Riti, abitudini e pandemia

Il 31 gennaio qui a Modena si celebra la ricorrenza del patrono della città, San Geminiano. A causa del Covid, però, la tradizionale fiera che ogni anno si tiene in centro storico è stata annullata. Non è mai successo prima d’ora, almeno da quando io sono al mondo, e perciò mi dispiace: la perdita di un’abitudine consolidata è sempre un piccolo trauma, una minuscola ferita, un’assenza che pesa. Ai riti ci si affeziona perché regalano sicurezze: sono punti fermi nelle nostre esistenze costantemente travolte da incertezze e mutamenti, evocano ricordi d’infanzia, colori e sapori del tempo passato. Ma la pandemia ha una forza dirompente, cui non ci si può opporre, e dunque quest’anno niente fiera. Un piccolo sconquasso che si aggiunge a tutti gli altri.

Intanto buon fine settimana a chiunque passi su questo blog.

Buon Natale 2020

La vigilia di Natale è un giorno spesso caotico e strano: ci si affretta a terminare acquisti o a fare commissioni varie, per poi chiudersi in casa in attesa della festa o di un po’ di tranquillità. Si oscilla, dunque, fra attivismo sfrenato e desiderio di pace, o soltanto di una bella cena e quattro chiacchiere in famiglia, per chi una famiglia ce l’ha.

Natale non è mai come quello della foto: lo so, è un’immagine ingenua e infantile, che però forse può sollecitare i nostri sentimenti migliori e farci sognare un po’, regalandoci qualche illusione. Ma oggi voglio aggiungere anche qualche altra foto, qualche foto che mostra l’inverno per ciò che è, con i suoi colori freddi e i suoi angoli squallidi. Questa mattina sono scesa nel parchetto sotto casa e ho immortalato il paesaggio scabro e un po’ deprimente. Questa è l’entrata del parco accanto al secondo cancello del mio condominio:

E poi eccolo ancora, il mio piccolo parco, vittima inerme della stagione invernale:

E ora eccolo dall’entrata opposta:

Ma nel giardino del mio condominio a dominare è il verde:

Peccato però per i ponteggi:

E dopo quest’ultima immagine ben poco poetica, cari auguri a tutti e a tutte: che sia un Natale sereno o almeno privo di sofferenze. 🙂

La giornata del gatto nero

Si celebra ogni anno il 17 novembre ed è una ricorrenza nata in tempi recenti. Forse molti ignorano che i gatti neri, ancora oggi, sono quelli più esposti alla crudeltà degli umani; sono anche destinati a restare più a lungo nei gattili, perché in genere non richiamano molto l’attenzione di chi desidera adottare un piccolo felino. Peccato, perché i gatti neri sono semplicemente gatti, come tutti gli altri, e sono dotati di una bellezza e di un’eleganza quasi ultraterrene. Auguri, dunque, a queste magnifiche panterine.

Il Natale in anticipo e la banalizzazione della festa

Ieri, nel tardo pomeriggio, il centro storico era abbastanza desolato. Colpa del tempo, almeno in parte, tanto che i tavolini all’aperto, in Corso Duomo, erano quasi tutti vuoti.

Nel mio breve giro di ricognizione davanti ad alcuni negozi, sono rimasta colpita dal fatto di aver visto, in una bella vetrina, alcuni addobbi natalizi, ghirlande colorate e qualche Babbo Natale. Non solo: in un bar all’aperto c’erano addirittura già le luminarie tipiche del periodo festivo più bello dell’anno.

Non se ne può più. Questa mania di anticipare l’atmosfera natalizia addirittura a ottobre spoglia di ogni fascino la festa che arriverà fra più di due mesi, privandola della sua unicità e banalizzandola in modo insopportabile. Ricordo che, negli anni Novanta, per vedere le prime, timide decorazione di Natale nei negozi bisognava attendere la fine di novembre. Dopo il 20 del mese, io diventavo sempre più impaziente e contavo i giorni che mancavano all’arrivo di dicembre, quando la città avrebbe cambiato volto. È l’attesa, infatti, a stimolare il desiderio, rendendo particolarmente prezioso ciò che verrà. Prezioso perché raro, unico, e perché richiede pazienza e bisogna guadagnarselo. Ma quando l’attesa viene meno, quando si può avere tutto subito e senza sforzo, il risultato è la noia, l’apatia, la mancanza di senso. E anche il Natale, allora, non è più un’importante festa religiosa o una splendida occasione per salutare l’arrivo dell’inverno e affrontare al meglio i suoi rigori, ma si appiattisce a mera occasione commerciale, a svago di cattivo gusto fra luci e carte colorate che cominciano a invadere la nostra vita quando le foglie hanno appena cominciato a cadere, quando bisognerebbe festeggiare l’autunno e non l’inverno. Sembrano questioni irrilevanti, eppure raccontano molto dello spirito dei nostri tempi.

