E luce fu (quasi)

E così la fine di luglio mi ha portato una bella novità: il balcone della cucina è finalmente praticabile. Dopo dieci lunghissimi, frustranti mesi di chiusura, ho potuto aprire la portafinestra, in precedenza sbarrata con tavole di compensato. Ci sono ancora le impalcature, ma saranno tolte a partire da martedì 3 agosto:

Il balcone della camera da letto, invece, che è più grande e si affaccia sul parco, non è ancora completato, anche se manca poco. Infatti qui siamo ancora chiusi come in prigione:

Sono già state tolte le impalcature all’entrata del palazzo, cosa che mi riempie di gioia, ma la parte interna del condominio, dove si trova la scala b, resterà prigioniera ancora per un po’:

A quanto pare metteranno anche le tende da sole sui balconi e ovviamente le finestre nuove – hanno già preso le misure -, ma non so quando e neppure m’importa: ciò che conta è poter finalmente vedere la luce. Sembra una questione banale, ma dopo dieci mesi di carcere duro, con frastuono quasi costante per otto ore al giorno, mi sembra di andare in Paradiso. Naturalmente non è finita. Ridipingeranno l’androne e cambieranno gli ascensori, ma intanto siamo a buon punto.

Fine di questo imperdibile post. 😆

Vaccino e notte d’estate

Alle 4 di notte del 21 luglio, col sadico caldo padano che infieriva sulla città, mi sono improvvisamente svegliata scossa da brividi forti. Il segnale era chiaro: febbre. Così mi è venuto da ridere mentre mi alzavo per raccattare una coperta di lana e uno scialle, allo scopo di attutire un po’ la sensazione di freddo. In piena estate.

Poi, dalla mattina alla sera, tutto il resto dei sintomi, nessuno escluso: continui capogiri che mi hanno costretta a passare la mattina sdraiata (non trascrivo il tipo d’imprecazioni cui ho pensato mentre mi trovavo in quelle condizioni), forte mal di testa, dolore a tutte le ossa e persino agli occhi, spossatezza, sensazione di nausea e, nel tardo pomeriggio, febbre fino a 38 e 6. Così ho preso una Tachipirina, la febbre è sparita nel giro di due ore, ieri sono stata molto meglio, oggi sono completamente sana.

Tutto questo per dire che la seconda dose del vaccino Moderna, fatta alle 17:45 di martedì 20 luglio, mi ha causato alcuni effetti spiacevoli. Niente di grave, per carità, ma ho sperato fino all’ultimo che non mi accadesse, dato che, a quanto sembra, soltanto il 10% dei vaccinati con Moderna presenta questo tipo di disturbi, e io ovviamente speravo di appartenere al restante 90%.

Il mio piccolo sacrificio, però, mi ha regalato una ricompensa: proprio ieri ho ricevuto un sms con il mitico authcode, utile per scaricare l’ormai celebre Green pass, che così è già tutto mio. Non che io abbia intenzione di darmi a divertimenti sfrenati fra ristoranti, eventi rabberciati alla meno peggio, sagre della cipolla o del rosmarino fritto e strane riunioni; al contrario, la mia vita procederà serenamente lungo i consueti binari della prudenza e della sobrietà, per cui il certificato di immunità resterà inutilizzato. Però ‘sto Green pass è una bella soddisfazione, considerando che se ne parla tanto e che fa discutere e litigare politici e cittadini, compresi negazionisti e complottisti, attualmente scatenatissimi su Faccialibro e social vari. 😆

Lettere, messaggi, spionaggio e vapore

Nel palazzo della mia infanzia viveva la signora Fernanda, di cui ho parlato più volte sul blog. Estroversa, scherzosa, chiacchierona e un po’ ingenua, amava raccontare vita, morte e miracoli delle persone che risiedevano nella nostra strada e in zone limitrofe. Era un specie di Gazzetta umana, insomma, la Novella2000 di via Savani. Va detto però che le sue chiacchiere non erano malevole, che la brava donna era in genere ben disposta verso tutti e che raccontava anche molti aspetti della sua biografia, senza filtri e senza limiti.

