Ma ne ricordo altre

In queste giornate luminose e calde, l’autunno √® soltanto una promessa, un desiderio tra le vie incolori – settembre incapace di mutare, settembre mite o forse dispettoso.

Ma ne ricordo altre, di settimane come questa – quando uscivamo d’improvviso per aggrapparci a una speranza, quando uscivamo d’improvviso, frastornate e stanche. Dalla finestra era un mondo tutt’intero – e poi pensavo che non sarebbe mai finita.

La neve e il silenzio

Che l’inverno piaccia a poche persone √® cosa nota, e ci√≤ non desta stupore. Un mio amico diceva spesso che, durante l’inverno, gli sarebbe piaciuto andare in letargo e svegliarsi poi a primavera, evitando cos√¨ di dover combattere contro il gelo, l’oscurit√† e l’atmosfera tetra. Ma √® davvero soltanto questo, l’inverno?

Una finestra e la neve che cade. Per alcuni √® uno spettacolo privo di interesse, un dettaglio insignificante, il semplice, banale dispiegarsi di un fenomeno tipicamente invernale; per altri, soffermarsi un poco a osservare la danza ininterrotta di un’intensa nevicata √® una parentesi piacevole, e nulla pi√Ļ; per altri ancora, si tratta invece di un evento importante: la neve, il silenzio e gli alberi imbiancati diventano un universo di umori, pensieri e ricordi. Cos√¨, anche l’inverno acquista una sua magia, un particolare sapore, un volto pi√Ļ umano.

Da una finestra

tende

Nonostante¬† giugno¬† segni¬† l’inizio¬† dell’estate¬† meteorologica, quest’anno¬† la¬† luce, l’atmosfera¬† e¬† il¬† clima¬† sono¬† ancora¬† quelli¬† tipici¬† della¬† tarda¬† primavera. Cos√¨, capita¬† che, nel¬† tardo¬† pomeriggio, mentre¬† ci¬† si¬† avvia¬† verso¬† l’ora¬† di¬† cena, la¬† luminosit√†¬† della¬† mia¬† stanza¬† appaia¬† smorzata. E,¬† se¬† apro¬† una¬† finestra, il¬† vento¬† muove¬† le¬† tende¬† ed¬† entra¬† in¬† casa¬† quasi¬† furtivo.

Le  tende  che  danzano  al  vento Рuna  meraviglia  di  primavera. Si  può  obiettare  che  in  tutte  le  stagioni  il  vento  muove  le  tende  delle  nostre  finestre, quando  queste  sono  aperte. Ed  è  vero. Ma  in  primavera  ciò  assume  una  connotazione  del  tutto  peculiare:  mentre  il  lunghissimo  pomeriggio  si  sfalda  adagio  nella  sera, è  la  luce  a  fare  la  differenza, quella  luce  chiara  e  ferma  ma  obliqua,  e  perciò  densa  di  mistero. Una  luce  serena  anche  quando  il  cielo  sembra  incerto; una  luce  serena  eppure  modesta  e  cauta  e  pensierosa.

Cos√¨, quando¬† il¬† vento¬† compare¬† d’improvviso¬† da¬† una¬† finestra¬† aperta¬† e¬† le¬† tende¬† cominciano¬† ad¬† agitarsi, si¬† resta¬† muti, come¬† in¬† attesa¬† di¬† qualcosa¬† o¬† di¬† qualcuno¬† che¬† non¬† si¬† sa¬† nominare, che¬† non¬† si¬† pu√≤¬† neppure¬† immaginare. E¬† gioia, dolore, speranza, malinconia, sgomento¬† si¬† fondono¬† in¬† un¬† abbraccio¬† che¬† lascia¬† quasi¬† senza¬† respiro. Perch√©¬† quella¬† strana¬† luce¬† chiara¬† che¬† si¬† unisce¬† alle¬† ombre¬† √®¬† un¬† presagio¬† che¬† non¬† si¬† pu√≤¬† interpretare, ma¬† che¬† parla¬† all’interiorit√†¬† con¬† un¬† linguaggio¬† incomprensibile – un¬† linguaggio¬† arcano¬† che¬† non¬† appartiene¬† a¬† questo¬† mondo.

Ottobre

autunno 4

Ottobre¬† √®¬† un¬† racconto, narrato¬† a¬† voce¬† sommessa¬† in¬† un¬† salotto¬† tranquillo, vicino¬† a¬† una¬† finestra¬† aperta¬† sull’invisibile. Ottobre¬† √®¬† l’anima¬† che¬† parla, la¬† verit√†¬† che¬† chiede¬† di¬† essere¬† ascoltata, la¬† storia¬† di¬† ciascuno¬† che¬† si¬† dipana¬† con¬† delicatezza,¬† mentre¬† la¬† sera¬† avvolge¬† e¬† comprende, incanta¬† e¬† seduce.

Ottobre¬† √®¬† un¬† diario: pagine¬† ingiallite¬† e¬† infinite¬† parole, strani¬† discorsi¬† a¬† percorrere¬† il¬† tempo, a¬† indicare¬† sfumature, a¬† illuminare¬† angoli¬† scuri. Ottobre¬† √®¬† un¬† racconto¬† segreto, una¬† porta¬† chiusa¬† che¬† si¬† apre¬† sull’eterno, una¬† mancanza¬† e¬† una¬† presenza.

