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Di nebbia e desiderio


D’inverno, quando le giornate sono freddissime e ostili, a volte mi capita di pensare che andrei volentieri in letargo, come certi animali, per svegliarmi riposata e serena a primavera. Un desiderio strano, in realtà, perché l’inverno, nonostante tutto, mi piace.

In questi giorni è la nebbia a dominare la città, umida e agguerrita, cupa ma affascinante. Scaltra e ambigua, la nebbia suscita talvolta il desiderio di nascondersi, di fuggire verso l’ignoto e di dormire, dormire a lungo.

L’inverno è un signore maturo, severo e autoritario, disincantato e senza ipocrisie. E la nebbia è il suo abito scuro.

Azzurro d’inverno


Fredde giornate di sole, limpide e opache allo stesso tempo. Di ghiaccio i pensieri, di ghiaccio i ricordi; ma la neve è lontana, la neve non torna.

Azzurro d’inverno, pomeriggi sospesi; e poi il vento e la nebbia. Azzurro d’inverno: pietà per chi resta.

In giardino


Ieri questo blog ha compiuto cinque anni di vita. Non c’è nulla da celebrare, per carità; però, ripensando anche ai momenti nei quali avrei voluto chiudere quest’esperienza, l’idea di aver proseguito per così tanto tempo mi colpisce un po’.

Gli impegni della vita reale sono molti, a volte assai pesanti, e la stanchezza a tratti si fa sentire. Però sono talmente affezionata a questo spazio, nato per puro scopo di svago e senza alcuna particolare ambizione, da non avere la forza di “ucciderlo”.
Il fatto è che, fin dall’inizio, ho concepito questo blog come una sorta di giardino virtuale e, nel corso del tempo, tale immagine è rimasta viva e forte dentro di me. Come si fa, allora, a lasciar appassire un giardino? O, meglio, come potrei io lasciar appassire il mio giardino? Certo, si sa, nella vita tutto prima o poi termina; ma per adesso non riesco a vedere alcuna fine.

In un giardino possono trovarsi molte cose: angoli ombrosi e appartati nei quali sedersi e riflettere, prati inondati dal sole, fiori variamente colorati, sentieri lungo i quali correre a perdifiato e ridere e restare eternamente adolescenti.
Un giardino dovrebbe essere anche un luogo di riposo nel quale, di tanto in tanto, restare in silenzio a osservare. Con la consapevolezza che all’inverno seguirà sempre la primavera.

(Nell’immagine il dipinto In giardino, di Silvestro Lega)

Di neve e silenzio


D’inverno, il silenzio sa essere talmente profondo da apparire solenne e meritare rispetto. Talvolta, quando i giorni sono tetra agonia di nero e di grigio, incute timore suscitando pensieri fra tenebre e gelo.

Però, mentre cade la neve lenta e costante, il silenzio è un abbraccio sincero, uno scrigno di ricordi e segreti, una bianca promessa di pace e infinito.

Fra sabato e domenica


Oggi la giornata è stata intensa e non ho avuto modo di annoiarmi. Essendo terminate le feste natalizie, infatti, ho dovuto riportare la dolce casa ai fasti precedenti, cioè ho dovuto togliere i numerosissimi addobbi che l’hanno allietata per settimane, colorandola d’oro e di rosso.

Tuttavia quest’anno ho deciso, per la prima volta nella mia vita, di non togliere l’albero. Ho eliminato soltanto quello più piccolo, ma l’alberone – come lo chiamo affettuosamente io – è rimasto lì, bellissimo e svettante in sala.
Perché questa scelta? Per vari motivi: la sala è molto grande e l’albero non dà alcun fastidio; il clima è rigido, il cielo quasi sempre grigio e quindi un po’ di colore in più in casa non guasta. Dulcis in fundo, in questa città gennaio è, in un certo senso, un mese quasi festivo, dato che il 17 si terrà la fiera di Sant’Antonio e il 31 ci sarà la festa del nostro patrono. Pertanto, con queste buone scuse a sostenermi, mi tengo l’albero-mio-tesoro ancora in casa fino ai primi di febbraio.

Oltre all’impegno profuso per ricondurre la casa allo stato quasi pre-festivo, oggi ho dovuto fare lavatrici, svuotare cassetti, mettere in ordine la biancheria. Perciò non ho potuto fare progressi nella lettura di Dracula. Rimando tutto a domani, sperando di poter leggere qualche pagina.

