Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘caldo’

Pace di luglio

Questa  mattina, dopo  altri  giorni  di  caldo  torrido  e  notti  infernali, piove. Ma  è  quella  pioggia  silenziosa  e  sottile, quasi  impalpabile, adatta  a  certe  giornate  primaverili  miti  eppure  incerte, insicure  e  vagamente  malinconiche. Una  pioggia  del  tutto  fuori  luogo  nel  clima  di  questo  luglio  che  lentamente  volge  al  termine; una  pioggia  inadeguata  a  questa  stagione, una  pioggia  che  probabilmente  aumenterà  l’oppressione  dell’afa  che  non  intende  scomparire. Ogni  tanto, però, entra  un  poco  di  vento  dalle  finestre  aperte – un  vento  cauto, debolissimo, quasi  sfinito, sfinito  dal  caldo  proprio  come  noi.

Ma  il  silenzio  è  quello  delle  giornate  più  belle: è  sabato, è  luglio, tempo  di  vacanze  e  di  fughe  dalle  città. E  allora  si  avverte  un  senso  di  pace. Non  ha  nulla  a  che  vedere  con  quella  profonda  quiete  che  trapassa  l’anima  quando  le  strade  sono  invase  dai  silenzi  d’autunno, e  ci  si  sente  al  centro  di  un  mistero  solenne –  chiamati  a  decifrare  l’ignoto  e  ad  attendere  rivelazioni  impreviste. Adesso, nel  torrido  pomeriggio  di  un  sabato  di  luglio, il  senso  di  pace  è  soprattutto  un’attesa, un  tentativo  di  risparmiare  le  forze, uno  sguardo  che  si  sforza  di  essere benevolo  verso  il  sole  arrogante  e  le  giornate  troppo  lunghe.

cabianca

(Vincenzo  Cabianca, Al  sole, 1866)

 

Read Full Post »

Da  alcuni  giorni  è  arrivato  il  caldo, quello  afoso  e  insopportabile. Ed  è  arrivato  anche  luglio, un  mese  che  mi  sembra  sempre  lunghissimo, quasi  infinito, a  causa  delle  giornate  tutte  uguali, tutte  caratterizzate  da  questo  clima  opprimente –  senza  sfumature, senza  pause, senza  ombre  particolari  a  spezzare  la  monotonia  del  cielo  troppo  terso  e  del  sole  che  non  conosce  cedimenti.

Intanto, si  attende  l’inizio  di  una  nuova  settimana, sperando  che  il  clima  sia  un  po’  clemente. Speranza  vana? Probabilmente  sì, ma  tant’è.

l'attesa

Comprendo  di  non  aver  scritto  nulla  d’interessante. Ma  devo  abituarmi  al  clima    estivo  e  quindi  anche  la  mia  scrittura  si  trova  in  una  fase  di  sospensione.

Read Full Post »

zola

Sembra  che  la  prossima  settimana  tornerà  l’estate  vera, cioè  il  caldo. Intanto, però, la  sua  terribile  forza  è  stata  spezzata. Questi  ultimi  giorni, fatti  di  notti  fresche  e  di  mattinate  altrettanto  gradevoli, sono  un  intervallo  piacevolissimo. Ma  non  c’è  soltanto  questo. In  alcuni  momenti, si  ha  l’impressione  di  intravedere, sia  pure  in  maniera  estremamente  sfumata, qualche  lievissima  premessa  d’autunno.

Capita  in  certi  momenti  particolari  della  giornata  come, ad  esempio, dopo  pranzo  e  nel  tardo  pomeriggio: la  luce  del  sole  entra  dalle  finestre  in  maniera  obliqua, proprio  come  nelle  stagioni  intermedie, e  assume  un  particolare  tono  giallastro, tipico  degli  inizi  dell’autunno. Certo  è  poco, sicuramente  l’estate  non  si  è  conclusa, ma  vedere  qualche  cauta  sfumatura  che  prelude  all’autunno  è  rassicurante  e  mi  regala  tanto  buon  umore.

Quando, davanti  a  una  finestra  aperta, le  tende  cominciano  a  muoversi  e  il  tardo  pomeriggio  sta  per  dissolversi  nella  sera, si  avverte  un  senso  di  pace  raro – come  fosse  una  carezza  dal  cielo. Allora,  si  ha  la  certezza  che  l’inferno  del  caldo  estivo  è  passato  e  agosto  diventa  un  piacevole  compagno, allegro  senza  arroganza, a  tratti  persino  gentile.

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=43756)

Read Full Post »

borsa

A  causa  del  clima  ‘infuocato’  di  questo  luglio  infernale, con  Caronte  che  ha  deciso  di  non  lasciarci  in  pace, ho  scritto  poco  sul  blog. Mi  dispiace, ma  la  stanchezza  fisica  e  psicologica  ha  trionfato.