Ottobre  è  un  sentiero  remoto, sogno  di  foglie  ingiallite, di  passi  e  di  pensieri. Ottobre  è  la  memoria  che  non  teme  se  stessa; ottobre  è  il  ricordo  struggente  che  diventa  saggezza.

L’attesa


Una finestra aperta perch√© il cielo √® azzurro e un interno dominato da colori caldi: cos√¨ l’attesa diventa un intermezzo sereno, un punto di passaggio del quale assaporare ogni istante, un’emozione che riempie il cuore ma senza turbarlo.
La sera calerà molto presto, come un morbido mantello di velluto a proteggere fragili speranze.

(In foto il dipinto L’attesa, di Odoardo Borrani)

La finestra


La grata alla finestra evoca subito l’idea d’una chiusura forzata. Eppure, in questa reclusione non vi √® alcuna tristezza: la luce che inonda la stanza, infatti, regala alla scena un’atmosfera di calda serenit√†, senza che nulla possa offuscarla.
La finestra è per metà aperta, segno che il tempo trascorso nella stanza è soltanto una lieta parentesi prima del ritorno nel mondo.

(In foto, il dipinto L’educazione al lavoro di Silvestro Lega, datato 1863)

La quiete


Le giornate si stanno accorciando. Sono le venti e quaranta: guardo fuori, oltre la finestra, ed è sera. Luglio, con le sue lunghe ed estenuanti ore di luce, sembra un ricordo lontano. E io ne sono felice.
La quiete dopo Ferragosto è un piacere come pochi.

(In foto, il dipinto Un dopo pranzo di Silvestro Lega)

Le due sorelle


Tutto tace e allora √® facile pensare. Un muro rosa, una finestra chiusa, i fiori in attesa: chiss√† perch√© evocano in me ricordi d’infanzia e d’una casa che non m’apparteneva.

Il giardino era abbastanza grande, circondato da alberi e protetto da una lunga rete verde, mentre la sobria villetta aveva una grazia indefinibile. Il cane si chiamava Kim ed era tremendo. Neppure io, che amavo gli animali, riuscivo ad avere simpatia per lui perché non faceva altro che abbaiare minacciosamente quando qualcuno, uscendo dal palazzo, era obbligato a passare davanti a quella rete. Era un cane antipatico perché il suo compito era soltanto quello di difendere la villetta, il giardino e le due sorelle che vivevano lì.

Le due sorelle…Da un po’ di tempo il loro ricordo sfiora la mia mente spesso, facendomi sussultare. Mi sovvengono i loro visi come avvolti da una nebbia che ne confonde i lineamenti: √® la nebbia dei tanti anni trascorsi, √® una nebbia che mi colpisce e che talvolta mi commuove.
Quando le due sorelle invadono i miei pensieri chiedendo di essere ricordate, affiorano immagini di giornate autunnali malinconiche e lente, della strada silenziosa percorsa dal vento, delle foglie morenti sull’asfalto. Poi rivedo i loro sorrisi e resto incantata.

Le due sorelle erano cos√¨, creature differenti. Sembravano provenire da un altro mondo. La loro cortesia era immutabile e i loro sorrisi non conoscevano ombre. Erano sorrisi che nascevano dal cuore, riflesso d’una gentilezza d’animo priva d’incrinature. Per me, che, sebbene bambina, comprendevo con estrema facilit√† chi era falso e chi era sincero, quelle due donne rappresentavano un enigma. Avvertivo la loro bont√†, ma all’inizio quasi non volevo credere a ci√≤ che vedevo perch√© non ero abituata a tanta grazia, a tanta luminosa serenit√† e costante dolcezza.
Non vi era mai neppure un velo di diffidenza e di malizia nei loro sguardi, non vi era mai nulla che interrompesse quella soave benevolenza che le rendeva uniche.

Sembra strano che, dopo tanti anni, tante esperienze e tante conoscenze, la mia mente torni a loro, che altro non furono se non vicine di casa con le quali non ebbi mai rapporti stretti. Eppure non posso farne a meno perch√©, n√© prima n√© dopo, ho mai incontrato volti cos√¨. Quei sorrisi radiosi, perenni primavere colorate di rosa, restano scolpiti in me come ricordi indelebili. E continuo a pensare, guardandomi intorno ogni giorno e facendo impietosi paragoni, che fossero davvero creature d’un altro mondo. Come bellissimi fiori nati nel fango.

Frammenti d’estate


Non è soltanto il sole a bruciare. Le porte sono chiuse, devono esserlo, sarebbe poco saggio lasciarle aperte.
Le porte sono chiuse: √® l’unica condizione per poter pensare.

Non √® soltanto il sole a bruciare. Affiorano frammenti di altre estati, di altri sentieri inondati di luce, di alberi felici nel caldo del pomeriggio. Affiorano frammenti e tutto sembra un lungo incubo: i dialoghi interrotti d’improvviso, le fughe incomprensibili, il buio, le parole mai pronunciate.

Le porte sono chiuse, ma dalla finestra s’intuisce l’orizzonte.