
Sono tanti gli argomenti di cui potrei scrivere: ho varie bozze già pronte che aspettano soltanto di essere completate. Eppure oggi non riesco. Capitano giorni così, giorni nei quali il bisogno fondamentale è quello di pensare in libertà, di lasciare che ricordi, immagini e suggestioni si rincorrano senz’ordine, si sovrappongano e formino un caos apparentemente ingovernabile. Capita che non ci si voglia impegnare a conferire ordine al caos, capita che ci si lasci trasportare dalla corrente senza poter reagire.
Oggi mi sento come gli alberi della foto: ferma sotto un cielo grigio, inerte. Non è un’immagine accattivante, lo so, però è sincera. Capitano momenti di debolezza e occorre accettarli. Io poi non so fingere mirabolanti entusiasmi quando non li provo.
Ma intanto ho cambiato il template del blog.
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Quest’anno novembre è stato generoso, almeno qui dove vivo. Ci ha donato molte giornate serene accompagnate da un bel cielo azzurro, mostrando così un volto dolce e sorridente. Soltanto ora è arrivato il primo freddo intenso e i giorni sono diventati cupi: novembre piange perché sa che deve andarsene.
Come ogni anno, ho la spiacevole impressione che questo mese incantevole e ambiguo sia trascorso troppo in fretta: l’autunno mi ammalia, m’incatena, m’irretisce, e perciò vorrei che non avesse mai fine. L’oscurità che in fretta avvolge i pomeriggi è un invito al raccoglimento e a pensieri profondi; certe mattinate luminose sono preziose compagne per i segreti percorsi della mente e del cuore. L’autunno merita soltanto elogi e poesie; novembre merita i caldi abbracci dell’anima.

