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Posts Tagged ‘silenzio’

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Ore 17:04. Cala  la  sera: questo  cupo, freddo  giorno  di  novembre  si  sta  consumando – si  sta  sfaldando  adagio  nella  quieta  severità  del  buio  autunnale. È  un  trapasso  austero, un  mutamento  che  impone  calma  e  perseveranza  e  capacità  di  adattamento. Nel  tardo  autunno, l’oscurità  diventa  fonte  di  serenità  e  saggezza: svaniscono  i  pensieri  più  frivoli, scende  il  silenzio  a  proteggere  memorie  e  speranze. Perché  l’autunno  è  un  abbraccio  complice  e  un  consigliere  gentile.

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Oggi  è  una  splendida, grigia, malinconica  giornata  di  ottobre. La  pioggia  ininterrotta, i  colori  spenti  e  i  lunghi  intervalli  nei  quali  il  silenzio  regna  indisturbato  sono  uno  dei volti  più  belli  e  indecifrabili  dell’autunno. E  il  silenzio, austero  ma  non  opprimente, si  fa  discorso  quando, cedendo  a  un  impulso  momentaneo, ci  si  ferma  e  ci  si  pone  in  ascolto. Così, finalmente  è  la  voce  interiore  a  parlare, mentre  le  foglie, il fango, la  pioggia – un  abbraccio  di  toni  cupi  indistinguibili – sembrano  entrare  dentro  di  noi  e  suggerirci  nuovi  percorsi. Oppure  risolvere  ciò  che  è  rimasto  sospeso.

 

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boscoautunno

Ogni  stagione  ha  un  proprio, inconfondibile  silenzio. D’inverno, il  silenzio  assume  coloriture  inquietanti: è  il  nulla  delle  strade  vuote  a  causa  del  gelo  e  dei  passi  rapidi  per  cercare  un  riparo. Durante  la  primavera, il  silenzio  è  un  intervallo  ricco  di  aspettative, un  breve  momento  di  pace  in  attesa  della  luce  e  delle  ingenue  esplosioni  di  entusiasmo  della  vita  che  ritorna. D’estate, il  silenzio  è  l’intermezzo  che  precede  la  festa  e  il  riposo  prima  dell’allegria  o  delle  chiacchiere  vuote  e  inconsistenti. E  non  è  mai  lungo, tetro  e  saggio  come  quello  invernale.

Durante  l’autunno, invece, il  silenzio  è  un  richiamo  solenne – educato, serio  ma  privo  di  severità. Non  s’impone  come  quello  invernale, ma  s’insinua  adagio  nelle  stanze, lungo  le  strade  e  perfino  dentro  di  noi. S’insinua  adagio  come  l’incerta  oscurità  di  alcune  giornate  di  ottobre, quando  il  grigio  del  cielo  è  presagio  di  freddo, di  pioggia, di  nuove  malinconie.

Il  silenzio  d’autunno  è  tutto  ciò  che  non  abbiamo  mai  raccontato  ad  anima  viva: memorie, segreti, frammenti  d’incontenibili  passioni, vane  attese, speranze  infinite. Il  silenzio  d’autunno  siamo  noi  quando, mentre  lenta  scende  la  sera  e  fuori  piove, decidiamo  di  ricominciare.

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Autunno e intimità

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L’autunno  è  la  stagione  che, più  di  ogni  altra, ci  fa  assaporare  il  gusto  e  il  piacere  dell’intimità. In  questa  stagione, la  casa  assume  sfumature particolari: la  luce  smorzata  che  attraversa  le  finestre  crea  nuove  ombre  nelle  stanze, ombre  arcane  e  sfuggenti. Ma  non  è  la  strana, inquietante  luce  obliqua  di  primavera, quella  luce  che, mentre  il  pomeriggio  muore, sembra  preludere  all’eternità; la  pallida  luce  d’autunno, quando  il  giorno  declina, è  piuttosto  un  invito  a  pensare, a  raccogliersi, ad  ascoltare. Ascoltare  se  stessi, ascoltare  le  parole  che  non  vogliamo  raccontarci, ascoltare  il  silenzio  e  la  sera  che  cala  adagio, nel  quieto  tepore  della  nostra  casa. Mentre  il  mondo, per  fortuna, resta  fuori.

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pioggia

Mentre  stiamo  rapidamente  camminando  incontro  all’estate, avverto  un  po’  di  nostalgia  per  quei  bellissimi  passaggi  tra  il  pomeriggio  e  la  sera  che  caratterizzano  il  mese  di  aprile. Quei  passaggi  in  cui, verso  le  venti, la  luce  obliqua  sembra  accarezzare  ogni  cosa  con  una  profondità  particolare, come  se  volesse  aprirsi  un  varco  nella  nostra  anima  per  suggerirci  l’ignoto, l’inconfessabile – un  segreto  che  nessuno  mai  potrebbe  o  vorrebbe  rivelarci. A  giugno, niente  di  tutto  ciò  è  possibile.

Adesso, però, dopo  una  giornata  di  sole  splendente, è  arrivata  la  pioggia. Mentre  sto  scrivendo, avverto  il  suo  canto  sulla  strada – voce  suadente, messaggera  di  pace, di  silenzio, di  profondità. Sono  felice  della  sua  compagnia, felice  che  abbia  spezzato  questo  tardo  pomeriggio, perché  c’è  sempre  un  velo  di  mistero  nella  pioggia  che  compare  d’improvviso, insistente  e  decisa, quasi  fiera  di  aver  travolto  l’immota  luminosità  dell’inizio  di  giugno.

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Canto d’inverno

febbraio

L’inverno  vero – quello  che  entra  dentro – è  un  torpore  che  assale  d’improvviso,  una  fuga  in  se  stessi, un  fremere  impauriti  quando  il  silenzio  è  spezzato  da  un  sussurro  o  un  sospiro  o  un’opaca  memoria.

L’inverno  vero – quello  che  non  accetta  compromessi – è  una  tempesta  di  grigi  più  o  meno  profondi, un  intreccio  di  fango  e  di  pioggia, un  vagare  senza  meta  da  una  stanza  all’altra, un’enigmatica  sensazione  di  calma  e  di  tristezza, di  gioia  e  di  sgomento.

L’inverno  vero  è  una  porta  chiusa, un  fuoco  caldo, un  incedere  lento, un’ossessione.

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Primo  giorno  di  ottobre: intenso, cupo – il  volto  pallido, malato  e  stanco. Ottobre  inizia  com’è  giusto  che  sia, dispiegando  la  profonda  malinconia  dell’autunno  senza  incertezza, senza  ripensamenti, senza  inopportuni  raggi  di  sole.

Piove  senza  alcun  rumore, gocce  ininterrotte  di  silenzio  e  d’inafferrabili  misteri. Da  qualche  parte, in  qualche  angolo  remoto  e  scuro, deve  trovarsi  la  verità. Sarà  ottobre  a  scorgerla, a  rivelarla, ad  ammantarla  di  nuova  luce.

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