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Il freddo invernale è arrivato e, con esso, l’atmosfera natalizia ha invaso la città: alberi, addobbi, luci, mercatini, trenino e pista di pattinaggio su ghiaccio sono tutti elementi destinati, come ogni anno, a creare il clima festivo che accompagna il mese di dicembre e che rallegra il centro storico.

L’inizio dell’inverno è sempre il principio di una nuova stagione, di nuovi toni e di nuovi umori, e l’autunno, con la sua agonia, ci ha preparati a questo mutamento. Anche il blog oggi è cambiato, ha mutato i  suoi vecchi, bellissimi abiti autunnali per rivestirsi di altri panni, quelli adatti a dicembre e al Natale. E sono nuovi colori, caldi, brillanti, intensi, sebbene privi della indecifrabile complessità delle sfumature autunnali.

Per me, dicembre inizia con una piccola novità: il mio amatissimo computer – quello da cui ora sto scrivendo – sta per andare in pensione. Poverino, ha lavorato moltissimo, mi ha assistita con pazienza, tenacia e complicità, ma ormai è molto stanco: è lento e non è più in grado di sostenere il peso di un antivirus. Da una settimana, ormai, sto navigando senza protezione: solo in questo modo, infatti, il mio computer riesce a connettersi alla rete. Malattie della vecchiaia, insomma.

Il tecnico, che ho contattato giorni fa, mi sta preparando un bel portatile ed è in attesa dell’hard disk di questo pc per trasferire tutti i miei file sul computer nuovo. Domani mattina, quindi, spegnerò per sempre il mio amato compagno di tante avventure. Non so quanti giorni trascorreranno prima che io possa avere il computer nuovo: considerando che venerdì è festa e poi arriva il week-end, tendo a pensare che potrò ricominciare a scrivere sul blog la prossima settimana.

In ogni caso, non bisogna preoccuparsi: tornerò senz’altro a incombere sui miei lettori nell’arco di pochi giorni. 😀

I pomeriggi continuano ad accorciarsi, mentre il freddo lambisce le strade e novembre non cela più la sua tristezza. Il lento sfaldarsi dell’autunno, con le sue nebbie, le sue mattine gelide e le sue tante piogge, è un venir meno silenzioso, destinato a sfuggire agli sguardi più distratti: troppo austero e dignitoso per colpire, troppo cauto e riservato per farsi amare. Ma in questi pomeriggi dalla luce rarefatta, in queste sere che giungono in fretta ad attutire voci e pensieri, vi è una bellezza indefinibile, quasi ci si trovasse a un confine: si dissolve una stagione ed è un abbraccio infinito con l’altrove.

Scorcio d’autunno

Il  freddo  intenso  ha  fatto  la  sua  comparsa: in  appennino  la  neve  è  alta  e  qui  in  pianura  le  mattine  e  le  notti  sono  gelide. Eppure  l’atmosfera  resta  autunnale: quando  le  giornate  sono  quiete  e  luminose, camminare  lungo  i  viali  ancora  ricoperti  di  foglie  dorate  diventa  poesia, una  poesia  calata  nella  banalità  del  quotidiano. Ed  è  questa  la  magia  dell’autunno, quella  magia  che  le  altre  stagioni  non  possono  vantare: l’autunno, generoso, riesce  a  trasformare  persino  la  via  più  insignificante  e  l’angolo  più  oscuro  in  uno  scorcio  indimenticabile.

La morte nel villaggio

Trama

A  St.  Mary  Mead, quieto  villaggio  della  campagna  inglese, viene  ucciso  il  colonnello  Protheroe, un  uomo  arrogante  e  molto  avaro. Il  cadavere  del  colonnello  è  rinvenuto  nella  biblioteca  del  vicario  del  paese, Leonard  Clement. Ben  presto  l’assassino  si  costituisce: si  tratta  del  pittore  Lawrence  Redding, che  ha  una  relazione  con  la  moglie  di  Protheroe. Quando  sembra  che  il  caso  sia  risolto, emergono  però  molti  dubbi: il  racconto  del  pittore  non  convince  gli  investigatori, perché  presenta  alcuni  lati  oscuri  e  sembra  non  accordarsi  con  le  tempistiche  del  delitto. Il  giovane  viene  quindi  rilasciato  e  la  vicenda, almeno  in  apparenza,  si  complica. Ma  grazie  alla  presenza  di  Miss  Marple, innocua  vecchietta  dedita  al  lavoro  a  maglia, al  giardinaggio  e  al  pettegolezzo, il  mistero  viene  svelato.

