Dolci e fantasie


L’ho trovata per caso navigando su internet e me ne sono innamorata. Questa torta si chiama Maria Antonietta ed è stata creata da Camilla Rossi.

Quando vedo torte simili a questa, regredisco di colpo all’infanzia e comincio a nutrire fantasie un po’ stravaganti: ad esempio, mi piacerebbe affondare le mani nell’impasto morbido per sporcarmele tutte, senza alcun ritegno. Poi, però, penso che sarebbe bello lasciare questa meraviglia intatta, così com’è, vero incanto per gli occhi e per l’immaginazione. Ma ci si può limitare a guardarla senza assaporarne neppure una briciola? 8)

A parte queste vane speculazioni, dovute anche al caldo afosissimo – oggi il termometro ha toccato i 41 gradi e ormai io straparlo- l’immagine m’infonde allegria e perciò ben venga!

La grazia


La grazia è un incanto discreto che sfugge agli occhi del mondo. È un calmo sorriso accennato al tramonto, è uno sguardo che parla d’emozioni remote, è una mano protesa a raccogliere un fiore.
La grazia è un incanto discreto che passa fra nuvole stanche.

(Nell’immagine il dipinto Paesana toscana, di Cristiano Banti)

Alla fine di gennaio


Ho trascorso circa tre quarti d’ora a cercare immagini di dipinti ottocenteschi, perdendomi fra colori e atmosfere ma senza decidermi. In realtà avevo quasi scelto, quando una voce interiore, saggia e cortese, mi ha consigliato di fermarmi. Arriva sempre un momento in cui occorre fermarsi per riordinare le idee, recuperare la necessaria lucidità e attendere che le ombre, almeno quelle più cupe, svaniscano.

Queste giornate di fine gennaio sono sempre freddissime. Tuttavia, sembra che il gelo non impedisca ad alcuni di uscire a quest’ora: dalla strada, infatti, arrivano grida e risate. Il divertimento del venerdì sera prosegue nonostante l’inverno e il copione è sempre lo stesso. Assistendo al ripetersi dei medesimi riti, sulla medesima via e stagione dopo stagione, si ha l’impressione che nulla cambi mai. Eppure qualcosa dovrà mutare.

Gennaio se ne sta andando, terribile come sempre, col suo volto severo e gli occhi duri di chi non riesce a provare alcuna pietà. Ma quasi non l’ho vissuto perché l’ho sentito fuggire via in fretta, e l’ho guardato con freddo distacco, addirittura con una punta di disprezzo. Ormai neppure gennaio riesce a colpirmi. Questa è la prova che gli anni non sono trascorsi invano.

L’impensabile


Mi piacciono le scatole perché bisogna aprirle. Lo so, quest’affermazione può sembrare bizzarra, ma non lo è, almeno dal mio punto di vista.
Non che io ami tutti i tipi di scatole: ad attirarmi sono quelle decorate, rallegrate da fiori e da colori che richiamano la primavera o l’autunno, a seconda dei casi. È la sfrontata disinvoltura di un’immaginazione prepotente, che talvolta rifiuta i confini della ragione, a farmele apprezzare. Quando le guardo, ai miei occhi non appaiono come semplici scatole ma come oggetti magici, che celano contenuti interessanti e segreti che attendono di farsi scoprire.

Si apre la scatola e si può trovare l’impensabile: un fazzoletto dimenticato da chissà quanto tempo, un merletto ingiallito, una lettera scritta a mano, un foglio bianco, alcuni petali di rose ormai secchi, una cartolina firmata da uno sconosciuto. E poi, quando si è fortunati, la nebbia d’autunno, il mormorio del vento e persino qualche fiocco di neve.

(L’immagine è tratta da: http://www.magiedarte.it/SC-05.jpg)