Un giorno, al colmo di uno dei suoi eccessi di apertura, la signora Fernanda disse candidamente a mia madre: “Ma è facile leggere la posta altrui: dalle cassette si riesce a prelevarla bene e poi basta mettere le buste delle lettere sul vapore, per aprirle”. L’ovvia conseguenza di questa esternazione fu una maggiore sorveglianza della nostra cassetta postale da parte di mia madre, fino a quel momento ignara del vizietto della nostra vicina.

Attualmente la simpatica tecnica del vapore come mezzo per lo spionaggio è sorpassata, perché le lettere sono quasi estinte, al pari delle cartoline. Con la rivoluzione delle comunicazioni e il possesso selvaggio di smartcosi e affini, l’unica via per carpire i segreti di amici, fidanzati/e, coniugi, parenti et similia consiste nel latrocinio rapido, cioè nella veloce sottrazione dello smartcoso nei rari momenti in cui il possessore se ne separa. Tizio corre al gabinetto dimenticando la sua preziosa tavoletta elettronica in cucina? Ecco la moglie/fidanzata/amica che piomba sull’oggetto con l’avidità di un rapace a digiuno da una settimana, e comincia a cliccare tutto il cliccabile alla ricerca di ogni tipo di sconcezza. Si narra di liti furibonde tra fidanzati e novelli sposi a causa di strani messaggini su Uozzappa o fotografie dalla provenienza ambigua. Amicizie interrotte, rotture varie e divorzi a causa di un uso disinvolto dei social sono destinati a moltiplicarsi.

Certo, il furto rapido e indolore dello smartcoso è inapplicabile ai vicini di casa: non è che si possa rubare il telefonino della vecchietta del terzo piano, o dello strafigo scapolo che incontriamo in ascensore due volte a settimana. E allora il pensiero torna agli intrallazzi caserecci dei bei tempi che furono, al pentolone pieno d’acqua sapientemente collocato sul fornello acceso dalla cara signora Fernanda e da tutte quelle come lei. Le immaginiamo nelle loro cucine, queste signore, col grembiule addosso e la lettera rubata in mano, in frenetica attesa dell’ebollizione della pentola; e poi, quando il vapore ha fatto il suo corso e la busta ha ceduto di schianto, le vediamo intente a decifrare la calligrafia del mittente, ignaro del triste destino della sua lettera, che però sarà di nuovo imbustata e ricollocata nottetempo nel suo luogo naturale, la cassetta del povero vicino gabellato senza pietà.

Ma insomma, vogliamo mettere il fascino del pentolone con quello del furto rapido di smartphone? Comunque la si pensi, un consiglio è d’obbligo: se si decide di darsi al furto di telefonini, lo si faccia almeno alla maniera di Arsenio Lupin, l’impareggiabile ladro gentiluomo. Con classe, disinvoltura, eleganza, spirito giocoso, ironia. E, dopo aver scoperto la sospettata nefandezza, si chiuda la relazione con garbo, perché è sempre meglio perderli/e che trovarli/e.

Merenda di primavera

Ogni tanto pubblico immagini di ricche colazioni e sontuose merende. Lo faccio animata da uno spirito di compensazione e da un sincero desiderio di emendarmi: di mattina, infatti, io sono più di là che di qua, non ho mai fame e quindi mi limito a trangugiare tè e qualche biscotto con aria affranta; per quanto riguarda invece la merenda, mi rifaccio durante il sabato, perché ho abbastanza tempo a mia disposizione per lasciarmi andare a questo rito così piacevole.

E poi oggi è mercoledì, un giorno strano, un giorno di passaggio, un giorno che non ho mai compreso e che continuo a non comprendere – e lo so che non è un problema. Ma in un giorno come questo, a maggio, col sole che sorride beato e le rose intente a custodire i giardini, a chi non piacerebbe trastullarsi adagio con una bella merenda?