Commento

Pubblicato  nel  1930, La  morte  nel  villaggio  è  il  primo  romanzo  di  Agatha  Christie  in  cui  compare  la  figura  di  Miss  Marple. La  vicenda  viene  raccontata  attraverso  il  punto  di  vista  del  vicario  Leonard  Clement; ciò  significa  che  il racconto  di  tutti  gli  eventi  e  le  riflessioni  su  di  essi  sono   influenzati  dalla  personalità  del  vicario, un  uomo  dotato  di  notevole  ironia  e  autoironia, elementi  che  conferiscono  al  romanzo  un  tono  vagamente  scanzonato.

Come  sempre   avviene  nelle  opere  della  Christie, anche  qui  compaiono  numerosi  personaggi. In  alcuni  casi  sono  figure  appena  abbozzate  o  caratterizzate  in  modo  superficiale, mezzi  utili  a  creare  una  certa  suspense  e  a  complicare  l’intreccio  attraverso  una  fitta  rete  di  sottotrame  o  di  piccoli  misteri. Del  resto, si  tratta  di  un  espediente  tipico  della  Christie,  un  espediente  che, a  mio  parere,  costituisce  anche  il  limite  più  evidente  della  sua  produzione  letteraria, perché  a  volte  dà  luogo  alla  creazione  di  personaggi  privi  di  autentico  spessore  psicologico, a  situazioni  poco  realistiche  e  a  troppi  colpi  di  scena  fini  a  se  stessi.

Al  di  là  di  ciò, in  quest’opera  il  dato  interessante – quello  che  spicca  su  tutto –  è  l’impietosa  e  acuta  descrizione  di  alcuni  personaggi. Come  si  è  detto, è  il  vicario  del  paese, Leonard  Clement, a  raccontare  gli  eventi,  e  lo  fa  dal  suo  punto  di  vista, con  sottile  e  persistente   ironia  e  senza  alcuna  indulgenza  per  nessuno, neppure  per  se  stesso. Il  romanzo  è  dunque  ferocissimo  perché  nessuno  si  salva, neppure  il  narratore  e  Miss  Marple: ciascuno  ha  le  proprie  manie, i  propri  limiti, le  proprie  cattiverie  più  o  meno  segrete, i  propri  pensieri  inconfessabili, le  proprie  meschinità. Solo  che  tutto  ciò  viene  narrato  con  garbo, con  disinvoltura, quasi  con  leggerezza. Probabilmente  è  questo  il  pregio  maggiore  de  La  morte  nel  villaggio, ossia  la  capacità  di  mostrare  i  lati  peggiori  della  natura  umana  in  maniera  molto  scorrevole  e, a  tratti, divertente.

Qualche  anticipazione

Miss  Marple  entra  in  scena  per  la  prima  volta  a  casa  del  vicario. Qui, insieme  ad  altre  donne, è  stata  invitata  per  un  tè  da  Griselda, la  giovane  moglie  di  Leonard  Clement. Ed  è  Leonard, il  narratore, a  dire: Miss  Marple  è  una  vecchietta  coi  capelli  bianchi  e  dai  modi  sempre  molto  timidi  e  mansueti. La  signora  Wetherby  è  un  misto  di  miele  e  aceto. Miss  Marple  è  certamente  la  più  pericolosa  delle  due.

