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Estate, autunno e pensieri

Molti  anni  fa, a  quest’ora  soffrivo  pensando  che  agosto  se  ne  sarebbe  andato  presto  per  dissolversi  nel  mese  di  settembre, tempo  di  autunno  e  di  scuola, tempo  di  doveri  e  di  varie  oppressioni.

Anche  a  quell’epoca, il  passaggio  fra  agosto  e  settembre  mi  colpiva  sempre  con  forza. Percepivo  tutta  l’intensità  dell’estate – estate  che  sembrava  non  dover  morire – ma, nello  stesso  tempo, il  lento  avanzare  delle  ombre  s’insinuava  in  me  annunciando  la  stagione  che  sarebbe  venuta. In  genere, dopo  la  metà  di  settembre  le  prime  piogge  autunnali  mi  lasciavano  sempre  un  po’  amareggiata  e  stanca. Non  sentivo  ancora  quel  calore  avvolgente  che  invece  adesso  mi  circonda  ogni  volta  che  l’autunno  compare  con  le  sue  incertezze, i  suoi  muti  rancori, i  suoi  tanti  colori  vivaci  e  spenti, le  sue  gioie  e  i  suoi  pianti, il  suo  insondabile  mistero.

Al  di  là  di  ciò, e  scendendo  a  un  livello  decisamente  più  terra  terra, dell’autunno  amo  anche  la  possibilità  di  mangiare  una  grande  varietà  di  cibi  che, durante  l’estate, è  bandita  dalle  nostre  tavole: brodi, zuppe, minestroni, tortellini, ravioli  e  molto  altro  ancora  a  seconda  dei  gusti  personali.

Certo, l’estate  è  ancora  viva  più  che  mai  e, stando  alle  previsioni, il  caldo  non  ci  abbandonerà. Per  ora, quindi, possiamo  soltanto  accontentarci  di  pregustare  i  molti  piaceri, spirituali  e  materiali, che  una  stagione  generosa  come  l’autunno  sa  regalarci.

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Ricomincio con leggerezza

No, oggi  non  riesco  a  scrivere  seriamente. Dopo  aver  sopportato  tanto  caldo  e  dopo  troppe  notti  insonni, preferisco  un  approccio  scanzonato  e  un  po’  superficiale. Quindi, ecco  una  perla  di  saggezza  trovata  sul  web:

Buon  fine  settimana. 🙂

Come  ho  già  scritto  altre  volte, quando, durante  l’infanzia  e  l’adolescenza,  trascorrevo  il  mese  di  agosto  nella  casa  in  appennino, io  e  le  mie  cugine  ne  inventavamo  di  cotte  e  di  crude  pur  di  sollazzarci.

All’epoca  io  ero  dotata  di  molta  fantasia, tanto  che  una  volta, mentre  me  ne  stavo  seduta  a  guardare  le  mie  cugine  che  giocavano  a  tennis, mi  venne  l’idea  di  fare  la  radiocronaca  della  partita: cominciai  a  fingere  di  essere  una  giornalista  sportiva  e  iniziai  a  commentare  a  modo  mio – in  un  modo  molto  particolare –  ciò  che  vedevo. Il  risultato  fu  davvero  esilarante, con  le  mie  cugine  che  non  smettevano  di  ridere  sentendo  ciò  che  inventavo. In  sintesi, le  descrivevo  come  due  campionesse  famose  nel  mondo  intero  per  il  loro  look  stravagante  e  certi  vezzi, oltre  che  per  la  tecnica  di  gioco. Ripensandoci  ora, mi  stupisce  il  fatto  che, durante  questa  recita, non  mi  fermavo: parlavo, parlavo  e  parlavo  in  continuazione  senza  alcuna  incertezza, come  se  tirassi  fuori  da  un  cilindro  magico  ogni  parola  che  pronunciavo. E  questo  gioco  piacque  così  tanto  che, durante  altre  partite, le  mie  cugine  mi  obbligarono  a  replicarlo.