Adesso, già da anni, il 31 ottobre compaiono gli alberi di Natale in Via Farini, e, come ho scritto all’inizio, ieri ho scoperto che alcune vetrine si riempiono di allegri festoni luccicanti fin dal 14 ottobre. Fra qualche anno, simili fenomeni si manifesteranno a partire da settembre. Propongo allora un ottimo salto di qualità: portare qualche Babbo Natale e altra paccottiglia festiva in spiaggia, a Ferragosto, vicino agli ombrelloni, ché qua ci si deve divertire, raga.

Buon Ferragosto

Posso dire che non mi è mai importato quasi nulla di Ferragosto? Lo so, sono impopolare. Da ragazzina mi sembrava una festa inutile, visto che ad agosto ero già in vacanza da tempo, e perciò la ricorrenza del 15 mi sembrava superflua e un po’ ridicola. Da adulta, le cose non sono cambiate: se ad agosto sono in vacanza, questa festa mi è indifferente; se, invece, mi trovo in città, mi è indifferente allo stesso modo.

Quest’anno, però, sono contenta del fatto che la ricorrenza cada di sabato e quindi si possa parlare, un po’ pomposamente, del week-end di Ferragosto. Sarà che abbiamo vissuto la quarantena da Covid-19, sarà che ci siamo sentiti tutti un po’ in prigione, sarà quel che sarà, ma quest’anno il povero, inutile Ferragosto mi è quasi simpatico. Adoro il silenzio del mio quartiere, adoro la calma con cui le tante persone che si trovano in città stanno affrontando questo fine settimana. E, soprattutto, sono contenta di poter rimandare al prossimo lunedì ogni incombenza, compresi i pensieri meno felici.

E allora buon Ferragosto a chiunque passerà su questo blog.

C’è questa strada

C’è questa strada, sì, c’è questa via che a volte percorro soltanto per sentirmi in pace. Vi si accede da viale Buon Pastore percorrendo un tratto apparentemente chiuso, senza uscita: si costeggia il lato di un palazzo e in fondo, a destra, un piccolo spazio, invisibile dal viale, consente ai pedoni di svoltare e di arrivarci. Le automobili, invece, possono entrarvi  da via Carlo Sigonio, ma sono soltanto quelle dei residenti.

C’è questa strada, dicevo. Via Solieri è sempre silenziosa, un piccolo angolo semi-rurale felicemente incastonato dentro la città, una sorta di presenza-assenza che la rende un po’ speciale. La incorniciano poche palazzine e alcune villette che sembrano emergere da un tempo remoto. Una di queste, in particolare, assomiglia a una casa di bambole, col suo minuscolo giardino silenzioso e la piccola facciata azzurro pallido che pare rubata a un vecchio libro di favole.

E c’è un’altra villetta, una villetta che mi affascina, silenziosa e un po’ trascurata: nel giardino l’erba ricopre il viale d’accesso alla casa, e un tavolino vecchio, circondato da sedie scalcinate, sembra aspettare la primavera che verrà. Poi c’è anche qualche villa in ottime condizioni, e, per uno strano contrasto, c’è anche un triste cancello arrugginito che svela un rettangolo di giardino abbandonato, con l’erba alta incolta e disperata.

In via Solieri si ha l’impressione di trovarsi in un’altra dimensione, in una realtà parallela che sopravvive disinteressandosi del resto della città. E ciò che soprattutto colpisce, in essa, è la pacifica convivenza fra alcuni segni di evidente sfacelo e altri di evidente vitalità, che sono poi l’essenza stessa della nostra esistenza, del nostro procedere nel mondo fra alti e bassi, fra momenti di esaltazione e momenti di stanchezza.

C’è questa strada, dicevo – come un’increspatura nella città. Mentre l’anno svanisce, mentre alcuni giochi sono conclusi, mentre ci si dispone ad accogliere il nuovo, mi piace pensare a quella via deserta e silenziosa, una via che non appartiene del tutto a questo mondo, una via che è qui ma anche altrove.

Intanto auguri di Buon Anno, auguri per un 2020 sereno, auguri affinché qualche sogno diventi realtà.

Natale 2019

Il periodo che precede le feste natalizie è sempre caotico: si corre in continuazione, ci si muove come trottole impazzite e, spesso, non si comprende neppure il perché di tanto agitarsi. Si arriva così al benedetto 24 dicembre con ansie, paturnie di vario tipo e tanto inutile stress: si teme sempre di dimenticare qualcosa, di non essere abbastanza efficienti e di restare vittime di terribili imprevisti proprio all’ultimo minuto, quando tutto dovrebbe essere perfetto.

Ma per fortuna questo blog è uno spazio a parte, una dimensione alternativa, una casa tranquilla, un salotto in cui riposarsi e sognare lasciando fuori dalla porta gli aspetti più avvilenti della quotidianità. Perciò ho scelto, per celebrare il Natale ormai imminente, un’immagine molto ingenua e piena di colori caldi: è un Natale che non esiste e che non è mai esistito, lo so, ma Oltre il cancello è nato anche per questo, per mostrare l’impossibile.

E allora buon Natale, buone feste, buon inverno, buon tutto. 🙂