Telefono pubblico

Ebbene sì, eccola qui la cabina telefonica dei miei tempi. L’ho citata persino in qualche vecchio post, questa mitica cabina situata all’entrata del parco di viale Buon Pastore. Ricordo quando a volte, da adolescente, me ne servivo durante i lunghi pomeriggi di giugno trascorsi fuori casa. I cellulari non c’erano e quindi le possibilità erano soltanto due: entrare in un bar e telefonare da lì oppure usare queste cabine, che all’epoca sembravano un trionfo di progresso insuperabile. Mai avremmo immaginato che, dopo pochi anni, sarebbero diventate oggetti quasi obsoleti, da guardare con un po’ di commozione.

Le tracce materiali del passato sono sempre rassicuranti, specialmente in un’epoca di enormi trasformazioni, di cambiamenti rapidissimi. Ammetto che, qualche volta, anch’io mi sento come quella cabina solitaria rimasta senza porta: un po’ fuori moda, a mio agio e in difficoltà nello stesso tempo, dentro al mondo e fuori di esso – come vivere lungo un confine incerto, di fronte a un paesaggio evanescente. Ma va bene così, deve essere così quando gli anni passano, le memorie si accumulano e si ricordano tempi lontani, ritmi diversi, valori quasi scomparsi.

Non vorrei tornare indietro; la retorica dei bei tempi andati non mi appartiene. Però mi piacerebbe trascorrere una breve vacanza nel passato: mi basterebbe un fine settimana ogni mese, soltanto per recuperare la me stessa di ieri – ciò che ero e mai più sarò -, e rivivere atmosfere definitivamente perdute, dissolte dall’impietoso scorrere del tempo.

Ma visto che ciò è impossibile, mi accontento di contemplare la mia bella cabina telefonica, impolverata e stanca, immobile sotto il sole e la pioggia, abituata a sopportare tutte le intemperie.

  1. Ma certamente!… questo è un oggetto da museo. Quando racconteranno ai bimbi che gli umani d’altri tempi, dopo essersi preparati con gettoni o schede di plastica, si chiudevano lì dentro per parlare con altri umani…
    Ne ho collezionato un certo numero. Questa di dove è esattamente?
    Buona serata.
    Quarc

  2. Romina, che bello questo amarcord post.
    Come scrive Quarc, prima i gettoni dopo le monete ed infine le schede prepagate.
    Altri momenti, altri tempi.
    Un fine settimana ogni mese trascorso nel passato? ci sto 👌

    🙂

    Filippo

  3. Non è mai stata una cabina telefonica (per me, intendo). Era un modo di vivere, la ricerca di monetine, l’andare al bar per bere l’ennesimo caffè per farsi dare il resto in gettoni. Era, in qualche modo, rimanere appesi al filo

  4. Quella è anche molto recente! Vuoi mettere con quelle cabine che erano gialle (non rosse) e dentro i telefoni erano di un color verde mare, avevano il disco e il tasto rosso per resto?!
    I tempi del gettone telefonico!
    (ma quanto sono vecchio?!?!!?)

  5. In teoria chi l’ha messa la dovrebbe pure togliere , ma sembra che siano tracce di memoria, al limite si entra e si telefona con lo smart (non ci si bagna, privacy, desiderio di andare in cabina!!)

  6. si, questa cabina somiglia davvero alla bottiglia del naufrago…se rimane lì ancora qualche anno, rischia di diventare un bene archelogico tutelato dai beni culturali….

  7. Sì Romina, ci sono cose che ci rammentano i bei tempi andati, che erano belli perché lo eravamo noi, belli e giovani pieni di speranza nel futuro, senza pensare che il futuro non riguarda più noi ma quelli che verranno dopo di noi.
    Anch’io vorrei fare un salto nel passato ma non per vedere le cose che c’erano ma per rivedermi come ero io quando da quella cabina telefonavo ai miei genitori per comunicare il buon esito degli esami sostenuti all’università. Dopo finalmente mi rilassavo e mi gratificavo concedendomi un dolcetto nel bar di fronte.
    Quante volte da una cabina come quella telefonavo al mio ragazzo e così potevamo parlare indisturbati, solo che però i gettoni non bastavano mai.
    Era più difficile comunicare un tempo, ma vivevamo tranquilli. Ora se non abbiamo il telefono ci sentiamo persi.
    Un caro saluto

    • Ciao, Paola.
      Hai descritto benissimo l’atmosfera di quegli anni. Era più difficile comunicare, meno immediato, e per questo certi ritmi di vita erano più umani: non c’era l’ossessione di dover comunicare con chiunque a qualsiasi ora.
      Adesso, volgendo lo sguardo indietro, ci si accorge che, nell’insieme, la vita era davvero più tranquilla.
      Un caro saluto anche a te.

  8. L’impietoso scorrere del tempo è un argomento che affascina anche me. Penso spesso, avendo oltrepassato la soglia delle cinquanta primavere, al tempo che fu, e ci penso perché ogni tanto mi imbatto in oggetti che mi riportano alla mia giovinezza. Nel tuo caso, una vecchia cabina telefonica. A me, invece, succede quando per motivi di lavoro mi capitano in mano certi fumetti che leggevo da bambino/ragazzino e che escono ancora oggi, tipo Topolino, Tex, Zagor e altri.
    Nemmeno a me piace la retorica del tempo che fu, però indulgo volentieri a certi malinconici ricordi.
    Ciao, Romina.

    • Adesso mi fai venire in mente i fumetti che leggevo soprattutto d’estate, quando mi trovavo in vacanza. Fra questi c’era proprio Topolino, che compravo per leggere le storie di Paperino, il mio preferito. Ma ricordo anche i fumetti di Braccio di Ferro. 😀 Non leggevo Tex, invece.
      Il tempo passa e ormai avvertiamo ciò intensamente, sentendoci talvolta un po’ fuori posto in una realtà che cambia incessantemente a ritmi velocissimi.
      Ciao, Andrea.

  9. quella cabina mi ha fatto tornare in mente le vacanze al mare (Cesenatico) e le lunghe file che dovevo fare per telefonare a casa…… era il tempo di tanto entusiasmo……e tanto divertimento……
    Grazie Romina che risvegli bei ricordi un poco assopiti.

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