Una passeggiata piacevole

La scorsa domenica, sotto un cielo così stinto da evocare frammenti di memorie autunnali, ho fatto una passeggiata lungo il parco che divide viale Muratori da viale Martiri. È uno di quei parchi che io definisco all’antica, perché è grande, pieno di bellissimi alberi e di normali panchine, a differenza di certi orrori sorti più di recente.

Il parco è una sorta di raccordo fra il quartiere Buon Pastore e il centro storico. Io lo raggiungo a piedi in dieci minuti. Qualche foto:

Passeggiata a Pasquetta

Cosa si può fare a Pasquetta, quando il sole splende in cielo e la primavera dispiega tutti i suoi freschi colori? Nonostante la monotona zona rossa e il freddo quasi invernale, non si può rinunciare a uscire. Sì, bisogna farlo vicino a casa, e così ho passeggiato in due parchi del mio quartiere.

Il primo è il mio preferito: ufficialmente si chiama Bonvi Park o parco Amendola Nord, ma io continuo a chiamarlo come facevo durante l’infanzia e l’adolescenza, cioè parco vecchio o parco di via Sassi, perché lo raggiungo percorrendo proprio questa via. Come ho detto, è il mio preferito perché è un sano parco all’antica, dall’aspetto vagamente selvaggio, pieno di grandi alberi, di panchine e tavoli di legno in posti strategici, ossia all’ombra, e di sentieri. Cosa c’è di tanto particolare in tutto ciò? Be’, non tutti i parchi sono così in questa città; al contrario, ve ne sono alcuni con pochi alberi, anche bruttini e spelacchiati, e molte panchine sotto al sole, ottime durante l’estate per farsi cuocere il cervello. Mi chiedo spesso chi sia stato il genio ad averli progettati così, ma tralasciamo questo discorso e concentriamoci sul parco Amendola Nord. Questa è l’entrata da via Sassi, col piccolo lago:

E adesso passeggiamo lungo qualche sentiero:

Adesso usciamo su viale Amendola, una delle strade più trafficate della città, un’autentica sciagura:

Ma basta attraversare il viale e ci troviamo subito al parco Amendola Sud. Questo parco è molto più giovane rispetto al precedente: non ricordo quando fu realizzato, ma ricordo con certezza che, non appena lo vidi la prima volta, rimasi molto delusa. Pur essendo molto grande e avendo due laghi, infatti, ha il difetto di avere troppe collinette senza alberi; in più, ci sono parecchi sedili ridicoli, rotondi e di cemento, scomodissimi ma gabellati per grandi novità, e spesso posti lontano dagli alberi. Però è un parco molto frequentato e ciò non mi stupisce, anche perché ci sono alcuni bar e i due laghi attirano chi ama pescare. Stamattina il parco era pieno di persone di tutte le età, compresi parecchi baldi umarells in riva ai laghi, intenti a socializzare e a parlare di pesci. Qualche foto:

Dopo aver attraversato tutto il parco, usciamo su via Panni. Qui passa la ferrovia lungo la quale viaggia Gigetto, il trenino che collega Modena a Sassuolo e che è fonte di rabbia per molti cittadini, che detestano doversi fermare ai passaggi a livello. Dalla foto s’intuisce che siamo quasi in campagna:

Da qui si possono intravedere le colline in lontananza:

Proseguendo lungo via Panni, si può svoltare a sinistra e poi camminare fino alla chiesa di Saliceta san Giuliano, in aperta campagna; ma oggi non ho osato farlo perché mi sarei allontanata troppo da casa.

Da via Panni torniamo indietro, ripercorriamo il parco Amendola Sud e poi usciamo sul viale per tornare finalmente al mio amato parco Amendola Nord. Eccolo di nuovo:

Sentieri che assomigliano a stradine di campagna, erba un po’ alta, fiori: questo è per me un vero parco.