Ricordo  poi  che  un  giorno, dopo  ore  di  corse  e  trastulli  in  giardino, eravamo  particolarmente  annoiate. Era  il  tardo  pomeriggio  e  ormai  disperavamo  di  poter  arrivare  all’ora  di  cena  facendo  qualcosa  di  stimolante; ma  d’improvviso  arrivò  mio  nonno  che  ci  disse  di  voler  provare  un’automobile. Il  fatto  era  questo: mio  nonno  voleva  acquistare  una  macchina  e, proprio  in  quel  momento,  stava  per  fare  un  lungo  giro  di  prova  su  un’auto  ferma  sulla  strada, con  un  individuo  dentro  che  doveva  guidarla  per  mostrarne  tutte  le  presunte  qualità. Per  noi  fu  come  trovare  un’oasi  nel  deserto: immediatamente  seguimmo  mio  nonno, che  in  verità  ne  avrebbe  fatto  volentieri  a  meno, per  provare  la  suddetta  automobile. Ci  trovavamo, per  così  dire, in  tenuta  da  giardino, nel  senso  che  non  indossavamo  i  nostri  abiti  migliori  ed  eravamo  anche  un  po’  spettinate. Insomma, non  avevamo  un  look  adeguato  a  un  lungo  giro  in  macchina  con  uno  sconosciuto. Ma  non  ce  ne  curammo: corremmo  in  strada  come  tre  indemoniate, salimmo  in  macchina  sul  sedile  posteriore  e, tutte  allegre, partimmo  per  il  giro  di  prova  fingendoci  interessate  all’auto, della  quale  in  realtà  c’importava  meno  di  nulla. Però  durante  il  viaggio, per  darci  un  contegno, cioè  per  non  sembrare  tre  scellerate  in  cerca  di  una  gita  gratis, ogni  tanto  esprimevamo  un  (ehm) preziosissimo  parere  tecnico  sull’auto, sulla  sua  perfetta  stabilità  durante  le  curve ( sic!)  e  sul  bellissimo  rumore  del  motore (ancora  sic!). Ebbene, quel  viaggio  di  prova  fu  molto  divertente  perché, al  contrario  delle  nostre  aspettative, fu   lungo, tanto  che  tornammo  a  casa  dopo  le  venti, felicissime  di  aver  scroccato  una  bella  gita. Poi  mio  nonno  non  acquistò  l’auto, ma  intanto  la  gita  era  stata  fatta.

A  quell’epoca, nel  mese  di  agosto, l’ultima  cosa  che  avremmo  voluto  vedere  era  la  pioggia. Ma  in  montagna, prima  o  poi, anche  solo  per  un  giorno  la  pioggia  arriva. E  così, proprio  in  un  pomeriggio  malinconico  e  piovoso, mentre  eravamo  inquiete  alla  prospettiva  di  dover  restare  in  casa, la  mia  cugina  maggiore  ebbe  un’iniziativa: filò  in  cantina  e  prese  un’orrida  coperta, vecchia  e  persino  un  po’  bucata, che  mio  nonno  aveva  intenzione  di  gettare  via. Con  questa  coperta  color  melanzana  e  tre  bastoni   corremmo  in  giardino  e  lì, su  uno  dei  due  prati  in  cui  c’erano  cipressi  e  piccoli  abeti, piantammo  i  bastoni  e  creammo  una  specie  di  tenda. Sedute  sul  prato  bagnato  sotto  la  tenda, cioè  sotto  l’orrida  coperta  vecchia  destinata  alla  spazzatura, ci  sembrò  di  rivivere: la  pioggia  non  era  più  una  nemica  ma  un’occasione  per  divertirci. Tralascio  di  descrivere  lo  stato  dei  nostri  abiti  dopo  questa  incauta  avventura, visto  che  si  può  immaginare  con  facilità. Però  fummo  molto  soddisfatte  perché, nonostante  il  grigio  e  la  pioggia, eravamo  riuscite  a  starcene  per  un  po’  all’aperto.

Ebbene  sì, il  forno  è  in  funzione  a  pieno  regime: agosto, infatti, è  iniziato  con  temperature  estreme. L’unico  dato  positivo, per  così  dire, è  il  silenzio  che  caratterizza  buona  parte  delle  giornate, un  silenzio  dovuto  al  fatto  che  molti  sono  già  in  vacanza  e  quindi  la  città  è  più  tranquilla.

Da  ragazzina, in  questo  periodo  ero  già  in  montagna  e  quindi  al  riparo  dal  terribile  clima  della  pianura. In  appennino, anche  durante  i  giorni  più  caldi  non  sapevamo  cosa  fosse  l’afa  e  comunque, di  sera  e  di  notte, si  stava  bene, si  respirava, si  poteva  dormire. Riandando  con  la  memoria  a  quel  periodo, mi  vengono  in  mente  alcuni  passatempi  con  cui  io  e  le  mie  cugine  riempivamo  le  nostre  lunghissime  giornate. Come  ho  scritto  altre  volte, quando  si  è  così  giovani  e  pieni  di  vitalità, e  ci  si sente  travolti  da  quel  senso  di  piena  libertà  che  soltanto  l’estate  sa  regalare, ogni  occasione  è  buona  per  divertirsi, fare  sciocchezze, inventarsi  qualche  novità. E sì, anche  per  restare  vittime  della  cretinite. La cretinite, a  una  certa  età  e  in  alcune  occasioni, diventa  quasi  inevitabile.

