Equinozio d’autunno

Il giorno magico è oggi. Dal punto di vista astronomico, infatti, nell’emisfero boreale l’autunno compare ufficialmente stasera, alle 20 e 21 ora italiana. Sono un po’ emozionata, quasi turbata da questo evento che è un inizio a tutti gli effetti e, come tale, un’incognita, un enigma, un intrico di sogni, speranze e timori.

Quest’anno immagino l’autunno vibrante d’intensità, di colori saturi, pieno di vita, caldo di passioni – i frutti raccolti in abbondanza, la bellezza della maturità, le tante consapevolezze, gli sguardi del sole mite.

Però, accanto a questo sfolgorio di luci e d’intenzioni, desidero anche l’autunno più smorzato, l’autunno dei toni polverosi, di veli grigiastri a ricoprire il rosso e l’arancione, dell’oro che si arrende alle giornate nebbiose e spente – i ricordi, i morti che tornano, le malinconie, l’ineluttabile sfaldarsi del tempo.

Dell’autunno bisogna accogliere tutto, ogni frammento, perché non si può mai eludere la complessità, specialmente dopo l’estate. Finita la leggerezza, si torna alla serietà. L’autunno ci chiede di riprendere il nostro posto, di accettare la routine, di chiudere porte e finestre. Ma lo chiede con garbo e senza costrizioni, perché sa che infiniti sono i suoi doni e i suoi consigli e il suo parlare sommesso e saggio.

L’autunno dialoga, non impone. Perciò merita di essere ascoltato.

Il passaggio stretto

Stupore, gioia, entusiasmo. Questo è ciò che ho provato ieri, intorno alle 19, quando sono entrata in via Tiraboschi. Di ritorno da un breve giro di esplorazione nel quartiere Sant’Agnese vecchia, per rientrare a casa ho deciso di passare lungo viale Carlo Sigonio. Superata una bellissima villa liberty, ho visto d’improvviso questa strada, questa via Tiraboschi e, data la posizione, ho capito che in qualche modo mi avrebbe ricondotta a casa.

Non conoscevo via Tiraboschi, non l’avevo mai percorsa prima nonostante sia vicina a casa mia. Ma siccome in questi ultimi tempi mi sto dedicando a esplorare la città in lungo e in largo, non ci ho pensato due volte e ho svoltato a sinistra. La via appariva tranquilla e silenziosa, la classica strada residenziale tipica del mio quartiere; procedendo, mi sono però accorta che era senza uscita, perché vedevo tanto verde in fondo alla strada e una villa a fare da barriera. Tuttavia non mi sono scoraggiata, il mio istinto mi ha invitata a proseguire, a guardare meglio, ad andare avanti; e così ecco la sorpresa:

Eccolo qui il passaporto per la mia felicità: un bel cartello a segnalare una stradina per pedoni. La mia immaginazione si è subito accesa e mi sono tuffata dentro al percorso con un lieve batticuore. Tutto qui? Ti entusiasmi per roba simile? Conosco queste obiezioni e ammetto che sono ragionevoli, ma io appartengo una minoranza strana: trovare un passaggio stretto in città, a pochi metri da un viale costantemente trafficato, è per me un dono, una sorpresa, una piccola magia. E poi – che meraviglia! – ho scoperto che non è neppure brevissima, questa via striminzita e solitaria:

Come si vede nella foto sopra, qui il passaggio si allarga e via Tiraboschi torna alle sue normali proporzioni. Eccola tutt’intera:

Finita la stradella, finito l’incanto. Ma adesso questa via è entrata ufficialmente nel complicato gioco dei miei itinerari urbani.

Autunno, splendore e declino

Ciascuno ha il proprio autunno, quello che avverte dentro quando l’estate s’addormenta. L’autunno muta a seconda di chi se lo sente addosso, un abito viola che non si addice a tutti; l’autunno muta a seconda dei giorni, degli umori contingenti, dello sguardo che ci concedono gli altri passo dopo passo.

Allora l’autunno può essere sontuoso, da mille colori avvolto, come una tavola imbandita a festa – e broccati d’oro e porcellane dipinte a mano. Altre volte, l’autunno è l’appassire lento della vita, la luce sfinita che resiste a stento e la capacità di accettarla, quell’agonia, e quelle ombre tetre di saggezza infinita pervase.

Convivono, d’autunno, lo splendore e il declino, le gioie intense e le malinconie improvvise: è il mistero profondo dell’esistenza, capire che ci siamo e non dovremmo esserci, che l’equilibrio è instabile, che i rami prima o poi si spezzano.

Ciascuno ha il proprio autunno, l’autunno che muta di giorno in giorno. Ciascuno lo sogna di nascosto, agli angoli di strade vuote, soltanto da fantasmi popolate; ma non sa dirlo, no – non osa dirlo.