Ma  oggi  eccomi  qui, anche  perché  avevo  promesso  che  avrei  risposto  all’appello  di  Marisa Cossu,  che  mi  aveva  nominato  per  un  simpatico  tag. Sono  un  po’  in  ritardo, ma, come  si  suol  dire, meglio  tardi  che  mai.  Il  tag  s’intitola  Cosa c’è nella mia borsa. Ebbene, che  mai  ci  sarà? Vediamo  un  po’:

– prima  di  tutto, il  portafoglio, perché  purtroppo  non  se  ne  può  fare  a  meno. Sarebbe  bellissimo  un  mondo  in  cui  poter  girare  ogni  giorno  senza  il  becco  di  un  quattrino  in  tasca, ma  l’esistenza  sul  globo  terrestre  non  funziona  così, proprio  no.

– fazzoletti  di  carta. Sono  indispensabili  in  ogni  stagione  e  per  vari  motivi.

– chiavi  di  casa, visto  che  ogni  giorno, ovunque  mi  trovi, avverto  sempre  l’irrefrenabile desiderio di  tornarci. A  casa, intendo. E  quando  posso  starci  senza  uscire, ne  sono  felicissima.

– il  cellulare. Sebbene  io  lo  usi  poco, ossia  soltanto  quando  è  indispensabile  (spesso  lo  dimentico  pure  spento) è  uno  strumento  utilissimo  che  può  servire  in  qualsiasi  momento.

– il  rossetto. Un  ritocchino  può  rendersi  necessario, specialmente  se  si  sta  fuori  casa  a  lungo.

– penna, matita  e  taccuino. Guai  uscire  senza  avere  la  possibilità  di  scrivere. Oltretutto, a  me  vengono  tante  idee  nei  momenti  più  strani  o  impensati  e  quindi  devo  avere  la  possibilità  di  metterle  nero  su  bianco.

– in  questi  tremendi  giorni  di  afa, bottiglietta  d’acqua. Ne  ho  scolata  una  intera  lo  scorso  venerdì, quando  a  mezzogiorno  mi  trovavo  stremata  alla  stazione  di  Bologna,  in  attesa  del  treno  per  rientrare  alla  base.

Lo  so, non  c’è  nulla  di  straordinario  nella  mia  borsa: non  è  la  borsa  di  Mary  Poppins. Ma  questa  è, prendere  o  lasciare.

Siccome  so  che  non  tutte  amano  scrivere  post  di  questo  tipo, evito di  nominare altre  blogger  e, come  faccio  di  consueto  in  questi  casi,  invito  chiunque  lo  desideri  a  scrivere  un  post  su  questo  argomento. Intanto, buona  giornata. 🙂

Read Full Post »

Per  la  prima  volta  dall’inizio  dell’anno, oggi  ho  chiuso  le  persiane  della  mia  camera  alle  quindici  del  pomeriggio. Questo  atto  semplice  e  banale, in  apparenza  insignificante,  è  il  segnale  dell’arrivo  della  nuova  stagione: l’estate. Quando  il  sole  è  troppo  forte  non  resta  altra  via  se  non  cercare  di  ripararsi, per  evitare  che  le  stanze  si  riscaldino  troppo. Un  atto  banale, come  ho  detto. Ma  di  banalità  si  nutre  tutta  la  nostra  esistenza, costellata  da  atti  ripetitivi,  pensieri  costanti,   piccoli  riti,  scialbe  noie  quotidiane.  E  tutto  ciò, in  fondo, ha  più  importanza  di  tanto  altro.

L’estate  arriva  dopo  una  primavera  strana, a  tratti  scostante, mutevole  e  immatura.  L’estate  arriva  col  suo  carico  di  allegria – a  volte  fittizia –  con  la  sua  immancabile  prepotenza, con  i  suoi  inviti  ad  abbandonare  la  riflessione  e  a  disperdersi  nel  mondo, a  fermarsi  alla  superficie  delle  cose, a  ridere  di  gusto, a  sentirsi  ragazzi  sempre  e  nonostante  tutto. Arriva  e  ci  esorta  a  tralasciare  certi  doveri, a  fermarci, a  indossare  mille  colori, a  fuggire  verso  il  mare  o  sui  monti, a  sognare  l’impossibile.

banti

Talvolta, si  vorrebbe  stare  da  soli  a  contemplare  l’estate, ad  ammirare  il  dispiegarsi  della  sua  forza, di  quel  suo  vigore  che  sembra  non  conoscere  fine.  Si  vorrebbe  stare   su  una  terrazza, circondati  dal  verde,  in  muto  colloquio  coi  fiori  e  con  le  colline  all’orizzonte. Sicuri, almeno  per  una  volta, di  essere  compresi.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  In  terrazza,  di  Cristiano  Banti)

Read Full Post »

pioggia

Si  attende  il  cambiamento, il  passaggio  da  questo  caldo  malsano  e  ostile  a  un’estate  più  mite. Nell’attesa, dominano  impazienza, tensione, stanchezza, fantasie  di  ogni  tipo.