E adesso torniamo a casa, a rinchiuderci nella solita tana. Con grande gioia, sulla via del ritorno ho incontrato Mia, una splendida gattona che vive vicino al mio palazzo e che è la cocca di tutta la strada. Grassa, molto socievole, chiacchierona – miagola spesso e corre incontro a tutti -, Mia è una vera delizia per gli occhi:

Sabato, passeggiata e centro storico

Questa mattina il clima mite mi ha spinta a passeggiare in centro storico con calma, e ne ho approfittato per scattare alcune foto. In genere mi piace fotografare quando non ci sono persone intorno; in centro, però, non è facile, specialmente il sabato, quando le vecchie strade della città sono prese d’assalto da persone in cerca di svago. Domani, poi, finiremo in zona arancione, per cui oggi i cittadini tendono a scatenarsi affollando bar e negozi. Va detto che per me, amante del silenzio e delle passeggiate solitarie, la zona arancione significa che potrò fotografare in piena libertà, perché il quartiere sarà semivuoto. Nell’attesa dunque di giornate più propizie, pubblico ora le immagini di alcune vie del centro storico.

Comincio da Rua Muro:

Passo poi in via Malatesta, parallela a Rua Muro:

Via Sant’Eufemia:

Giro a destra, lungo via Carteria:

Come si può vedere sopra, da via Carteria si sfocia in via San Giacomo. Proseguo lungo questa strada:

E la via si apre su Largo San Giacomo:

Proseguendo si arriva in corso Canal Chiaro:

Da qui vado alla chiesa di San Francesco, che ha il raro pregio di essere sempre aperta:

Esco e, di fianco alla chiesa, percorro Rua dei Frati Minori:

Per adesso mi fermo qui.

Febbraio, sabato e passeggiata

Questa mattina, al risveglio, ho trovato la neve, soltanto una lieve spruzzata sull’erba del parco e sulle automobili, ma abbastanza per ricordarmi che l’inverno è ancora qui.

Travolta da ingenuo ottimismo a causa del cielo azzurro e del sole, sono uscita da casa con un certo entusiasmo, pensando che avrei potuto fare una gradevole passeggiata; ma, appena uscita dal cancello del palazzo, sono stata investita da raffiche di vento gelido. Così ho preso l’autobus, il mio amato 6, che per fortuna è arrivato subito.

In centro storico mi sono limitata ad andare dalla mia fornaia di fiducia, in Largo degli Erri, e a controllare la mia cassetta postale, perché ho ancora la residenza in centro nonostante abbia cambiato casa. Ecco qui la mia vecchia strada, via Castel Maraldo, fotografata lo scorso dicembre in una triste giornata piovosa:

Dopo queste commissioni sbrigate molto rapidamente, sono andata con moto accelerato a prendere l’autobus in corso Duomo, per tornare subito a casa: il vento gelido non dava tregua e non avevo alcuna intenzione di diventare un ghiacciolo. Ne ho approfittato per fotografare la cattedrale romanica.

Anche questa volta, come lo scorso sabato, ho girato un breve video che mostra il percorso dal centro storico a viale Buon Pastore, percorso diverso rispetto a quello ripreso nel video precedente.

Il video è amatoriale e senza alcuna pretesa. Com’è facile intuire, può interessare soprattutto chi legge questo blog da molto tempo, ed è quindi curioso di vedere i luoghi che cito spesso nei miei post. Il video serve insomma a dare sostanza, a dare spessore concreto ai riferimenti sparsi sul blog.

Ho cominciato a girare il video in corso Canal Chiaro, in pieno centro storico. A un certo punto compare anche la chiesa di San Francesco. Finito il corso, l’autobus s’immette in piazzale Risorgimento e poi si ferma al semaforo: ormai siamo usciti dal centro. Al minuto 2:56, l’autobus comincia il percorso lungo via Carlo Sigonio; al minuto 4:12 svolta a destra in viale Buon Pastore e io scendo alla prima fermata. Il video s’interrompe bruscamente prima che io scenda, perché non ho voluto riprendere le altre persone presenti sull’autobus. La voce che si sente in sottofondo non è la mia.