Stagioni e saggezza esistenziale

Accadde tanti anni fa, quando frequentavo le scuole elementari. In una fredda mattina di novembre, presi un quaderno e cominciai a descrivere tutti i mesi dell’anno per mezzo di disegni e frasi o frammenti di frasi. Dei disegni, ricordo soltanto una sciarpa colorata che, nella mia immaginazione infantile, rappresentava una delle caratteristiche fondamentali di novembre, insieme a un ombrello. E così, per un’intera mattinata di un giorno festivo, mi divertii a definire mesi e stagioni ricorrendo a colori e a pensierini sparsi.

Oggi, ripensandoci, mi accorgo che questo blog è la riproposizione, in forme diverse, di quel piccolo svago di tanti anni fa, uno svago che rispondeva a un’esigenza profonda, a un modo di afferrare la realtà e d’interpretarla che non è svanito col tempo, ma si è riaffermato ora in tutta la sua urgenza. Perché nel corso degli anni tutti noi cambiamo, è vero, ma la nostra essenza più profonda non va perduta.

Parlare delle stagioni non è soltanto un’occasione per suscitare emozioni, ricordi e fantasie. Il flusso delle stagioni è parte integrante del mondo della natura, di cui noi siamo frammenti; osservare le stagioni, allora, significa anche osservare se stessi e comprendere molto di ciò che si è.

Dalle stagioni possiamo ricavare numerosi insegnamenti sul modo migliore per compiere il viaggio della vita, pericoloso, ambiguo, irto di complicazioni ma affascinante.

Primavera: inizi, entusiasmo, semplicità

La primavera è il principio, il necessario inizio, perché, si sa, tutto comincia. E l’inizio reca con sé grande entusiasmo, un’energia istintiva e un po’ scomposta. La primavera è il camminare incerto fra timori e curiosità, fra l’osare e il trattenersi, tra l’andare avanti e il tornare bruscamente indietro. Ne sono prova le giornate miti e serene che d’improvviso si fanno cupe, il sole alto che si ritrae di colpo a causa della pioggia, il caldo e il freddo che si rincorrono in maniera caotica.

Il grande insegnamento della primavera è il valore della semplicità, rappresentato dai suoi fiori di campo, bellissimi e modesti, e dai suoi colori freschi, vivi e un po’ ingenui. Basta poco per essere felici: il cielo sereno, un bel campo verde, un albero rigoglioso, le margherite, il rumore della pioggia sui tetti. Non occorre affannarsi a cercare lontano: è tutto lì, davanti ai nostri occhi.

Estate: divertimento, spensieratezza, eccesso

L’estate è un desiderio profondo, una necessità cui non si sfugge: è la voglia di abbracciare il mondo senza riserve, di divertirsi, di fare baccano, di tralasciare imposizioni e doveri. L’estate è il giorno che vince sulla notte, il vivere randagio a scapito della permanenza, l’insofferenza alle regole, lo scherzo e la follia di una serata magica. L’estate è la giovinezza dopo l’adolescenza, il calore intenso delle passioni che bruciano fino a consumarci, la presunzione del sentirsi immortali, il bisogno di esagerare. L’estate è ostentazione, vacanza, senso di onnipotenza che sa trasformarsi in crudeltà.

L’estate c’insegna il valore del mondo esterno e della fisicità. C’è un momento in cui bisogna uscire nel mondo, osare, scontrarsi con esso, fare qualche follia. E non pensare troppo.

Autunno: introspezione, mistero, complessità

Ormai il mondo si è svelato, con le sue luci abbaglianti e le sue pochezze. Così, il fuoco dell’estate è destinato a spegnersi adagio, giorno dopo giorno. Scompaiono superficialità e ardori momentanei, e subentra la riflessione, lenta ma decisiva. L’autunno è il ripiegarsi per capire, chiedere spiegazioni, cogliere sfumature e differenze. È il piacere intenso dell’introspezione, ma senza severità, è il senso profondo del mistero che ci avvolge tutti, la vita indissolubilmente legata alla morte e la sensazione che non è tutto qui e ora. Adesso si cominciano a chiudere alcune porte e ad apprezzare le ombre, la nebbia, le distanze.

L’autunno c’insegna il valore della complessità. Dopo l’ebbrezza del mondo esterno, è indispensabile rientrare in se stessi e soffermarsi a capire, senza stancarsi, andando fino in fondo.