Il parco della Repubblica

Durante l’infanzia, quando vivevo in via Savani, ogni tanto mia madre mi portava al parco della Repubblica. Era molto lontano da casa nostra: vi entravamo da via Cividale, che all’epoca era quasi alla fine della città. Adesso, invece, l’area urbana si è estesa notevolmente, ben oltre quella strada.

Il parco era grande e ospitava due stagni melmosi e un po’ inquietanti. L’atmosfera che vi si respirava era quella tipica di una palude prosciugata, e io non ho mai sopportato questo genere di paesaggi. Non mi piacciono, non li tollero, m’infondono un grande, grandissimo senso di morte.

Ebbene, lo scorso 25 aprile ho superato la mia antipatia per quel parco e ho deciso di visitarlo. A distanza di decenni ha finalmente perso un po’ quell’aria malsana che lo pervadeva tutto, ma continua a non piacermi. Pubblico però qualche foto, anche come ricordo di primavera. In fondo, a qualcuno potrebbe ispirare sentimenti diversi dai miei.

Da notare, qui sopra, i tavoli posti sotto al sole, lontani dall’ombra degli alberi. Considerando che d’estate il caldo è terrificante, mi sembra una scelta molto intelligente. Da premio Nobel.

Un altro parco a fine agosto

A fine agosto ho visitato il parco Vittime dell’Olocausto, che è contiguo al parco della Resistenza. Nell’insieme è maggiormente trascurato rispetto al suo gemello più nobile: mancano i vitigni e alcune parti sono decisamente decadenti. Però ho fotografato un bel campo:

In effetti questo spazio verde non offre altro, e assomiglia a un pezzo di campagna lasciata un po’ a se stessa. Ho però deciso di voler visitare due parchi nell’estrema periferia della città, là dove i cartelli segnaletici indicano la fine della realtà urbana e l’inizio della campagna: il parco dei Torrazzi e il parco Oristano. Mai visti in vita mia: non sospettavo neppure che esistessero. 😲

Benvenuto settembre

Ogni anno l’inizio di settembre è una svolta, una metamorfosi emozionante, un mutamento necessario. Nonostante il sole e le temperature estive, infatti, il principio di settembre è un passaggio, è quella curva della strada oltre la quale incontreremo, a poco a poco, nuovi colori, nuove atmosfere, nuovi sentimenti. E alcune incognite.

Nei momenti di passaggio sono inevitabili bilanci e progetti, ansie e sogni a occhi aperti, entusiasmo e malinconia. Chi ama l’autunno pregusta ciò che sarà e si augura che la nuova stagione sia generosa, ricca di tutti quei doni che la rendono unica, che la fanno risplendere nell’interiorità di chi sa comprenderla e amarla. Perché l’autunno è uno stile di vita, un modo di essere nel mondo, una consapevolezza, un guardare sempre oltre.

Buon inizio di settembre a chiunque passi su questo blog.

Parchi in città

Oggi ho finalmente visitato, per la prima volta nella mia vita, il parco di villa Ombrosa. Non che sia un evento di capitale rilevanza; però da mesi avevo quest’idea, questo piccolo tarlo, un domandarmi spesso perché non me ne fossi interessata prima, perché non l’avessi cercato, questo povero parco. E così è nato il desiderio di vederlo, pur sapendo che è piccolo – poco più di 9000 mq -, defilato e lontano da casa mia. Mi piace pensare che sia stato lui, il parco, a chiamarmi d’improvviso, a insinuarsi nella mia mente per motivi incomprensibili.

All’andata ho preso l’autobus, il 3, soltanto per fare un percorso nuovo, soltanto per salire su un bus a me sconosciuto. Sono scesa in via La Spezia, ho girato a sinistra lungo via Sanremo e poi ancora a sinistra, in via Levanto. Qui ho trovato un piccolo cancello dal quale si accede al parco:

Questo è il lungo viale del parco, fiancheggiato da bellissimi alberi. L’immaginazione corre rapida all’autunno, a come diventerà questo viale nella dolcissima stagione delle foglie morte:

A destra si apre l’area dedicata ai giochi per i bambini:

Si affaccia sul parco La Casa delle Donne:

Altre immagini del parco:

Al ritorno ho percorso a piedi via La Spezia per arrivare al parco della Resistenza e da lì proseguire verso casa. Di questo parco così particolare, che rievoca la campagna in città, ho già parlato qualche giorno fa. Oggi ho scattato altre foto:

Quello che è stato

L’effetto è strano, dopo lunghi giorni d’inferno estivo: il cielo pervaso da toni grigi, la pioggia quasi trasparente e l’aria fresca sembrano un prodigio o una grazia. Non si sa se sia primavera oppure autunno, o magari entrambe le stagioni fuse in un abbraccio per regalarci alcune ore di tregua.

Ma io ora rammento l’autunno, quello che è stato, lunghi anni di colori intensi e piogge maestose – su di noi, da qualche parte esistono ancora, da qualche parte aspettano.

