Saluti da parte di persone sconosciute

Talvolta accadono fatti un po’ bizzarri. La scorsa settimana ho trascorso una giornata anomala, perché sono stata salutata più volte da persone sconosciute. Io ho risposto, è chiaro: in fondo, come si fa a rifiutare un saluto? Ma che stupore!

Mi successe anche due anni fa circa, in un tardo pomeriggio autunnale. In ogni caso è un’esperienza molto piacevole, anche se un po’ insondabile. Tra l’altro, ciò che la rende incomprensibile, è il fatto che tutti questi saluti siano avvenuti nello stesso giorno. Un po’ come le disgrazie, che avvengono tutte insieme. Solo che qui, per fortuna, si tratta di un avvenimento piacevole, sebbene poco significativo. Almeno in apparenza.

I piaceri della domenica

Dopo il tiramisù di ieri, mi è sembrato opportuno continuare con le delizie per la gola, ché certe abitudini sono benedette e guai a perderle. Crema chantilly e fragole per rallegrare la mia domenica:

Fra l’altro, mi viene in mente che non mangio bomboloni da parecchio tempo. Rimedierò senz’altro la prossima settimana, insieme alle frappe, ovvio, altrimenti a che serve il Carnevale?

San Geminiano: si riparte

Oggi è San Geminiano, patrono di Modena. Nel 2021, a causa della pandemia, fu annullata la tradizionale fiera che si tiene ogni anno in centro storico. Queste celebrazioni hanno un ruolo di grande rilievo nel consolidare il patriottismo civico e il senso di appartenenza alla comunità. Perciò, quando vengono annullate, provocano amarezza e un po’ di rabbia fra i cittadini. Quest’anno, invece, nonostante i contagi, si è deciso di ripristinare la fiera modificando un po’ la distribuzione delle bancarelle, in modo da non creare eccessivi assembramenti. Mascherina e green pass rinforzato come condizioni d’obbligo, naturalmente, e poi via alla festa in centro storico.

La cosiddetta normalità sembra fare capolino tra di noi.

Un pensiero

Un blog come questo, piccino e casalingo, disperso nell’immenso oceano di internet, ha un suo scopo, anch’esso molto modesto: dispensare un po’ di bellezza, declinata in tante forme. Bei colori, bei paesaggi, armonie di parole e di pensieri. Questo perché, ogni giorno, siamo soffocati da bruttezze di ogni tipo e volgarità e insipienza.

Dopo una settimana piena d’impegni, che purtroppo mi hanno tenuta lontana da questo blog, ricomincio a scrivere così, affermando il nostro bisogno di bellezza, di serenità, di dolcezza.

Sono quindici anni

Sono appena entrata nel blog e ho trovato gli auguri da parte di WordPress: Oltre il cancello, infatti, nacque esattamente quindici anni fa, il 12 gennaio 2007. All’epoca ne avevo un altro, di blog, e questo rappresentava soltanto uno svago fatto di estrema leggerezza, di pensieri semplici e quasi inconsistenti – un po’ come sedersi in un salotto e dire le prime cose che capitano, senza porsi problemi di profondità, quasi senza riflessione.

Ma poi Oltre il cancello è cresciuto ed è rimasto aperto e ha assunto toni e colori propri, una sua fisionomia, un suo spessore, tanto che a volte mi sembra che abbia una vita tutta sua, fatta di ore e di giornate particolari, e che mi aspetti quando sono immersa in altre faccende. Ogni tanto mi sembra addirittura che questo blog mi chiami o che mi rimproveri per qualche breve assenza. Ormai non oso neppure pensare di chiuderlo, perché mi sentirei in colpa – ma di fronte a lui, di fronte al blog che ormai è una creatura vivente a tutti gli effetti.

Non amo molto i compleanni, gli anniversari e le celebrazioni. Solo che quindici anni sono tanti, per un piccolo blog come questo, e allora qualcosa dovevo scrivere.

