Oggi pomeriggio

No, non sta nevicando. Oggi pomeriggio, dopo una mattina moderatamente soleggiata, il cielo è stato opaco, senza colore, quasi un’assenza. Ma a gennaio capita di sognarla, la neve, d’immaginarla cadere fitta, senza esitazioni, assoluta padrona del mondo – e noi in casa, a guardarla dietro a una finestra, avvolti dall’ambiguo silenzio dell’inverno.

Mi piace

Mi piace, durante l’inverno, alzarmi presto di mattina e trovare l’oscurità oltre la finestra, perché ciò mi consente di riprendere il contatto col mondo adagio, senza scosse; mi consente, cioè, di abituarmi alla nuova giornata, di accoglierla, di apprezzarla.

Le strade vuote, i lampioni ancora accesi, il silenzio profondo e quasi severo, gli scheletri degli alberi incuranti del freddo – e preparare il caffè guardando questo spettacolo, mentre il giorno a poco a poco appare con fatica, perché la nebbia ha deciso di arrivare e nulla può fermarla.

Adesso gli alberi lungo la strada, sotto casa mia, sono soltanto poveri tronchi scuri. Eppure non provo alcun dolore nel vederli ridotti in quel modo, così come non mi sconvolgono i pochi colori rimasti, quel grigio e quel marrone che dominano ogni cosa: mi piace passeggiare e avvertire l’inverno dentro di me, le sue qualità, la sua forza oscura e potente. E poi i ricordi, tanti, infiniti – io che camminavo lungo queste stesse strade molti anni fa.

Ciò che verrà

Questa mattina, guardando fuori dalla finestra, ho visto la nebbia. Una nebbia leggera, è vero; però mi ha lasciata di stucco, tanto che, non fidandomi della mia prima impressione – mi ero appena alzata dal letto ed ero quasi in trance -, sono volata sul balcone per guardare meglio: e sì, la nebbia c’era, il panorama davanti a me era offuscato, come accade in quelle meravigliose giornate di ottobre che promettono il sole ma, nelle prime ore del mattino, preferiscono celarlo. Tutto sta mutando, ormai è chiaro.

Lasciamo allora spazio alla fantasia, immaginando ciò che verrà. Un bel picnic autunnale ci ricorda che questa stagione, specialmente all’inizio, sa essere di una dolcezza disarmante, cui è impossibile resistere.

E c’è persino un bel vaso di fiori a impreziosire l’atmosfera, arricchendola di sfumature colorate, di contrasti che alludono alla complessità della nuova stagione. Un sogno, un sogno di primo autunno.

Il silenzio della domenica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa mattina, aprendo la finestra della sala, sono stata accolta dal silenzio. Il silenzio della domenica, a luglio, dopo una notte di pioggia e di ristoro. Il silenzio nello splendore di un mattino sereno, che si vorrebbe eterno.

Il silenzio è un’assenza, assenza di voci, come fosse un vuoto; ma ciò lo rende anche una presenza, un’entità ricca di vita propria. Perché il silenzio è sempre una risposta, un segno, un simbolo, la condizione del pensiero, la condizione della riflessione e la quiete che consente di ricominciare.

Il vento di luglio

 

 

 

 

 

 

Mi sono alzata così, questa mattina, col vento che agitava le tende alla finestra e con gli alberi inquieti, mossi – gli alberi, gli alberi come se parlassero.

È stato un bel regalo per il mio compleanno. A luglio, infatti, il vento e il cielo opaco spezzano la monotonia del sole troppo arrogante, lasciando intravedere una metamorfosi. Il vento è allora un augurio, una speranza, una possibilità improvvisa, forse persino un presagio.

Il vento è l’estate che abbraccia i ricordi e che, di nascosto, prepara il tempo che verrà.

Magia d’inverno

Questa mattina, al risveglio, ho trovato il volto severo dell’inverno: il cielo sbiadito, quasi assente, e l’asfalto bagnato sulla strada quieta. Di sabato, quando la frenesia della settimana ormai finita cede il posto a un ritmo più tranquillo, questi toni cupi avvolgono ogni cosa come a proteggerla, cullarla, rasserenarla. E allora ci si sente qui e altrove nello stesso tempo, e forse non si desidera altro.

È la magia dell’inverno, la più sottile, quasi inafferrabile – un velo trasparente che conferisce senso a ogni cosa.

L’inverno s’insinua

Questa mattina pioviggine, nebbia e freddo hanno abbracciato la città: è l’inverno che s’insinua con forza, è l’inverno che irrompe sulla scena mentre l’autunno sta morendo.

L’inverno è l’essenziale, ciò che resta quando il superfluo è svanito, quando i colori troppo vivaci sono spenti. Ecco perché l’apprezziamo soltanto quando ogni cosa è tornata al suo posto, quando si ha la saggezza di chiudere molte porte, quando lo sguardo è mutato per sempre e ne siamo incantati.

Le ultime foglie, là dove ancora resistono, sono avvizzite.

Talvolta aprile

Questa mattina il freddo era quello autunnale, così come il pallore del cielo; intorno il silenzio, un silenzio profondo – e poi un brivido improvviso.

Talvolta aprile imita ottobre, forse per noia, forse per divertirsi, forse perché non sa che altro fare. E ci lascia così, quasi disorientati, persino disfatti – come a non voler capire.

Senso di precarietà

Non ho mai amato prendere il caffè al bar, di mattina. Lo faccio raramente e soltanto se obbligata dalle circostanze, come mi sta capitando in queste ultime settimane. In realtà, ora non mi dispiace trovarmi in compagnia al bar quando fuori non è ancora giorno: vedere molte persone intorno a me, anche se sconosciute, mi rincuora.

Ma, in generale, nei locali pubblici mi assale sempre una fastidiosa sensazione di provvisorietà: mi sembra di essere e di non-essere allo stesso tempo. Di una cosa sono certa: non potrei mai trascorrere ogni giorno della mia esistenza trotterellando fra bar e ristoranti. So di essere molto impopolare, ma questi luoghi di passaggio a volte mi fanno sentire instabile, quasi una fragile, fragilissima pedina malamente gettata nel caos del mondo.