La neve, dicembre e il blog

Questa mattina mi sono svegliata così, con la neve a fare compagnia agli alberi del parco sotto casa, alberi che si stanno lentamente trasformando in scheletri, perché l’inverno è qui, a combattere ferocemente contro le ultime, eroiche forze dell’autunno che muore. Sto ripensando alle magnifiche giornate di ottobre, luminose e dolci, e al fatto che si sono dissolte troppo in fretta. Pazienza. Bisogna abituarsi al nuovo, al mutamento incessante, al costante divenire che in ogni momento accompagna il nostro passaggio in questo mondo tanto imperfetto.

Avrei voluto aspettare un po’ prima di modificare la grafica del blog, ma l’arrivo della neve e del gelo mi ha convinta a cambiare gli abiti a questo piccolo spazio. Ed ecco qui allora gli addobbi natalizi a rallegrare i post, perché il blog desidera vestirsi a festa e accogliere lettori e lettrici al meglio. Anche questo è un modo per affrontare la nuova stagione: opporre tanti colori caldi alla sua crudele severità. Perché la verità, per quanto banale e modesta, è una soltanto: il mondo non cambia e tocca a noi dover cambiare, doverci reinventare, dover creare le condizioni di possibilità della nostra esistenza. Anche nella freddissima oscurità invernale.

Che sia un bel dicembre per tutte e per tutti. 🙂

Le sere d’autunno

Passeggiare nel tardo pomeriggio, in un sabato di novembre, col buio e un velo di nebbia sottile, è un’impresa che richiede un po’ di coraggio, specialmente in viale Buon Pastore, una strada dotata da sempre di scarsa illuminazione. Ammetto di essermi sentita a disagio camminando da sola nell’oscurità di questa fredda sera di fine autunno, lungo il viale semideserto; ma non ho saputo resistere al desiderio di passeggiare prima di cena e di starmene tranquilla con i miei pensieri.

Le sere d’autunno sono le più poetiche e avvolgenti, un abbraccio silenzioso e commosso, il sacro che interviene nel mondo per consolarci. Perciò non so resistere al loro richiamo.

Ombre, misteri e fantasmi: un romanzo e un film

In un mese come novembre, ricco di colori e di atmosfere malinconiche, mi sento di suggerire la lettura di un bellissimo romanzo e la visione di un ottimo film, entrambi adatti all’umore e ai toni di questo periodo.

Il romanzo è L’amante senza fissa dimora, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che ho commentato circa un anno fa qui sul blog. Ambientato proprio a novembre, in una Venezia decadente e affascinante, non è un romanzo rosa, come potrebbe far pensare il titolo, ma un’opera complessa costruita intorno a una misteriosa leggenda.

Il film è Suspense, titolo orribile e assurda traduzione italiana di The innocents, che è una versione cinematografica del celebre romanzo Il giro di vite di Henry James. Il film è un autentico gioiello, caratterizzato da un’eleganza formale non comune: colpisce l’atmosfera malsana che si respira durante tutta la pellicola, e che è in contrasto con lo splendore dell’ambientazione. L’orrore è soprattutto suggerito, a cominciare dalla figura del bambino che si comporta quasi come un adulto e che perciò diventa via via sempre più inquietante. Deborah Kerr nella parte dell’istitutrice è spettacolare. Da vedere assolutamente se si amano le storie di fantasmi, declinate però in maniera molto raffinata. Attualmente il film è disponibile su Youtube.

Le nebbia, la pioggia e l’inverno che verrà

Ieri sera è arrivata la nebbia e ho girato un brevissimo video per immortalarla. La qualità della ripresa non è memorabile, per usare un eufemismo, ma – come si dice di solito per giustificarsi – conta il pensiero.

Di notte, però, la nebbia ha lasciato spazio a un’intensa pioggia, e il mattino è cominciato gelido, pungente, com’è tipico dell’autunno in questi ultimi giorni di novembre. L’atmosfera si fa di giorno in giorno più malinconica, e richiede uno sforzo di comprensione e di adattamento che è il segreto del buon vivere, dell’averla capita davvero, quest’esistenza bizzarra.

Abbiamo avuto tutto il tempo necessario per abituarci a questo lento trapasso, a questo scivolare silenzioso verso l’inverno, che non è ancora arrivato, che dovrà lottare contro la forza dell’autunno per imporsi, ma che è nell’aria, nei pensieri, forse persino nei desideri – o forse no, ma poco importa. A sedurci è infatti l’attesa e quel movimento incessante che nasconde sotto la sua apparente, rarefatta immobilità.