Passeggiata di fine anno

Ieri, nel tardo pomeriggio, mi sono lasciata sedurre dalla nebbia. Mentre il giorno si ritraeva in silenzio, sono andata incontro all’oscurità per salutare l’anno in procinto di dissolversi. La meta è stata il centro storico, perché desideravo vedere la cattedrale romanica avvolta dal velo della nebbia:

In questo periodo festivo, in Piazza Grande c’è un’installazione che proietta sulla cattedrale alcuni giochi di luci colorate. Ieri eravamo in tanti di fronte a questo spettacolo, nonostante il freddo invernale:

A un certo punto le luci sono diventate verdi e arancioni:

Poi sono comparse altre sfumature:

D’improvviso sono apparse immagini di statue:

E infine un trionfo di vivaci colori a fendere l’oscurità:

Sempre in centro storico, in piazza San Francesco, c’è un albero natalizio insolito. Chi non ha più vent’anni ricorda senz’altro quei deliziosi quadretti lavorati all’uncinetto con cui le nostre nonne facevano coperte e molto altro: sono le piastrelle “granny”, spesso elaborate con gli avanzi dei gomitoli di lana. L’albero della foto qui sotto è formato proprio da piastrelline all’uncinetto:

Tutti questi colori ci aiutano a tollerare l’aspra severità dell’inverno, a sfidare le sue tinte gelide e cupe, insegnandoci così l’importanza di reagire di fronte alla notte, al declino, alla sofferenza.

Intanto auguri, auguri per un 2022 sereno. Soprattutto, auguri per un anno nuovo senza troppi guai all’orizzonte. Un anno un po’ benigno, ecco, perché di questo abbiamo bisogno. 🙂

Medici canterini e narcisismi

Come tutti sanno, alcuni giorni fa Andrea Crisanti, Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco, un trio di onnipresenti medici televisivi, si sono esibiti con la canzone Sì sì vax, modulandola sulle note della celebre Jingle Bells natalizia.

Tale esibizione non mi stupisce, anche se – l’ammetto – forse non me la sarei aspettata da Crisanti, che a tratti, mentre cercava di cantare, appariva un po’ a disagio. Non mi stupisce, dicevo, lo scivolone canoro del terzetto delle meraviglie, perché il narcisismo medio di molti accademici, e di altri vari professionisti tutti votati alla carriera, è sconosciuto soltanto alle persone più ingenue. E se un narcisista finisce tutti i giorni in televisione, la frittatina è fatta: megalomania e mancato riconoscimento dei propri limiti diventano pane quotidiano.

Chiaro: la canzoncina maltrattata dai tre stonatissimi medici non può convincere i no-vax e i negazionisti a mutare le proprie opinioni; al contrario, può soltanto renderle più granitiche. Lo pensavano, i tre artisti, che avrebbero gettato discredito sulla categoria cui appartengono? No, non lo pensavano, perché il loro ego straripante li aveva confusi.

Aspettiamo di vederli a Ballando con le stelle, marciando a tempo di tango o di samba, magari insieme ai noti filosofi Cacciari e Agamben, ché così la pandemia sarà definitivamente sconfitta. Sì, sì.

A dicembre

Sono in ritardo con l’aggiornamento del blog e mi dispiace. Ma a volte capita che gli impegni si rincorrano con particolare frenesia, in una girandola di azioni e di corse che sembrano quasi infinite. Dicembre è spesso così, almeno per me. Mi sento una trottola impazzita e strana in attesa di un intervallo di calma.

In attesa di meglio, lascio qualche foto, debolissime tracce di alcuni miei passaggi in centro storico. La torre Ghirlandina in parte nascosta dalla nebbia:

In piazza Mazzini è comparso un presepe napoletano:

Poi farò un post decente, giuro.

Inverno e Natale

La settimana appena trascorsa è stata molto intensa, tanto che non ho potuto scrivere sul blog quanto avrei voluto. Ma adesso ricomincio e lo faccio pensando all’inverno.

