Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

Di sera, con la nebbia

Non so neppure perché l’ho fatto, uscire di sera col gelo che mi salta addosso – e le mani intirizzite, i guanti che non bastano a proteggerle. Ma, nella nebbia e nell’oscurità, è un camminare attraverso – e quell’angolo di mondo ferito dalla notte invernale, un gorgo, un ponte verso i sogni.

Viale Buon Pastore

Il parco del viale:

Poi via Pagliani, lunga e tortuosa:

E a sinistra si entra nel parchetto da cui torno a casa:

Ho allungato il mio cammino. Avrei potuto, infatti, svoltare prima per arrivare a casa, ma in genere preferisco insinuarmi silenziosa nel piccolo parco e lasciarmi avvolgere dal silenzio.

Le nebbia, la pioggia e l’inverno che verrà

Ieri sera è arrivata la nebbia e ho girato un brevissimo video per immortalarla. La qualità della ripresa non è memorabile, per usare un eufemismo, ma – come si dice di solito per giustificarsi – conta il pensiero.

Di notte, però, la nebbia ha lasciato spazio a un’intensa pioggia, e il mattino è cominciato gelido, pungente, com’è tipico dell’autunno in questi ultimi giorni di novembre. L’atmosfera si fa di giorno in giorno più malinconica, e richiede uno sforzo di comprensione e di adattamento che è il segreto del buon vivere, dell’averla capita davvero, quest’esistenza bizzarra.

Abbiamo avuto tutto il tempo necessario per abituarci a questo lento trapasso, a questo scivolare silenzioso verso l’inverno, che non è ancora arrivato, che dovrà lottare contro la forza dell’autunno per imporsi, ma che è nell’aria, nei pensieri, forse persino nei desideri – o forse no, ma poco importa. A sedurci è infatti l’attesa e quel movimento incessante che nasconde sotto la sua apparente, rarefatta immobilità.

Intanto novembre resiste con forza, come dimostrano gli alberi del parco sotto casa mia, quelli che non sono ancora spogli e che s’intravedono fra i bruttissimi ponteggi:

Agosto, vacanze e amenità

Ebbene  sì, il  forno  è  in  funzione  a  pieno  regime: agosto, infatti, è  iniziato  con  temperature  estreme. L’unico  dato  positivo, per  così  dire, è  il  silenzio  che  caratterizza  buona  parte  delle  giornate, un  silenzio  dovuto  al  fatto  che  molti  sono  già  in  vacanza  e  quindi  la  città  è  più  tranquilla.

Da  ragazzina, in  questo  periodo  ero  già  in  montagna  e  quindi  al  riparo  dal  terribile  clima  della  pianura. In  appennino, anche  durante  i  giorni  più  caldi  non  sapevamo  cosa  fosse  l’afa  e  comunque, di  sera  e  di  notte, si  stava  bene, si  respirava, si  poteva  dormire. Riandando  con  la  memoria  a  quel  periodo, mi  vengono  in  mente  alcuni  passatempi  con  cui  io  e  le  mie  cugine  riempivamo  le  nostre  lunghissime  giornate. Come  ho  scritto  altre  volte, quando  si  è  così  giovani  e  pieni  di  vitalità, e  ci  si sente  travolti  da  quel  senso  di  piena  libertà  che  soltanto  l’estate  sa  regalare, ogni  occasione  è  buona  per  divertirsi, fare  sciocchezze, inventarsi  qualche  novità. E sì, anche  per  restare  vittime  della  cretinite. La cretinite, a  una  certa  età  e  in  alcune  occasioni, diventa  quasi  inevitabile.

Ricordo  che  una  sera  andammo  a  passeggiare  lungo  un  bellissimo  sentiero. Non  eravamo  sole, io  e  le  mie  due  cugine, ma  c’erano  con  noi  amici  e  amiche. Era  buio, era  fresco  ed  era  davvero  un  piacere  camminare  avvertendo  l’intenso  profumo  dell’erba. Improvvisamente, giunti  abbastanza  vicini  al  punto  in  cui  il  sentiero  si  allargava  in  una  sorta  di  piccola  piazzola, ci  accorgemmo  della  presenza  di  un’automobile  ferma. Probabilmente  si  trattava  di  una  coppietta  in  cerca  di  solitudine; ma  il  buio  e  la  lontananza  da  casa  ci  fecero  immaginare  scenari  molto  inquietanti, spingendoci  a  una  reazione. Fu  così  che  qualcuno  propose  di  “difenderci”  cantando; allora, con  voci  forti  e  sicure, cominciammo  a  intonare: “Allaaarmi! Allaaarmi! Allarmi  siam  fascisti, terror  dei  comunisti!”. Questo  canto  sortì  subito  l’effetto  sperato: dopo  pochi  secondi  si  sentì  una  bella  sgommata  e  la  macchina  filò  via  in  fretta, mentre  noi  sghignazzammo  senza  remore  per  questa  fuga  tanto  repentina. Naturalmente  nessuno  di  noi  era  fascista, per  carità; si  trattava  soltanto  di  cretinite  acuta, effetto  del  buio, della  situazione  e  del  desiderio  di  divertirci, ossia  di  fare  qualche  marachella.