Inverno: severità, rigore, autosufficienza

Con l’inverno tutto è ormai compiuto: l’introspezione ha portato i suoi frutti, la comprensione è definitiva, le incertezze sono scomparse. Il freddo è molto intenso, i giorni sono scuri: adesso bisogna difendersi. L’inverno è rigore, severità, giudizio tagliente e senza appello, decisione irrevocabile. Non si può più procrastinare. È il momento di bastare a se stessi, di affilare le proprie armi, di preparare strategie per non farsi trovare impreparati.

Bisogna liberarsi di tutto ciò che è inutile e che impedisce di procedere, bisogna fare pulizia e conservare soltanto l’essenziale, per camminare senza fardelli. Tutto è chiaro e affilato come una lama lucente, che ci chiede di tagliare, tagliare subito e senza tentennamenti. Ora le porte sono davvero tutte chiuse.

L’inverno c’insegna il valore dell’autosufficienza, che è la condizione indispensabile per vivere senza farsi troppo male. Per essere sereni a dispetto di tutto.

Nel dormiveglia

Stamattina mi sono svegliata in modo strano e anche un po’ divertente. La luce di aprile filtrava con allegria nella stanza mentre io stavo sognando, pur non essendo del tutto addormentata: ero immersa nel classico dormiveglia, intontita, ancora in un’altra dimensione, incapace di alzarmi eppure conscia di doverlo fare.

A un certo punto mi sono chiesta: ma che giorno è oggi? Deve essere venerdì. E intanto sognavo, sognavo di affacciarmi a una finestra di questa casa e di vedere un panorama meraviglioso, il verde intenso delle montagne in una radiosa mattina di primavera. Il paesaggio era molto simile a quello che mi accoglieva ogni giorno, molti anni fa, quando trascorrevo le vacanze in appennino. Ma nel sogno ero in città, dove mi trovo ora. E mentre mi beavo di fronte a quel paesaggio ed ero felice di vivere in un posto tanto bello, la parte di me già sveglia continuava a chiedersi: ma che giorno è? Ah, ecco, oggi è domenica!“.

Intanto il mio sogno continuava come se niente fosse. E così mi vedevo intenta a dover andare nell’altra casa, sempre mia anche quella e in centro storico. Ma, strano a dirsi, persino la seconda casa si affacciava sul verde di montagne e colline, un fatto davvero anomalo. Per arrivare a questa casa dovevo camminare lungo un campo sportivo, quello del paese in appennino, e mi trovavo forse a metà del percorso. Su tutto, aleggiava la mia felicità per il panorama, mista a vivo stupore.

A un certo punto, la realtà ha preso il sopravvento. Mentre la mia psiche era avvolta dal meraviglioso abbraccio di questo sogno, ho capito tutto e mi sono detta: “Ma no, oggi è lunedì“. E ho aperto gli occhi.

La mia settimana è iniziata così e non mi lamento.

Proteggersi sempre, a qualsiasi costo

Ma perché capita sempre a me? Perché succedono sempre queste cose a chi non le merita? Perché i guai capitano tutti insieme?

Sono domande che sento spesso e che svelano un sentimento d’impotenza o un atteggiamento fatalistico, molto deleterio. Ieri le ho sentite persino alla fermata dell’autobus, fra lunghi e ingenui discorsi su amicizie e affetti. Ciò che ho udito ha stimolato in me alcune riflessioni, e così ora ne approfitto per scrivere qualche pensiero.

È vero che non possiamo controllare tutti gli eventi che ci accadono, ed è vero che le conseguenze delle nostre azioni possono sfuggirci; ma se ci s’impegna nella ricerca delle cause dei fenomeni, spesso si può rispondere anche a domande che sembrano evanescenti e trovare soluzioni concrete. Dunque, perché succedono certe cose a chi non le merita? Perché i guai capitano tutti insieme?

  1. Se ne approfittano, è la regola

Quando ci si trova in difficoltà materiali o psicologiche o entrambe, molti se ne approfittano. L’istinto di sopraffazione fa parte della natura umana ed è ineliminabile, così come sono ineliminabili certe pulsioni sadiche. Pertanto, chi è in difficoltà si trova sempre esposto alla cattiveria e alla meschinità altrui, e accumula quindi guai su guai, problemi su problemi, in una girandola che sembra infinita.

Se poi si entra in contatto con individui affetti da disturbi di personalità anche gravi, come ad esempio narcisisti patologici e maligni, è chiaro che l’impatto possa essere devastante, perché costoro sono predatori e predatrici che, per rinforzare il loro ego malato, hanno un bisogno costante di vittime. Le fiutano, le cercano, le colgono a colpo sicuro scegliendo apposta chi è in un momento di fragilità e orientandosi sempre verso le persone migliori, cioè quelle dotate di un buon senso etico e di capacità empatiche.

Perché lo fanno? Perché scelgono di nutrire il proprio ego raggirando le persone migliori? Semplice: 1) sono certi di garantirsi affetto e attenzioni da parte di chi è capace di provare sentimenti profondi; 2) per un predatore sadico è meraviglioso poter rovinare la vita di chi ha tutte le qualità che lui non possiede. Perché lo sa – eccome se lo sa – di essere disgustoso e di avere il Nulla dentro.

2) Stabiliamo alcuni punti fermi

Bisogna distinguere in modo netto fra vittime e carnefici. Questo è un punto molto rilevante, perché a volte si tende a confondere cause ed effetti, e persino a considerare furbo chi manipola e rovina gli altri per il solo gusto di farlo, per sentirsi forte e importante. Ma non è così. Chi mente, chi manipola, chi truffa, chi si diverte a far passare gli altri per stupidi, chi si diletta in voltafaccia improvvisi, chi trascorre la vita a sottolineare e a cercare solo i difetti e le debolezze altrui ha sempre torto ed è una brutta persona.

Chi invece cade nei tranelli di gente simile, è una vittima e non deve vergognarsene: una persona sana ed equilibrata, infatti, non può immaginare cosa si annidi nelle menti perverse, non può capire fino a che punto certuni possano spingersi. Non si tratta di stupidità, ma di mancanza di conoscenza. E qui arriviamo al punto più importante: se il problema è una mancanza di conoscenza, è chiaro che si possa trovare una soluzione impegnandosi a capire come funziona l’animo umano e ricavando preziosi insegnamenti dall’esperienza. Però bisogna volerlo fare.

3) Empirismo, questo sconosciuto

Per vivere bene e proteggersi dalla cattiveria delle persone di cui sopra, bisogna attenersi ai fatti e ragionare soltanto in base a essi. E i fatti sono l’insieme dei comportamenti di chi ci circonda, da osservare sempre con attenzione.

Esistono senz’altro individui molto abili a ingannare il prossimo, ma tale abilità non dura mai a lungo, perché si tradiscono sempre abbastanza in fretta, con le parole e con le azioni. I segnali non mancano mai, sfumati o meno. E questa è un’ottima notizia, perché significa che ci si può difendere. Come si fa? Semplice: si abbandona il regno delle favole e ci si attiene a ciò che si vede e a ciò che si sente. Può essere duro, in qualche caso traumatico, ma è indispensabile per apprendere e quindi vivere bene.

Chi ti maltratta, ti disprezza. Fine, non esistono altre spiegazioni. E allora perché perdi tempo con chi ti disprezza? Taglia, chiudi. Chi comunica in maniera ambigua o fumosa, nasconde qualcosa. Perché allora ti fidi? Taglia, chiudi. Chi usa il trucco del bastone e della carota, ti fa un complimento e poi t’insulta, ti fa una carezza e poi ti offende, è un individuo senza scrupoli che ti sta manipolando per esercitare un potere su di te, per sottometterti distruggendo la tua autostima e tenendoti in bilico, in un perenne stato di sospensione. Perché sprechi la tua esistenza dietro a gente tanto sadica? Ti rendi conto che stai facendo divertire un essere che non merita nulla? Ti rendi conto che stai gettando al vento le tue buone qualità? Ti rendi conto che la vita è breve? Come fai a stimare un individuo perverso e complessato?

4) Vuoti e mancanze

Desiderare che qualcuno ci dimostri affetto, comprensione, amore e stima è umano e non bisogna vergognarsene. Oltretutto è un desiderio particolarmente forte se si devono colmare penosi vuoti affettivi. C’è però un problema, che è anche un grave rischio: questo desiderio tanto umano può renderci fragili e trasformarci in vittime perfette per le tante persone disturbate che affollano il mondo. Tante, eh, davvero tante. Perciò è opportuno difendersi ed evitare di consegnarsi allegramente a chiunque. Dovrebbe diventare un assioma: mai consegnarsi allegramente a nessuno.

5) L’equivoco della solitudine

Molte persone si consegnano allegramente a chiunque e tendono a tollerare ogni sorta di rapporto malsano per il timore della solitudine. Sopportano vessazioni, mancanze di rispetto, offese, tradimenti e ripetute violenze psicologiche. In alcuni casi anche fisiche. Oppure sprofondano nella palude della mediocrità.

Spesso ciò nasconde il terrore del giudizio altrui, che deriva da una mancanza di autostima; così, avere molti, presunti amici o un partner diventa un modo per acquistare un po’ di sicurezza, per sentirsi come tutti gli altri, oltre che più belli, più desiderabili, più importanti. Se ho qualcuno, allora valgo qualcosa: il ragionamento è più o meno questo. Ma incatenarsi con le proprie mani a relazioni molto insoddisfacenti è il trionfo della solitudine, quella autentica, devastante.

Quanta straziante solitudine si prova in certi rapporti? Quanto dolore, quante mancanze, quanto spreco di energie ci sono nel trascinare a lungo simili relazioni? Al contrario, scegliere con consapevolezza di stare da soli, ed evitare di abbassarsi a livelli così infimi, significa aprire le porte a tante belle possibilità. A patto però di usare la razionalità, che significa, come ho scritto sopra, valutare bene le persone osservando i fatti, senza nascondere la testa sotto la sabbia.

6) In sintesi

Per risolvere un problema, occorre conoscerlo in tutti i suoi aspetti. Perciò è opportuno essere realisti, attenersi ai fatti, cogliere tutti i segnali che gli altri ci mandano e agire di conseguenza, per salvarci e avere una vita serena e gratificante. Soprattutto, quando ci si trova in difficoltà è bene avere il massimo rispetto per se stessi, amarsi, proteggersi ed evitare di affidarsi a chiunque, perché è proprio in quei momenti che attiriamo le persone peggiori. E così finiamo per dire: perché capita sempre a me?

Di bellezza e saldi valori

Per non lasciarsi trascinare dal caos del mondo, dalla volgarità dilagante e dagli umori maligni delle persone moleste, bisogna cercare la bellezza e restare ancorati ai propri valori, ammesso che se ne abbiano.

Nei momenti di crisi, nei periodi complicati, il ricorso alla bellezza e ai nostri principi più profondi sono l’unico mezzo per salvarci. La bellezza è declinata in tanti modi e tocca a ciascuno di noi coglierla: i colori del tramonto, i fiori primaverili che sbocciano per lasciarsi ammirare, la pioggia sottile che sembra cantare, la rugiada del mattino, un buon libro, la musica di quel tempo lontano; e poi ascoltare il silenzio, scoprire sentieri nascosti, parlare alla luna, afferrare ciò che sfugge a molti. Chi ritiene che ciò significhi accontentarsi, non ha compreso nulla della vita.

Oltre alla bellezza, sono indispensabili i valori, quelli cui aggrapparsi quando infuria la tempesta, i principi nei quali crediamo e che danno un senso a tutti i gesti quotidiani: sono loro a definire in modo chiaro le cose che non faremmo mai, quelle che nessuno può obbligarci a fare. Se si è talmente forti e saggi da attraversare il mondo saldamente legati ai propri valori, si troverà sempre una via d’uscita.

Scrittura, nausea e blog

Il problema è che, nelle ultime settimane, ho lavorato davvero tanto come ghost writer, e così adesso sono stata assalita da una sorta di nausea per la scrittura. A rimetterci è stato il blog, vittima incolpevole della mia stanchezza: è stato in attesa una settimana, poverino. Ma giuro che mi rimetterò subito all’opera.

Non che sia indispensabile: l’umanità può tranquillamente proseguire la sua esistenza senza che io aggiorni questo blog. Però, insomma, non me la sento di lasciarlo da solo nell’immenso oceano di internet. E ho già in mente un argomento coi fiocchi.

Lo so, l’immagine non c’entra nulla col post. Ma stasera va così.

I falliti

Viviamo in un mondo che esalta in tutti i modi, espliciti o ambigui, la sopraffazione, la prepotenza, la competizione sfrenata, la capacità di manipolazione, la sfrontatezza. Certo, nulla cambierà. Tutto resterà così fino alla nostra estinzione, che peraltro, visti gli ultimi avvenimenti, sembra abbastanza vicina.

Le persone migliori, cioè quelle calme, ragionevoli, capaci di empatia e di sentimenti costanti e profondi, sono considerate spesso perdenti o deboli. La realtà è invece un’altra. Chi ha bisogno d’ingannare, truffare, umiliare e manipolare gli altri per sentirsi forte, è un fallito dentro, nella propria interiorità, nel proprio essere più profondo. E il mondo trabocca di questi falliti.

Pensieri sulla guerra

Qualche pensiero al volo, molto brevemente. Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, i media ci stanno bombardando con infinite notizie e opinioni sul conflitto. Ai virologi in servizio televisivo permanente si sono sostituiti gli esperti di geopolitica h24. Il problema è che alcuni sono bravissimi e molto competenti, oltre che lucidi e razionali, mentre altri, invece, sono faziosi e ignoranti, non sanno ciò che dicono e creano confusione nella mente dei cittadini, già impegnati nella lotta quotidiana per la sopravvivenza.

È inutile che ci spieghino quanto sia cattivo Putin, perché sappiamo bene chi è: un dittatore. Resta però un dato oggettivo, freddo ma limpido: in questo momento, bisognerebbe impegnarsi al massimo per negoziare una tregua e tentare qualche compromesso. Rispondere che Putin non ascolterebbe è stupido e controproducente. Siamo sull’orlo del precipizio e, sotto di noi, c’è un baratro in attesa d’inghiottirci tutti; pertanto è opportuno intensificare le azioni diplomatiche. Bisogna mediare, mediare, mediare, senza stancarsi.

Chi soffia sul fuoco della guerra o è in malafede o forse non si rende conto che, se può ancora soffiare, è perché finora non ha ricevuto in testa una bella bomba nucleare – e fa anche rima. Basta pochissimo, basta un nulla ed è finita per tutti. Ci arriviamo oppure no?

Per fortuna, almeno finora, non è stato ascoltato il presidente Zelensky, che pretendeva la “no fly zone” sull’Ucraina, una soluzione che ci porterebbe al disastro mondiale. Leggo però ora che continua a insistere con la richiesta. Mi auguro che a nessuno venga in mente di assecondarlo.

Infine, una piccola nota. Ho sentito sbeffeggiare i pacifisti, bollati come persone fuori dalla realtà, idealiste e sciocche. Solo che se tutti fossero così idealisti e sciocchi, adesso non ci troveremmo a un passo dall’annientamento. Sarà banale, ma anche questo è un dato oggettivo.

La teoria del pascolo, i fatti, la vanga terapeutica e la bellezza

Come fare per vivere al meglio ogni giorno della nostra vita? Quali comportamenti adottare per non cadere nelle tante trappole che certuni amano disseminare sul nostro cammino? Cosa fare per cogliere i piccoli doni che il mondo ci offre ogni giorno? Che strategie adottare per diventare persone migliori? Non ho la bacchetta magica né so fare incantesimi, ma qualcosa posso scrivere. A modo mio, s’intende, ché si possono raccontare tante verità anche sorridendo.

La teoria del pascolo. No, non bisogna associarlo alle mucche, anche se loro, al pascolo, ci vanno davvero. La teoria del pascolo, da me elaborata in tempi non sospetti, prevede la necessità di mandare a pascolare in fretta, senza indugio, le persone negative. Mollarle, chiudere loro le porte in faccia, alzare altissimi muri inespugnabili. Sembra banale, ma non lo è, perché gli esseri umani trascorrono buona parte della loro breve vita invischiati in rapporti terrificanti o mediocri o umilianti. Le ragioni sono tante e qui non mi ci soffermo; dico solo che, per un effetto combinato di educazione familiare, pressioni ambientali e mancata conoscenza dell’animo umano, tante persone, vittime di schemi disfunzionali, s’impantanano in amicizie, relazioni varie e matrimoni orripilanti. E sono persino convinte che vada bene così, che sia giusto lasciarsi manipolare e martoriare da soggetti sadici o malintenzionati o semplicemente insulsi. Posso svelare un segreto? No, non è obbligatorio farsi rovinare la vita. Lo so, in tanti vi hanno detto che bisogna sopportare (soprattutto alle donne, lo dicono), a scuola alcuni vi hanno persino insegnato che bisogna stare al proprio posto (fini pedagogisti, sì) e mamma e papà, poi, non se ne parli, ché vi vogliono integratissimi e uguali a tutti gli altri. Ho semplificato e banalizzato molto, ovvio; ma mi sembra che il concetto sia chiaro. E c’è un problema: hanno torto marcio, tutti quanti. La vita è breve e complicata e, in genere, si muore molto, molto male. Perciò non vi è alcuna ragione di sprecare la propria esistenza sopportando narcisisti patologici, sfruttatori di ogni risma, gente complessata che vuole scaricare le sue frustrazioni su di voi e casi umani assortiti. Sto esagerando? No, sono soltanto sincera e ho persino ragione. Perciò la teoria del pascolo, da associare sempre al rasoio di Occam, è una condizione fondamentale per vivere in modo sano, gratificante e dignitoso. Pertanto: muoversi in fretta, galoppare rapidamente e mandare al pascolo subito gli individui sopra descritti. Chiuderli fuori dalla propria esistenza, insomma.

I fatti, i fatti: soltanto i fatti contano. Tutti amiamo le belle parole, i sorrisi, le vocette languide e dolci. Peccato però che, a volte, dietro a questo miele seducente si nascondano serpenti a sonagli, manipolatori di ogni genere, persone con pessime intenzioni. Come riconoscere costoro? C’è un metodo infallibile: osservare la corrispondenza tra le parole e i fatti. Se le azioni sono in contrasto con le parole, deve scattare la teoria del pascolo, enunciata qui sopra. Banalizzo al massimo: se Tizio mi fa un complimento ma, subito dopo, mi sferra un pugno, conta il pugno e non il complimento. Solo che la mente umana tende a consolarsi attaccandosi all’idea che le è più favorevole, in questo caso il complimento. Semplifico ancora: Tizio fa un bel complimento a Caia, subito dopo le sferra un pugno e Caia, vittima di una dissonanza cognitiva, ossia in preda alla confusione, tende a giustificarlo o a perdonarlo perché la sua mente corre al bel complimento. Questo meccanismo fa la gioia di tutti gli individui più meschini e disgustosi che esistono, e miete vittime ogni giorno. È in questo modo che si trascinano per anni rapporti tremendi o si cade vittime di truffatori di ogni genere. Ma davvero vogliamo lasciare che costoro prosperino? Ma davvero vogliamo regalare un minuto della nostra vita a gente simile? Ripeto: basta osservare se le parole corrispondono ai fatti. Perché la verità è che costoro si tradiscono sempre. Solo che bisogna avere il fegato – sì, il fegato – per ascoltarli bene e guardarli mentre agiscono. Realismo, razionalità e attenzione ai fatti ci salvano l’esistenza. Provare per credere.

La teoria della vanga terapeutica, ovvero: muovere le mani, please. Coltivare la mente è una condizione indispensabile per imparare a ragionare e quindi per muoversi bene nel mondo: se si può – non tutti possono – bisogna leggere, leggere, leggere e studiare. Però, nello stesso tempo, è opportuno dedicarsi sempre a qualche lavoro manuale, qualsiasi esso sia. Il lavoro manuale è un modo straordinario per restare ancorati alla realtà e per imparare a rispettare il prossimo. Dedicarsi a un piccolo lavoro manuale significa arrivare a comprendere l’importanza di tutti i mestieri, anche i più umili, senza i quali questo mondo non potrebbe sussistere e certi soloni, chiusi nella torre d’avorio dei loro privilegi, non potrebbero neppure aprire la porta di casa ogni mattina. Inoltre, il lavoro manuale combatte l’apatia e quel particolare senso di rassegnazione che qualche volta ci pervade. Il lavoro manuale, poi, aumenta l’autostima, perché è bellissimo creare qualcosa con le proprie mani e vedere il prodotto finito. Io, ad esempio, amo lavorare a maglia e pitturare sedie e mobili vecchi, ridando loro nuova vita. Ecco, è proprio questo il punto: regalare vita, recuperare ciò che sarebbe gettato via o dimenticato. Un lavoro manuale si trova sempre: basta inventarselo. E sì, è davvero terapeutico.

Che la bellezza sia sempre con noi. È tutta una questione di sguardo, nulla più di questo. Ma bisogna saperlo usare e avere cuore per farlo. La bellezza è vicina a noi, sempre: un magnifico tramonto, un fiore che spunta in mezzo al fango, una strada dimenticata dai più, un cane o un gatto che giocano sull’erba, il mattino che compare adagio. E poi un libro, una spiaggia, le colline d’autunno e a primavera, qualche parola improvvisa a portare conforto, la luna d’estate, i luoghi della memoria. Ciascuno può afferrarla dove vuole, la bellezza; ma non si dica che è impossibile, perché dipende da noi.

Guglielmo. E poi le rape, il castello, il bambino e i fiori

Come fare per trascorrere il nuovo anno con qualche consapevolezza in più? Quali strategie adottare per non rovinarsi troppo l’esistenza? Si possono evitare alcuni errori? Si può fare qualcosa di buono per sé e per gli altri?

Rivolgersi a Guglielmo, prego. Mai dimenticarlo: è la condizione indispensabile per camminare nel mondo senza commettere troppi errori. Ed è gratis, non si paga proprio: Guglielmo è disponibile con tutti e non pretende nulla in cambio. È stato lui a suggerirci di pensare alle soluzioni più semplici, senza moltiplicare gli enti all’infinito. Questo principio filosofico di primaria importanza può e deve essere usato nella vita di tutti i giorni, quella in cui sembra non accadere mai nulla e invece accade tutto: ebbene sì, il rasoietto di Occam funziona sempre, ci salva e c’impedisce di schiantarci contro troppi muri. Si scelgano sempre le risposte più semplici. Tizio ti offende? No, non è una strategia per conquistarti o per celare chissà che tormenti interiori: significa soltanto che ti disprezza e che devi tagliare la corda subito, se non vuoi perdere la tua serenità. Caio viene trovato in casa sua col cranio sfondato? No, non è stato un pazzo passato per caso o un extraterrestre, ma una persona conosciuta dalla vittima. Sempronio non ti cerca mai? Significa che non ti vuole. Il rasoio di Occam è formidabile, davvero. Procedere a colpi di rasoio vuol dire limitare i danni, limitarne tanti. E non è mica una cosa da poco, in questa valle di lacrime.

No! Per favore, le rape no! Non si cava sangue da una rapa, non c’è niente da fare. Se Asdrubale è cinico e anaffettivo, resterà tale fino all’ultimo e nulla potrà mai smuoverlo. Anzi, c’è il rischio che con l’età peggiori pure. Se Pupetta ti ha tradito dieci volte, ti tradirà anche l’undicesima volta. Se Agenore è tirchio come zio Paperone, non diventerà mai generoso, ma ti farà patire le pene dell’inferno finché morte non vi separi. Tradotto in corretto italiano: perché perdere tempo prezioso ed energie con persone mediocri o addirittura pessime? E perché cercare di attirare l’attenzione dei casi umani? Ce ne sono molti, di casi umani. E qualche domanda bisogna porsela se si va alla ricerca di soggetti simili, pensando di poterli cambiare. Non sarebbe più saggio disfarsi delle rape in fretta?

Il castello, signore e signori, il castello! C’è un momento giusto per aprirsi al mondo e c’è un momento giusto per chiudersi. Quando il freddo è eccessivo, quando la tempesta infuria, quando capita l’imprevedibile, bisogna difendersi e bisogna saperlo fare da soli o quasi. Il castello è un bellissimo simbolo di chiusura e di protezione. E, a volte, chiudersi in una fortezza è indispensabile, è l’unica garanzia di sopravvivenza.

Che il bambino sia sempre con noi. Ma sì, gli anni passano, è vero; dentro di noi, però, c’è sempre una parte un po’ bambina desiderosa di giocare e di scherzare e di combinare qualche marachella, proprio come ai vecchi tempi. Non bisogna vergognarsene e non è saggio reprimerla troppo, perché può regalarci gioia, creatività ed entusiasmo. Il nostro puer interiore, che ha bisogno di essere curato e protetto, coccolato e accudito, contribuisce alla nostra evoluzione e al nostro benessere.

Con un mazzo di fiori in mano. Sono meravigliosi, i fiori, tutti quanti. Sono simboli di bellezza, grazia, tenerezza, turbamento, fragilità, dolcezza. Ecco, per vivere bene occorrerebbe dispensare un po’ di fiori anche agli altri. Un bel gesto non guasta mai, un bel gesto fatto gratuitamente, senza attendersi nulla in cambio. Qualche volta bisognerebbe imparare a dare e non pretendere soltanto di ricevere: aiutare qualcuno in difficoltà, ascoltare, soccorrere, dire una parola buona, incoraggiare. Piccole cose, minuscole, eppure in grado di lasciare una traccia positiva e addirittura di mutare qualche destino. Ci si rifletta ogni tanto, giusto per dare un po’ di significato a questo passaggio stretto chiamato esistenza.