L’inverno è arrivato con tutta la forza e la passione di cui è capace, e io mi sto abituando ai suoi toni freddi e ai paesaggi scabri che ci accompagneranno ancora a lungo. Qualche debole sfumatura autunnale è però ancora fra noi e ci rincuora, rendendo sopportabile la metamorfosi:

Adesso si tratta di entrare interamente nell’atmosfera più cupa dell’anno. In questo il Natale ci aiuta senz’altro, e ho intenzione di accettarlo così com’è, interamente, senza le solite cantilene lagnose sul consumismo e la festa che non è davvero tale e l’ipocrisia che l’attraversa. Tutto ciò non m’interessa, perché si arriva a un punto, nella vita, in cui occorrono alcune certezze, anche piccole, anche modeste, e il Natale è una certezza. Non m’importa demolirlo, non m’importa mostrarmi superiore, non m’importa rilevarne i limiti o difetti, che del resto appartengono a ogni creazione umana. Io amo i colori caldi degli addobbi, le luminarie, le immagini di Babbo Natale paffuto e sorridente, e anche certa iconografia ingenua e infantile disseminata ovunque in questo periodo. Amo tutto ciò perché rappresenta la parte migliore di me stessa, quella rimasta incorrotta nonostante il trascorrere del tempo e certe esperienze, nonostante il mio realismo e il mio disincanto.

Amo il Natale perché posso cercare, in esso, la mia parte bambina, il mio puer interiore, quella parte che non ho mai consentito a nessuno di violare, che ho difeso con grande tenacia. Ed è ancora lì, a dispetto di tutto e di tutti, e continuerò a difenderla finché avrò vita. Che il Natale sia con tutti noi.

Inverno, dicembre e colori: chiacchiere da salotto

Il freddo è arrivato tutto, intenso e sferzante come se fossimo già in pieno inverno. E allora via con maglioni, sciarpe, guanti e passi veloci sulle strade, passi velocissimi per affrontare il gelo col cipiglio giusto, come a dire guarda che non mi fai paura – ma è soltanto un modo per riscaldarsi e affrontare l’aria troppo pungente.

Si avverte anche il dispiacere per quei colori autunnali stupefacenti costretti a ritrarsi in fretta, il fuoco ardente della vita che si sta spegnendo davanti ai nostri occhi, e nulla possiamo fare per mutare questo ciclo. Nella tarda mattinata ho avuto il coraggio – è il caso di dirlo – di fare una rapida puntatina al Parco della Resistenza e ho trovato gli alberi in queste condizioni:

Restano ancora tracce scomposte della stagione autunnale, pennellate di giallo su uno sfondo via via sempre più tetro e spoglio, in un contrasto affascinante ma indefinibile. Per l’armocromia dicembre corrisponde all’inverno profondo e, in particolare, i primi quindici giorni del mese possono essere declinati come inverno profondo soft. Le persone che, per sottotono della pelle e colori di occhi e capelli, appartengono all’inverno profondo farebbero bene a scegliere una palette di colori scuri, intensi e abbastanza freddi, ma riescono a tollerare qualche traccia di calore, perché assomigliano proprio al mese di dicembre, quando cominciano a imporsi i colori freddi ma quelli autunnali non scompaiono completamente, come nella foto qui sopra. Siamo intimamente legati alle sfumature cromatiche delle stagioni, questo è certo e sorprendente.

Tralasciando ora l’armocromia, che consiglio comunque di approfondire, torno alla mia fredda mattinata in giro per la città. Dal Parco della Resistenza, ho avuto la forza per raggiungere il Parco di villa Ombrosa e fotografare il suo bellissimo viale ormai quasi spoglio. Anche qui restano alcune tracce autunnali, che consentono di abituarci adagio al mutamento della stagione:

Nel tardo pomeriggio di ieri, invece, mi sono divertita a passeggiare in centro storico, per lasciarmi cullare dall’atmosfera festiva:

In piazza Grande anche il Palazzo comunale si è vestito a festa:

L’atmosfera natalizia ha risvegliato la bambina che è in me. Sono stata investita, infatti, da un attacco d’infantilismo acuto e sono salita sul trenino che ogni giorno, in questo periodo dell’anno, trasporta i passeggeri lungo le vie del centro. Quest’anno, oltre ai soliti due euro, per viaggiare sul trenino occorre anche il Green Pass. Ecco l’interno ancora vuoto (poi si è riempito):

Il percorso è stato lungo e piacevole, e durante il viaggio abbiamo ascoltato tante canzoni natalizie, soprattutto quelle più tradizionali, che sono anche commoventi perché rievocano giorni lontani e persone che non sono più qui.

Adesso non mi resta che mutare la grafica del blog, come faccio sempre quando cambiano le stagioni. 🙂