L’estate adesso

Oggi ho cambiato la veste grafica del blog perché comincia l’estate meteorologica; per quella astronomica, invece, dobbiamo aspettare il prossimo 20 giugno. La giornata è calma e serena, e il vento leggero è soltanto un’increspatura senza importanza, un vezzo della primavera che sta per dissolversi nella nuova stagione.

Questi passaggi, questo mutare continuo, questo adattarsi – e il non potersi fermare, e il non poter rifiutare il divenire: quante catene, quante prigioni, quante stanze chiuse a chiave, quanti sforzi. Perché il trascorrere delle stagioni è faticoso – come portare un fardello e non sapersene disfare.

All’orizzonte

Agosto volge al termine col cielo scuro, forse presagio della nuova stagione che verrà. I passaggi non sono mai indolori, neppure quando li desideriamo: portano sempre con sé qualche brivido inaspettato, alcune incertezze, malinconici ricordi. Ma i passaggi sono anche il segno concreto dell’ininterrotto fluire del tempo, del suo scorrere senza posa. E questo è un conforto.

All’orizzonte il cielo sta cambiando colore.

 

Di pioggia e nostalgia

pioggia

Mentre  stiamo  rapidamente  camminando  incontro  all’estate, avverto  un  po’  di  nostalgia  per  quei  bellissimi  passaggi  tra  il  pomeriggio  e  la  sera  che  caratterizzano  il  mese  di  aprile. Quei  passaggi  in  cui, verso  le  venti, la  luce  obliqua  sembra  accarezzare  ogni  cosa  con  una  profondità  particolare, come  se  volesse  aprirsi  un  varco  nella  nostra  anima  per  suggerirci  l’ignoto, l’inconfessabile – un  segreto  che  nessuno  mai  potrebbe  o  vorrebbe  rivelarci. A  giugno, niente  di  tutto  ciò  è  possibile.

Adesso, però, dopo  una  giornata  di  sole  splendente, è  arrivata  la  pioggia. Mentre  sto  scrivendo, avverto  il  suo  canto  sulla  strada – voce  suadente, messaggera  di  pace, di  silenzio, di  profondità. Sono  felice  della  sua  compagnia, felice  che  abbia  spezzato  questo  tardo  pomeriggio, perché  c’è  sempre  un  velo  di  mistero  nella  pioggia  che  compare  d’improvviso, insistente  e  decisa, quasi  fiera  di  aver  travolto  l’immota  luminosità  dell’inizio  di  giugno.

Sogni ad aprile

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Oggi  è  il  tipico, lungo, sereno  pomeriggio  d’inizio  primavera: dalle  finestre  entra  una  luce  piacevole, gaia  ma  non  eccessiva, confortante  nella  sua  dolcezza. Non  amo  il  passaggio  all’ora  legale, ammetto  che  m’infastidisce. Però  si  tratta  di  abituarsi: tutti  i  passaggi  richiedono  qualche  aggiustamento, qualche  ripensamento  e  un  po’  di  fatica.

Domani  sarà  aprile. Mese  affascinante, è  l’essenza  stessa  della  primavera, almeno  quando  decide  di  recitare  il  suo  copione  migliore: mattine  tiepide, lunghi  pomeriggi  accarezzati  da  un  sole  che  non  vuole  stordire  ma  solo  accompagnare, qualche  brusco  cambiamento  d’umore  fatto  di  pioggia  lenta  e  di  grigio  perla, e  poi  di  nuovo  il  sole, la  luce, le  nuvole  allegre  a  rincorrersi  nel  cielo, i  sogni  a  occhi  aperti.

Ad  aprile  dispiace  essere  adulti  e  avere  tutte  le  giornate  colme  d’impegni. Talvolta, ad  aprile  si  vorrebbe  tornare  adolescenti  per  poter  correre  fuori  quasi  ogni  pomeriggio, perdersi  nei  prati, chiacchierare  in  libertà  con  qualcuno  raccontando  ciò  che, col  tempo, non  si  racconta  più  neppure  a  se  stessi. E  poi  dipingere  la  realtà  con  i  colori  un  po’  folli  della  fantasia  e  aspettare  la  sera, lentamente, credendo  che, dopo  tutto, al  tramonto  giungerà  l’inatteso.

 

D’estate, dopo il temporale

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Dopo  il  forte  temporale  di  due  giorni  fa, l’atmosfera  è  cambiata. L’estate  sembra  aver  perso  parte  del  suo  vigore: il  cielo  è  azzurro, le  giornate  sono  limpide, però  la  luce  è  smorzata  e  il  vento  è  una  presenza  costante. Si  sta  infinitamente  meglio,  perché  gli  eccessi – tutti  gli  eccessi – sono  insopportabili  e  pericolosi.

In  queste  giornate  calme  è  difficile  tornare  ai  consueti  ritmi  della  vita  quotidiana. I  pensieri  sono  altrove, risentono  ancora  della  spensieratezza  delle  vacanze  appena  trascorse, tanto  che  sembra  quasi  impossibile  ricondurli  sulla  retta  via, che  è  quella  del  dovere. Ma  si  sa  che  i  passaggi  sono  così, bellissimi  e  faticosi, allegri  e  malinconici  allo  stesso  tempo. Mentre  qualche  ombra  s’insinua  nello  splendore  della  luce  del  giorno, si  tenta  di  riafferrare  le  proprie  abitudini. Ma  senza  fretta, senza  troppe  ansie  e  con  un  po’  d’indulgenza  verso  se  stessi.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://luciagangale.blogspot.it/2013/08/la-poesia-prima-del-temporale-estivo.html)