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…alle apparenze. Sì, lo so, è una frase fatta, ma in questo caso indica una profonda verità che riguarda il mio fornaio di fiducia, il mitico Pasquale. Originario del salernitano, ha trascorso un periodo a Varese e poi, a causa di varie vicissitudini, si è trasferito qui a Modena.
Il negozio di Pasquale, situato in centro storico, è vecchio e non ha nulla di speciale, almeno da un punto di vista estetico: si tratta di una bottega un po’ malandata con annesso il forno, una bottega modesta che forse avrebbe bisogno di essere ristrutturata. Però, in questa semplice e onesta bottega si preparano alcuni dolci che possono essere definiti “opere d’arte”.
In passato ho frequentato fior di pasticcerie, con vetrine lucide come specchi, torte messe in bella vista, cumuli di paste colorate e altro ancora, ma si trattava di tutto fumo e niente arrosto: torte secche o dure o con sapori strani sui quali era meglio non indagare, e paste così dolci da far venire il mal di stomaco e il diabete anche a una persona sanissima.
Da Pasquale, invece, nulla di tutto questo. Le sue torte di mele, ad esempio, non sono normali torte di mele ma autentiche poesie per il palato: ce ne sono di due tipi, una con mele dentro e un’altra con mele sopra, e non si sa quale delle due preferire. In passato odiavo le torte di mele, ma dopo aver assaggiato quelle di Pasquale mi sono convertita. Ottime anche la crostata di amarene, che sembra fatta in casa, e la torta Barozzi, un succulento dolce al cioccolato tipico di queste parti.
Ma il momento dell’estasi completa giunge a primavera, quando comincia il periodo in cui viene preparata la torta di fragole. In vita mia non ho mai assaggiato niente di simile e non sto esagerando. Delicata, morbidissima – bisogna persino stare attenti a non spezzarla -, farcita con una crema che definire raffinata è riduttivo, la torta di fragole è un capolavoro di alta pasticceria. Ed è l’unica cosa che, in questo splendido autunno, m’induce a pensare alla primavera.
(L’immagine è tratta da: http://casa.atuttonet.it/tag/diametro)
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Sto scrivendo da un internet point. Il mio caro, vecchio pc, infatti, ieri mattina ha cessato di esistere. Prima della dipartita, aveva dato segnali inquietanti: orologio non funzionante, blocchi frequenti, rallentamenti e altre amenità. Ieri, poi, ha deciso di abbandonarmi definitivamente.
Mi porteranno il pc nuovo entro martedì, o almeno così hanno detto. Intanto, auguro a tutti di trascorrere un buon fine settimana. Mi mancate!
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Non m’infonde malinconia. Non provo alcuna tristezza. Una strada come questa può soltanto emozionarmi e donarmi un piacevole senso di calore, grazie alle sfumature rosse delle foglie che spezzano il grigio di una giornata apparentemente squallida.
Anche il vento potrebbe essere una presenza gradita lungo questa via silenziosa e vagamente austera; però dovrebbe essere un vento leggero. Un vento delicato e quasi timido, che non intende disturbare ma soltanto accompagnare.
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Mi piace berla di sera, quando ho un po’ di tempo a disposizione e posso assaporarla senza fretta. La cioccolata in tazza è una squisitezza rara, almeno a mio parere. Se poi ci si aggiunge anche la panna montata, il piacere è raddoppiato.
Sono quasi sempre le piccole cose a rendere preziose le nostre giornate.
(La foto: http://www.gelateriacaponord.it)
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Trama
Adela Quested (Judy Davis) parte dall’Inghilterra per recarsi in India, a Chandrapore. Adela viaggia insieme a Mrs. Moore (Peggy Ashcroft), l’anziana madre del suo fidanzato che in India lavora come magistrato civile.
Affascinate dall’India, le due donne si comportano in maniera molto diversa rispetto agli altri inglesi residenti a Chandrapore, che evitano di coltivare rapporti da pari a pari con gli indigeni. Mrs. Moore e Adela, infatti, stringono amicizia con un intelligente e sensibile medico del luogo, il dottor Aziz, che le invita a una gita alle grotte dei monti Marabar. Purtroppo, in quest’occasione capita però un fatto strano: Adela, che si reca da sola con Aziz a visitare alcune grotte, fugge via improvvisamente accusando il medico di tentata violenza.
Aziz viene messo in prigione nonostante si proclami innocente, mentre a Chandrapore i rapporti fra inglesi e indiani diventano sempre più tesi. Ma quando si arriva al processo avviene un colpo di scena: Adela ritira le accuse, accorgendosi di aver commesso un errore. Tuttavia, ormai nulla potrà più essere come prima.
Commento
Tratto da un noto romanzo di Edward Morgan Forster, A Passage to India (1985) è un film di David Lean.
Abbastanza fedele all’opera originale, a parte alcuni ovvi cambiamenti dovuti a necessità di sceneggiatura, il film si segnala per l‘ottima ricostruzione storica e ambientale dell’India sotto la dominazione britannica e per l’accurata caratterizzazione psicologica dei personaggi, di cui vengono messi sapientemente in luce qualità e difetti.
Da sottolineare la presenza di un bravissimo Alec Guiness nella parte dell’imperscrutabile bramino Godbole.
Proprio come il romanzo, il film pone l’accento sulle inevitabili difficoltà che nascono dall’incontro fra civiltà tanto diverse: la fredda razionalità degli inglesi si scontra con l’ingenuo sentimentalismo degli indiani, creando una barriera che è quasi impossibile infrangere, perché valori, mentalità e culture diverse costituiscono enormi ostacoli per la comprensione reciproca.
A tratti algido ma ben diretto, Passaggio in India è una buona trasposizione del bellissimo romanzo di Forster, di cui consiglio la lettura.
Voto: 8

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Ecco altre dieci fotografie. Le prime due risalgono alla metà d’ottobre e sono state fatte in un giorno particolarmente squallido e triste. Le rimanenti otto, invece, sono state scattate lo scorso sabato, 31 ottobre. A differenza di quelle pubblicate qualche giorno fa, sono state fatte di pomeriggio, dopo le sedici, e quindi la luce è diversa: c’è meno “splendore”.










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Finalmente il silenzio. È tardi: le tenebre hanno avvolto la città.
A quest’ora mi piace scostare la tenda della finestra della mia camera e guardare, attraverso le persiane, i lampioni accesi sulla strada scura. Quei lampioni m’infondono pace. Sono il segno che tutto è tornato calmo, che l’affannarsi sconnesso e a volte inutile del giorno ha lasciato il posto a una dignitosa compostezza.
Adesso posso liberare i miei pensieri, adesso posso aprire la porta dell’angusta cella in cui li avevo rinchiusi, in attesa di poterli avere tutti per me.
I lampioni accesi sulla strada vuota illuminano anche la mia mente, le fanno compagnia, discreti e attenti, mentre cerca soluzioni, percorre vie sconosciute e connette colorate immagini a creare fantasie.
Finalmente tutto tace, complice anche il freddo di questa serata inclemente. Sebbene sia molto difficile riposare, almeno il frastuono del giorno è cessato.
(L’immagine è tratta da: http://vitappunti.wordpress.com)
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