Attesa. La  mente  vaga, fugge, si  confonde, reagisce, resiste, forse  cede, forse  no, forse  ce  la  fa. E  allora  è  un  sogno  o  un  miraggio  o  un  ricordo: ecco  i  monti  in  lontanza  mentre  il  cielo  si  fa  di  metallo,  ecco  gli  alberi  agitati  dal  vento, e  poi  le  nuvole  arrabbiate  e  il  pomeriggio  esausto  che  lentamente  sfuma  nella  sera.

Sera. La  sera  fra  quattro  pareti, la  sera  in  un  giardino, la  sera  di  tanti  anni  fa, la  sera  che  verrà.

Read Full Post »

tea

Per  me  il  tè  pomeridiano  è  uno  dei  riti  più  belli  della  giornata. Però, come  tutte  le  abitudini, risente  delle  stagioni: bere  il  tè  in  un  pomeriggio  d’estate, ad  esempio, è  cosa  ben  diversa  dal  farlo  in  un  malinconico  giorno  d’autunno  o  in  una  gelida  domenica  invernale.

Il  tè  freddo, d’estate, è  soprattutto  un  momento  di  ristoro, necessario, simpatico,  ma  privo  delle  complesse  sfumature  che  investono  questo  rito  in  altre  stagioni:  è  un  intermezzo  un  po’ superficiale, divertente, rilassante, ma  tale  da  non  evocare  profonde  emozioni.

D’autunno, quando  i  pomeriggi  sono  una  danza  di  luci  e  di  ombre  e  si  avverte  il  declinare  del  sole  come  un  abbraccio  avvolgente, la  cerimonia  del  tè  diventa  tutt’uno  con  l’atmosfera  della  stagione: è  una  pausa  languida  e  dolce, un  rallentare  per  meglio  comprendere, un  ponte  che  collega  passato  e  presente, un  intreccio  di  ricordi, gioie  e  malinconie. È  un  commovente  mosaico  di  colori  proprio  come  l’autunno, enigmatico  e  fraterno, tenero  e  forte  nello  stesso  tempo.

D’inverno, il  rito  del  tè  bollente  assume  un  tono  speciale. È  una  risposta  decisa  al  freddo  inclemente  della  stagione, un  momento  di  ristoro  come  avviene  d’estate, ma  con  una  differenza  fondamentale:  d’inverno  la  superficialità  della  stagione  calda  è  assente, e  la  dolce,  timida  profondità  che  investe  il  rito  del  tè  durante  l’autunno  si  trasforma  in  un  intervallo  accompagnato  da  riflessioni  prive  d’incertezze, sobrie, austere, appaganti. Il  senso  di  calore  è  forte, il  piacere  intenso, la  gioia  senza  ombre; ma  vengono  meno  le   vertigini  dell’anima  che  accompagnano  questo  rito  nella  stagione  precedente.

Poi  c’è  la  primavera, l’eterna  adolescente  affamata  d’emozioni  e  d’innocui  divertimenti. Con  lei, la  cerimonia  del  tè  non  può  fare  altro  che  perdere  la  solennità  delle  stagioni  fredde  per  diventare  un  gioco  spensierato  e  allegro, ricco  di  toni  pastello  nei  pensieri  e  di   sogni  senza  capo  né  coda. Ma  talvolta, quando  fuori  piove, raggiunge  un’intensità  strana, che  sa  di  forti  consapevolezze  e  d’inconfessabili  segreti.

So  di  aver  già  affrontato  questo  argomento, sia  pure  in  maniera  diversa. Ma  qui  siamo  in  un  salotto, in  un  piccolo  spazio  concepito  per  conversare  amabilmente,  e,  quando  si  conversa  per  tanto  tempo,  è  inevitabile  tornare  su  certi  argomenti  per  approfondirli, osservarli  da  altri  punti  di  vista, comprenderli  meglio. E  per  saggiare  le  nuove  emozioni  che, a  distanza  di  anni, suscitano  in  noi. Così  vi  chiedo: a  voi  piace  prendere  il  tè? E  come  affrontate  questo  rito? Ogni  racconto, breve, lungo  o  lunghissimo  che  sia, è  gradito.

Intanto, ecco  come  potrebbe  essere  una  bella  pausa  tè  in  primavera: un  sogno  di  fiori  e  di  colori  in  un  giardino  che  ruba  le  sue  fresche  tinte  al  paradiso.

tea spring

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.fanpop.com/clubs/yorkshire_rose/images/30734127/title/welcome-english-tea-party-sylvie-photo)

Read Full Post »

Older Posts »