Sera di agosto

Ieri il sole è tramontato alle 20 e 36 e, in circa mezz’ora, l’ombra scura della notte è calata su di noi, come un abbraccio silenzioso dopo la giornata afosa. Di agosto amo questo, la luce che comincia a indebolirsi adagio e a cedere minuti preziosi alla sera, ormai più forte e appagata – la furia di luglio si è spenta.

(La torre bianca in lontananza, nell’ultima foto, è la Ghirlandina, in centro storico)

Vaccino e notte d’estate

Alle 4 di notte del 21 luglio, col sadico caldo padano che infieriva sulla città, mi sono improvvisamente svegliata scossa da brividi forti. Il segnale era chiaro: febbre. Così mi è venuto da ridere mentre mi alzavo per raccattare una coperta di lana e uno scialle, allo scopo di attutire un po’ la sensazione di freddo. In piena estate.

Poi, dalla mattina alla sera, tutto il resto dei sintomi, nessuno escluso: continui capogiri che mi hanno costretta a passare la mattina sdraiata (non trascrivo il tipo d’imprecazioni cui ho pensato mentre mi trovavo in quelle condizioni), forte mal di testa, dolore a tutte le ossa e persino agli occhi, spossatezza, sensazione di nausea e, nel tardo pomeriggio, febbre fino a 38 e 6. Così ho preso una Tachipirina, la febbre è sparita nel giro di due ore, ieri sono stata molto meglio, oggi sono completamente sana.

Tutto questo per dire che la seconda dose del vaccino Moderna, fatta alle 17:45 di martedì 20 luglio, mi ha causato alcuni effetti spiacevoli. Niente di grave, per carità, ma ho sperato fino all’ultimo che non mi accadesse, dato che, a quanto sembra, soltanto il 10% dei vaccinati con Moderna presenta questo tipo di disturbi, e io ovviamente speravo di appartenere al restante 90%.

Il mio piccolo sacrificio, però, mi ha regalato una ricompensa: proprio ieri ho ricevuto un sms con il mitico authcode, utile per scaricare l’ormai celebre Green pass, che così è già tutto mio. Non che io abbia intenzione di darmi a divertimenti sfrenati fra ristoranti, eventi rabberciati alla meno peggio, sagre della cipolla o del rosmarino fritto e strane riunioni; al contrario, la mia vita procederà serenamente lungo i consueti binari della prudenza e della sobrietà, per cui il certificato di immunità resterà inutilizzato. Però ‘sto Green pass è una bella soddisfazione, considerando che se ne parla tanto e che fa discutere e litigare politici e cittadini, compresi negazionisti e complottisti, attualmente scatenatissimi su Faccialibro e social vari. 😆

Sere di luglio

Me le ricordo tutte, quelle sere estive, le sere trascorse a parlare e a dire troppo, ciò che non si doveva; e poi il vento sui capelli e il non voler dormire – la notte, promessa di vita eterna. Me le ricordo tutte le sere sotto le stelle e le canzoni senza fine e i nostri scherzi – e il giorno dopo, e ricominciare.

Me le ricordo tutte, io, quelle sere, e so che torneranno, perché non è finita.

Ore 21:30

ore 21:50

Cena estiva

Si sa, d’estate la sera compare tardi, come se non volesse saperne di arrivare; così, si apparecchia per una cena all’aperto quando il giorno è ancora trionfante e sembra non dover finire. Questa è una bellezza tutta estiva, un dono, cenare in compagnia di alberi e di fiori, mentre la luce si stempera adagio nella notte – e lunghe conversazioni, e noi che non possiamo dormire.

Aprile racconta

Mentre il lungo pomeriggio accoglie le prime ombre della sera, aprile conserva intatta la sua radiosità. Sembra che nulla possa ferirlo, sembra che nulla possa travolgere i suoi sogni – e quella pacatezza che l’avvolge tutto.

I sentieri ci accolgono – loro che sanno, loro che guardano; e aprile ci racconta chi siamo, quel desiderio di lasciarci andare, fermi, rannicchiati a un passo dalla notte.

Ho scattato queste foto lungo il sentiero che collega viale Don Minzoni a via Riva del Garda.

Di sera, con la nebbia

Non so neppure perché l’ho fatto, uscire di sera col gelo che mi salta addosso – e le mani intirizzite, i guanti che non bastano a proteggerle. Ma, nella nebbia e nell’oscurità, è un camminare attraverso – e quell’angolo di mondo ferito dalla notte invernale, un gorgo, un ponte verso i sogni.

Viale Buon Pastore

Il parco del viale:

Poi via Pagliani, lunga e tortuosa:

E a sinistra si entra nel parchetto da cui torno a casa:

Ho allungato il mio cammino. Avrei potuto, infatti, svoltare prima per arrivare a casa, ma in genere preferisco insinuarmi silenziosa nel piccolo parco e lasciarmi avvolgere dal silenzio.

Le nebbia, la pioggia e l’inverno che verrà

Ieri sera è arrivata la nebbia e ho girato un brevissimo video per immortalarla. La qualità della ripresa non è memorabile, per usare un eufemismo, ma – come si dice di solito per giustificarsi – conta il pensiero.

Di notte, però, la nebbia ha lasciato spazio a un’intensa pioggia, e il mattino è cominciato gelido, pungente, com’è tipico dell’autunno in questi ultimi giorni di novembre. L’atmosfera si fa di giorno in giorno più malinconica, e richiede uno sforzo di comprensione e di adattamento che è il segreto del buon vivere, dell’averla capita davvero, quest’esistenza bizzarra.

Abbiamo avuto tutto il tempo necessario per abituarci a questo lento trapasso, a questo scivolare silenzioso verso l’inverno, che non è ancora arrivato, che dovrà lottare contro la forza dell’autunno per imporsi, ma che è nell’aria, nei pensieri, forse persino nei desideri – o forse no, ma poco importa. A sedurci è infatti l’attesa e quel movimento incessante che nasconde sotto la sua apparente, rarefatta immobilità.

Intanto novembre resiste con forza, come dimostrano gli alberi del parco sotto casa mia, quelli che non sono ancora spogli e che s’intravedono fra i bruttissimi ponteggi: