Lettura romantica

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Leggere  tranquilli  all’aperto, in  una  mite  giornata  di  primavera, quando  la  dolcezza  del  sole  e  dell’aria  si  fondono  in  un  abbraccio  silenzioso  per  inondarci  di  tepore, per  accarezzarci, per  regalarci  qualche  sogno – ancora, nonostante  il  disincanto.

Leggere  sereni  all’aperto, senza  temere  lo  scorrere  delle  ore, il  declino  del  pomeriggio, la  sera  che  verrà. Sapendo  che  non  sono  giorni  di  pioggia, questi, non  sono  giorni  di  cielo  irritato  e  dispettoso, di  nuvole  impazzite, di  sospiri  trattenuti  a  stento.

Sono  invece  preziosi  giorni  di  quiete, giorni  di  luce  obliqua  tesa  ad  afferrare  l’infinito – e  a  sussurrare  parole, poesie  e  canti  che  si  credevano  perduti.

(Nell’immagine  il  dipinto  Lettura  romantica, di  Silvestro  Lega)

Magico ottobre

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Questa  è  una  giornata  d’ottobre  bellissima: c’è  il  sole, l’aria  è  fin  troppo  mite  e  tutto  sembra  avvolto  da  un’atmosfera  incantata. Nonostante  la  luminosità, infatti, si  avverte  un  senso  di  lento, lentissimo  declino,  tipico  della  stagione  autunnale. Il  pomeriggio  scorre  adagio, immerso  in  una  calma  raramente  interrotta  da  voci.

In  città, si  cominciano  a  vedere  i  colori   propri  di  ottobre: cespugli  rossastri  e  foglie  ingiallite, insieme  però  a  tanto  verde.  Ottobre  è  così, arcano  e  magico, con  sfumature  a  volte  inafferrabili. È  un  mese  che  evoca  sempre, in  me, il  pensiero  di  case  vecchie, dalle  mura  solide  e  molto  spesse,  case  che  sembrano  sottratte  all’inarrestabile  divenire  del  tempo, quasi  destinate  a  sopravvivere  sotto  qualsiasi  cielo  e  a  qualsiasi  condizione, come  isole  quiete  in  un  mondo  troppo  frenetico  e  mutevole. Case  mute  eppure  in  grado  di  comunicare, di  raccontare  storie, di  svelare  segreti.  Case  circondate  da  giardini  silenziosi  e  complici, talvolta  un  po’  cupi – come  nei  giorni  scuri  di  pioggia  e  di  inquietudine. Come  nei  pomeriggi  avvolti  dalla  malinconia  della  nebbia  autunnale  e  dei  ricordi.

Prezioso autunno

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Ed  è  il  primo  giorno, il  primo  giorno  d’autunno. Il  sole  splende  di  allegria,  ma  è  un’altra  stagione – intensa, vibrante, arcana.

È  lo  scivolare  adagio, con  sottile  compiacimento, verso  pomeriggi  ancora  luminosi  ma  incerti, densi  di  memorie  e  d’indecifrabili  sospiri – pomeriggi  fragili  e  insicuri,  ma  orgogliosamente  vivi. È  il  procedere  sinuoso  verso  le  ombre  senza  provare  alcun  timore, senza  desiderare  altro  se  non  fondersi  con  l’aria  fredda  e  malinconica, con  le  foglie  smarrite  al  vento, col  cielo  che  diventa  metallo. È  il  pensiero  limpido  e  fermo  di  quel  che  eravamo, di  ciò  che  non  è  più, dello  spegnersi  lento  e  poi  rinascere  nonostante  la  nebbia.

E sarà

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Oggi  è  stata  la  prima, vera  giornata  autunnale: un  autunno  appena  accennato, molto  schivo, silenzioso, cauto  come  soltanto  lui  sa  essere.  Cielo  grigio, pioggia  sottile, aria  fresca: niente  più  di  questo.

E  allora  sarà  un  declinare  lento  e  pensoso, sarà  uno  sprofondare,  a  poco  a  poco  e  senza  asprezze, nell’insondabile  oscurità  dell’inverno. Saranno  la  fine  e  l’inizio, sarà  un  coinvolgimento  appassionato  e  morboso, saranno  parole  che  non  ho  mai  detto.

 

Passeggiata a novembre

Nebbia. Non  potrebbe  essere  più  novembre  di  così: l’aria  opaca, quasi  densa, e  le  foglie – un’invasione  di  foglie. Le  foglie  sulla  città, le  foglie  protagoniste  della  scena, le  foglie  a  ricoprire  viali  silenziosi.

Si  prova  un  istintivo  senso  di  rispetto  di  fronte  agli  alberi  che  perdono  le  foglie: ci  si  sente  fortunati  spettatori  d’una  irripetibile  magia. Capita  ogni  anno, ma  è  sempre  la  prima  volta. Quello  stupore  commosso, quel  respiro  affannoso, quello  sguardo  stupito  non  cambiano  mai – come  di  fronte  a  un  miracolo.

Nebbia. Cammino  lentamente  e  cadono  foglie  gialle, una  dopo  l’altra, meste  eppure  vive.  Cadono  e  ardono  dal  desiderio  di  farsi  ammirare- perciò  si  vestono  dei  toni  più  belli; cadono  e   scelgono  di  morire  con  grazia  e  dignità, danzando  nell’aria, cancellando  il  grigio  scialbo  delle  strade  tutte  uguali. Mi  fermo: devo  ascoltare  l’assenza  di  voci,  mentre  gli  alberi  fissi  ricordano  e  sanno. Ma  non  possono  parlare.

D’improvviso

Oggi  è  diverso. Oggi  è  davvero  autunno: il  grigio, sebbene  non  troppo  cupo, è  intenso,  e  l’aria  umida  lascia  indovinare  il  freddo  che  verrà. Ma  l’atmosfera  è  sospesa  e  d’improvviso  il  cielo  appare  più  chiaro, come  se  volesse  scusarsi  per  il  suo  malumore. Ottobre  sa  essere  cortese  persino  quando  è  colmo  di  dolore.

Grigio d’estate


Certe giornate sono poesie regalate dal cielo. L’aria, che ormai sembrava un ricordo remoto, è una carezza che sa di malizia e di tenero incanto.

Poi scende la sera, una sera di quiete e sereni abbandoni. È il grigio d’estate che offusca i ricordi, è il grigio d’estate che incatena i ricordi.

Scrivere


Non è facile. Richiede concentrazione, impegno, isolamento, pazienza, sforzo, riflessione. A volte comporta anche frustrazione, perché il risultato finale non è quello desiderato. Eppure, per amore, si fa.

Mai come in questo caso è vero che l’amore vince su tutto. Quando si ha questa passione nel sangue, quando la si avverte dentro di sé in maniera prepotente, si supera qualsiasi ostacolo, qualsiasi fatica, qualsiasi dolore. Per alcuni scrivere è una necessità vitale, come l’aria che si respira e senza la quale sarebbe impossibile andare avanti.

Per alcuni, i fogli bianchi sono sempre un invito al quale è difficile sottrarsi. Trovarli poi d’improvviso, dimenticati in qualche cassetto impolverato e aperto per errore, è un regalo emozionante, quasi un segno del destino: è come se quei fogli avessero atteso a lungo, celandosi volentieri allo sguardo superficiale del mondo, solo per offrirsi a chi li ama davvero.

(In foto il dipinto Bambina che scrive, di Telemaco Signorini)

Pausa d’inverno


Una magia strana pervade questi giorni di passaggio fra Natale e Capodanno: sono giorni sospesi, svagati e talvolta lenti; sono giorni di pensieri rarefatti e stanchi, sono una pausa necessaria e un’occasione di speranza.

Nonostante l’aria gelida, il sole accompagna questo pomeriggio di silenzio e di muta attesa. Sarà la nebbia a invadere le strade per cancellare ogni traccia della realtà.