Estasi di fiori aggrappati ai campi nell’ora che toglie il respiro. Poi l’orizzonte, immobile; e, sulle colline, il profumo dei ricordi.
L’età diversa
Talvolta si oscilla fra due poli opposti: il desiderio di una quiete priva d’increspature e il sogno di un’estate piena di voci e di eccessi. Ma in fondo, a ben guardare, non ha importanza, perché non è questo il fatto decisivo. Ciò che davvero conta, quello che fa la differenza, è il definitivo tramonto della leggerezza e dei sogni di un’età diversa, svanita nell’incessante trascorrere del tempo.
Splendore d’estate
Lo splendore dei campi dorati e, sullo sfondo, le colline pigre e soddisfatte come ogni anno all’inizio dell’estate. E poi il vento sui capelli, quel vento complice e strano che porta ricordi: tornano così altre estati, altri campi dorati, altre colline felici al sole.
Ci fu un tempo in cui giugno rappresentava, per me, un cancello aperto verso la libertà, la libertà di correre, urlare, sognare senza costrizioni. Ed erano lunghi interminabili pomeriggi, lente silenziose passeggiate, fantasie senza fine davanti all’oro del grano maturo. Sapevo che luglio sarebbe stato rovente e impietoso, ma non lo temevo. Non lo temevo perché lo splendore dell’estate era l’immobile, appagante, ingenuo splendore delle speranze.
(L’immagine è tratta da:
http://www.primitiveart.it/community/art-photos-full-hd-pag-2.html
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Incantesimo di primavera
A quest’ora, nel primo pomeriggio, le colline sembrano assopite sotto il sole stanco, privo d’entusiasmo eppure tranquillo. Il silenzio, il profumo dei fiori e l’aria distratta formano uno strano incantesimo: si guarda in lontananza, si guarda oltre l’apparenza e si coglie l’invisibile. Questo è il privilegio di chi non ha mai smesso di sognare.
(Nell’immagine il dipinto Donna al balcone, di Federico Zandomeneghi)
Voci remote
Succede d’improvviso, almeno in apparenza. Succede d’improvviso e regala un’emozione nuova, una sensazione mai avvertita prima, forse un misto di nostalgia e di gioia insieme a un brivido di confusione: tornano volti di persone che ormai non sono più; tornano parole dette al momento giusto, come sprazzi di luce in un’estenuante oscurità. Voci remote che appartengono a un tempo lontano, a inverni e primavere di molti anni fa, e che ora acquistano una luminosità inaspettata. Si scopre così l’importanza di persone che sono rimaste sullo sfondo, persone con le quali non si è mai avuto un legame profondo, ma che hanno contribuito a dipingere a colori il mosaico della nostra esistenza.
Tornano come sorridenti fantasmi in queste giornate di tempo incerto, tornano con decisione, insistono con la loro presenza e non si sa perché. Tornano come se avessero qualche parola da aggiungere e qualche altro gesto da compiere. Si tratta soltanto di capire e senza temere.
Freddo di maggio
Nonostante il cielo azzurro, sono il vento e il freddo ad accompagnare questa insolita giornata di maggio. Si avverte un po’ di delusione di fronte a una primavera in tono minore, quasi timorosa di esplodere in tutta la sua gioiosa e inarrestabile vitalità: troppi giorni di pioggia e di toni smorzati, troppa oscurità e troppa incertezza.
Le rose tremano al vento, vittime incolpevoli di questa furia cieca e irrazionale. Ma, d’improvviso, verrà un’altra primavera, tranquilla, pacata, in pace con se stessa e col mondo; verrà un’altra primavera a cancellare il freddo di questo maggio irrequieto e scostante. E nei giardini saranno soltanto fiori, fiori avvolti dal silenzio – e poi la quiete, e poi l’immenso.
Verso il tramonto
Questa è un’ora strana, indefinibile come ogni tardo pomeriggio di primavera. La luce smorzata eppure sicura di sé, l’atmosfera rarefatta che forse precede la pioggia, l’animo inquieto che trova pace senza sapere perché: si vedono colori anche in una stanza chiusa, si vedono prati e monti indolenti sotto il cielo ribelle.
Ci si trascina verso il tramonto. Con quieta lentezza, come di chi non si aspetta nulla eppure è appagato; come di chi non si aspetta nulla eppure è vivo.






