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Ancora

Passeggiare sotto la pioggia, mentre le strade sono vuote e il cielo intona un canto disperato, è un abbraccio con la solitudine, la solitudine più amata, quella che si sceglie senza remore.

Lungo la via, gli alberi sembrano brillare con tutta la vivace intensità della primavera, nonostante il vento freddo e il cielo quasi autunnale. Sono momenti rari, questi; sono le sfumature più bizzarre di una stagione che sa confondere, e inebriare, e sorprendere.

E sono ancora gli stessi passi – i miei passi -, quelli di tanti anni fa, quelli sepolti sotto il peso del tempo che s’illudeva di cancellarli. Sono gli stessi passi, quelli che sembrano dover parlare, quelli che non vogliono tacere. In fondo, la pioggia cade anche per questo.

 

Sono stati giorni di freddo autunnale, giorni di pioggia e di vento, di passi affrettati lungo strade inospitali; sono stati giorni di novembre a primavera – e un vento feroce a impedire sogni di verde e di azzurro.

Ma gli alberi, nei parchi, sono quelli della nuova stagione: vivi, fieri, sicuri di se stessi, avvolti dallo splendore di un’esistenza appena cominciata.

Oggi il cielo è irrequieto, indeciso se mostrarsi clemente o arrabbiato. Ma noi dobbiamo accettarlo, e comprenderlo, e rubarne i tanti segreti.

Risposta adeguata

Pasqua

Così come sei

Pensando all’estate che verrà.

Sera di aprile

Due ore fa il freddo, nel parco, era quello autunnale, nonostante gli alberi ricoperti di foglie, e il verde brillante tutt’intorno, e il rosa superbo di certi fiori in lontananza.

Ma adesso piove, piove a dirotto, e, nell’oscurità della sera, gli alberi sono soltanto ombre nere immobili: il verde è scomparso, la primavera non esiste più, aprile si è sfaldato sotto il peso opprimente del suo dolore. Resta la luce malata dei lampioni, stanca e indifferente, e il timore – quello sì – di non poter vedere.

Talvolta aprile

Questa mattina il freddo era quello autunnale, così come il pallore del cielo; intorno il silenzio, un silenzio profondo – e poi un brivido improvviso.

Talvolta aprile imita ottobre, forse per noia, forse per divertirsi, forse perché non sa che altro fare. E ci lascia così, quasi disorientati, persino disfatti – come a non voler capire.