Nel  corso  del  tè  e  dei  tanti  pettegolezzi  che  l’accompagnano, la  pericolosa  Miss  Marple  dispensa  perle  di  saggezza  e, soprattutto, dichiara: «Caro  vicario, lei  non  è  abbastanza  uomo  di  mondo. Temo  che  osservando  la  natura  umana  per  molto  tempo, come  ho  fatto  io, si  arrivi  a  non  fidarsene  troppo. Ammetto  che  le  chiacchiere  e  i  pettegolezzi  possono  essere  nocivi  e  poco  caritatevoli, ma  molto  spesso  sono  anche  veri, non  le  pare?». Miss  Marple, insomma, è  una  vecchia  arpia  dotata  di  grande  buon  senso, esperienza, lucidità  e  disincanto, tutte  caratteristiche  che  le  consentono  di  risolvere  misteri  più  o  meno  complessi. Perché, come  lei  stessa  afferma  più  volte  nel  romanzo, la  natura  umana  è  quella  che  è. Compresa  la  sua.

Ma  anche  il  vicario, accusato  da  Miss  Marple  di  non  essere  abbastanza  uomo  di  mondo, ha  le  sue  pecche. Verso  la  fine  dell’opera, infatti, Clement  trova  un  suo  collaboratore  agonizzante  e  non  chiama  alcun  aiuto. Quando  il  colonnello  Melchett,  incaricato  delle  indagini,  gli  chiede  perché  mai  non  abbia  chiamato  il  dottore, Leonard  Clement  commenta  così: per  fortuna  Melchett  non  sospetta  mai  che  uno  possa  avere  idee  differenti  dalle  sue. In  altre  parole, soccorrere  un  moribondo  è  soltanto  questione  di  gusti  personali. Basta  questo  a  far  comprendere  la  sottile  ferocia  che  percorre  tutto  il  romanzo.

A  chi  è  consigliato: a  chi  ama  svagarsi  con  i  gialli, senza  eccessive  pretese, ma  vuole  anche  immergersi  in  una  narrazione  ricca  di  ironia  e  scorrevole. Forse  è  uno  dei  migliori  romanzi  della  Christie.

A novembre

L’autunno  assume  ora  un  tono  solenne, sebbene  privo  dell’opprimente  severità  invernale. Le  incantevoli  armonie  di  ottobre, raro  equilibrio  di  serenità  e  di  tristezza, vengono  meno  per  lasciare  spazio  a  ombre  più  scure, a  nebbie  più  dense, a  cieli  più  tetri.

I  pomeriggi  si  accorciano  di  giorno  in  giorno, le  foglie  cadono  incessantemente, le  piogge  diventano  quasi  ossessive. L’autunno, ormai,  non  può  più  celare  la  sua  lentissima  agonia:  è  il  momento, questo, di  un  profondo  desiderio  di  raccoglimento. E, mentre  scende  la  sera, a  invaderci  è  soltanto  un  indescrivibile  senso  di  pace.

Ora l’autunno

Questa  mattina  il  cielo  era  soltanto  uno  sguardo  triste  e  inquieto; poi, quasi  d’improvviso,  è  arrivato  il  sole, il  sole  di  ottobre  con  la  sua  dolcezza – e  quell’atmosfera  che  parla   soltanto  di  quiete  e  di  poesia.

Ora  il  pomeriggio  sta  declinando  e, fra  poco,  la  sera  ammorbidirà  i  contorni  delle  case  e  delle  strade. L’autunno  è  ormai  un  cammino  incessante  verso  ombre  più  scure  e  brividi  più  intensi.

Dopo la pioggia

Ottobre  è  l’autunno  privo  di  asprezza, l’autunno  che  non  conosce  rancori, che  non  sa  offendere, che  non  può  ferire. Ottobre  non  è  mai  crudele. Persino  dopo  la  pioggia, quando  il  mondo è  un  garbuglio  di  colori  spenti – sbiadito  acquerello  senza  forma  né  consistenza – ottobre  è  la  quiete  ritrovata, la  pace  assoluta  lungo  viali  trasognati  e  stanchi, immobili  spettatori  di  passi  furtivi, di  pensieri  incerti  e  di  foglie  che  stentano  a  morire.