Gennaio, inverno e domenica

Quest’anno gennaio ha deciso di fare sul serio, senza mezze misure: il gelo è spesso quasi intollerabile, la pioggia si accompagna alla nebbia e le giornate sono fosche e tenebrose quasi quanto un film horror.

Le condizioni climatiche, è evidente, invitano a cercare calore e spazi chiusi belli e confortevoli; perciò io, che sono molto sensibile al freddo, guardo sempre con un misto di incredulità, ammirazione e sorpresa le persone che, in questa stagione, siedono tranquille davanti ai tavolini dei bar all’aperto, sorseggiando bevande e mangiando serafiche, del tutto incuranti della furia di gennaio. Il confronto, inevitabilmente, sorge spontaneo, perché io, pur vestendo a strati multipli di cui ormai ho perso il conto, sono sempre infreddolita, e se d’inverno osassi frequentare i bar all’aperto diventerei ospite fissa del Policlinico.

Però lo amo, quest’inverno maledetto, e a gennaio amo anche una giornata come la domenica, che di solito non mi è molto simpatica.

Nelle lunghe domeniche d’inverno, amo il ritiro, la tana domestica, le mura della casa e il silenzio riposante delle strade quasi vuote, che mi appagano e mi rendono serena perché il mondo, là fuori, è inospitale. Durante l’autunno, invece, le domeniche mi appaiono più malinconiche, dense di umori indefinibili a causa delle ombre che s’insinuano adagio a smorzare la luce – e i chiaroscuri intensi, e lo svanire dolce, mesto e ambiguo del giorno.

Resta il fatto che preferisco il sabato. Ma questa è un’altra storia.

La magia di gennaio

L’effetto è singolare, inspiegabile: gennaio mi appare lunghissimo, un mese interminabile, sconfinato, e dalla presenza massiccia, ingombrante, ma anche magnetica. La giornata, oggi, è stata fosca e tenebrosa, tanto che uscire e passeggiare e tollerare il freddo mi sembrava quasi un’impresa disperata, un affronto; eppure è così intenso e profondo, questo gennaio burbero e accigliato, da meritare rispetto e una certa dose di attenzione.

Nel primo pomeriggio, sfidando il gelo con coraggio e determinazione, ho fatto un breve giro alla tradizionale fiera di Sant’Antonio che, ogni anno, il 17 gennaio, anima le vie del centro storico. Ma non ho resistito a lungo perché, nei mesi freddi, amo trascorrere il sabato a casa, al caldo e immersa nella pace domestica, senza confusione e fastidi; così, sono tornata presto all’ovile per non rinunciare alla mia amatissima tranquillità, fortemente agognata dopo una settimana trascorsa in perenne movimento.

Intanto, mentre sto scrivendo queste poche righe, sono le 23:49. È notte e il silenzio – sia benedetto – mi avvolge, mi riscalda e mi tiene compagnia. Fuori, oltre la finestra, vedo i lampioni accesi a cullare il buio e tante, tante luci di Natale ancora appese ai balconi, felici di splendere. Perché la più bella festa dell’anno, si sa, in qualche modo deve continuare.

Anche questa è la magia di gennaio.

La prima neve dell’anno

Le previsioni meteo ne avevano parlato: nel giorno dell’Epifania sarebbe arrivata la neve. E stamattina, quando mi sono alzata, ho trovato la sorpresa:

Erano anni che non si vedeva, qui in città, una bella nevicata. L’impressione iniziale è che non debba continuare a lungo, che forse terminerà presto; però è una novità e, dato che è arrivata in un giorno di festa, non mi dispiace. Ma se penso che domani dovrò uscire e tornare a pieno titolo nel mondo, mi assale un po’ di amarezza.

La neve regala al paesaggio un incantevole tono fiabesco finché possiamo restarcene a casa, senza doverci tuffare nel traffico cittadino fatto di autobus affollati e maleodoranti, macchine che spuntano da ogni dove e corse affannose che spesso, anche se fatichiamo ad ammetterlo, ci sembrano prive di significato. Di fronte agli aspetti prosaici dell’esistenza, il fascino della neve tende a dissolversi e a rimanere legato ai ricordi d’infanzia, alle mattine in cui potevamo osservarla dai vetri delle finestre chiuse, senza preoccuparci di nulla se non del presente stretto, di quel momento magico che sembrava senza fine.

Intanto, mentre si avvicina l’ora di pranzo, la neve continua a cadere fitta e a trasformare il paesaggio: dopo un’ora dalla prima foto, gli alberi e il parco appaiono in parte candidi, immobili, addormentati sotto il peso delle intemperie.

Il riposo del periodo festivo

Sto assaporando queste ultime giornate di festa ora dopo ora, lentamente, nella consapevolezza che si tratta di un tempo raro e beato: l’inverno con le sue tante assenze, l’albero di Natale ancora scintillante, la quiete del pomeriggio dentro di me. Non desidero altro. Ed è in questa perfetta consonanza fra desiderio e realtà che risiede l’intima soddisfazione di trovarmi qui, ora, a scrivere e pensare e guardare il mondo fuori senza che niente e nessuno possa turbarmi.

Questa mattina ho sfidato il sadico freddo di gennaio per uscire, per concedermi una passeggiata tranquilla senza dover rispettare orari o impegni. Ho comprato i tortellini per domani, giorno dell’Epifania, una ricorrenza che festeggio sempre, anche se in tono minore, perché è un bel modo per chiudere le celebrazioni più affascinanti dell’anno e ricominciare la solita routine.

Adesso, che sono le 17:35, che il buio si è impadronito delle strade e che il freddo è aumentato, esito fra il desiderio di uscire ancora e la voglia di restare in casa, comoda e al caldo. La razionalità mi spinge a non abbandonare il conforto delle pareti domestiche, mentre un piccolo diavoletto insinuato dentro di me mi suggerisce di tuffarmi, di affrontare il gelo, di camminare nell’oscurità e andare da qualche parte soltanto per il gusto di farlo.

Ma oggi, in questa giornata di gennaio aspra e tagliente, vince la razionalità e rimango qui, senza muovere un passo oltre la porta di casa.

Benvenuto gennaio

Il primo gennaio è l’inizio del nuovo anno, il suo primo, stentato vagito; perciò cominciamo a dargli il benvenuto brindando allegramente, inondati da un mare di sano ottimismo:

Fatto questo, insieme a numerosi e pittoreschi scongiuri, entriamo nel vivo del post. Come dare il benvenuto a gennaio?

Non è un mese facile, inutile usare eufemismi. Gennaio è l’essenza profonda dell’inverno, la sua più intima verità, forte, spigolosa, disturbante: gennaio è gelido, tenebroso, ostile. Eppure, con il suo carattere complicato, ha il merito d’insegnarci una lezione fondamentale: la necessità di difenderci, di chiamare a raccolta tutte le nostre capacità per non lasciarci travolgere dalle tempeste, di qualunque natura esse siano.

Gennaio ci racconta che arriva sempre un momento in cui occorre eliminare tutto ciò che ostacola il nostro cammino e turba la nostra serenità, cioè situazioni, cose e persone tossiche. Gennaio celebra il rigore, l’essenziale, la disciplina e l’autosufficenza, perché vuole farci comprendere che bisogna imparare a salvarsi da soli, che non si può e non si deve restare inermi di fronte alle intemperie della vita, ma occorre adottare strategie razionali per superarle e proseguire lungo la propria strada.

A gennaio la natura è completamente spoglia e immobile, spenta e incolore; eppure non è morta, non è finita, ma è soltanto in attesa di ricominciare il suo ciclo vitale. Questo è uno degli insegnamenti più importanti di un mese straordinario, che non conosce mezze misure e che dispensa saggezza senza preoccuparsi di usare toni bruschi: gennaio c’insegna a guardare in faccia la realtà nella sua interezza, a guardarla per ciò che è, senza attribuirle colori che non possiede, e agire di conseguenza.

Io credo che un ottimo modo per cominciare gennaio sia elaborare qualche progetto e iniziare i primi passi per riuscire a realizzarlo, perché questo mese è un principio, è il nuovo che s’impone e chiede di essere onorato. Ma gennaio è anche quiete, ascolto della propria interiorità, ritiro.

Se ne faccia buon uso.