.

Ricordo  giorni  in  cui  i  campi  sembravano  senza   fine, e  l’orizzonte  aveva  l’invisibile  consistenza  di  una  speranza  fondata  sull’irrazionale. La  speranza  di  altri  campi, altri  cieli  sereni, altri  fiori. Più  che  una  realtà, l’estate  era  allora  una  fantasia, immaginaria  costruzione  di  una  mente  alla  ricerca  di  cose, persone  e  significati.

Adesso  sento   il  rumore  dei  tuoni: sta  per  arrivare  un  temporale, un  temporale  di  tarda  primavera. Si  avverte  un  senso  d’intimità, il  desiderio  di  chiudersi  in  una  stanza, di  tacere, di  ascoltare  l’arrivo  della  pioggia.  In  attesa  dell’estate  che  verrà.

D’estate, dopo il temporale

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Dopo  il  forte  temporale  di  due  giorni  fa, l’atmosfera  è  cambiata. L’estate  sembra  aver  perso  parte  del  suo  vigore: il  cielo  è  azzurro, le  giornate  sono  limpide, però  la  luce  è  smorzata  e  il  vento  è  una  presenza  costante. Si  sta  infinitamente  meglio,  perché  gli  eccessi – tutti  gli  eccessi – sono  insopportabili  e  pericolosi.

In  queste  giornate  calme  è  difficile  tornare  ai  consueti  ritmi  della  vita  quotidiana. I  pensieri  sono  altrove, risentono  ancora  della  spensieratezza  delle  vacanze  appena  trascorse, tanto  che  sembra  quasi  impossibile  ricondurli  sulla  retta  via, che  è  quella  del  dovere. Ma  si  sa  che  i  passaggi  sono  così, bellissimi  e  faticosi, allegri  e  malinconici  allo  stesso  tempo. Mentre  qualche  ombra  s’insinua  nello  splendore  della  luce  del  giorno, si  tenta  di  riafferrare  le  proprie  abitudini. Ma  senza  fretta, senza  troppe  ansie  e  con  un  po’  d’indulgenza  verso  se  stessi.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://luciagangale.blogspot.it/2013/08/la-poesia-prima-del-temporale-estivo.html)

Prima del temporale


Mi piace il rumore dei tuoni in lontananza, quando il temporale avverte del suo imminente passaggio. Chiudere le persiane prima del suo arrivo è un gesto che m’infonde sicurezza, è la prova che ho un rifugio e la possibilità di resistere.
Apro la finestra, guardo la strada e vedo una luce chiara all’orizzonte. A primavera i temporali sono così: il grigio che li accompagna non è mai troppo intenso, il pianto cela sempre un sorriso.
Mi sembra che i tuoni, in questo lungo pomeriggio, siano una buona compagnia.

(La foto è tratta da qui)

Una giornata di pioggia


Davvero bizzarra la primavera! Questa mattina sono uscita per fare una passeggiata, ma improvvisamente il cielo si è oscurato ed è scoppiato un forte temporale. Fortunatamente trovandomi in centro storico, che è il mio quartiere, ho potuto ripararmi sotto ai portici.
Dopo una breve pausa all’ora del pranzo, la pioggia si è nuovamente abbattuta sulla città. Mi affaccio alla finestra e vedo la strada tutta grigia percorsa da un silenzio quasi irreale, il silenzio del riposo domenicale. Vorrei allora trovarmi in una casa di campagna e guardare fuori, oltre i vetri, i campi fradici di pioggia unirsi all’orizzonte con le scure nuvole del cielo inquieto. Vorrei osservare uno spazio verde e infinito sotto la pioggia battente.
Ma forse queste mura solide, lungo una stretta via cittadina, per quanto monotone e stanche sono più rassicuranti.