Dietro quella porta nulla si è concluso; ma la chiave, occorre trovare la chiave – e ci riusciremo. Dopo sarà tutto come allora, anche l’autunno, i pomeriggi nebbiosi, l’attesa del tramonto – e camminare lungo il corridoio, e incontrarci, e sapere che non avrà fine.

Campagna in città

Ieri, nel tardo pomeriggio, sono andata a visitare per la prima volta uno dei parchi più grandi della città: il parco della Resistenza. Mi vergogno, però l’ammetto: ho vissuto così a lungo in centro storico, circondata da ogni comodità, che per anni e anni non ho visitato le periferie, neppure quelle prossime al centro; e i parchi che frequentavo erano soltanto quelli del mio quartiere: il parco delle Rimembranze e i giardini Ducali. Tutto il resto per me non esisteva.

Adesso ho deciso di cambiare e di percorrere tutta la città quartiere dopo quartiere, compresi i tanti parchi che non conosco, alcuni dei quali sono molto grandi. Il parco della Resistenza è enorme e vi si accede, per chi abita nella zona di Buon Pastore, da strada Morane all’altezza dell’Esselunga. Negli ultimi due anni, pur frequentando l’Esselunga ogni settimana, ho sempre evitato di entrare nel parco perché ciò che vedevo dalla strada non mi entusiasmava:

Addentrandosi a poco a poco, si ha l’impressione di trovarsi in aperta campagna. E infatti è questa la peculiarità del parco, che si distingue così dai tipici parchi cittadini: nel disegnarlo si è deciso di rievocare il mondo rurale, con la presenza di vitigni, balle di fieno e sentieri attraversando i quali sembra di isolarsi dal resto del mondo.

A un certo punto sono arrivata all’uscita del parco verso via Legnano, passeggiando un po’ a caso. Può sembrare assurdo, ma il parco è talmente grande che ho avuto bisogno delle indicazioni dello smartcoso per non perdermi, considerando anche che il mio senso dell’orientamento oscilla fra il ridicolo e il patetico. Per dirne una, non sapevo neppure che esistesse una via Legnano.

Ma poi sono rientrata subito nel parco, sempre più stupita di fronte a un paesaggio di questo tipo:

La luce del tramonto regala bellezza e poesia a qualsiasi angolo di mondo:

Ed eccomi tornata al punto di partenza, verso strada Morane. Mentre camminavo, ho avuto l’impressione di riemergere da una dimensione remotissima:

Strada Morane era molto trafficata, come in un qualsiasi giorno dell’anno, anche se ho saputo immortalare Gigetto prima che arrivassero le automobili davanti al passaggio a livello. Per la cronaca, Gigetto è il trenino che collega Modena a Sassuolo e che qui passa in prossimità dell’Esselunga:

Non ho potuto visitare tutto il parco, perché non avevo tempo sufficiente a disposizione. Però ho intenzione di tornare a esplorarlo meglio per poi passare nel parco contiguo, il parco delle vittime dell’Olocausto, che è concepito allo stesso modo, ossia come un angolo rurale in città.

Il motivo per cui ieri mi sono decisa ad andare al parco della Resistenza è la curiosità nei confronti di un altro parco, il parco di Villa Ombrosa, che si trova sulla strada Vignolese, che non ho mai visto in vita mia e che, da quanto si racconta, si caratterizza per la presenza di bellissimi alberi. Da molto tempo mi sono fissata con questo parco, sebbene non ne capisca le ragioni. È molto lontano da dove vivo, ma raggiungibile attraversando il parco della Resistenza fino a via La Spezia. Credo proprio che approfitterò della relativa calma di fine agosto per visitarlo. 🤗

Passeggiata in città

Cosa succede se la terribile calura estiva ci regala una piccola tregua? Succede che si possa finalmente camminare un po’, andando alla riscoperta di strade e quartieri dimenticati o lasciati da parte per semplice disinteresse.

A cinque minuti da casa mia c’è il quartiere Sant’Agnese vecchio. Insieme al centro storico e al Buon Pastore, è considerato uno dei migliori quartieri della città. Si distingue in modo particolare per un’alta concentrazione di ville, soprattutto liberty, e di palazzi di lusso, oltre che per essere un’area molto verde. Ieri, approfittando della giornata abbastanza mite, ho deciso di visitarlo scattando qualche foto, giusto per divertirmi un po’, senza pretese.

Via Vedriani è piena di alberi e molto silenziosa. Ci si passeggia volentieri:

Anche via Archirola riserva belle sorprese:

Via Valdrighi, verdissima e con molti palazzi “blindati” dagli alberi:

Da via Valdrighi si raggiunge la chiesa di Sant’Agnese, parrocchia del quartiere, che si affaccia su piazzale Annibale Riccò:

Ed ecco la chiesa:

Viale Moreali, largo, verde e pieno di traffico, anche se l’ho fotografato in un raro momento di pace:

Via del Gambero, una laterale di viale Moreali:

All’angolo con via Malmusi ci accoglie una casa in disfacimento:

Al ritorno, una bella palazzina in via Prampolini: