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Posts Tagged ‘mattino’

Ottobre: la pioggia diluisce l’orizzonte, che si fa grigio marrone bianco – amalgama senza forma e senza tempo. E le case in lontananza, immobili, sbiadite, frastornate: è il mondo intero a sfumarsi, come spogliato della propria essenza.

Talvolta ottobre è il mattino che stenta a camminare.

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Durante l’inverno, alle sei della mattina, il buio avvolge ogni cosa. La città dorme tranquilla, come se non ci fosse un domani, come se fosse destinata a un sonno eterno. E fuori piove. Piove con fredda ostinazione, quasi con cattiveria, o forse soltanto per capriccio. Piove come se non volesse smettere, come se non ci fosse un’altra stagione pronta a lottare contro il gelo e l’oscurità.

Chissà perché talvolta si avverte quasi timore camminando sull’asfalto lucido, nel maestoso silenzio della notte invernale. Ma forse è soltanto un senso di vuoto o un brivido inaspettato. A guidare i passi in questa confusione d’acqua e di oscurità sono le fioche luci dei lampioni, e il verde e il rosso dei semafori. Loro non conoscono sonno – non si assopiscono mai – , ed è un conforto vederli immobili, fissi al loro posto, fari di luce buona nonostante la pioggia e l’umidità del mattino troppo scuro.

Ma non c’è squallore, non c’è alcuna sofferenza. La pioggia continua a correre sull’asfalto, il buio non vuole dissolversi; eppure, in questo remoto angolo di mondo, è un misterioso senso d’intimità a insinuarsi, è un sommesso colloquio con le strade, le case e il silenzio a dominare la scena – un comprendersi improvviso, passato e presente che si abbracciano per dire che nulla è stato vano.

Strano come sia confortante osservare le gocce di pioggia che percorrono questi vetri mentre sfrecciamo via, quasi furtivi, sotto un cielo che non sembra distratto, sotto un cielo forse pentito della sua troppa indifferenza. E mentre fuggiamo nel buio di un mattino che non vuole destarsi, la pioggia diventa neve, bianco regalo d’inverno dopo giorni di sole e poi di nebbia e poi di nuvole inquiete.

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Oggi  è  stata  una  splendida  giornata  di  ottobre: il  primo  mattino  ha  mostrato  un  volto  freddo  e  cupo, con  un  cielo  scuro  e  severo  che  lasciava  presagire  soltanto  malinconia  e  sgomento; poi, prima  di  mezzogiorno, il  grigio  si  è  dissolto  al  sole, un  sole  pallido  e  incerto, timoroso  e  infinitamente  stanco. Dopo, nel  pomeriggio, la  svolta: la  luce  si  è  fatta  più  intensa  e  le  ore  sono  trascorse  tranquille, pervase  dalla  delicata  serenità  autunnale – smorzata, quieta, rispettosa.

Ottobre  è  questo: un  fluire  di  umori  inaspettati. E  poi  dissonanze, stupori, chiaroscuri.

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Buongiorno

Cominciamo  la  giornata  con  l’immagine  di  una  colazione  estiva. Agosto, infatti, sta  terminando  in  maniera  rovente: nonostante  l’evidente  accorciarsi  delle giornate, l’afa  non  vuole  andarsene  e  tutto  fa  pensare  che  questo  clima  continuerà  ancora  a  lungo. Consoliamoci  allora  con  questi  bei  colori, che, di  primo  mattino, ci  regalano  un  po’  di  ottimismo  e  di  allegria. Buon  proseguimento.

 

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Il  mattino  tiepido, con  la  luce  un  poco  stanca  eppure  viva; il  pomeriggio  lungo  e  sereno, ancora  splendente  ma  un  po’  smorzato, senza  l’incontenibile  entusiasmo  della  mezza  estate; poi  la  sera, più  rapida  a  calare  sulle  strade  e  sulla  nostra  intimità. E  un  giorno  qualsiasi, d’improvviso, la  pioggia: fitta, costante  ma  leggera, riguardosa  e  cortese  nonostante  la  sua  intensità.

Così  dovrebbe  essere  settembre, così  vorremmo  vederlo  giungere  a  noi  per  annunciarci  il  mutamento  e  per  regalarci  la  meraviglia  del  passaggio – l’atmosfera  sospesa, pallida  e  rarefatta  dell’intermezzo.

settembre

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sola

Sommesso, sazio  di  vento, trasognato  e  forse  stanco. È  un  mattino  d’inverno  aspro  e  incolore, un  mattino  d’inverno  e  un  desiderio  profondo, mai  davvero  sopito  e  opportunamente  celato: dormire, dormire  a  lungo, dormire  e  non  sapere  altro, dormire  e  non  vedere  altro –  dormire  soltanto  e  poi  dimenticare.

È  un  mattino  d’inverno  rigido  e  spento, è  un  giardino  coperto  da  neve, è  il  nulla  del  bianco  che  avvolge  e  nasconde, il  nulla  del  bianco  che  travolge  e  nasconde – e  la  verità  che  non  lascia  scampo.

È  un  mattino  d’inverno  rigido  e  stanco, è  un  mattino  d’inverno  senza  alcuna  importanza.

 

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Oggi  è  stata  una  domenica  piena  di  lavoro, perché  ho  dovuto  preparare  i  miei  alberi  di  Natale  e  sistemare  altri  numerosi  addobbi. Morale: tutta  la  giornata  è  scivolata  via  così  e  adesso  mi  sento  stanchissima. Però  sono  felice  di  aver  terminato.

stagione_autunno_foglie

C’è  qualcosa  di  più  misterioso  e  struggente  dell’ultima  fase  dell’autunno? Il  sole  di  queste  giornate  ci  consente  di  ammirare  ancora, nonostante  l’arrivo  di  dicembre, bellissimi  paesaggi  autunnali: non  tutti  gli  alberi  sono  spogli  e, in  certe  strade, lungo  certe  vie  appartate – forse  persino  dimenticate – sembra  di  trovarsi  ancora  a  novembre.

Tanti  colori – verde  marrone  rosso  giallo –  e  infinite  screziature; poi  dissolvenze  nella  nebbia  del  mattino, e  visioni, stralci  di  memorie, passi  tranquilli  su  tappeti  di  foglie  morbide, quelle  foglie  che  attutiscono  la  durezza  dell’asfalto, quelle  foglie  che  alleggeriscono  l’esistenza, quelle  foglie  che  non  ci  abbandonano. Fedeli, leali, affettuose.

In  lontananza  un’ombra, la  fantasia  che  non  teme  di  volare  in  alto, il  desiderio  di  oltrepassare  ogni  barriera.

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