Adesso guardo l’orologio. Ho iniziato a scrivere questo post intorno alle 23 e 45 di sabato 7 gennaio, ma ora che sono in procinto di pubblicarlo è già domenica. Perciò il “domani” di cui ho parlato poche righe fa è diventato “oggi”.
Buona domenica a tutti. :)

(Nell’immagine il dipinto La lettrice, di Jean-Honoré Fragonard)

La lettura nel Medioevo


Per molti di noi la lettura è un’attività estremamente piacevole, un mezzo per apprendere nuove conoscenze e rilassarsi. Si può leggere ovunque, volendo: nelle biblioteche, in riva al mare, davanti a un bellissimo paesaggio di montagna, ma anche sull’autobus, sul treno, al bar e in qualsiasi altro posto pubblico di nostra preferenza. Leggendo, infatti, non disturbiamo nessuno perché restiamo in silenzio.

Non è stato sempre così. Nel Medioevo, fino almeno all’VIII secolo, la maggior parte dei litterati leggeva a voce alta; spesso, poi, la lettura era collettiva. Ciò implicava una grande fatica fisica e tanta lentezza nello studio.

Le cose cominciarono a cambiare con la Rinascita carolingia, cioè con il rinnovato interesse per gli studi di cui si fece promotore Carlo Magno. Il sovrano carolingio, infatti, per governare il suo vasto impero, molto eterogeneo a livello economico-sociale, aveva bisogno di funzionari preparati e colti. Per questo promosse un’importante riforma degli studi chiamando a dirigerla l’intellettuale più dotto del tempo, il monaco Alcuino di York. La riforma previde, fra le altre cose, la nascita di scuole presso monasteri e sedi vescovili.
A tale proposito, è significativo quanto riportato dal primo capitolare (780 ca.- 800), nel quale si dice che al re sembra di grande utilità e profitto che vescovi e monasteri non si accontentino di praticare una vita devota, ma si assumano il compito d’insegnare [...]. Le opere buone sono certamente un bene più grande della scienza, ma senza la conoscenza è impossibile fare il bene.

Non dobbiamo stupirci di questa ingerenza del sovrano nella vita dei religiosi. Per Carlo Magno, infatti, la religione cristiana costituì lo strumento ideologico fondamentale attraverso cui fornire una certa coesione interna all’impero e sostenerne la struttura politico-amministrativa.

In questo periodo, iniziò a diffondersi la scrittura carolina, che il sovrano volle imporre a tutte le sue genti attraverso un editto. Molto più nitida e semplice delle vecchie scritture nazionali sorte dalla degenerazione della scrittura romana, la carolina semplificò il faticoso lavoro della lettura e dello studio, stimolando così la progressiva diffusione della lettura visuale o silenziosa, che cominciò a diffondersi in quest’epoca e che però s’impose soprattutto negli ultimi secoli del Medioevo.

Col tempo, la lettura silenziosa consentì anche la diffusione di idee eterodosse o considerate pericolose: i litterati, infatti, nel segreto delle loro stanze poterono finalmente leggere i testi proibiti o clandestini, testi che non avrebbero potuto discutere in ambito universitario o nei luoghi pubblici. In altri termini, la diffusione della lettura silenziosa fu una premessa importante per la nascita dell’idea di libertà d’espressione e di pensiero.

(Aggiornamento del post-
Bibliografia di riferimento:
- Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (a cura di), Pensare il Medioevo, Milano, Mondadori, 2007
- Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri e Massimo Parodi, Storia della filosofia medievale: da Boezio a Wyclif, Roma-Bari, Laterza, 2007)

A gennaio


Gennaio significa inverno, inverno vero, duro, gelido, implacabile. Non è facile amarlo, così feroce e nero, quasi un nemico pronto ad aggredire e dal quale difendersi con tutte le armi a disposizione.
Gennaio ci costringe a cercare spazi chiusi in cui ripararci dalle intemperie, e perciò c’invita al pensiero e alla concentrazione, alla serietà e forse persino alla severità.

Non è più il tempo degli ambigui, affascinanti, seducenti languori autunnali, capaci d’irretire e d’incantare con un lento gioco di colori e sapori: gennaio è troppo spigoloso per sedurre, troppo esplicito nella sua irruenza, troppo arrogante per colpire al cuore. Ma ha il pregio di stimolarci all’azione, di scuoterci, d’indurci a inventare strane alchimie pur di sopravvivere a tanta oscurità.