Intanto novembre resiste con forza, come dimostrano gli alberi del parco sotto casa mia, quelli che non sono ancora spogli e che s’intravedono fra i bruttissimi ponteggi:

La giornata del gatto nero

Si celebra ogni anno il 17 novembre ed è una ricorrenza nata in tempi recenti. Forse molti ignorano che i gatti neri, ancora oggi, sono quelli più esposti alla crudeltà degli umani; sono anche destinati a restare più a lungo nei gattili, perché in genere non richiamano molto l’attenzione di chi desidera adottare un piccolo felino. Peccato, perché i gatti neri sono semplicemente gatti, come tutti gli altri, e sono dotati di una bellezza e di un’eleganza quasi ultraterrene. Auguri, dunque, a queste magnifiche panterine.

Novembre, nebbia e ricordi

Lo so, l’immagine non fa sognare e i ponteggi sono orridi; però ho voluto immortalare in maniera realistica, da casa mia, il grigiore di questa giornata novembrina, col cielo sbiadito e un’atmosfera malinconica, che invita alla riflessione e al raccoglimento interiore. Nel parco, come si può intravedere dalla foto, alcuni alberi non sono ancora spogli e offrono così un bellissimo spettacolo; anche la nebbia si è diradata, ma questa mattina alle otto era ancora fitta.

La nebbia ha il magico potere di evocare in me lontani ricordi d’infanzia, minuscoli frammenti di un tempo che dovrebbe essersi dissolto per sempre, ma che invece, a volte, sembra più che mai vivo, fisicamente presente, impegnato a richiamare la mia attenzione. Questo succede perché mi trovo a vivere a circa duecento metri – forse anche meno – dalla casa della mia infanzia.

E allora rivedo altre mattine di novembre offuscate dalla nebbia, mattine così spente da sembrare ostili; rivedo la mia strada, così tranquilla e rassegnata, rivedo la villetta accanto al mio palazzo, tutta circondata da un grande giardino un po’ selvaggio e cupo, una villetta demolita due anni fa per lasciare posto a un condominio di lusso, che assomiglia a una prigione e che ha spezzato, con la sua enorme mole, l’armonia della strada. Per fortuna l’altra villetta, quella accanto al nuovo palazzo, resiste ancora impavida, col suo giardino trascurato e il marciapiede, davanti, tutto crepe e dossi, rimasto proprio come allora, come quando me ne andai convinta che non sarei mai più tornata.

Frammenti del passato remoto, dicevo. Eppure talvolta mi sembra persino di toccarli, di averli fra le mani, di poterli ricomporre per creare un disegno perfetto. Altre volte invece m’illudo che, passando su quella strada in un giorno di nebbia, il passato possa comparire in maniera inaspettata e che da lì, dal cancello del mio vecchio palazzo, possa uscire qualche mia conoscenza, tutti quelli che ora non sono più qui: la signora Fernanda C., chiacchierona, estroversa e un po’ sognatrice, perennemente alle prese con le stravaganze di figlio e nuora; il signor Giulio, che amava raccontare a mia madre tanti episodi della sua vita e che si occupava, a titolo puramente volontario, del giardino del condominio; la signora Maranelli, sempre serena, dolce e soddisfatta, che ogni mattina portava pasta fresca fatta in casa a un negozio del quartiere. E poi tanti e tante ancora.

Ecco, mi piacerebbe vederli tutti riaffiorare d’improvviso dalla nebbia di un giorno di novembre, un giorno come questo, incolore e misterioso – il giorno perfetto, il giorno dei fantasmi.

Però desidero anche la nebbia

Bisogna ammetterlo: quando novembre è luminoso e dorato, offre di sé un’immagine bellissima. Questa mattina, mentre tornavo a casa dal centro storico, vedere le foglie cadere dagli alberi una dopo l’altra sotto un sole splendente, quasi primaverile, è stato magnifico. Mi auguro che ci siano altri giorni così.

Però desidero anche la nebbia, quella fitta, quella che invade persino gli angoli più remoti della città, quella che ammorbidisce i contorni delle cose e che infonde mistero anche là dove il mistero non c’è. Bisogna pur sognare qualche volta, specialmente in questi tempi così incerti. I tempi del Covid, che, invisibile, ha il potere di stravolgere le nostre esistenze.

Ottobre finisce ed è un capolavoro

Ultimo giorno d’ottobre: il mese più indecifrabile dell’anno sta per dissolversi; deve lasciare il posto a novembre, allo sfaldarsi definitivo della vita, a giornate più brevi e dense di malinconia. Però oggi è sabato e il pomeriggio è luminoso e immobile come se fosse estate, ma un’estate buona, compassionevole, ricca di sentimento.

La verità è che le giornate si creano, non si subiscono, e basta poco per trasformarle in piccoli gioielli. Un lungo, splendido racconto gotico è l’ideale per questo pomeriggio lento e misterioso, che tra non molto si lascerà avvolgere dalle ombre della sera: scelgo di rileggere Il giro di vite di Henry James, scelgo di immergermi in una vicenda ambigua, disturbante e morbosa, enigmatica come certe giornate d’autunno incolori e rarefatte.

Rendiamole un capolavoro, queste ultime, indimenticabili ore d’ottobre.