Ma  a  chi  non  è  mai  capitato  di  fare  e  dire  sciocchezze  nelle  splendenti  giornate  estive  dell’estrema  gioventù?

 

Fantasie di primavera

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19:26. Poter  scrivere  ora, mentre  il  pomeriggio  se  ne  va  adagio, è  un  privilegio. In  questi  giorni, la  primavera  prosegue  con  le  sue  incertezze, malandata  e  ritrosa,  regalandoci  altri  momenti  di  quieta  sospensione – quei  meravigliosi  passaggi  verso  la  sera  che  sembrano  volerci  incantare, sedurre, ammaliare  con  garbo, avvolgendoci  in  un  abbraccio  silenzioso.

E  allora  le  ombre  sono  parole  sommesse, rivelazioni inaspettate, frammenti  di  ricordi, mentre  d’improvviso  tornano  altre  stagioni, altre  dolcissime  primavere – forse  mai  esistite, forse  impossibili  eppure  vive, intense, quasi  di  carne  e  di  sangue  nella  loro   stupefacente  bellezza.

Si  scivola  così  nella  sera  e  poi  nella  notte  senza  alcun  timore.

Una giornata

paolina

Il  pomeriggio  è  stato  tetro, di  un  grigio  non  troppo  cupo  ma  spento. Insignificante. Ed  è  impossibile cogliere  atmosfere  particolari  quando  persino  l’aria  sembra  mancare. Esistono  giornate  così, prive  di  colori, di  sapori, di  odori – giornate  senza  toni, senza  improvvisi  sussulti, senza  variazioni  degne  di  nota.

E  allora  non  si  può  inventare  nulla. Si  può  soltanto  ascoltare  lo  spegnersi  lento  delle  voci, mentre  la  sera  si  dissolve,  cauta  e  un  poco  incerta,  nell’oscurità  della  notte.

 

(Nell’immagine, un  particolare  di  Paolina  Clelia  Silvia  Bondi,  di  Vittorio  Matteo  Corcos, 1909)

 

Diario di una serata d’autunno

Autunno24

Sono  le  18:58  e  la  mia  giornata  si  chiude  qui, nel  senso  che  metterò  da  parte  i  doveri  quotidiani  per  abbandonarmi  fra  le  morbide  braccia  di  questa  incantevole  serata  di  ottobre. Certo, devo  ancora  sbrigare  alcune  incombenze  domestiche, ma  lo  farò  senza  alcuna  fretta, perché  questa  serata  prelude  al  fine  settimana. Rallentare  è  allora  un  dovere  verso  se  stessi. Intanto, oltre  i  vetri  delle  finestre, l’oscurità  ha  già  invaso  la  strada: stiamo  lentamente  scivolando  nella  calma  austerità  di  una  notte  d’autunno – calda, intensa, colorata.

Sono  le  19:42. Sto  pensando  che  domani  probabilmente  preparerò  una  torta  e  sarà  la  prima  di  questa  stagione. Il  bello  dell’autunno  consiste  anche  nel  fatto  che  si  possono  gustare  sapori  diversi  rispetto  all’estate.

Sono  le  20:16. Mentre  sto  scrivendo, sento  un  cane  che  abbaia  fuori, in  strada. Poi  basta, i  rumori  si  spengono. E  ‘si  avverte’  la  sera, la  si  sente  come  se  fosse  entrata  nei  meandri  più  nascosti  dello  spirito: è  il  segno  che  occorre  fermarsi, pensare, gioire, svagarsi. La  settimana  è  finita: i  soliti  passi, i  soliti  affanni  e  il  solito  schema  di  vita  s’interrompono. Inizia  il  tempo-per-noi. Sempre  qualora  lo  si  sappia  afferrare  e  gestire.

Sono  le  21:50. Ascolto  il  silenzio  e  immagino  le  foglie  cadere  nel  buio  lentamente, una  dopo  l’altra, senza  fermarsi: è  un’agonia  priva  di  clamori, la  vita  che  si  spegne  senza  disturbare, senza  offendere, senza  ferire. È  l’infinita  eleganza  di  ottobre, la  squisita  raffinatezza  di  chi  non  invade, non  pretende, non  ostenta: ottobre  è sensibilità  profonda, sguardo  luminoso  anche  quando  piove, serenità  che  si  eleva  al  di  sopra  di  tutte  le  miserie  umane.