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Posts Tagged ‘gelo’

01180023

Sono  le  16:56. Nonostante  le  persiane  aperte, ho  dovuto  accendere  la  luce. Non  è  cosa  da  poco; al  contrario, è  un  segno  importante: con  il  ritorno  dell’ora  solare  e  con  il  grigio  diffuso  di  questa  giornata  spenta, si  avverte  che  stiamo  procedendo  verso  la  seconda  fase  dell’autunno, quella  in  cui  lo  sfacelo  della  natura, le  brume  e  l’oscurità  smorzano  ogni  illusione  di  luce.

Inizia  l’autunno  più  intenso, quello  profondamente  malinconico, l’autunno  ricco  di  enigmi  ma  anche  capace  d’inaspettati  sorrisi. Intanto, ottobre  ci  prepara  a  quello  che  accadrà; e  lo  fa  con  cautela, quasi  con  pudore. Ci  mostra  il  prevalere  delle  ombre  sulla  luce, ci  immerge  a  poco  a  poco  in  un’atmosfera  a  tratti  incolore  e  ci  indica  le  vie  per  resistere  al  gelo  che  verrà: pace  fra  le  mura  domestiche, lento  ritiro  nel  caldo  confortevole  di  una  stanza  allegra, placide  conversazioni  mentre  fuori  piove. Nell’insieme, permane  quel  senso  di  dolcezza  che  sempre  accompagna  l’autunno, anche  nelle  giornate  stanche  e  cupe.

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autunno-nebbia

La  nebbia  fitta –  silenziosa  amica – il  desiderio  di  starsene  in  casa, il  desiderio  di  scomparire, il  desiderio  di  tornare. L’oscurità, l’incomprensione, la  solitudine  voluta, la  solitudine  cercata – e  trafitture  gelide  di  freddo  feroce, e  incantesimi  di  pensieri  sussurrati  al  niente  della  strada  vuota. Il  mondo  termina  qui, su  un  sentiero  cupo, dopo  una  notte  d’inchiostro  e  senza  luna.

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La settimana che precede le feste natalizie è sempre colma d’impegni e di scadenze da rispettare. A volte, si ha l’impressione che tutto questo affannarsi, tutto questo correre fra negozi, supermercati, banche e uffici vari sia solo un’inutile perdita di tempo. Eppure è un ingranaggio al quale, per diversi motivi, non ci si può sottrarre.

Ecco perché, terminato il caos dei preparativi, è piacevole lasciare da parte ansie e frenesie per immergersi completamente nell’atmosfera natalizia e invernale; è piacevole riscoprire la lentezza, non temere di lasciar vagare i pensieri liberamente, non desiderare alcun frastuono a oscurare la coscienza.

E allora Auguri a tutti: a chi è contento e a chi non lo è, a chi vorrebbe divertirsi e a chi desidera soltanto tranquillità, a chi sta bene e a chi è ammalato, a chi si sente solo e a chi crede di essere in buona compagnia, a chi è felice di appartenere a questo mondo e a chi si sente immancabilmente fuori posto.
Auguri con l’auspicio che il Natale possa assomigliare un po’ all’immagine qui sopra: tanta pace, tanto caldo splendore nonostante il gelo invernale. 🙂

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No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.

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Quando il treno partiva e il vento era stanco, non guardavo panchine. Il grigio era rosso e il freddo un abbraccio, la nebbia era dolce e la pioggia un bel canto.

Ora il treno non parte, ora guardo panchine. Ora guardo le foglie mentre celano fango e fiori appassiti e graffi sul cuore.

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Speriamo che novembre sia mite, che la nebbia non sia mai troppo fitta, che la luce dei pomeriggi svanisca nel buio della sera senza lasciarci ombre sul cuore.
Speriamo che le mattine siano ancora dorate, e che il calore spezzi il gelo delle lunghe notti.

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Il sole del mattino lungo le strade addormentate, la luce malata, l’autunno sfolgorante, i passi rapidi, le immagini che si susseguono nella mente, passato e presente aggrovigliati. Ma un nodo si è sciolto: quel che contava tanto ora non conta più.
Benedetto il gelo, benedetta la consapevolezza, benedetti gli anni che passano.

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