Magia di ottobre

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Ottobre  è  iniziato  bene, secondo  le  migliori  aspettative: le mattine  sono  fresche  e  un  po’  cupe; poi, verso  mezzogiorno, il  sole  alto  ci  promette  giornate  serene, percorse  da  quella  allegria  sbiadita  che  ha  già  in  sé  il  profumo, vago  e  rarefatto,  del  disfacimento. È  questa  ambiguità, che  cela  immense  ricchezze  di  colori  e  sapori,  a  rendere  ottobre  il  simbolo  di  una  bellezza  intensa  e  sfuggente, quasi  sovrumana  nel  suo  lento  sfacelo.

In  giornate  come  queste, quando  la  luce  si  alterna  al  grigio  e  il  primo  pomeriggio  è  un’ombra  senza  amarezze, lasciarsi  rapire  dall’insondabile  magia  di  ottobre  significa  afferrare  un  frammento  d’infinito.

L’albero degli impiccati


Trama
Il dottor Frail (Gary Cooper) giunge in un accampamento di cercatori d’oro in Montana. Qui, mentre si dedica con passione alla sua professione di medico, salva Rune (Ben Piazza), un giovane ladro che sta per essere linciato, riducendolo però a una sorta di servo privo di diritti. Poi cura Elizabeth, una ragazza svizzera (Maria Schell) rimasta temporaneamente cieca in seguito a un grave incidente. La giovane s’innamora di lui, ma Frail, enigmatico e con un passato oscuro alle spalle, la respinge. Elizabeth decide così di dedicarsi alla ricerca dell’oro insieme a Rune. Quando il suo rozzo socio in affari (Karl Malden) tenta di violentarla, il dottor Frail interviene e rischia il linciaggio.

Commento
The Hanging Tree (1959), in italiano L’albero degli impiccati, è un film western diretto da Delmer Daves. Incentrato sull’indagine psicologica dei protagonisti, dei quali mette in rilievo le contraddizioni e i molti lati oscuri, è un western un po’ anomalo, che dà grande spazio alla descrizione fredda e realistica di un’umanità avida e priva di scrupoli, disposta a tutto per denaro.

Il dottor Frail nell’esercizio della sua professione è sempre molto generoso e attento. Ma è anche un individuo problematico, tormentato da un terribile ricordo e incline a manipolare le esistenze altrui. Un protagonista particolare, dunque, non il classico eroe buono, ma un uomo la cui ambiguità percorre tutta l’opera fino al termine.
Nella vicenda, poi, spicca senz’altro il personaggio del rozzo cercatore d’oro interpretato da un eccellente Karl Malden, che sa rendersi così odioso da non suscitare alcuna pietà neppure quando viene ucciso.

Il film, piuttosto lento, acquista un ritmo quasi vertiginoso solo verso il termine, quando Frail viene attaccato da una folla violenta ed esaltata composta dai peggiori individui dell’accampamento. Il finale è splendido e commovente perché, mostrando il contrasto tra la ferocia irrazionale e malvagia della folla e il generosissimo gesto di Elizabeth, disperata e disposta a qualsiasi cosa pur di salvare Frail, mette in luce nello stesso tempo il peggio e il meglio di cui gli esseri umani sono capaci.
Molto buona la recitazione degli attori.

Voto: 8

Pensando alla primavera

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Febbraio, mese invernale spesso gelido e cupo, induce a pensare alla primavera: le giornate, infatti, si sono sensibilmente allungate e marzo è alle porte.
La primavera ci viene incontro dolcemente sebbene in maniera capricciosa e bizzarra, come una donna lunatica che prima sorride e si mostra amabile ma poi, incomprensibilmente, si chiude in se stessa diventando inaccessibile e amara.
La primavera è un mosaico di delicati contrasti che non possono lasciarci indifferenti; non ha la furia dell’inverno e l’invadente prepotenza dell’estate, ma la sua malcelata ambiguità, fatta di azzurri e di grigi che si rincorrono senza posa, ci affascina lasciandoci, a seconda dei momenti, sereni o stanchi, lieti o colmi d’infinita nostalgia, audaci o sconfitti.