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Baltasar Gracián y Morales (1601-1658), gesuita e fine scrittore, nel suo Oracolo manuale offre ai lettori trecento massime o aforismi, consigli molto utili per la vita sociale. Con le sue massime Gracián tratteggia la figura di un perfetto uomo di corte. Ne riporto una con il commento dell’autore.

Fare e far figurare quel che si fa
Le cose non vengono tenute in conto per quel che sono, ma per quel che appaiono. Valere e saper mostrare che si vale, significa valer due volte: ciò che non si vede, è come se non ci fosse. La ragione stessa non è venerata come dovrebbe, là dove non si mostra per quel che è. Son molti di più gli ingannati che non gli accorti; l’inganno prevale su tutto e le cose si giudicano dal di fuori; vi son cose che in sé son ben diverse da quel che sembrano. La buona esteriorità è la miglior raccomandazione dell’interiore perfezione.

(L’immagine è tratta da: http://www.poetyca.it)

Passioni scatenate (III)


Donna: essere fragile, sospirante, ansimante e lacrimante. 8)
Come ho già scritto altre volte, nella telenovela Amor real la protagonista, Matilde, è particolarmente lagnosa nonché tonta e trascorre buona parte del tempo a piangere.
Uno dei momenti indimenticabili della telenovela è costituito dall’arrivo della suddetta eterna-piangente nella bella tenuta del marito. Ma andiamo con ordine. Dopo essere stata costretta a sposare il giovane e (troppo) muscoloso dottor Manuel Fuentes Guerra, peraltro dotato di ampi beni di fortuna mobili e immobili, la poveretta, che non sa darsi pace perché separata dal suo vecchio spasimante Adolfo Solis, privo di beni di qualsiasi genere, viene condotta dal focoso e irritatissimo marito nella tenuta di campagna, su un bell’altopiano messicano pieno di spinosi cactus. Durante il viaggio e all’arrivo, Matilde è terrorizzata: non le piace Manuel, ha paura di lui – ehm…sì…soprattutto dopo la prima notte di nozze -, si sente presa in trappola, si strugge per amore di Adolfo. Fin qui tutto normale, tenendo conto del concetto di normalità applicabile a una telenovela.
Quando però si trova per la prima volta nella sua nuova casa, Matilde che fa? Sentendosi sperduta, si reca alla finestra della sua camera, la spalanca, guarda il paesaggio notturno tutto buio e, con una voce simile a un belato e ovviamente singhiozzando, invoca suo padre e Adolfo. Li chiama attraverso l’aere, insomma, mentre loro sono a chilometri di distanza. :|

Altri momenti indimenticabili sono i due improvvisati tentativi di fuga di Matilde, soprattutto il secondo. Anche in questo caso è notte e ci sembra giusto: se si vuole fuggire senza dare nell’occhio, infatti, è sempre meglio attendere le ore in cui il sole se n’è andato e tutti i possibili rompiscatole dormono. Peccato però che Matilde si trovi su un altopiano semi-desertico, in una villa isolata, nel Messico della metà dell’Ottocento, senza mezzi di trasporto veloci e con altissima probabilità d’incontrare banditi una volta varcate le mura che proteggono la dimora. Vederla lì, al buio, mentre tenta di aprire il portone col suo fagottello in mano, e sapere che probabilmente non riuscirà nemmeno a orientarsi una volta uscita dalla proprietà di Manuel, lascia interdetti. Ma si sa, si vuole rappresentare la donna come un soggetto del tutto irrazionale, inguaribile vittima degli istinti del momento e incapace di riflettere sulle conseguenze dei suoi gesti.

Ora, pensate forse che Manuel non si accorga del fatto? Essendo una specie di mastino sempre all’erta per scongiurare i colpi di testa della moglie, riesce a recuperarla prima che sia troppo tardi anche grazie all’intervento di una domestica che lavora nella casa. E così Matilde torna in gabbia, singhiozzante e abbattuta.
Ma non finisce qui: le lacrime, infatti, continuano. 8) Alla prossima.