Questo è il tempo delle favole raccontate, di sera, al caldo di una stanza illuminata e quieta; questo è il tempo del ghiaccio sui vetri delle finestre, a ricordarci la fortuna di avere un riparo.

Medioevo, anni e passaggi


Per lunghissimo tempo si è pensato che l’alba del Mille fosse stata, per gli uomini del Medioevo, colma di terrore, in quanto attesa dell’imminente fine del mondo. In realtà, nessun uomo aspettò il primo giorno del Mille con tanta angoscia, perché in quell’epoca il trascorrere degli anni era calcolato attraverso criteri imprecisi e molteplici.
L’idea che l’anno Mille dovesse coincidere con l’attesa della fine del mondo, quindi, è più che altro un’interpretazione data alla mentalità degli uomini medievali da parte delle epoche successive.

Per cercare di comprendere la questione relativa al mille non più mille, occorre pensare che nel Medioevo l’intera storia del mondo è concepita come un interminabile discorso divino: Dio parla agli uomini attraverso il libro della natura, i cui enti sono appunto le singole parole del suo peculiare linguaggio. Tocca all’uomo interpretare questi simboli e comprendere i messaggi di Dio, che comunica non solo tramite tutti gli enti della natura, ma anche attraverso fatti prodigiosi, miracoli, profezie, cioè attraverso i fenomeni soprannaturali. In questa prospettiva, forse l’anno Mille può essere stato considerato dagli uomini medievali come una sorta di scadenza privilegiata utile a interpretare tali segni prodigiosi, ma niente più di questo: nessun terrore, nessuna generalizzata attesa della fine tempi, nessuna angoscia collettiva di fronte al millennio.

Per noi, che a differenza degli uomini medievali calcoliamo lo scorrere degli anni con criteri precisi, domani sarà l’ultimo giorno del 2011 e, allo scoccare della mezzanotte, entreremo senza incertezza nel 2012. Si tratta di un giorno come un altro, ma lo investiamo di sogni, aspettative e simbolismi di ogni genere, regalando così un po’ di magia a questo passaggio per appropriarcene, per dominarlo, per mettere ordine nelle nostre esistenze.

Comunque si decida di trascorrerlo, è un passaggio che incide quasi sempre sugli umori e sulla psiche di ciascuno. Io scelgo di viverlo come un momento di relax, una pausa salutare, un saggio rallentamento dei ritmi di vita.
E allora buon 2012 a tutti, auguri per un nuovo anno all’insegna di tanta serenità. :)

D’improvvisi silenzi


Il pomeriggio è lungo e lento, una prosecuzione dei giorni di festa. Ma forse la vera festa inizia oggi, la vera festa è in questi pochi giorni di passaggio verso il nuovo anno: a tratti, la quiete è quasi sovrumana, accompagnata da improvvisi silenzi ed enigmatiche attese.
Sono sogni, immagini che si rincorrono a formare un futuro pieno di sole, incanti brevi mentre il giorno sfuma nella sera. Sono parole non dette e stupori al tramonto: è l’inverno del cuore, stella nella notte, segreti nell’oscurità.

Buon Natale, buon inverno


La settimana che precede le feste natalizie è sempre colma d’impegni e di scadenze da rispettare. A volte, si ha l’impressione che tutto questo affannarsi, tutto questo correre fra negozi, supermercati, banche e uffici vari sia solo un’inutile perdita di tempo. Eppure è un ingranaggio al quale, per diversi motivi, non ci si può sottrarre.

Ecco perché, terminato il caos dei preparativi, è piacevole lasciare da parte ansie e frenesie per immergersi completamente nell’atmosfera natalizia e invernale; è piacevole riscoprire la lentezza, non temere di lasciar vagare i pensieri liberamente, non desiderare alcun frastuono a oscurare la coscienza.

E allora Auguri a tutti: a chi è contento e a chi non lo è, a chi vorrebbe divertirsi e a chi desidera soltanto tranquillità, a chi sta bene e a chi è ammalato, a chi si sente solo e a chi crede di essere in buona compagnia, a chi è felice di appartenere a questo mondo e a chi si sente immancabilmente fuori posto.
Auguri con l’auspicio che il Natale possa assomigliare un po’ all’immagine qui sopra: tanta pace, tanto caldo splendore nonostante il gelo invernale. :)

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