Il senso dell’estate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima cosa, quella per la quale da adolescente adoravo l’estate, era la lunghezza delle giornate, che in vacanza non volevano terminare. A volte mi scoprivo a guardare l’orologio stupefatta e quasi incantata, perché il tempo sembrava serenamente addormentato, forse persino dissolto e destinato a non tornare più. Certo, era una percezione soggettiva; però la ricordo come fosse una magia, quasi che il tempo rallentasse per ragioni inafferrabili – un mistero, un enigma insolubile connesso all’estate.

In questo tempo dilatato e rarefatto, ero spesso travolta dal dèmone della velocità. Sembra una contraddizione, lo so; eppure aveva un senso, un senso del tutto personale: correre in Vespa sulle strade di montagna, affrontare le curve senza alcun timore, sentire il vento sulla faccia e sui capelli, tutto questo era la vita che scorreva impetuosa nel sangue, che chiedeva di essere ascoltata, che reclamava attenzione; ed era anche la libertà – una sensazione profonda, persino fisica, una sensazione di libertà assoluta.

Del resto, che senso ha l’estate se non si possono sciogliere le proprie catene?

Il vento di luglio

 

 

 

 

 

 

Mi sono alzata così, questa mattina, col vento che agitava le tende alla finestra e con gli alberi inquieti, mossi – gli alberi, gli alberi come se parlassero.

È stato un bel regalo per il mio compleanno. A luglio, infatti, il vento e il cielo opaco spezzano la monotonia del sole troppo arrogante, lasciando intravedere una metamorfosi. Il vento è allora un augurio, una speranza, una possibilità improvvisa, forse persino un presagio.

Il vento è l’estate che abbraccia i ricordi e che, di nascosto, prepara il tempo che verrà.

Luglio fra noi

 

 

 

 

 

Salutiamo l’arrivo di luglio, il mese del caldo afoso e del sole ininterrotto, con un’immagine che evoca freschezza, possibilità di respiro, svago. E poi l’acqua irrefrenabile, che non conosce pause, che continua a scorrere qualunque cosa accada, è un potente simbolo del flusso del divenire, del mutamento incessante che travolge ogni cosa, dell’infinito.

 

Ricominciamo la settimana

Oggi è lunedì, l’inizio della settimana. Si pone dunque il problema del ricominciare, dopo la pausa della domenica. E allora facciamolo con allegria, attraverso un’immagine delicata, poetica e dolcissima: la teiera e il rosa che domina l’insieme possono regalarci un po’ di pace e rasserenarci. A volte basta davvero poco per illuminare una giornata.

Gatto in scatola

Ma soltanto io provo un gran senso di pace quando vedo un gatto che mangia o che dorme? Qui c’è il gatto Sirena che, dopo essersi rifocillato con piacere, si mette a dormire dentro a una scatola. Perché i gatti adorano le scatole, per le quali sono disposti a dimenticare anche le cucce più belle e più morbide che ci siano. Ogni tanto, l’ammetto, vorrei poter dormire anch’io dentro a una scatola.

 

Vagabondaggi estivi

E adesso sì, anche l’estate astronomica è arrivata, baldanzosa e fiera come soltanto lei sa essere. A noi tocca viverla o tollerarla, a seconda dei casi. Ma è certo che, per molte persone, l’estate è sinonimo di spensieratezza o, almeno, del ricordo di essa – di quando la spensieratezza, cioè, era possibile.

Ogni anno, quando comincia questa stagione, ripenso al periodo in cui, da adolescente, potevo girovagare in montagna senza alcuna meta, senza uno scopo preciso, passando da una località all’altra per il puro gusto di farlo, per lasciar trascorrere il tempo, forse persino per perderlo, perché m’illudevo di averne davanti ancora tanto, infinito. E il piacere, in questi miei vagabondaggi, era proprio nell’assenza, cioè nella mancanza di un fine consapevole. Che poi un fine ci sia sempre, è chiaro; ma allora, immersa nell’estate con tutta me stessa, il fine era inconscio, inespresso, confuso – perché a quell’età non si vuole pensare, mentre si è in vacanza e i doveri si sono dissolti.

Era questo, per me, il senso profondo dell’estate: camminare per il piacere di muovermi, partire d’improvviso soltanto per poter dire di essere partita. Non c’era nulla da vedere, niente, almeno, di ciò che attira il turismo di massa, quello di chi sbava per essere alla moda. Eppure io mi divertivo, un po’ anarchica e sfrenata in quell’ansia di vagabondaggio. Correvo in Vespa attraverso piccole frazioni sconosciute, a volte abitate da una decina di persone al massimo, gente che sarebbe rimasta lì anche d’inverno, isolata da tutto e da tutti, un pensiero, questo, che mi atterriva; però lo superavo, perché sapevo che io, alla fine di agosto, me ne sarei tornata nel cosiddetto mondo civilizzato, in quella città di pianura che, pur essendo una provincia che più provincia non si può, a confronto sembrava una metropoli.

Tutto questo per dire che, a volte, arrivai anche lì, nel posto immortalato dall’immagine in alto: il paesello è Cargedolo, sconosciutissima frazione di Frassinoro, nell’appennino a sud di Modena, verso la Toscana. Perché poi c’era anche questo, di bello: poter raccontare di essere arrivata in Vespa fino in Toscana o quasi.

(L’immagine proviene da: https://mapio.net/s/52203150/)

A giugno

È bello cominciare il lunedì con questo tempo incerto, con questa pioggia che desidera arrivare ma, per insondabili ragioni, d’improvviso si chiude in se stessa, come in attesa di non si sa cosa, lasciando il cielo disorientato e stanco. Così giugno scorre, i giorni passano e l’estate tarda a esplodere, cosa che mi rallegra e mi fa sperare. E poi queste giornate così lunghe, queste giornate che sembrano infinite, la luce che non vuole dissolversi – che colpo al cuore, e che sogni, e che fantasie.

A giugno bisognerebbe starsene in un bel giardino, dopo cena, quando la notte tarda ad abbracciarci.