Bianco e silenzio


I pensieri corrono come fiocchi di neve: accarezzano la mente, danzano incuranti del vento gelido, si dissolvono in fretta.
Nel pomeriggio solo bianco e silenzio. Tornerà la tormenta, e saranno altre notti e altri giorni e nessuna voce intorno.

Il ghiaccio e gli umarells


Oggi l’inverno ci ha donato uno splendido sole, accompagnato però da un freddo intensissimo e da gelate che rendono difficile la circolazione stradale sia per le auto sia per i pedoni. Sono circa una novantina, infatti, le persone finite al pronto soccorso a causa delle cadute sul ghiaccio.

Ma gelate, cadute e ghiaccio non sono semplici questioni meteorologiche in una città di vispi umarells come questa: qui tali eventi assurgono al rango di temi sui quali elaborare lunghe discussioni e persino prove pratiche. Per comprendere appieno il fenomeno, è indispensabile una premessa. La stagione invernale non consente agli umarells gli svaghi che amano: chiacchiere nelle piazze e agli angoli delle vie del centro, giochi di carte sulle panchine o in stranissimi luoghi sui quali è meglio non indagare, osservazione meticolosa dei lavori stradali accompagnata da consigli agli operai intenti a sudare sull’asfalto. In tale prospettiva, possiamo a buon diritto sostenere che l’inverno, con i suoi rigori, è nemico degli umarells.

Ma la nevicata della scorsa domenica è stata una manna per i nostri ometti, che oggi possono disquisire sugli effetti nefasti della combinazione del freddo e del sole. Questa mattina, infatti, in Piazza XX Settembre alcuni ardimentosi umarells, indifferenti alle temperature semi-polari, hanno stazionato a lungo sull’asfalto per testare dal vivo la situazione. Non paghi delle notizie sentite in televisione, hanno voluto accertarsi dei pericoli connessi allo strato di ghiaccio e si sono messi a fare prove sulla piazza. Un po’ come San Tommaso, insomma: non ci credo se non ci ficco il naso.
Mentre alcuni gesticolavano cercando di spiegare che occorre prestare molta attenzione a ciò che si fa quando si osa camminare sul ghiaccio, un umarell coraggioso faceva scivolare un piede avanti e indietro, a tempo, proprio come se stesse prendendo il ritmo per una mazurca, e spiegava quale fosse, a suo parere, il modo migliore per appoggiare la zampa senza precipitare al suolo. Poi, non contento di aver utilizzato un piede, è passato a usare anche l’altro perché si sa che due piedi sono meglio di uno, e la prova empirica fornita con entrambe le estremità ha quindi validità doppia.

Se nei prossimi giorni pioverà e il ghiaccio si scioglierà, gli umarells dovranno trovare un altro argomento di conversazione e soprattutto non potranno esibirsi in esperimenti “scientifici” lungo le strade. Con buona pace delle loro mogli, le rezdore, costrette a sopportarli nella tana casalinga per molte ore al giorno.

Domenica sotto la neve


Questa mattina sono stata svegliata da un rumore insolito, che però ho subito riconosciuto nonostante il sonno: il rumore di una pala intenta a fendere qualcosa sul selciato. Ho compreso così che probabilmente l’oscurità della notte era stata accompagnata dalla neve. Quando sono andata alla finestra, ho visto un turbinìo di fiocchi bianchi che cadevano in fretta e la strada completamente candida.

Il giorno di San Geminiano, festa del nostro patrono, è iniziato in questo modo e la fiera, che ogni anno si svolge durante questa ricorrenza, ne ha risentito: ambulanti intenti a spalare per poter allestire i loro banchi, ovvi ritardi e rallentamenti. Eppure le abitudini sono più forti di qualsiasi cosa, e tanti cittadini hanno sfidato il tempo pur di passeggiare lungo le vie del centro e assistere a questa festa.
Io ho approfittato dell’occasione anche per scattare qualche foto, ma dopo circa un’ora ho preferito rientrare perché il freddo era eccessivo.

Adesso la neve sta continuando a cadere e mi chiedo quando smetterà. Ho l’impressione che quest’inverno tanto rigido sia iniziato da chissà quanti mesi, e il ricordo delle splendide giornate autunnali, accarezzate dolcemente dal sole, mi sembra soltanto un sogno confuso nella fitta nebbia dei miei troppi pensieri.

