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Posts Tagged ‘verità’

Ottobre  è  l’intenso  grigio  di  giornate  malinconiche  eppure  serene, giornate  spente  eppure  vitali – stupefacenti  nella  loro  placida  solennità.

Ottobre  è  la  pioggia  che  invita  alla  saggezza, la  saggezza  di  stanze  chiuse, di  mura  spesse  e  di  case  vecchie – e  la  dignità  d’interminabili  silenzi.

Ottobre  è  il  sole  lieve  di  giorni  chiari  e  senza  affanni, giorni  di  foglie  colorate  lungo  le  strade  assorte  e  mute, giorni  di  quiete  e  di  ricordi,  di  memorie  che  trapassano  il  cuore – mentre  la  sera cala  misteriosa  a  custodirle.

Ottobre  è  uno  scrigno, un  oggetto  polveroso  chiuso  a  lungo  in  una  soffitta  buia. Ma  arriva  un  giorno, un  giorno  particolare; arriva  un  giorno  in  cui  si  sale  in  quella  soffitta  e  si  cerca  quello  scrigno,  per  aprirlo, per  comprenderlo, per  coglierne  ogni  segreto. E  allora  si  scopre  un  tesoro, un  insieme  di  oggetti  di  squisita  fattura – e  poi  lettere, vecchie  cartoline, qualche  foto  ingiallita, il  passato  che  ritorna  e  che  invoca  attenzione.

Ottobre  è  la  verità, la  verità  che  emerge  adagio, con  garbo, con  infinita  grazia – per  non  ferire.

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La  delicata  pioggia  di  aprile  è  un  tocco  di  grazia  che  si  aggiunge  alla  fresca  bellezza di  questa  stagione. È  una  pioggia  che  non  invade,  ma  che  si  limita  ad  accompagnare, evocare, suggerire, accogliere. Basta  accostarsi  a  una  finestra, guardare  fuori  e  rendersi  conto  della  verità  che  ci  racconta, della  quiete  che  ci  regala, della  serenità  che  riesce  a  trasmettere  nonostante  il  cielo  incolore.

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Primo  giorno  di  ottobre: intenso, cupo – il  volto  pallido, malato  e  stanco. Ottobre  inizia  com’è  giusto  che  sia, dispiegando  la  profonda  malinconia  dell’autunno  senza  incertezza, senza  ripensamenti, senza  inopportuni  raggi  di  sole.

Piove  senza  alcun  rumore, gocce  ininterrotte  di  silenzio  e  d’inafferrabili  misteri. Da  qualche  parte, in  qualche  angolo  remoto  e  scuro, deve  trovarsi  la  verità. Sarà  ottobre  a  scorgerla, a  rivelarla, ad  ammantarla  di  nuova  luce.

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tramonto

Durante  la  tarda  primavera, a  volte, quando  le  giornate  sono  miti, prima  del  tramonto  del  sole   dalle  finestre  aperte  entra  un  vento  piacevole  e  improvviso, come  fosse  l’arrivo  di  un  amico  desideroso  di  conversare  o  di  fare  compagnia.  È  il  momento  del  delicato  passaggio  dalla  fine  del  lunghissimo  pomeriggio  alla  sera: certe  voci  cominciano  a  svanire, la  strada  appare  più  silenziosa  e   si  avverte  allora  con  particolare  intensità  la  lenta, estenuante  agonia  del  giorno, la  fine  di  ciò  che  è  stato, lo  smorzarsi  delle  emozioni  più  violente.  Sono  rapidi  frammenti  di  eterno  sottratti  al  continuo  fluire; sono  preziosi  attimi  di  verità.

 

(La  foto  è  tratta  da: http://primaverainborgogna.blogspot.it/2011/05/10-righe-da-pagina-151.html)

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Sole  senza  nubi- e  questa  pace  infinita, profonda, che  non  conosce  incrinature. Mentre  il  tempo  scorre  lentamente, l’anima  abbraccia  ogni  segreto, coglie  tutte  le  sfumature, non  teme  nulla: è  la  verità  delle  cose, la  verità  dei  pensieri  e  l’inarrivabile  serenità, che  nessuno  potrà  mai  scalfire.

Nulla  è  più  concreto  e  più  vero  della  poesia  di  queste  ore: vale  una  vita  intera  e  forse  anche  oltre. Nulla  è  più  concreto  e  più  vero  della  poesia, che  afferra  l’intima  essenza  di  ogni  cosa, illumina  gli  angoli  scuri  della  realtà, getta  lo  sguardo  su  ogni  dettaglio –  e, sola, comprende  ogni  frammento  del  mondo. Senza  errori, senza  illusioni, senza  ipocrisie.

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Nessuna fretta: la lentezza è indispensabile per ottenere ottimi risultati. Ma non è una semplice questione d’insegnamento, non si tratta di regalare agli altri, dall’alto del proprio sapere, cristallizzati frammenti di un’inesistente verità. Si vuole soltanto indicare qualche via, suggerire alcuni sentieri inesplorati, mostrare colori celati sotto opprimenti oscurità, far apprezzare albe e tramonti, dare voce al silenzio.

Non vi è alcuna ingenuità sottesa a simili intenzioni, ma un disegno ben preciso accompagnato dal sereno e saggio disincanto della consapevolezza: molti non coglieranno, altri si annoieranno, altri ancora crederanno di vedere ombre là dove il sole è soltanto leggermente pallido. Ma non importa. Importa il tentativo, importa l’impegno, importa che alcune suggestioni raggiungano i pochi disposti a farle proprie.

(In foto il dipinto La lezione, di Silvestro Lega)

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Quando d’improvviso giungono le nuvole e, minacciose, iniziano a percorrere il cielo oscurando l’azzurro, è inutile fingere di non vederle: occorre alzare lo sguardo con coraggio, fissarle e osservarne tutte le sfumature senza lasciarsi sfuggire nulla. Soltanto così, quando gli occhi torneranno a posarsi sulla terra, avranno una luce differente.

Si possono scoprire allora verità inaspettate, sconosciute ai più. Si può scoprire che l’intensità di un dolore regala all’esistenza sfumature sorprendenti, un groviglio d’emozioni prezioso nella sua straordinaria unicità. Si può scoprire che la disperazione è la via verso la comprensione, e che non bisogna temere di sapere, d’interrogarsi e di procedere oltre. Si può scoprire che raccontarsi favole per eludere i colori della realtà è un errore di cui, prima o poi, si pagheranno le conseguenze.
Infine si può scoprire che niente vale quanto la conoscenza di se stessi e il rispetto per ciò che si è.

(In foto Le nuvole di John Constable)

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