Ricordo  che  una  sera  andammo  a  passeggiare  lungo  un  bellissimo  sentiero. Non  eravamo  sole, io  e  le  mie  due  cugine, ma  c’erano  con  noi  amici  e  amiche. Era  buio, era  fresco  ed  era  davvero  un  piacere  camminare  avvertendo  l’intenso  profumo  dell’erba. Improvvisamente, giunti  abbastanza  vicini  al  punto  in  cui  il  sentiero  si  allargava  in  una  sorta  di  piccola  piazzola, ci  accorgemmo  della  presenza  di  un’automobile  ferma. Probabilmente  si  trattava  di  una  coppietta  in  cerca  di  solitudine; ma  il  buio  e  la  lontananza  da  casa  ci  fecero  immaginare  scenari  molto  inquietanti, spingendoci  a  una  reazione. Fu  così  che  qualcuno  propose  di  “difenderci”  cantando; allora, con  voci  forti  e  sicure, cominciammo  a  intonare: “Allaaarmi! Allaaarmi! Allarmi  siam  fascisti, terror  dei  comunisti!”. Questo  canto  sortì  subito  l’effetto  sperato: dopo  pochi  secondi  si  sentì  una  bella  sgommata  e  la  macchina  filò  via  in  fretta, mentre  noi  sghignazzammo  senza  remore  per  questa  fuga  tanto  repentina. Naturalmente  nessuno  di  noi  era  fascista, per  carità; si  trattava  soltanto  di  cretinite  acuta, effetto  del  buio, della  situazione  e  del  desiderio  di  divertirci, ossia  di  fare  qualche  marachella.

Ma  a  chi  non  è  mai  capitato  di  fare  e  dire  sciocchezze  nelle  splendenti  giornate  estive  dell’estrema  gioventù?

 

Mi  dispiace  essere  stata  assente  per  alcuni  giorni: amo  aggiornare  il  blog  spesso  e  detesto  lasciarlo  in  stato  di  quasi  abbandono. Ma  luglio  ha  sempre  questo  effetto  negativo  su  di  me: vorrei  scrivere  ma  poi  rimando, infastidita  dal  caldo, dall’atmosfera  opprimente  causata  dalle  persiane  chiuse  e  da  questa  sensazione  di  attesa  che  mi  pervade  e  un  po’  mi  lascia  inquieta.

Le  previsioni  del  tempo  sono  tremende, almeno  per  l’Emilia-Romagna: sembra  che  la  prossima  settimana  sfioreremo  i  40°. Mi  auguro  che  sia  l’ultima  ondata  di  calore  di  questa  maledetta  estate  rovente. In  ogni  caso, sono  molto  contenta  perché  luglio  sta  per  finire, per  dissolversi, per  sparire.

Ecco, intanto ho  spezzato  il  silenzio  di  queste  interminabili  giornate; e  fra  poco  tempo  pubblicherò  un  vero  post.

Elogio del silenzio

D’estate, quando il primo pomeriggio è un affanno di luce e di calore, il silenzio è conforto, abbraccio affettuoso e speranza.

Ma in ogni stagione il silenzio è un amico. D’autunno, quando il giorno è un fiore stanco che appassisce adagio, il silenzio diventa  racconto: segreti, emozioni, pensieri sopiti riemergono e invocano attenzione. Il silenzio, allora, è uno stimolo, un suggerimento, un sentiero da percorrere per sapere, per conoscere, per comprendere.

D’inverno, invece, quando l’oscurità sembra una condanna senza fine, il silenzio perde quell’immancabile velo di mistero che l’avvolge durante l’autunno, e diventa impegno, insegnamento, possibilità di resistenza, rigore.

In primavera, quando il cielo è vivace e scherzoso, e la luce trionfa sulle ombre con qualche insicurezza, il silenzio è una pausa  serena, un breve intervallo per riposare, sognare, inventare nuove trame, immaginare l’estate che verrà.

Tra i fiori del giardino

Vorrei  scrivere  molto, vorrei  scrivere  a  proposito  di  vari  argomenti, ma  preferisco  evitare  di  trasferire  sul  blog  i  miei  attuali  umori  che, dato  il  clima  rovente –  38  gradi  circa -, non  sono  inclini  all’entusiasmo  più  sfrenato.

E  allora  lascio  un’immagine  quieta, rassicurante, serena.

Silvestro  Lega, Tra i fiori del giardino, 1862.