Quando tornerà il sole


Non so se il ghiaccio si scioglierà. Troppo tempo, troppi inverni, troppe stagioni; ed è rimasto lì, solido e trionfante, a celebrare la sua vittoria.
I rami si sono piegati e nonostante gli sforzi non sanno rialzarsi. Quando tornerà il sole troveranno sollievo. Non saranno mai più come prima, parte del loro vigore se ne è andato per sempre. Ma riusciranno abilmente a nasconderlo, perché ormai hanno compreso molto di tutto ciò che è intorno.

Una danza e l’inverno


Si può infondere inaspettato calore al gelo dell’inverno? Il ghiaccio è freddo, il bianco è puro e terribilmente algido. Basta però una musica in netto contrasto con questi toni e il gioco è fatto.
Accompagnato dalla danza spagnola tratta da Il lago dei Cigni, del grandissimo compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij(1840-1893), il mio nuovo video è dedicato alla neve: chi desiderla guardarlo può cliccare qui.

Mentre nevica


La strada è ormai invasa dal bianco della neve che sta cadendo da ore. Il desiderio di spalancare la finestra della mia camera e di guardare fuori, incurante del gelo della notte, è fortissimo, ma prevale la ragione. Mi limito a osservare i fiocchi attraverso le persiane: questo è l’inverno, bianco, nero e implacabile.

Penso a domani mattina, alla difficoltà di muoversi lungo le strade, al freddo e agli abiti pesanti. Ma poi torno a guardare i lampioni lungo la via, con quella fioca luce gialla rispettosa del silenzio e dell’oscurità. Guardo i lampioni; forse li ho guardati troppe volte e per troppi inverni.

Passioni scatenate (II)


Come ho scritto in un altro post, non amo le telenovelas e ne ho viste soltanto due non interamente, più una decina di puntate di Cuore selvaggio. In queste ho notato il ripetersi di uno stereotipo: la presenza della donna-infermiera.
L’eroina, una fanciulla sospirante, avvolta in pizzi e trine, ingenua, lacrimante, onesta e impegnata a struggersi per amore, non fa altro che ricamare, prendere il tè e chiacchierare con altre femmine. Poi, a un certo punto della vicenda, il maschio della situazione viene gravemente ferito e lei olè!, d’improvviso si trasforma in un’esperta infermiera.

Ad esempio, in Amor real Manuel, il protagonista, viene condotto a casa pieno di sangue dopo che un disgraziato l’ha impallinato a dovere sperando che morisse. A questo punto che accade? Quella lagna della moglie Matilde, che piange in ogni puntata per i motivi più disparati, comincia a prendere catinelle colme d’acqua e panni bianchi e, prima dell’arrivo del macell…, ehm, del medico, opera con abilità sulla profonda ferita di Manuel improvvisandosi infermiera provetta. Naturalmente piange per tutto il tempo, ma in questo caso le sue eccessive lacrime hanno almeno un senso viste le condizioni del consorte.

Ora, se immagino me stessa al posto di Matilde – io però non piango per ventiquattro ore di fila tutti i giorni dell’anno -, temo che il povero Manuel morirebbe dissanguato perché, oltre a non essere infermiera, non saprei neppure improvvisarmi tale. Questa mia inettitudine, però, ha un lato positivo: farebbe terminare la telenovela in tempi assai ragionevoli, accorciandola di circa due terzi del totale. Il classico caso, dunque, in cui una mancanza o difetto si rivela invece un pregio.
Al di là di ciò, resta vivo l’importante quesito: fra i sogni segreti di molti maschi, aleggia forse la figura della donna-infermiera?

Un autunno colmo di gioia


Non infonde alcuna malinconia perché l’ho rappresentato come un audace sfolgorìo di colori, e senza lentezze e indugi che facciano pensare a un triste ripiegarsi su se stessi. Questo è un autunno colmo di gioia, vivacissimo e appassionato. Accompagnato dal concerto n.3 in fa maggiore Autunno di Antonio Vivaldi, è il mio nuovo video interamente dedicato a questa meravigliosa stagione. Chi desidera vederlo, può cliccare qui.

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